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S. Alfonso Maria de Liguori
Selva di materie predicabili

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CAP. IV. De' soliloquj per la comunione.

 

Due soliloquj si fanno nella missione: uno per i figliuoli e l'altro per tutto il popolo. Non v'è altra differenza tra l'uno e l'altro, se non che quello de' figliuoli dee farsi con modo più facile e famigliare, secondo la loro capacità; ma a quello del popolo va di più unito il sentimento di pace che si farà dopo l'atto di pentimento, come si vedrà dall'esempio. Del resto l'uno e l'altro hanno le stesse parti ed atti così per l'apparecchio come pel ringraziamento alla comunione. Gli atti per apparecchio sogliono essere di adorazione, fede, umiltà, pentimento, amore e desiderio. In sostanza però possono restringersi a tre, cioè di fede, di umiltà e d'amore: poiché a quello di fede va annesso l'atto di adorazione; a quello d'umiltà siegue l'atto di pentimento; ed a quello d'amore siegue l'atto di desiderio. Gioverà per mezzo a questi atti l'addurre più fatticelli di tenerezza. Ma prima di venire agli atti si farà una breve introduzione, come si vedrà dal seguente esempio del soliloquio al popolo, al quale, toltone il sentimento di pace, è simile il soliloquio a' figliuoli, come già di sopra si è detto. Avvertasi di più che, dopo l'atto di dolore che si fa nel soliloquio, nella comunione dei grandi si farà, come si è detto, il sentimento di pace; ma nella comunione de' figliuoli si fa la processione di essi per la terra, nella quale andranno tutti colla corona di spine in testa, e le figliuole di più porteranno il volto coperto d'una tovaglia bianca. Per figliuole s'intendono quelle che non passano i quindici anni, perché le altre zitelle più adulte faranno la loro comunione a parte, ma senza processione. Ritornando poi i figliuoli alla chiesa, prima di farli entrare, si prenderanno da essi le cartelle della comunione, che avranno ricevuto dal padre della dottrina. Indi si collocheranno in fila avanti l'altare, dividendo i figliuoli dalle figliuole, e poi si farà loro il resto del soliloquio, seguitando gli atti d'amore e di desiderio ec.

 

Esempio del soliloquio al popolo, cogli atti d'apparecchio avanti la comunione.

 

Introduzione. Gaudeamus et exultemus et demus gloriam ei: quia venerunt nuptiae Agni, et uxor eius praeparavit se 1. Non più lagrime di dolore, ma lagrime d'allegrezza e d'amore voglio da voi questa mattina, cristiani miei: Gaudeamus et exultemus. Fate festa, state allegramente; e perché? Venerunt nuptiae Agni. Gesù Cristo, placato già col vostro pentimento, vuol venire questa mattina a sposarsi alle anime vostre colla santa comunione. Voi tanto avete sospirato questo giorno; eccolo è venuto.


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Apparecchiatevi, perché lo sposo celeste è già vicino, già sta per entrare ne' vostri cuori.

 

Atto di fede e di adorazione. S. Teresa si maravigliava di coloro che tanto invidiavano chi si trovava a tempo quando Gesù Cristo stava in terra e potea ciascuno godere della sua presenza, parlargli da faccia a faccia e cercargli le grazie. «Ma noi, dice la santa, non abbiamo lo stesso nostro Salvatore nel ss. Sacramento, che non solo ci fa godere la sua presenza, ma ancora ci dona in cibo le sue carni sacrosante e tutto se stesso?» Così vi assicura Gesù Cristo medesimo stamattina da quell'altare, donde vi dice: Figli miei, quel pane del quale tra poco dovrete cibarvi sappiate che non è pane, ma è lo stesso corpo mio: Accipite et manducate; hoc est corpus meum. Ravvivate dunque la fede. Fede viva vi bisogna per comunicarsi con divozione. Ditemi: chi credete che sia quegli che sta nel ss. Sacramento? È Gesù Cristo. Dica dunque ognuno con me: Ah Gesù mio, io credo fermamente, perché voi l'avete detto, che tutto voi in anima, corpo e divinità state nell'ostia consacrata. Credo che in ricevere voi ricevo quello stesso Figlio di Dio che si è fatto uomo ed è morto per me in croce. Sì, mio Signore, in questo sacramento io vi adoro con tutto il cuore mio, ed unisco la mia adorazione a quella che vi danno gli angeli e Maria ss.

 

Atto d'umiltà coll'atto di pentimento. Anticamente prima di comunicarsi il diacono gridava al popolo dall'altare: Si quis non est sanctus non accedat ad sacramentum. Fratelli miei, voi volete questa mattina ricevere Gesù Cristo: ma siete santi? no? almeno umiliatevi, e dica ognuno: Domine, non sum dignus. Signore, io non son degno di ricevervi, non son degno neppure di stare alla vostra presenza: per li peccati miei meriterei d'essere cacciato da questa chiesa e di stare nel fondo dell'inferno. Ma no, Gesù Cristo non vuole che lasciate d'accostarvi a riceverlo. Egli si è dichiarato: Eum qui venit ad me non eiiciam foras: Chi viene a me pentito ec. io non lo discaccerò. Avete inteso? Accostatevi dunque, ma accostatevi piangendo per tutte le offese che gli avete fatte (Qui si prenda il crocefisso).

Digli, fratello: ecco, o Signore, quel traditore tanto da te amato e tanto ingrato con te. Dio mio, io spero che già m'abbiate perdonato, ma se mai, chi sa? non m'aveste perdonato ancora, perdonatemi ora, prima che vi riceva, mentr'io mi pento ec.

 

Sentimento di pace avanti la comunione.

 

Ma sappiate, cristiani miei, che Gesù Cristo si protesta nel vangelo che chi perdona è perdonato: Dimittite et dimittemini. Ma chi non perdona come può sperar perdono? E come mai questo Agnello ch'è tutto pieno d'amore e pietà può entrare contento in un'anima piena di odio? Egli specialmente comandò a' sacerdoti che negassero la comunione a coloro che portano odio: Nolite dare sanctum canibus1. Per cani s'intende appunto coloro, come spiegano gli interpreti, che portano odio, simili a' cani, che son pieni di rabbia. Foris canes2, gridano gli angioli, fuori i cani da questa chiesa. Dice s. Agostino che l'odio al prossimo ci fa diventare figli del demonio; ma all'incontro dice s. Tomaso d'Aquino che il ss. sacramento, questo pane celeste,


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dee farsi solamente ai figli di Dio, non già ai cani vendicativi, che son figli del demonio: Vere panis filiorum non mittendus canibus. Tremi dunque chi volesse comunicarsi coll'odio nel cuore, che non gli avvenga stamattina quel che si narra essere avvenuto ad una certa donna la quale, stando nemica con un'altra, al tempo del precetto pasquale si andò a comunicare. Il sacerdote, perché l'inimicizia era pubblica, le negò la comunione: ella, per non restare così affrontata, disse che perdonava, ma fintamente; tanto che, finita la messa, essendo andata quell'altra donna verso la porta della chiesa per ringraziarla del perdono, ella rispose allora: «Che perdono, che perdono? prima mi contento di morire sopra una forca che perdonarti». Appena disse ciò, che, diventando più nera della pece, cadde subito morta a terra e a vista di tutti, aprendosele la gola, ne uscì la particola consecrata e restò sospesa in aria, sintanto che venne un sacerdote e la prese riverentemente in una patena; e quella miserabile già morta fu poi gittata in un letamaio come un cane ad infracidarsi. Che? volete, figli miei, che ad alcuno di voi abbia a succeder lo stesso questa mattina? Chi si vuol comunicare bisogna che levi dal cuore ogni rancore ec.

 

Orsù ora avete da dare una bella consolazione al cuore di Gesù Cristo. Alzatevi tutti in piedi e sentitemi quel che avete da fare. Tutti avete da far pace gli uni cogli altri; e quella persona che avesse mai ricevuta qualche offesa, ella ha d'andare ad abbracciarsi con chi l'ha offesa e gli ha da perdonare per amore di Gesù Cristo. Voi, figliuoli e figliuole, andate a trovare i vostri padri e le madri, e inginocchiati cercate loro perdono di quanti disgusti loro avete dati ec. E tutti poi andate a trovare chi v'ha fatta qualche offesa, ed abbracciatevi gli uomini cogli uomini, e le donne colle donne. Via su, ubbidite, andate tutti. Pace, pace: fugga l'odio ora che ha da venire al vostro cuore il re della pace ec. E qui tutti i padri d'intorno esorteranno la gente a far pace.

 

Atto di desiderio prossimo alla comunione.

 

Un giorno s. Caterina da Siena andata tardi alla chiesa a comunicarsi, le comparve Gesù colla faccia pallida, come allora stesse per venir meno. S. Caterina gli domandò? «Perché, Signore, mi comparite così». E Gesù le rispose: «Figlia, per farti conoscere il mio gran desiderio che venissi tu presto a ricevermi, presto accostati». Anime divote, avete desiderio di ricevere Gesù Cristo? Sappiate che Gesù Cristo ha più desiderio di venire a voi. Tutta stanotte il Signore, per dir così, è stato contando i momenti per donarsi in questa mattina alle anime vostre. Via su apparecchiatevi, ché ora viene. Diciamo il Confiteor. Si dice il Confiteor dallo stesso padre a voce forte, e si fa dire il Misereatur etc. dal sacerdote sull'altare; e dopo: Orsù presto, sacerdoti miei, date Gesù Cristo a queste anime che desiderano abbracciarsi col loro caro Signore, e contentate Gesù Cristo, che vuol venire a consolare queste anime (Si fa dire l'Ecce Agnus Dei). Ecco già viene Gesù Cristo, eccolo qua; ma prima che venga chiamatelo voi con desiderio: vieni, Gesù Cristo mio, che l'anima mia ti desidera. Pregate Maria Vergine, ch'essa ve lo porti. Oh che allegrezza e festa fanno gli angioli


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questa mattina! Via su sonate le campane, sonate l'organo. Ecco già viene il re del cielo, lo sposo divino ad abbracciarsi con voi. Ricevetelo voi ardendo d'amore. Chiamatelo coi sospiri d'affetto: vieni, Gesù mio, vieni, Dio mio, ch'io t'amo e ti voglio sempre amare. E qui sonandosi le campane e l'organo, tacerà il padre; solamente da quando in quando, mentre si fa la comunione, darà qualche breve motivo di fervore e pronunzierà qualche atto, v. gr.: Signore, da oggi avanti voglio mutar vita. Accettami stamattina, mi do tutto a te. Voi sarete l'unico mio amore da oggi avanti. Se v'ho da offendere, fatemi morire stamattina. Ditemi che volete da me, ché tutto voglio farlo. Maria ss., legami con Gesù Cristo mio ec.

 

Atto di ringraziamento dopo la comunione.

 

Questi atti sogliono essere cinque: di accoglienza, di ringraziamento, d'amore coll'offerta, di proposito e di petizione. Mettiamo l'esempio. 1. Atto d'accoglienza. Anima che ti sei comunicata, ecco che ora stai col tuo Dio, egli sta dentro di te: Qui manducat meam carnem... in me manet et ego in eo1. Ravviva dunque la fede, adora Gesù Cristo che sta dentro il tuo petto, accoglilo, abbraccialo, stringilo. Pensa che Gesù Cristo ora è fatto tutto tuo, e digli: Signore, dove sei venuto? Che cosa di buono hai veduto in me, che t'ha spinto a venire ad abitare questa mattina nel petto mio? Ma giacché sei venuto, sii il benvenuto: io ti adoro, ti abbraccio e ti stringo al mio cuore, acciocché non ti parta più da me. 2. Atto di ringraziamento. Che dici? Merita d'esser ringraziato questo re del cielo che stamattina ha voluto entrare nel tuo petto. Se un re della terra fosse venuto nella casa tua, che ringraziamenti ec.! Via su ringrazialo. Ma quali parole bastano a ringraziare un Dio che scende dal cielo per visitare una miserabile formica che l'ha offeso? Ma ringrazialo almeno come puoi: Signore, digli, che posso dirvi? che posso fare per ringraziarvi come voi meritate? O santi, o angioli, o Maria ss., aiutatemi voi a ringraziare Gesù Cristo mio. 3. Atto d'amore. Ma vuoi sapere, anima divota, qual è il più bel ringraziamento che puoi fare a Gesù Cristo? è il dirgli, Gesù mio, ti voglio bene. Esso vuole che l'ami. A posta si è dato a te per esser amato da te. Amalo dunque ed offeriscigli tutta te stessa. Sì, Gesù mio, io v'amo con tutto il cuore mio; e giacché voi vi siete dato tutto a me, io mi dono tutto a voi. Accettatemi voi per pietà, mentre io vi dono tutto il mio corpo, l'anima mia, la mia volontà e tutta me stessa. Non sono più mia, son vostra. Disponete di me come vi piace. Mi basta l'amarvi, e niente più desidero.

 

4. Atto di proposito. Oh che consolazione sento stamattina di vedervi, uditori miei, tutti uniti ed abbracciati con Gesù Cristo! Ma un pensiero di dolore mi tormenta, ed è questo: chi sa se alcuno di voi ha da tornare a discacciare Gesù Cristo dall'anima sua? Il nostro Salvatore nella notte precedente alla sua passione, nella quale istituì il ss. sacramento, si voltò verso i suoi discepoli, e tutto afflitto loro disse: Unus vestrum me traditurus est2. Ah che mi pare che Gesù Cristo dica stamattina: Molti di coloro che questa mattina m'hanno ricevuto mi torneranno


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a tradire. Ah cristiani miei, e vi sarà alcuno tra voi che dopo tante grazie ec. avrà animo di tornare ec.? Via rinnovate il proposito, promettetegli di voler patire prima ogni pena che di nuovo perdere Dio. Ditegli così: sì, Dio mio, basta quanto v'ho offeso, bastino gli anni che son vivuto lontano da voi; la vita che mi resta non la voglio spendere più ad offendervi, no che non ve lo meritate, ma la voglio spendere solo ad amarvi. Questa mattina vi do parola: voglio prima morire che darvi più disgusto, voglio prima perdere tutto che la bella grazia vostra.

 

Atto 5. ed ultimo di petizione. Ma a che serviranno queste vostre promesse, se Dio non vi darà la grazia di osservarle? Ma il Signore per darci le grazie vuole che gliele cerchiamo, e specialmente dopo la comunione. Dice s. Teresa che quando viene Gesù Cristo in un'anima, si mette ivi come in trono di misericordia e le dice: Anima, quid vis ut tibi faciam? cercami quel che vuoi, a posta son venuto per farti grazie ecc. Via su, allargate il cuore, rappresentategli le vostre miserie, i vostri bisogni, e domandategli grazie, e specialmente cercategli la s. perseveranza nella grazia sua e l'amor suo. Dite con me: Signore, giacché voi in vece di mandarmi all'inferno, avete voluto con tanto amore visitare questa mattina l'anima mia, Dio mio, consolatemi, datemi la s. perseveranza, non permettete che io m'abbia più a separare da voi. Se mai vedete ch'io avessi da tornare a perdervi, fatemi morire prima di uscire da questa chiesa. Gesù mio, io non vi voglio perdere più e vi voglio amare. Eh via, cercategli ancora la grazia d'amarlo. Dio mio, mutatemi questo cuore ingrato, fate ch'io mi scordi di tutto per amare voi solo che mi avete tanto amato; datemi l'amore vostro e non voglio niente più. Gesù Cristo ha promesso nel vangelo che quante grazie cercheremo all'eterno Padre in nome suo, tutte l'eterno Padre ce le farà: Amen, amen dico vobis: si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis1. Cerchiamo dunque all'eterno Padre in nome di Gesù Cristo le dette grazie della s. perseveranza e dell'amor suo: Dio mio, per amore di questo Figlio, date a me ed a tutti la s. perseveranza e l'amor vostro. E cerchiamogli insieme la grazia di sempre domandargli la perseveranza, perché chi non seguita a cercarla, non l'avrà. Preghiamo ancora Maria ss. che ce l'impetri ecc. Indi si fanno dire i Pater colle Ave pel vescovo, padrone, parroco e sacerdoti, governatore, sindaco ed eletti, padrone della casa dove abitano i padri e finalmente per gli stessi padri. Finalmente di farà ricevere la benedizione colla pisside, con far domandare allora di nuovo la perseveranza, e con dire, quando si chiude il Venerabile nella custodia: Orsù tutti mandate i cuori vostri a chiudersi con Gesù Cristo, acciocché stiano sempre con esso uniti. E poi si andrà a porre la chiave della custodia in mano della statua di Maria, pregandola ch'essa custodisca i cuori di tutti, affinché non abbiano a separarsi più da Gesù Cristo.

 




1 Apoc. 18. 7.



1 Matth. 7. 6.



2 Apoc. 22. 15.



1 Io. 6. 57.



2 Matth. 26. 21.



1 Io. 16. 23.






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