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S. Alfonso Maria de Liguori
Rifless. sulla Passione di Gesù Cristo

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Veniamo alla crocifissione.

9. Fu rivelato a S. Brigida che quando il Salvatore si vede posto sulla croce, stese da sé la mano destra a quel luogo, in cui doveva essere inchiodata: Voluntarie extendit brachium et, aperta sua dextera manu, posuit eam in cruce, quam tortores crucifixerunt (Revel. lib. 7, c. 15).18 Indi subito inchiodarono l'altra mano, ed indi i sagri piedi e fu lasciato Gesù Cristo a morire su quel letto di dolore. Dice S. Agostino che il supplicio della croce era un tormento acerbissimo, poiché nella croce, come scrive: Mors ipsa producebatur, ne dolor citius finiretur (S. Aug. in Ioan. tr. 36):19 nella croce si prolungava la stessa morte, acciocché non terminasse così presto il dolore. - Oh Dio, quale stupore dovette recare al cielo il vedere il Figlio dell'Eterno Padre crocifisso in mezzo a due ladri! Tale in verità era già stata la predizione d'Isaia (LIII, 12): Et cum sceleratis reputatus est. Quindi S. Giovan Grisostomo considerando Gesù in croce esclama pien di stupore e di amore: Medium in sancta Triade, medium inter Moysem et Eliam, medium inter latrones!20 Come dicesse: Io guardo il mio Salvatore prima in cielo tra il Padre e lo Spirito santo: lo guardo sul monte Taborre tra due santi Mosè ed Elia: e come poi lo vedo crocifisso nel Calvario tra due ladri? Ma così dovea avvenire, perché, secondo il decreto divino, così doveva


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egli morire per soddisfare colla sua morte i peccati degli uomini e salvarli, siccome predisse Isaia (LIII, 12): Et cum sceleratis reputatus est, et ipse peccata multorum tulit.

10. Dimanda lo stesso Profeta: Quis est iste qui venit de Edom tinctis vestibus de Bosra? iste formosus in stola sua gradiens in multitudine fortitudinis suae (Is. LXIII, 1). Chi è quest'uomo così bello e forte che viene da Edom colle vesti tinte di color sanguigno? Edom significa il color rosso, ma alquanto oscuro, come sta spiegato nel Genesi (cap. XXV, v. 30) e gli vien risposto: Ego qui loquor iustitiam propugnator sum ad salvandum (Ibid.). Questi che risponde così, come spiegano gl'interpreti, è Gesù Cristo che dice: Io sono il Messia promesso che son venuto a salvare gli uomini col trionfare de' loro nemici.

11. Viene poi di nuovo egli stesso interrogato: Quare ergo rubrum est indumentum tuum et vestimenta tua sicut calcantium in torculari? (Is. LXIII, 2). Perché le tue vesti son rosse e simili a quelle di coloro che pestano le uve nel torchio a tempo della vendemmia? e risponde: Torcular calcavi solus et de gentibus non est vir mecum (Is. LXIII, 3). Tertulliano, S. Cipriano e S. Agostino21 spiegano il torculare per la Passione di Cristo, nella quale la sua veste, cioè la sua carne sagrosanta, fu insanguinata ed impiagata giusta quel che scrisse S. Giovanni: Et vestitus erat veste aspersa sanguine et vocatur nomen eius Verbum Dei (Apoc. XIX, 13). S. Gregorio (Hom. 13 in Ezech.) spiegando quelle parole torcular calcavi solus, scrive: Torcular in quo calcatus est, et calcavit.22 Dice calcavit, perché


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Gesù Cristo colla sua Passione debello i demoni; dice poi calcatus est, perché nella Passione fu pestato e franto il suo corpo, come vengono frante le uve sotto del torchio, secondo l'altro testo d'Isaia che dice: Et Dominus voluit conterere eum in infirmitate (Is. LIII, 10).

12. Ed ecco quel Signore ch'era il più bello tra gli uomini Speciosus forma prae filiis hominum (Ps. XLIV, 3) - comparisce nel Calvario così difformato da' tormenti che mette orrore a chi lo mira. Ma tal deformità lo fa apparire più bello agli occhi delle anime che l'amano; poiché quelle piaghe, quelle lividure e quelle carni lacerate son tutti segni e pruove dell'amor che ci porta; onde graziosamente canto il Petrucci:

Ma se soffri per noi sì reo flagello,

Signor, tu sembri agli obbligati cuori

Quanto deforme più, tanto più bello.23

Aggiunge S. Agostino: Pendebat in cruce deformis, sed deformitas illius pulchritudo nostra erat (S. Aug. Serm. 22 de Verb. Ap.).24 Sì, perché quella deformità di Gesù crocifisso fu causa della bellezza delle nostre anime, ch'essendo state deformi, lavate poi col suo divino sangue, diventano graziose e belle, giusta quel che scrisse S. Giovanni: Hi qui amicti sunt stolis albis, qui sunt? e sta risposto: Hi sunt qui venerunt de tribulatione magna et laverunt stolas suas et dealbaverunt eas in sanguine Agni (Apoc. VII, 13, 14). Tutti i santi come figli di Adamo, fuori della B. Vergine Maria, sono stati un tempo coverti di una veste sordida e imbrattata della colpa di Adamo e delle proprie; ma lavate poi elleno col sangue dell'Agnello, son divenute candide e grate a Dio.

13. Ben dunque diceste voi, Gesù mio, che quando sareste stato innalzato in croce, avreste tirata a voi ogni cosa: Et ego si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum. Hoc


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autem dicebat significans qua morte esset moriturus (Io. XII, 32, 33). Sì, perché non è mancato per voi di tirarvi l'affetto di tutti i cuori. E già moltissime anime felici nel vedervi crocifisso e morto per loro amore, hanno abbandonato tutto, robe, dignità, patria e parenti, sino ad abbracciare i tormenti e la morte per darsi tutte a voi. Poveri quei che resistono alle vostre grazie, che loro avete procurate con tante vostre fatiche e dolori! Oh Dio questo sarà il loro maggior tormento nell'inferno, pensare di aver avuto un Dio che per tirarli al suo amore ha data la vita su d'una croce, e ch'essi spontaneamente han voluto perdersi, e che poi non vi sarà più rimedio alla loro ruina per tutta l'eternità.

14. Ah mio Redentore, in questa ruina io già ho meritato di cadere per le offese che vi ho fatte. Oimè, quante volte ho resistito alla vostra grazia che cercava di tirarmi a voi; e per aderire alle mie inclinazioni ho disprezzato il vostro amore e vi ho voltate le spalle! Oh fossi morto prima di offendervi! oh vi avessi sempre amato! Vi ringrazio, amor mio, che mi avete sofferto con tanta pazienza; e che anzi in vece di abbandonarmi, come io meritava, avete replicate le chiamate ed accresciuti sovra di me i lumi e gli impulsi amorosi. Misericordias Domini in aeternum cantabo (Ps. LXXXVIII, 2). Deh! non lasciate, mio Salvatore e speranza mia, di seguire a tirarmi ed accrescere sovra di me le vostre grazie, acciocché nel cielo io possa amarvi con più fervore pensando a tante misericordie, che mi avete usate dopo tanti disgusti che vi ho dati. Tutto spero da quel sangue prezioso, che per me avete sparso e da quella morte amara che per me avete sofferta.

O santa Vergine Maria, proteggetemi, pregate Gesù per me.




18 « Non coactus, sed statim voluntarie extendit brachium, et aperta sua dextera manu, posuit eam in cruce, quam illi saevi tortores immaniter crucifixerunt.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 7, cap. 15.



19 «Illa morte peius nihil fuit inter omnia genera mortium. Denique ubi dolores acerrimi exagitant, cruciatus vocatur, a cruce nominatus. Pendentes enim in ligno crucifixi, clavis ad lignum pedibus manibusque confixi, producta morte necabantur. Non enim crucifigi hoc erat occidi: sed diu vivebatur in cruce; non quia longior vita eligebatur, sed quia mors ipsa producebatur, ne dolor citius finiretur.» S. AUGUSTINUS, In Ioannem, tractatus 36, n. 4. ML 35-1665.



20 «Ma chi può vedere quel figliuolo di Dio, che sulle stelle siede in trono fra le divine Persone, quel monarca supremo che sul Taborre comparve pomposamente glorioso in mezzo di Mosé e d' Elia: Medium in sancta Triade: medium paulo ante inter Moysem et Eliam, in decoro suo conspicuum; medium in sinagoga deorum: chi può, dico, vederlo qui ora sul Calvario: medium inter latrones, sprofondato in un abisso di confusione e di obbrobrii, e non ammirare la meravigliosa corrispondenza tra il superbo innalzamento del nostro progenitore e l' estremo avvilimento del nostro Redentore?» Franc. DURAZZO, S. I., La Passione del Figliuol di Dio. Roma, 1719, ed. II, part. 2, tratt. IX, pag. 209. - Il Durazzo per questa citazione rimanda al Grisostomo, homil. 88 in Matth., dove però non si ritrova.

21 «Spiritus enim propheticus (Is. LXIII, 1, 2) velut iam contemplabundus Dominum ad Passionem venientem, carne scilicet vestitum, ut in ea passum, cruentum habitum carnis in vestimentorum rubore designat, conculcatae et expressae vi Passionis, tamquam de foro torcularis, quia exinde quasi cruentati homines de vini rubore descendant.» TERTULLIANUS, Adversus Marcionem, lib. 4, cap. 40. ML 2-461, 462. - «Nec non et apud Esaiam (LXIII, 2) hoc idem Spiritus Sanctus de Domini Passione testatur dicens: Quare rubicunda sunt vestimenta tua, et indumenta tua velut a calcatione torcularis pleni et percalcati?» S. CYPRIANUS, Epistola, 63, ad Caecilium, De Sacramento Dominici calicis, n. 7. ML 4-378. - «(Unigenitus Filius Dei) praecipue in Passione magnus botrus expressus est.» S. AUGUSTINUS, Enarratio in Ps. LXXXIII, n. 1. ML 37-1056.



22 «Solus enim torcular, in quo calcatus est, calcavit, qui sua potentia eam, quam pertulit, Passionem vicit. Nam qui usque ad mortem crucis passus est, de morte cum gloria surrexit.» S. GREGORIUS MAGNUS, Homiliae in Ezechielem, lib. 2, hom. 1, n. 9. ML 76-942.

23 Pier Matteo PETRUCCI, dell' Oratorio di Iesi (poi Cardinale), Poesie sacre e spirituali, nuova edizione, Venezia, 1680. Parte 1, pag. 82: Beltà di Cristo come uomo e sua deformità nella Passione (Sonetto).



24 «Deformitas Christi te format. Ille enim si deformis esse noluisset, tu formam quam perdidisti non recepisses. Pendebat ergo in cruce deformis: sed deformitas illius pulchritudo nostra erat.» S. AUGUSTINUS, Sermo 27, cap. 6. ML 38-181.






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