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S. Alfonso Maria de Liguori
Ristretto delle virtù…religiosa

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Ristretto delle virtù in cui dee esercitarsi una religiosa che vuol farsi santa

 

 


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Questo ristretto gioverebbe leggerlo ogni volta che si fa il giorno di ritiro, per vedere le virtù in cui si manca.

1. Desiderare di sempre più avanzarsi nell'amore verso Gesù Cristo. I santi desiderj son le ale con cui le anime volano a Dio. Quindi bisogna spesso meditare la passione del Signore. Fare spessi atti d'amore nel giorno verso Gesù Cristo, cominciando dallo svegliarsi nella mattina e procurando d'addormentarsi facendo un atto d'amore. E domandar sempre a Gesù Cristo il suo santo amore.

 

2. Frequentar la comunione quanto più spesso si può la settimana col permesso del direttore. E tra il giorno fare più comunioni spirituali; almeno tre.

 

3. Visitare il ss. sacramento almeno una vola il giorno; e visitandolo, dopo gli atti di fede, di ringraziamento, d'amore e di dolore, domandargli con fervore la perseveranza e il santo amore. E quando accadono disturbi, perdite, affronti o altre cose contrarie, ricorrere al ss. sacramento, almeno da dove si trova la persona.

 

4. Ogni mattina, in levarsi, offerirsi a Dio a soffrire con pace tutte le cose contrarie che le avverranno; e quelle avvenendo, dir sempre: Signore, sia sempre fatta la vostra volontà.

 

5. Godere che Dio è infinitamente beato. Chi ama Dio più di sé stesso, dee godere più della felicità di lui che della propria.

 

6. Desiderare il paradiso e desiderare perciò la morte per liberarsi dal pericolo di perdere Dio e per gire ivi ad amarlo con tutte le forze ed in eterno.

 

7. Desiderare e procurare che tutti amino Gesù Cristo; e perciò parlare spesso colle sorelle dell'amore di Gesù Cristo.

 

8. Andare con Dio senza riserba, non negandogli cosa che intendasi di suo gusto; anzi sceglier le cose di suo maggior gusto.

 

9. Pregare ogni giorno per le anime del purgatorio e per i poveri peccatori.

 

10. Far tutte le azioni per solo fine di dar gusto a Gesù Cristo, dicendo in principio d'ogni azione: Signore, sia tutto per voi.

 

11. Offerirsi più volte il giorno a Gesù Cristo a patire ogni pena per suo amore, dicendo: Gesù mio, mi dono tutta a voi; eccomi, fate di me quel che vi piace.

 

12. Risolversi di morire prima che commettere un peccato avvertito, anche veniale.

 

13. Negarsi le proprie soddisfazioni, anche lecite; almeno farlo due o tre volte al giorno. E quando sentiamo parlare di ricchezze, d'onori e spassi di mondo, pensiamo che tutto finisce, e diciamo allora: Dio mio, voi solo voglio e niente più.

 

14. Fare ogni giorno due ore d'orazione mentale o almeno un'ora.


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15. Amar la solitudine e il silenzio per trattenersi a conversare da solo a solo con Dio. E perciò bisogna amare il coro e la cella e fuggir le grate, la porta e il belvedere.

 

16. Far tutte le mortificazioni esterne che permette l'ubbidienza; ma specialmente attendere alle interne, come astenersi dalle curiosità, dal rispondere alle ingiurie, e non facendo mai cosa per propria soddisfazione.

 

17. Qualunque esercizio divoto farlo come fosse l'ultima volta che lo facessimo. E perciò pensare spesso alla morte nella meditazione. E stando a letto pensiamo che ivi un giorno avremo da spirare.

 

18. Non lasciar le nostre divozioni solite o altra buona opera per qualunque rispetto umano, aridità o tedio che vi trovassimo.

 

19. Non lagnarsi nelle infermità della poca assistenza de' medici o delle sorelle, e procurare di occultar i dolori quanto si può.

 

20. Discacciar la mestizia, conservando in tutte le cose contrarie una tranquillità e un volto sereno sempre uniformi. Chi vuole quel che vuole Dio non dee star mai afflitto.

 

21. Nelle tentazioni ricorrer subito con confidenza a Gesù ed a Maria, seguendo a nominar sempre Gesù e Maria finché persiste la tentazione.

 

22. Mettere tutta la nostra confidenza prima nella passione di Gesù Cristo e poi nell'intercessione di Maria, e chiedere ogni giorno a Dio questa confidenza.

 

23. Dopo il difetto non disturbarsi mai e non diffidare, ancorché si ricadesse più volte nello stesso difetto, ma subito pentirsi e di nuovo risolver l'emenda, confidando in Dio.

 

24. Render bene a chi ci fa male, almeno col pregare il Signore per esso.

 

Risponder con dolcezza a chi ci maltratta con fatti o con parole, e così guadagnarlo.

 

25. Quando però ci sentiamo disturbati è bene che taciamo finché si sereni l'anima; altrimenti commetteremo mille difetti quasi senza avvedercene.

 

26. Nel far le correzioni procuriamo di trovare il tempo in cui non istiamo disturbati né noi né la persona che dee esser corretta; altrimenti la correzione riuscirà più nociva che utile.

 

27. Dir sempre bene di tutti e scusar l'intenzione dove non possiamo l'azione.

 

28. Soccorrere i prossimi quanto si può e specialmente coloro che ci sono avversi.

 

29. Non fare né dir cosa di disgusto altrui, sempre che non fosse per più piacere a Dio. E mancando qualche volta alla carità del prossimo, domandargli perdono o almeno parlargli con dolcezza. E parlar sempre con mansuetudine e voce bassa.

 

30 Offerire a Dio i disprezzi che ci son fatti, senza poi lagnarcene cogli altri.

 

31. Osservare puntualmente le regole del monastero. Dicea s. Francesco di Sales che la più austera penitenza del religioso è il negare la propria volontà e contentarsi che l'osservanza delle regole sia il sacerdote che ogni momento offerisca un tal sacrificio a Dio. E replicava spesso che la predestinazione de' religiosi sta attaccata all'amor delle proprie regole. Ed a' superiori regolari dicea che, per ben esercitar la loro carica, non doveano far altro che osservar le loro regole e farle osservar dagli altri.


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32. Stimare i superiori come la stessa persona di Gesù Cristo, e perciò ubbidir loro puntualmente e senza replica.

 

33. In quanto all'umiltà, amare gli offici più umili. Sceglier per sé le cose più povere. Umiliarsi anche alle sorelle inferiori. Non parlare di sé né in bene né in male, poiché talvolta il dir male di sé fomenta la superbia. Non iscusarsi nelle riprensioni ed anche nelle calunnie che ci vengon fatte; purché ciò non sia assolutamente necessario per evitare lo scandalo degli altri.

 

34. Visitare ed assistere quanto più si può alle inferme e specialmente alle più abbandonate.

 

35. Dire spesso a se stessa: Io son venuta al monastero non per deliziarmi, ma per patire; non per istar comoda, ma per esser povera; non per esser onorata, ma disprezzata; non per fare la volontà mia, ma quella degli altri.

 

36. Rinnovar sempre il proposito di farsi santa, e non isgomentarsi di qualunque stato di tiepidezza in cui si trovi.

 

37. Rinnovare ogni giorno i voti della professione.

 

38. Uniformarsi alla divina volontà in tutte le cose contrarie al nostro senso, ne' dolori, infermità, affronti, contraddizioni, perdita di roba, morti di parenti o d'altre persone care. Ed a tal fine indirizzare tutte le nostre opere, le comunioni, le meditazioni e le preghiere, cercando sempre a Dio che ci faccia amare ed eseguire i suoi santi voleri.

 

39. Raccomandarsi alle orazioni delle persone divote; ma più raccomandarsi a' santi del paradiso, e specialmente a Maria santissima, facendo gran conto della divozione verso questa divina Madre e procurando di insinuarla ancora agli altri.




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