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S. Alfonso Maria de Liguori
Risp. apol. ad una lettera…Cipriano Aristasio

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Testo

In ROMA

Appresso li Fratelli Salvioni

MDCCLXII

 

Con licenza de' Superiori


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L'AUTORE AD UN PRELATO

 

Ill.mo e R.mo Sig. Sig. e Padr. Col.

 

VIVA GESÙ, MARIA, E GIUSEPPE

 

Ecco soddisfatte le premure, che mi ha fatte V. S. Illustriss. accioch'io avessi risposto in breve alla Lettera del Rev. Sacerdote D. Cipriano Aristasio, dov'egli mi manda alcune ammonizioni, affinché io avessi emendate e spiegate più cose da me scritte nella mia Istruzione a' Confessori, e propriamente nel Tomo III Appendice I al § IV circa il dare la Comunione a' Penitenti. Ecco rispondo brevemente, giusta i suoi ordini, e spero che siccome


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l'Autor della Lettera ha stimato ch'io non avrei preso in mala parte ciò che mi avverte, così voglio anch'io sperare, ch'egli non si aggraverà di questa mia breve Risposta.

Dico la verità, io mi son posto a leggere il suo libretto col pensiero di emendarmi nella ristampa dell'Opera accennata, se avessi trovato errore in quel che ho scritto; ma rileggendo con attenzione questo punto della Comunione, io per me non trovo error positivo da emendare. Dice il mio Ammonitore, che in molte cose almeno io dovea meglio spiegarmi, per evitare gli abbagli o pure gli equivoci, che potesse prendere chi legge l'Opera. Ciò di meglio spiegarmi, io lo farò per ubbidirlo;


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Ma chi legge con riflessione le proposizione da me scritte, ben vede dal lor contesto, che non v'era questa spiega così necessaria, com'egli la suppone.

Egli ha per Comunione frequente quella di otto giorni, ma io una tal Comunione non l'ho né per frequente, né per rara, ma per quella che si conviene ad ogni persona, che desidera di vivere in grazia di Dio; e perciò ho detto: Per quelle persone, che non sono in tal pericolo (cioè di cadere in colpa grave), ed all'incontro commettono ordinariamente peccati veniali deliberati, e non si vede in esse né emenda, né desiderio d'emenda, non permettere loro la comunione più di una volta la settimana. É vero, che S. Francesco di Sales,


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ed anche il Ven. P. Maestro Avila stimano frequente la comunione d'ogni settimana; ma bisogna distinguere i tempi. In quei tempi in cui scrissero San Francesco, ed Avila, tal Comunione in verità stimavasi frequente, perché l'uso comune allora di comunicarsi era molto raro. Ma questo uso era quello che tanto affliggeva il glorioso S. Gaetano, che appunto vivea nello stesso Secolo XVI. Il P. Ribadeneira, scrivendo la Vita del Santo (Flos sanctorum tom I. 7. di Agosto) dice così: Egli fu poi, che colle sue esortazioni pose in uso la frequenza de' Sagramenti, ed in particolare della S. Comunione, al più quattro volte l'anno. Ed in ciò avea tanta premura, che sentivasi morir di pena di non


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poter essere in più luoghi per esortare i Popoli a farlo. Inoltre leggo nello stesso Autore (tom 2. a 10 di Ottobre) che S. Francesco Borgia, essendo secolare, e vicerè di Catalogna, ma facendo vita santa, mentre allor facea cinque, o sei ore di orazione mentale ogni giorno, recitava l'Officio Divino, e mortificavasi con cilicj, discipline e digiuni, cibandosi d'una sola scodella di legumi o d'erbe; si comunicava poi col pare de' Padri Spirituali non più che nelle Domeniche, e nelle sole Feste principali dell'anno, e pure queste Comunioni eran giudicate allora così frequenti, che, come scrive il P. Ribadeneira, venivano riprese non solo dalla Gente popolare (che in quel tempo si maravigliava


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di questa novità), ma ancora da alcuna spirituale, e divota, per parerle poco rispetto, che un uomo secolare tanto s'intricasse co' Sacramenti. Ed in fatti il P. Avila in una lettera, che sta nel suo libro, Audi filia P. I. Lett. 65., consigliando un Confessore circa il dar la Comunione, scrisse così: non allentate loro la briglia a comunicarsi quante volte vogliono... Al Volgo basta farlo comunicare tre o quattro l'anno: alla Gente mezzana, nove o dieci volte: alle Persone Religiose ogni quindici giorni: alle Persone maritate una volta il mese: a quelle che vedrete molto particolarmente toccate da Dio, e che conoscerete quasi con gli occhi il profitto che fanno, lasciatele comunicare ogni otto giorno.


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Sicché quei tempi tal era l'uso della Comunione, e dava ammirazione il vedere un Secolare, ancorché menasse vita santa, comunicarsi ogni otto giorni. Ma ne' tempi presenti ciò non ammirazione a riguardo d'ogni Secolare; anzi comunemente i Confessori soglion dar la Comunione alle Persone, che non solo fan poco conto de' peccati veniali, ma che ancora cadon qualche volta (ma di rado) in colpe gravi, acciocché abbiano più forza a non ricadere. Ed in fatti la sperienza troppo chiaramente fa vedere, che chi si comunica ogni otto, o al più ogni quindici giorni, difficilmente cade in peccati mortali; ed all'incontro chi differisce per più lungo tempo la Comunione,


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difficilmente si mantiene in grazia di Dio. Così ho imparato io da' migliori Direttori della Città di Napoli, e così ho praticato co' miei Penitenti, con profitto evidente de' medesimi.

Un pio Autore, il P. Gio: Battista Scaramelli, nel suo Direttorio Ascetico (tom. I tratt. I. art. 10. Cap.6.) parlando egli della giusta distribuzione delle Comunioni, dice così "(Può, e dee il Direttore, parlando di legge ordinaria, conceder la Comunione ogni otto giorni a quelle Anime, che trova disposte all'Assoluzione nel Sagramento della Confessione. Questo è sentimento comune de' Padri Spirituali, e presentemente pare che sia la pratica di S. Chiesa. La ragione è manifesta.


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O la Persona vive in Grazia di Dio, e non le si può dopo otto giorni, ed anche in certe Feste principali negar la Comunione, e privarla di tanto bene. O la Persona è tale, che si vada lordando la coscienza in qualche colpa grave, ma si accosti contrita alla Confessione; e conviene concedere anche a costei la Comunione, acciocché riceva forza per non ricedere; giacché questo è uno de' proprj effetti, che produce questo Cibo Divino.)" E qui adduce il passo di S. Ilario: Si non sunt tanta peccata, ut excomunicetur quis, non debet se a medicina Corporis, et Sanguinis Domini separare. Unde timendum est, ne diu abstractus a


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Corpore Christi, alienus remaneat a salute. Ap. Gratian. de Consecr. Dist. 2. poi l'Autore gli avvertimenti così per la Comunione frequente, come per la quotidiana, che voglio qui soggiungere "(Se la Persona sia tale, che non solo viva con istabilità in Grazia di Dio, ma si astenga da' peccati veniali, né abbia affetto ad essi, ami la penitenza e la mortificazione, sia dedita all'esercizio delle meditazioni, abbia ardenti desiderj di comunicarsi, e dalle Comunioni ritragga frutto per andare avanti nelle virtù; potrà concederle la Comunione due, tre, quattro e cinque volte la settimana, secondo la scorge più avanzata nella perfezione, e


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secondo i guadagni che ne riporta. Se poi la Persona sarà giunta a gran perfezione, avrà già vinte le sue male inclinazioni (dico vinte, non sopite con le consolazioni sensibili, come accade a' Principianti), avrà acquistata gran comunicazione con Dio; le si potrà concedere ogni giorno la Comunione, come accenna S. Francesco di Sales.)"

Ma ritornando al punto della Comunione d'ogni otto giorni per le Persone di notate di sovra, è bene qui aggiungere quel che dice il P. Rodriquez (Eserc. della Perfez. Tratt. 3 cap. 13.), il quale parlando generalmente dell'uso della Comunione, dice così "(Quarto, dico, che non solo l'andare innanzi, ma anche


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il non cadere, è 'l non tornare addietro si conta per profitto. E non è da stimarsi meno la medicina, che ci preserva dall'infermità, di quella che ci accresce la santità. Vediamo ordinariamente che quei che ricevono spesso questo Cibo Divino, vivono col timor di Dio, e passano tutto l'anno, ed anche molti di essi tutta la vita senza commetter peccato mortale. Or questo è uno de' principali frutti di questo Sagramento, conservar l'Uomo che non cada in peccato; e lo notò il Concilio di Trento: Antidotum, quo liberamur a culpis quotidianis, et a peccatis mortalis praeservamur. Sess. 13. Cap.12. E così, se uno comunicandosi


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cade in alcuni falli, non comunicandosi caderebbe in altri maggiori.)"

Sicché in quanto alla Comunione di ogni settimana, io non trovo in che ritrattarmi. Avrei positivo scrupolo a dire il contrario, perché privare i molti Fedeli di questo grande ajuto per perseverare nella Divina Grazia.

Veniamo ora alle spieghe, che desiderava da me il mio Ammonitore. Ecco ubbidisco; ma in breve mi spiegherò. Per I. A lui dispiace l'aver io detto, che alcuni Spiriti rigidi negano la Comunione frequente non per altra ragione, se non perché è frequente. Ma in ciò bastantemente ho spiegato ivi, che cosa io intendeva. Ho inteso dire esser lo stesso negare per tutti la Comunione


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frequente, che ammetterla, ma con tale condizioni, che sembrano moralmente impossibili alla debolezza umana, quali appunto le richiedea l'Autore della Proposizione 19 condannata da Alessandro VIII che dicea: Similiter arcendi sunt a sacra Comunione, quibus nondum inest amor Dei purissimus, et omnis mixtionis expers. Io già parlo del mio Ammonitore, il quale già vedo ch'è di sentimento diverso di Arnaldo; ma volesse Iddio, e non ci fossero taluni, che la dottrina di Arnaldo (almeno in pratica) non la seguissero, tenendo per massima ferma di non conceder mai la Comunione quotidiana ad alcun Anima.

Per 2. Io al num.32 della mia Istruzione ho detto: Che non


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possa senza scrupolo il Direttore negar la Comunione frequente, ed anche quotidiana (eccettuato, ordinariamente parlando, un giorno della settimana, come sogliono ordinare alcuni buoni Direttori, ed eccettuato quel tempo in cui il Confessore togliesse la Comunione per far pruova dell'ubbidienza, e dell'umiltà del Penitente, o per altro buon fine) ad un'Anima, che la desidera per avanzarsi nel santo amore; semprecché ella, stando già distaccata coll'affetto da ogni peccato veniale, attende di più a far molta orazione mentale, e cerca di camminare alla perfezione, e non cade in peccato neppur veniali pienamente volontarj. Qui primieramente volea l'Ammonitore, che io avessi distinta la Comunione frequente dalla quotidiana.


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Per ubbidire distinguo: per la quotidiana intendo quella di ogni giorno; per la frequente quella di più volte la settimana; ma questa spiega non mi parea necessaria, avendo ivi già prima dichiarato, ch'io non ho per frequente come la tiene il mio Censore, la Comunione d'ogni otto giorni. In oltre volea, ch'io avessi aggiunta per la Comunione quotidiana la condizione richiesta da S. Francesco di Sales, di aver superata la maggior parte delle sue mali inclinazioni. Ma questa condizione io già l'avea spiegata, e richiesta prima del num. 30. Secondo il giusto sentimento del Santo. Vi ho aggiunta poi la condizione (benché non espressa da S. Francesco) di molta orazione mentale, ch'io la stimo


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insieme col P. Scaramelli moralmente necessaria per dare ad un'Anima la Comunione d'ogni giorno; perché tengo per certo che non mai un'Anima toglierà l'affetto a' peccati veniali, né supererà le sue mali inclinazioni senza l'esercizio quotidiano di molta orazione mentale.

Per 3. al num. 33. ho detto: Ancorché alcun'Anima cadesse qualche volta in alcun peccato veniale volontario per mera fragilità, ma presto se ne dolesse, e proponesse l'emenda, se poi desiderasse comunicarsi per acquistar forza dal Sagramento a non cadere, e per avanzarsi nella perfezione, perché se l'ha da negare la Comunione? Qui desiderava l'Ammonitore ch'io avessi spiegato di qual peccato veniale, se con affetto, o senza affetto,


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io intendeva parlare. Ma rispondo, che col dire, per mera fragilità, ben veniva dichiarato il veniale senza affetto. Ma giacché siamo a questo discorso, voglio qui soggiungere quel che scrive il P. Leonardo da Porto Maurizio Missionario Apostolico e Religioso del Ritiro di S. Bonaventura di Roma; questi nel suo Manuale sagro per le Religiose (Part.2. §V.) Parlando d'una Religiosa, che si scusa di non comunicarsi spesso, perché si vede aggravata di difetti e di peccati veniali, le risponde così "(il sagro Concilio di Trento richiede da Noi per comunicarci lecitamente che la coscienza non ci rimorda di peccato mortale; sicché i difetti e i peccati


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veniali non impediscono di accostarvi al sagro Altare. Buon consiglio è confessarvene prima di comunicarvi, ma se dopo la confessione per disgrazia ricadete in qualche peccato veniale, non è necessario ritornare al Confessore; fate un atto di contrizione, e comunicatevi.)" e poi soggiunge parlando de' Confessori renitenti a dar la Comunione frequente "(Quando poi il vostro Confessore fosse di coloro, che pretendono ne' loro Penitenti una vita immune da tutti i difetti, per conceder loro la Comunione, vorrei che riflettesse alla Parabola in San Luca al Cap. 14 quando si introdussero alla mensa Poveri, Deboli, Ciechi, e Storpi.


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E volle dire il Signore: Benché siate poveri, deboli, ciechi, e zoppicanti nella strada della perfezione, accostatevi con fiducia alla mia mensa e ne caverete un gran ristoro per le vostre debolezze. I Monisterj più osservanti sono per appunto quelli, nei quali è più in uso la frequente Comunione. Ma che dissi Monasterj! in tutta la Chiesa si è osservato, che quanto maggiore è stata la lontananza da' Sagramenti, maggiore è stata la piena de' peccati; e dopo che Iddio mandò al Mondo Sant'Ignazio di Loyola, S. Filippo Neri, e altri Santi, che introdussero la frequenza de' Sagramenti, migliorarono molto i costumi. Mi direte che a


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tempi nostri non mancano sciagurati. Verissimo, ma questi sono per appunto quei, che stan lontani da' Sagramenti.)" Ho voluto riferire ciò che ha scritto questo Autore e, Uomo celebre in tutta l'Italia, di gran virtù e dottrina, Fondatore del ritiro di S. Maria dell'Incontro in Firenza, e che ha girata colle Missioni quasi tutta l'Italia ed è morto finalmente nell'anno 1751 in concetto di Santo, onde già gli si stanno formando i processi per la sua Beatificazione: ho voluto (dico) notar qui i suoi sentimenti, per far vedere quale oggidì è il sentimento circa la frequenza della Comunione de' buoni Padri Spirituali, che non parlano a caso, ma per l'esperienza fatta nella guida dell'Anime loro commesse.


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Per 4. Si lagna poi l'Ammonitore, ch'io ho addotte le autorità del Tridentino, ed altre, per cui ho concluso infine così: Dunque la Comunione è istituita anche per gl'Imperfetti, acciocché colla virtù di tal cibo si guariscano. Dunque, ripiglia l'Autore, perciò potrà darsi la Comunione frequente, ed anche la quotidiana a chi tiene l'affetto a' peccati veniali? Ma, rispondo, che la mia proposizione non dovea, né potea ridursi a questo assurdo, quando già prima aveva io spiegate le disposizioni richieste per la Comunione frequente.

Per 5. Parlando della divozione conveniente alla frequente Comunione, ho detto: Non è necessario, che questa divozione


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sia somma, o che sia sensibile; basterà che 'l Direttore scorga nel fondo della volontà del suo Penitente esservi radicata una prontezza di seguire ciò che piace a Dio. Volea l'Ammonitore, ch'io avessi spiegato, che viene a dire divozione Somma, è divozione Grande, quale la richiedea S. Tommaso: Ma non mi pare, che ciò avea bisogno di spiega, ognuno intende, che Grande significa quella che può crescere, Somma che non può essere maggiore, almeno moralmente parlando. Dice poi, che nel richieder io Una prontezza di eseguire ciò che piace a Dio, dovea spiegare, che questa prontezza non consiste già in un pio desiderio di eseguire il gusto di Dio, né in una facilità, che si ha in applicarsi alle cose spirituali,


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o in un certo piacere che facendole vi si gusta; ma consiste in una volontà effettiva di piacere a Dio, la quale si conosce dagli effetti, che poi non consistono in cambiare abiti e colore, o un fazzoletto tirato su gli occhi; ma in adempiere fedelmente la volontà di Dio. Ringrazio l'Ammonitore di tante belle spieghe, ma in breve tutte queste son contenute nel dire: Scorga nel Penitente radicata una prontezza etc. Egli l'Ammonitore in questo suo libretto non ha avuto altro pensiero che di parlare di questo sol punto della Comunione frequente; ma io nell'Opera ho dovuto parlare di molte altre cose, circa le quali se avessi voluto stendere le spieghe di tutti i dubbj, che vi poteano


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occorrere, l'Opera sarebbe venuta dieci volte più voluminosa, contro il mio intento d'esser breve quanto più si potea.

Per 6. Avendo io portato il passo di S. Bonaventura, che non dee lasciarsi la Comunione solita a farsi, benché qualche volta la Persona non senta una special divozione. Volea l'Ammonitore, che avessi spiegato per ciò non intendersi, che la Persona dee comunicarsi, qualunque sia la freddezza di sua volontà, e qualunque sia l'attacco alle cose del Mondo. Ma (replico) ciò niuno poteva intenderlo, mentre io già avea dichiarate le condizioni richieste alla Comunione frequente; onde ben s'intende ciò per quell'aridità di spirito che non di rado sperimentano


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nella Comunione l'Anime divote.

Per 7. Volea, ch'io avessi spiegato, che cosa s'intende per affetto al peccato veniale. Spieghiamolo: S'intende aver attacco a cose, che vanno unite col peccato veniale. Ma per altro io scrivo a' Confessori; onde soggiungo: Povere Anime, che capitassero in mano di Confessori, che neppure intendessero che viene a dire affetto a peccati veniali!

Del resto, eccettuato il punto della Comunione d'ogni otto giorni, che l'Ammonitore anche oggidì tiene certamente per frequente, ed io certamente la tengo per non frequente, siccome ancor comunemente la tengono tutti, o quasi tutti, (per


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quel che so) i buoni Direttori odierni; nell'altre cose vedo, che in tutto, o quasi tutto siamo con lui dello stesso sentimento. Una sola cosa gli avrei raccomandata, se avessi avuta la sorte di parlargli prima che avesse dato fuori il suo libretto, cioè che riprovando egli quei Confessori, che danno la Comunione quotidiana, o quasi quotidiana indiscretamente a tutte le Persone, che da loro dipendono, anche maritate, tra questi Confessori non ci avesse annoverati anche i miei compagni della Congregazione; perché infatti (sia detto con sua buona licenza) ciò non è vero; i miei Fratelli circa la Comunione frequente si regolano secondo il sentimento comune dell'Ammonitore, e mio


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che importa poi, che sieno Persone maritate? Forse a niuno di costoro può darsi la Comunione frequente? So già, che il P. Avila (parlando per altro secondo la costumanza de' suoi tempi) consiglia che le Maritate si facciano comunicare, una sola volta il mese. Ma in ciò dee farci maggior autorità del detto del P. Avila il Decreto della Sacra Congregazione, approvato da Innocenzo XI nel 1679 e riferito da La-Croix (Lib. 1 p.1 n.653) dove parlandosi della comunione quotidiana, dicesi: Frequens ad sacram alimoniam percipiendam accessus Confessariorum iudicio est relinquendus, qui ex conscientiae puritate et frequentiae fructu et ad pietatem processu Laicis negotiatoribus, et Conjugatis, quod prospicient


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eorum saluti profuturum, id illis praescribere debebunt. Dal che si ricava due cose: la prima, che l'uso della Comunione frequente dee rimettersi al giudizio de' Confessori: la seconda, che questo giudizio essi Confessori debbon formarlo principalmente dal vedere il profitto che ne riportano i Penitenti dal più o meno spesso comunicarsi, secondo le parole già riferite, che giova qui ripetere: Quod prospicient eorum saluti profuturum, id illis praescribere debebunt. E di questo sentimento per altro già fu prima lo stesso P. Avila, poiché nell'Epistola 60 questa regola: Il vero segno di ben comunicarsi è il profitto dell'Anima. E se questo vi è, sarà ben frequentarla; posto che non v'è non farla sì spesso.


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E così mi son regolato sempre nell'accrescere o diminuire le comunioni a' miei Penitenti, dal vedere il loro vantaggio o discapito nella perfezione; ma dico la verità, per lo più ho sperimentato l'avanzo nel crescer le Comunioni. Unusquisque in suo sensu abundet. Monsignor mio, termino per più non tediarla. Ma spero già d'esser stato breve secondo il suo genio. Avrei potuto ben riempire di molte altre notizie e dottrine questa mia Risposta, ma non ho voluto appartarmi dal suo comando d'esser breve, e dal mio intento di non far altro che solo rispondere alle obbiezioni fattemi dal mentovato mio Censore. E così resto con baciarle


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divotamente le mani, e confermandomi

 

Di V.S. Ill.ma e R.ma

Umiliss. e divotiss. Servitor vero

Alfonso Maria Vescovo eletto

di S. Agata de' Goti




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