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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni utili a' Vescovi

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§. V Delle missioni.

Chi non è pratico di missioni e del confessare che si fa in missione, non può intendere mai quanto sia grande il loro profitto. Ivi collo spezzarsi, come si fa d'altro modo, la divina parola con quell'ordine delle massime eterne alle persone che vi concorrono, si rende quasi impossibile il non convertirsi a Dio. Oltrecché si tocca colle mani che Dio vi concorre d'altra sorte. Scrive il p. Contensone, che per le sole missioni le anime conseguiscono l'eterna salute: Per solas missiones impletur praedestinatio. Ma oh Dio! che dicono alcuni? che colle missioni s'inquietano le coscienze. Dunque sarà meglio, per non inquietar le coscienze, lasciare i poveri peccatori nel loro stato deplorabile con quella pace maledetta ch'è il sigillo della loro dannazione? S'inquietano le coscienze? Ma questa ha da essere la cura del pastore, di mandare ad inquietare le pecorelle che dormono in peccato, acciocché si sveglino, conoscano il pericolo in cui vivono, e così tornino a Dio; e a far questo non vi è miglior mezzo che la missione. E perciò si vedono patentemente gli sforzi che fa l'inferno per impedire le missioni, servendosi talvolta degl'istessi parrochi, ma di quelli che per non vedere scoperte le loro mancanze cercano con varj pretesti d'impedire la missione. Ma tocca al prelato di supplire al loro difetto in tali casi, mandando le missioni ne' luoghi specialmente dove sa che il parroco è trascurato, senz'aspettare la richiesta sua e dell'università e maggiormente allora quando vede che il parroco non desidera la missione.

  E se le missioni sono utilissime anche per le città, bisogna poi persuadersi che nelle terre piccole non solo sono utili, ma necessarie, per cagione che in questi luoghi piccoli, dove assistono pochi preti e paesani, facilmente in molte anime si trovano i sacrilegj di male confessioni per la ripugnanza di confessarsi a quelli che la conoscono e vi praticano continuamente. Onde avviene che se queste anime così cadute non hanno il comodo della missione per poter manifestarsi a' sacerdoti forastieri, è moralmente certo che seguitano a non lasciare i peccati, e certamente si dannano. Prego Gesù Cristo che faccia bene intendere questa verità a tutti i vescovi, per non esclamare col nominato Contensone: Tot parvuli in oppidulis petunt panem, et non est qui frangat eis. Vae, vae praelatis dormientibus!

È bene dunque che il vescovo faccia


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far la missione per ciascun luogo, benché piccolo della sua diocesi ogni tre anni, dico ciò perché sogliono praticare alle volte alcuni missionari, in certe parti dove si trovano più paesi piccoli dispersi d'intorno, per isbrigarsene con una sola missione, farla in un luogo di mezzo. Io venero il loro buon zelo in voler santificare tutte quelle anime in una volta, ma non approvo la loro condotta; e pregherei i vescovi, per quanto amano la gloria di Gesù Cristo, a non contentarsi di tali missioni affasciate, ma a procurare che in ogni paese, per piccolo che sia, si faccia la sua missione a parte, almeno di otto giorni; perché sappiamo che in queste missioni di mezzo vi concorrono i meno bisognosi; ma quelli che sono più aggravati di peccati, e per conseguenza meno curanti della loro salute, quando la missione non si fa nel proprio paese (dove sono costretti allora ad assistervi almeno per rispetto umano di non esser tenuti per presciti) a quel luogo di mezzo non si accostano, o rare volte, sotto il pretesto ch'è lontano, o che la predica finisce a notte o ch'è mal tempo ecc.; e così se ne restano nel paese e nel loro medesimo stato di vita. Io parlo per esperienza. Oh in quanti paesi si diceva esservi stata la missione, e poi, o perché si è fatta la missione così in qualche luogo di mezzo, o perché la missione si è fatta in troppo breve tempo, gli abbiamo trovati bisognosi, come non vi fosse stata mai missione! E perciò la nostra minima congregazione pratica nelle diocesi di far missioni paese per paese, per piccolo che sia, almeno per dieci giorni; e dove vi vuole più tempo per sentire le confessioni di tutti si prolunga la missione sino a 20 e 30 giorni. Credasi che il frutto maggior delle missioni non consiste nel sentir le prediche, ma nel confessarsi tutti del paese a' missionarj. Se ciascuno nella missione non aggiusta i conti della vita passata e non mette sistema alla vita futura colla confessione, poco gli gioveranno le prediche intese. Anzi il nostro stimatissimo padre di felice memoria Monsignor Falcoia, vescovo di Castellamare che è stato per nostra sorte il primo ed unico direttore della minima nostra congregazione, diceva, e con somma ragione ch'è meglio non far la missione, che farla troppo breve, sicché non giungano tutti gli uditori a potersi confessare; perché colle prediche si muovono gli scrupoli quelli poi se non arrivano a confessarsi ai missionarj, resteranno inquieti di coscienza, non avranno all'incontro animo di manifestarsi dopo a' confessori paesani; posti poi in mala fede, faranno sacrilegj e si danneranno. Sarà sempre meglio dunque che il vescovo faccia fare le missioni compite in pochi paesi, che in molti, ed imperfette. Almeno così si saprà che nei luoghi tralasciati non vi è stata la missione, e vi si manderà appresso.




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