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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni utili a' Vescovi

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§. IV. De' parrochi.

Acciocché i parrochi ed i confessori già approvati si conservassero in quello spirito e zelo che loro è necessario per santificare le anime, dovrebbe ogni vescovo invigilare che facciano ogni anno gli esercizj spirituali chiusi in qualche casa religiosa ( conforme anche ve n'è l'ordine della santa memoria di Benedetto XIV. ) a forma degli esercizj che sogliono darsi dai RR. PP. della Missione.

Ma parlando singolarmente circa i parrochi, bisogna intendere che pochi sono quei sacerdoti che sono atti a far quest'officio così difficile e così importante; giacché finalmente dalla loro cura dipende il profitto o la ruina de' popoli. Onde primieramente nell'eleggerli deve il vescovo usar tutte le diligenze, cercando più informazioni de' loro portamenti e dello spirito che lor bisogna molto più della dottrina. Indi bisogna spesso inculcare a' parrochi già eletti l'esecuzione del loro obbligo e degli ordini prescritti; che attendano specialmente ad istruire i figliuoli sulla piccola dottrina del cardinal Bellarmino, che viene universalmente approvata, coll'aiuto insieme ed assistenza de' cherici: di più che facciano la predica ogni festa o pure ogni Domenica al popolo; e che i


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sermoni sieno famigliari ed istruttivi, ma studiati, non fatti a caso, toccando sempre le massime eterne. Inculchi loro massimamente l'assistenza ai moribondi; e che in ciò non si fidino di tutti i sacerdoti indifferentemente, poiché per tal fidanza son succeduti alle volte scandali orribili, che in tali occasioni son facili ad avvenire: di più l'assistenza al confessionale senza licenziare o dimostrare svogliatezza a chi cerca la confessione o la comunione.

Ricordi di vantaggio l'obbligo de' parrochi chi di far la correzione a' malviventi, e di rimediare alle male pratiche e scandali, con imporre loro che, dov'essi non possono rimediare, vengano a riferire a lui quel che occorre. E perciò bisogna che il vescovo tenga sempre la porta aperta per li parrochi, mostrando sempre di gradire la loro venuta e la loro vigilanza, con ascoltarli con pazienza e cortesia, e con ordinare a' servitori, che venendo qualche parroco, ad ogni ora gli facciano l'ambasciata, acciocché i parrochi, avendo sempre e subito l'udienza, vengano facilmente nei bisogni e non abbiano scuse.

In quanto al precetto pasquale ordini con rigore il prelato a' parrochi ch'esigano le cartelle della comunione da tutti senza eccezione e senza rispetti umani, e ne mandino poi, dopo un mese o due mesi dal tempo passato del precetto, la fede giurata ad esso prelato, con denunciare all'incontro i trasgressori, acciò egli possa poi procedere a' debiti rimedj, con affiggere il cedolone della scomunica in caso di pertinacia, ecc. Oh! quanti miserabili non fanno il precetto, e il vescovo non ne sa niente; perché i parrochi son negligenti ad esigere le cartelle, o per rispetti umani non ne danno alcun avviso al vescovo. E perciò è necessario imporre loro d'inviargli o portargli la nota de' figliani capaci di comunione, colla fede giurata che abbiano soddisfatto al precetto e di far comunicare que' figliuoli che già ne sarebbero capaci per l'età. Generalmente parlando, l'età di dieci anni è già sufficiente in molti, quando il parroco però si prende fastidio per istruirli, conforme dicono i dottori. Oh Dio! e quale compassione abbiamo avuta in tante missioni, in trovare tanti figliuoli alle volte capaci di 15 e 16 anni non comunicati ancora per trascuraggine de' parrochi!

Per tutti i bisogni poi delle anime, e per tutte le cose appartenenti al governo della sua chiesa, è spediente che ciascun vescovo, come fece s. Carlo, costituisca una congregazione, dove convengano insieme col prelato tutti i parrochi della diocesi e altri sacerdoti di consiglio, almeno una volta il mese; e ciascuno esponga i bisogni e disordini che vi sono, per darvi rimedio. In questi congressi deve trattarsi della disciplina del clero: delle obbligazioni de' parrochi, che si sono accennate: delle osservanze delle monache: del governo del seminario ed altri luoghi pii: del decoro e riverenza delle chiese: degli scandali, abusi, dottrine larghe: del sollievo spirituale e temporale de' poveri, specialmente degli ospedali e de' forastieri: del coltivare i popoli colle prediche, istruzioni, novene di Maria santissima, essendo cosa utilissima far fare una novena, almeno ogni anno, in ciascun paese, di Maria colle prediche e coll'esposizione del ss. sacramento: del promuovere la frequenza de' sacramenti e le visite al Venerabile e a qualche immagine di Maria più divota in quel luogo: delle congregazioni de' secolari e delle segrete, se mai potessero introdurvisi, che riescono di sommo profitto, ecc. Ma in questi congressi bisogna che il prelato dia piena libertà di avvertire e dire a ciascuno de' congregati quello che occorre per la gloria di Dio, e quello che si dice per il popolo circa il suo tribunale, circa i suo ministri, servitori, e sino anche circa la sua casa, la sua persona. E nelle urgenze speciali faccia le congregazioni estraordinarie. Se ogni vescovo facesse così, oh a quante cose s' avvertirebbe meglio, e a quanti mali si darebbe riparo, che altrimenti non si avvertono e non si riparano!




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