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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni utili a' Vescovi

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§. VI. De' monasterj di monache.

Le vergini consecrate a Dio sono già la più illustre porzione della gregge di Gesù Cristo, se vivono però da vere religiose. Perciò il vescovo deve primieramente invigilare che le giovani non s'impegnino a prender l'abito religioso, se non conosce che abbiano vero spirito e vocazione; giacché per mala sorte de' giorni nostri la maggior parte si fanno monache più per volontà de' parenti o per altri fini, che per darsi tutte a Dio. E da ciò ne nasce poi che in tanti monasterj non si vede vero spirito, e sempre si avanza il rilasciamento. Onde bisogna rimediare al principio, e che il prelato esplori con diligenza le volontà delle vergini prima di vestirsi, con interrogarle da parte non per semplice formalità, come alle volte si pratica, ma con mira di accertare la verità, per qual fine principalmente si fan religiose, se per impulso di parenti o delle monache ecc. E non accertandosi della vera vocazione, bisogna che usi fortezza in non concedere la licenza, con dire alla educanda che vi pensi meglio. Oh! se i vescovi usassero questa diligenza e questa fortezza, quale altro spirito e perfezione si vedrebbe ne' monasterj. E che mai serve alla chiesa di Dio l'ammettere tante giovani ai monasterj senza vocazione? Serve ad altro che a far serragli di donne chiuse, che poi vivono, come si vede, poco esemplari, inquiete, e inquietano in tutta la loro vita i monasterj e i vescovi. E ancor sarebbe bene prefiggere il numero delle monache in ciascuno de' monasterj, essendo certo che, dov'è folla, difficilmente vi può essere buona osservanza.

Deve poi il vescovo procurare quanto può di fare osservare ne' monasterj, o d'introdurvi, se non vi è, la vita comune: senza questa è impossibile che ne' monasterj non vi sieno continui sconcerti.

In quanto alle licenze di parlar colle monache è bene che il vescovo le riserbi solo a sé, e sia difficile a concederle, per l'abuso che può succederne; mentre se si concedono ad alcuni senza danno, non potranno poi negarsi ad altri, che forse affacceranno legittimi pretesti, ma non avranno buon fine, oltreché gli attacchi non si prendono alle volte a principio, ma col tempo e col conversare, e un solo attacco di questi basterà poi a rovinare tutto il monastero.

Bisogna poi rigorosamente proibire alle monache, secondo l'ordirne della s. m. di Benedetto XIV., lo spendere di proprio in particolare negli officj, in far le feste della chiesa, o regali a' confessori ed altri, oltre di quello che somministra la comunità. Oh Dio! e quanti disordini vi sono poi in quei monasterj, dove vi sta quest'abuso maledetto! Mentre per l'emulazione di comparire, le monache non pensano quasi ad altro in tutta la loro vita, che a far denari, ad inquietare le loro case, a pigliare amicizia; e perciò poi abbandonano l'orazione, il ritiro, il distacco, e fanno una vita distratta, inquieta e senza osservanza: cose che in conseguenza necessariamente han da nascere; e da ciò ne vengono ancora altri mali peggiori. Ben lo sa chi è pratico di monasterj di monache.

Deve ancora sommamente invigilare il prelato a procurare che sieno fatte superiore quelle religiose che sono di maggiore spirito e prudenza; perché da loro e dai confessori dipende l'osservanza o il rilassamento. E sappiasi, che introdotto un abuso in qualche monastero è quasi impossibile a toglierlo più. E di tutti gli abusi le superiore e i confessori ne hanno la colpa. Perciò bisogna ancora eleggere confessori di molto spirito, forti e disinteressati, e raccomandar sempre loro, cioè a' confessori e abbadesse, che non permettano che in tempo loro s'introducano abusi.


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È necessario ancora mandar più volte l'anno alle monache i confessori straordinarj, almeno per rimediare alle male confessioni che alcune fanno coll'ordinario. E bisogna persuadersi che questi casi non sono rari: volesse Dio che non fossero frequenti! E sia renitente ancora il vescovo, senza evidente necessità, a confermare i confessori ne' monasterj, passato il triennio, e anche a mandarli per straordinarj agli stessi monasterj, o a confessare alcuna in particolare, almeno se non sieno scorsi tre anni, dacché è finito il triennio, altrimenti sotto tal pretesto vi può essere il pericolo di continuarsi qualche attacco, o a almeno vi sarà sempre il pericolo di tenere con ciò sconcertata tutta la comunità.

Di più è bene far loro dare gli esercizj spirituali ogni anno da qualche sacerdote, ma che sia di nota esemplarità, prudente e pratico di comunità: altrimenti sarà molto meglio farle fare gli esercizj sole da per loro senza predica. Oh quanti monasterj si sono rilassati e forse rovinati col mandarvi sacerdoti di poco spirito, o non intesi, o imprudenti.




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