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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni utili a' Vescovi

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§. IV. Della visita.

Fra le altre cose per cui è necessaria la residenza del vescovo nella sua chiesa è per andare girando per i luoghi della sua diocesi in persona colle visite. Oh a quanti disordini si rimedia dal prelato col girare e col vedere le cose cogli occhi proprj! Chi non vede non può provvedere. Ed è impossibile il governare bene per mezzo delle relazioni degli altri, i quali o ingannano per i loro fini privati, o pure sono più facilmente ingannati, o almeno non sanno avvertire gli sconcerti che vi sono. Questa verità ben io l'ho conosciuta e pianta col girare delle missioni. S. Carlo, benché foss'egli provveduto di tanti buoni ministri, leggasi nella sua vita quanto fece e a quanto rimediò colle visite pastorali.

Già, secondo il Concilio di Trento, deve il vescovo almeno ogni due anni visitare personalmente i luoghi della sua diocesi. Né da quest'obbligo certamente basta a scusarlo l'incomodo del viaggio, essendo officio indispensabile del pastore l'andare con ogni incomodo e fatica a riconoscere lo stato delle sue pecorelle, per provvedere ai loro bisogni. Quante volte s. Carlo colla febbre addosso seguitava le visite! Essendo sua massima, com'egli diceva, che un prelato non deve porsi a letto se non dopo tre accidenti di febbre.


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Egli, per giungere alcuna volta a qualche paese colla visita, camminò carponi dentro il fango e la neve. E di s. Francesco di Sales si narra ancora nella sua vita, che per visitare alcuni luoghi bisognava che si strascinasse, com'egli faceva, per vie tanto rotte, che poi ne portava i piedi scorticati sino a non potersi reggere per più giorni. Altre volte dormiva il santo sulle foglie; e a chi lo pregava a non arrischiare così 1a sua vita, egli rispondeva: Ch'io viva non è necessario, ma è necessario ch io soddisfi all'officio mio. Circa poi gl'impieghi a cui deve attendere il vescovo nelle visite; per prima dev'egli, ne' luoghi che visita, pascere le pecorelle colla divina parola e colla propria voce, avvertendo il concilio di Trento: Episcopos teneri per se ipsos, si legitime impediti non fuerint, ad praedicandum. E dice che tra le altre incumbenze del vescovo questa del predicare Est munus episcoporum praecipuum. E che? forse per sola cerimonia la santa chiesa nell'ordinazione del vescovo gli fa imporre sul capo e sulle spalle il libro degli evangeli? Oh! quanto più degli altri muove la voce del proprio pastore! S. Carlo, oltre le prediche continue che facea nella città di Milano, nelle visite poi solea predicare due e tre volte il giorno. In queste prediche è bene che il vescovo per lo più parli delle massime eterne, che sono l'armi più potenti a guadagnare le anime, e poi scenda a moralizzare contro gli abusi più comuni di quel paese e generalmente esorti sempre il fuggire le occasioni e il non lasciare i peccati per vergogna; e in fine lasci sempre per ricordi la frequenza de' sacramenti e il raccomandarsi continuamente a Gesù Cristo e a Maria ss., invocandoli specialmente nelle tentazioni e segnandosi colla croce.

Per 2. È bene che il vescovo nella visita vada esaminando i figliuoli di ciascuna parrocchia per vedere come stanno istruiti, con dispensare allora qualche piccolo premio a chi risponde bene, e così può rimediare alla negligenza de' parrochi, con riprenderli, ed anche sostituire quando bisogna, qualche economo a questo impiego della dottrina in quella parrocchia in pena ed a spese del parroco, almeno per esempio degli altri parrochi. Quanto giova che il vescovo faccia quest'esame de' figliuoli per rendere ben vigilanti tutti i curati a tenerli istruiti! Così faceva s. Carlo, e così praticava il vigilantissimo arcivescovo di Napoli cardinale Spinelli; e così non si vede poi quell'ignoranza delle cose di Dio che si trova in altre diocesi, e suole esser cagione di molti peccati.

Per 3. Ne' luoghi rurali faccia il vescovo esaminare i sacerdoti nelle cerimonie della messa.

Per 4. Deve senza meno far lo scrutinio personale di tutti i sacerdoti e cherici del paese che visita, interrogando allora ciascun di loro in segreto prima dei suoi proprj impieghi e stato di vita, per insinuargli, secondo il bisogno di ciascuno, o l'assistenza al confessionale e a' moribondi, o l'applicazione allo studio, o l'orazione col distacco dalle male conversazioni ecc.; indi poi deve interrogarlo dei difetti degli altri e specialmente del parroco, poiché la principal mira delle visite ha da essere la riforma de' parrochi, per intendere se attende alla predica, al confessionale e a' moribondi: se pratica in case sospette: se invigila a togliere gli scandali, a tener la chiesa con polizia, ecc. E così interroghi similmente degli altri ecclesiastici. A tal fine giova mirabilmente, come han praticato alcuni prelati vigilanti, il tenere un libretto di memoria, dove insieme coi nomi di tutti i sacerdoti e cherici della diocesi posti per alfabeto vi sieno notate le loro qualità di bene o di male che avran potuto sapersi dalle informazioni segrete. Queste memorie poi possono servire a mille cose buone, singolarmente per accettare l'elezione dei curati, de' vicari foranei o d'altri ministri nelle occasioni, per dare gli avvertimenti proprj a ciascuno, e per meglio vigilare ne' suoi portamenti e simili.

Interroghi poi generalmente degli abusi, scandali e dissensioni del paese. Si accerti ogni vescovo che in questi scrutinj particolari e segreti verrà a sapere molte cose importanti che non mai avrebbe saputo, e così allora potrà rimediare a molte cose che altrimenti sarebbero rimaste senza rimedio.

Per 5. Deve far la visita delle monache, alle quali prima di tutto deve predicare per renderle così più disposte a ricever poi gli ordini opportuni. Indi bisogna ancor far lo scrutinio lor particolare, ascoltando ciascuna religiosa in segreto, animando ognuna prima a dirgli qualche suo bisogno proprio, e poi a manifestargli liberamente qualche sconcerto che conosce esservi nel monastero o nelle monache; ma stia cautelato in questi scrutinj il vescovo a non farsi vedere affezionato ad alcuna delle frazioni che sogliono esservi ne' monasterj; prima ascolti tutte, e poi determini


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o consigli quel che meglio stima avanti a Dio.

Per 6. Dia gli ordini opportuni per il decoro delle chiese così circa le fabbriche come circa gli altari e paramenti sacri, inculcando sommamente insieme la polizia e il silenzio nelle chiese. E per tutto ne lasci prima di partirsi gli ordini scritti, intimandone l'esecuzione con ogni rigore, acciocché sieno con prontezza eseguiti.

Per 7. È bene ancora che il vescovo in queste visite riveda le congregazioni dei secolari, procurando che siano frequentate, e ciascuna abbia il suo proprio padre spirituale che predichi e confessi i fratelli, e procuri di piantare queste congregazioni dove non vi sono. È troppo noto che i secolari, se non frequentano le congregazioni, difficilmente frequentano i sacramenti, e difficilmente perseverano in grazia di Dio. Ma ben sarebbe il provvedere che in tali congregazioni non fossero obbligati i fratelli a pagare alcuna mesata né per esequie né per suffragj né per altro; giacché si esperimenta che molti poi per non essere astretti a soddisfare quella contribuzione, benché piccola, si contentano meglio di lasciar le congregazioni, e così lasciano poi la buona vita. Almeno stabilisca il vescovo che in queste congregazioni possa esservi aggregato ed intervenirvi ognuno, ancorché non volesse pagare cosa alcuna, con condizione però che i suffragj ecc., sieno goduti poi solamente da quelli che pagano. All'incontro si osservi con rigore la regola di cassare quelli che per tre volte continue mancano d'intervenire alla congregazione, o di comunicarsi almeno una volta il mese, senz'apportare scusa legittima.

Per 8. È necessario che in queste visite amministri il sacramento della cresima. In quanto poi all'amministrare il vescovo il sacramento della penitenza, unusqisque in sensu suo abundet. S. Francesco di Sales non facea difficoltà di confessare ciascuno che il richiedeva. Altri poi dicono che nell' amministrare questo sacramento il prelato, vi può esser pericolo d'inganni, sacrilegj, ecc. Ma ben sarebbe espediente che almeno egli si sedesse al confessionale in queste visite, non già per confessare, ma per sentire qualche persona che volesse parlargli in secreto, e col pretesto della divozione di confessarsi col vescovo fosse libera dalle dicerie. Ciò specialmente può giovare per sentire qualche denuncia di alcuna donna che non potesse portarsi al vescovato.




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