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S. Alfonso Maria de Liguori
Selva di materie predicabili

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§. 2. Del gusto che a Dio un sacerdote che attende alla salute delle anime.

 

Per conoscere quanto desidera Dio la salute delle anime, basta il solo considerare quel ch'egli ha fatto nell'opera dell'umana redenzione. Ben espresse Gesù Cristo questo suo desiderio quando disse: Baptismo habeo baptizari; et quomodo coarctor usquedum perficiatur10! Dicea che sentivasi quasi venir meno per l'ansia che avea di veder presto compita l'opera della redenzione, affin di veder salvati gli uomini. Da ciò s. Gio. Grisostomo


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giustamente inferisce non esservi cosa più cara a Dio che la salute delle anime: Nihil ita gratum Deo et ita curae ut animarum salus1. E prima lo scrisse s. Giustino: Nihil tam Deo gratum quam operam dare ut omnes reddantur meliores. Disse un giorno il Signore a Bernardo Colnado sacerdote, che molto faticava nella conversione de' peccatori: Labora pro salute peccatorum; hoc enim prae omnibus est mihi carissimum2. Tanto ciò è caro a Dio, soggiunge Clemente alessandrino, che sembra non aver Dio altra cura che di vedere gli uomini salvi: Nihil aliud est Domino curae praeterquam hoc solum opus, ut homo salvus fiat3. Quindi disse s. Lorenzo Giustiniani parlando al sacerdote: Deum honorare conaris? Non aliter melius quam in hominis salutem poteris actitare4.

 

Dice s. Bernardo che appresso Dio vale più un'anima che non vale tutto il mondo: Totus iste mundus ad unius animae pretium aestimari non potest5. Onde scrisse il Grisostomo che piace più a Dio chi converte una sola anima che chi dispensa tutti i suoi beni per limosine: Etsi ingentes erogaveris pecunias, plus efficies si unam converteris animam. Asserisce Tertulliano che a Dio tanto è cara la salvazione d'una sola pecorella la quale ha errata la via, quanto la salvazione di tutto il gregge: Errat una pastoris ovicula: sed grex una carior non est. Perciò dicea l'apostolo: Dilexit me et tradidit semetipsum pro me6; volendo con ciò significare che Gesù Cristo tanto sarebbe morto per un'anima sola quanto è morto per salvar tutti, siccome già lo spiegò s. Gio. Grisostomo: Neque enim recusaturus esset ad unum hominem tantam exhibere dispensationem. E ben lo diede ad intendere il nostro Redentore nella parabola della dramma perduta, su cui scrive l'angelico: Omnes angelos convocat, non homini, sed sibi ad congratulandum (per la dramma ritrovata), quasi homo Dei Deus esset, et tota salus divina ab ipsius inventione dependeret, et quasi sine ipso beatus esse non posset7. Si narra da più autori di s. Carpo vescovo, che avendo avuto una visione in cui gli parea di vedere un certo peccatore scandaloso il quale avea indotto un innocente a peccare, il santo, spinto da zelo, volea precipitare quello scandaloso in una fossa, all'orlo di cui si ritrovava. Ma apparve Gesù Cristo, che sostenendo colla mano quel peccatore, disse a s. Carpo: Percute me, quia iterum pro peccatoribus mori paratus sum. Come dicesse: Ferma, più presto percuoti me; giacché per questo peccatore io ho data la vita e son pronto di nuovo a darla per non vederlo perduto.

 

Lo spirito ecclesiastico, scrive Lodovico Habert, praecise consistit in ardenti studio promovendi gloriam Dei et salutem proximi8. Quindi scrisse Natale Alessandro che non dee ammettersi al sacerdozio chi volesse attender solo a se stesso e non agli altri: Quis ferat presbyterum ordinari ut sibi tantum vacet, non aliis9? Ordinò il Signore nell'Esodo10, che i sacerdoti portassero una veste intessuta tutta co' segni di certi circoli fatti a modo d'occhi, per significare, come spiega un autore, che il sacerdote dee esser tutt'occhi per attendere all'aiuto


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de' popoli. Dice s. Agostino che lo zelo della salute delle anime e di veder amato Dio da tutti nasce dall'amore: dunque, soggiunge il santo, chi non ha zelo è segno che non ama Dio: e chi non ama Dio è perduto: Zelus est effectus amoris: ergo qui non zelat, non amat; qui non amat, manet in morte1. gusto a Dio chi invigila sulla custodia dell'anima propria, ma più compiace il cuore di Dio chi invigila ancora sopra le anime de' prossimi: Tu quidem in tui custodia vigilans bene facis, sed qui iuvat multos melius facit2.

 

In niun'altra cosa, dice il Grisostomo, conosce meglio il Signore la fedeltà e l'affetto d'un'anima che nel vederla attendere al bene de' suoi prossimi: Nihil adeo declarat quis sit fidelis et amans Christi, quam si fratrum curam agat: hoc maximum amicitiae argumentum est3. Il Salvatore, dopo avere interrogato s. Pietro sino a tre volte se l'amava: Simon Ioannis, amas me? assicurato del suo amore, altro non gli raccomandò per segno del suo affetto che l'aver cura delle anime: Dixit ei: Pasce oves meas4. Riflette s. Gio. Grisostomo: Poterat dicere: Si me amas abiice pecunias, ieiunia exerce, super humum dormi, macera te laboribus. Nunc vero ait: Pasce oves meas5. Riflette inoltre s. Agostino sulla parola meas, e dice che il Signore volle dire: Sicut meas pasce, non sicut tuas; gloriam meam in eis quaere, non tuam; lucra mea, non tua6. Con ciò c'insegnò il santo che chi vuol piacere a Dio nell'attendere alla salute delle anime non dee cercare la gloria sua né il suo lucro, ma il solo accrescimento della divina gloria. S. Teresa, leggendo le vite de' santi martiri e le vite de' santi operai, diceva che invidiava più questi che quelli, pensando alla gloria grande che danno a Dio coloro che attendono alla conversione de' peccatori. S. Caterina da Siena baciava la terra dove mettevano i piedi i sacerdoti operai che stanno impiegati a salvare anime. Era questa santa tanto zelante della salute de' peccatori che desiderava di porsi alla bocca dell'inferno, acciocché niun'anima più vi entrasse. E noi che siamo sacerdoti, che diciamo? che facciamo? vediamo tante anime che si perdono e staremo a vedere?

 

S. Paolo diceva che per ottenere la salute de' suoi prossimi avrebbe accettato anche l'esser diviso da Gesù Cristo (s'intende per qualche tempo, come spiegano gl'interpreti): Optabam… ego ipse anathema esse a Christo pro fratribus meis7. S. Gio. Grisostomo desiderava di esser cieco, purché si fossero convertite le anime de' suoi sudditi: Millies optarem ipse esse caecus, si per hoc liceret animas vestras convertere8. S. Bonaventura si protesta che avrebbe accettate tante morti quanti sono i peccatori del mondo, affinché tutti si salvassero9. S. Francesco di Sales, stando tra gli eretici nello Sciablese, per un inverno e non lasciò di passar carpone per un trave gelato su d'un fiume, con tanto incomodo e pericolo, affin di andare a predicare a quella gente. S. Gaetano, ritrovandosi in Napoli nell'anno 1647, allorché vi fu quella gran rivoluzione, e vedendo tante anime che per tal causa si perdevano ne concepì tanto rammarico che se ne morì


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di dolore. S. Ignazio di Loiola dicea che, quantunque morendo fosse certo della sua salute eterna, nulladimeno egli avrebbe eletto di restare in terra, benché incerto della sua salvazione, purché avesse potuto seguire ad aiutare le anime. Ecco lo zelo che hanno per le anime tutti i sacerdoti amanti di Dio. E poi taluni per ogni minima causa o incomodo o timore d'infermità lasciano d'aiutare le anime! Ed in ciò difettano anche alcuni che han peso di cura d'anime. Diceva s. Carlo Borromeo che un curato il quale vuol pigliarsi tutte le sue comodità e praticar tutte le cose che posson giovare alla sanità del corpo, non potrà mai bene adempire il suo officio. Quindi soggiungea che il curato non dee porsi a letto se non dopo tre parossismi di febbre.

 

Si Deum amatis, omnes ad amorem Dei rapite, dicea s. Agostino. Chi veramente ama Dio fa quanto può per tirare tutti ad amarlo, invitando tutti con Davide: Magnificate Dominum mecum, et exaltemus nomen eius in idipsum1. Va egli da per tutto esortando e dicendo nel pulpito, nel confessionario, per le piazze, per le case: Fratelli, amiamo Dio, lodiamo il suo nome colla voce e colle opere.

 




10 Lucae 12. 50.



1 Hom. 3. in Genes.



2 Ap. Sabatin. clero sent. p. 1. c. 4. sez. 2. disc. 3.



3 Admon. ad gent.



4 De contempl. ect. p. 2. n. 3.



5 In medit.



6 Gal. 2. 20.



7 Opusc. 65.



8 De sacr. ord. p. 3. c. 5.



9 Theol. dogm. de ord. c. 3. reg. 22.



10 Cap. 28.



1 In ps. 118. serm. 18.



2 S. Bern. serm. 12. in cant.



3 Hom. 31. ad popul. ant.



4 Io. 21. 17.



5 L. 2. de sacr. c. 1



6 Tract. 123. in Io. n. 5.



7 Rom. 9. 3.



8 Hom. 3. in Act. Ap.



9 Stim. div. amor. p. 2. c. 11.



1 Ps. 33. 4.






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