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S. Alfonso Maria de Liguori
Sentimenti di Monsignore

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Testo


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1. L'Orazione è il cibo, e nutrimento dell'anima; per mezzo di essa vive vita spirituale, e perfetta. Voi tutti siete uomini di Orazione, la fate tre volte: vediamo se vivete con vita perfetta. I Fratelli allora viverebbero in vita perfetta, quante volte vi facessero bene il proprio Officio. Il cuoco, il portinaro, i studenti, i Padri, allora viverebbero tutti, se fossero modesti, umili, ubbidienti, raccolti. Ma si vede tutto il contrario, dunque l'Orazione non si fa bene. Dice il P.S.1 che ci sono tre classi di uomini, che fanno Orazione: alcuni fanno come le mosche, che girano di quà, e di sopra i fiori del giardino; alcuni come le cantarelle, che si mettono sopra una rosa, e se ne mangiano tanto, quanto basta al loro alimento: alcuni come le api, che pigliano il mele2, e la cera da fiori per riporla nell'alveare. Io temo che molti di voi etc. Fate l'orazione come faceva il Re Ezecchia. Sicut pullus hirundinis sic clamabo; meditabor ut columba3. Meditiamo gemendo colla colomba, gridiamo col pulcino ec.

2. Padri e Fratelli miei la vera scienza è sapere solo GesuCristo. A che serve la scienza, se non per cercare solo Dio? Possiamo dire con sincerità, che il nostro Fratello Blasucci4 già defonto ave havuta la vera scienza, mentre in tutte le cose sue sapeva cercare solo Dio, e perciò ha fatto una morte da Santo, come tutti ben sapete.

3. Giacché Padri e Fratelli miei, corre la regola dell'Orazione, vi dico questa sera, che la vita vostra deve essere una continua Orazione. Ognuno di voi deve avere un' gran desiderio di farsi grande nell'Orazione: ognuno deve trattare di


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rubbare qualche poco di tempo, quando può, per fare l'orazione. Così hanno fatto i Santi, e così faceva l'anzidetto nostro Fratello defonto5.

4. È vero, nol niego, che dobbiamo pigliarci un poco di ricreazione; ma è vero ancora, che nelle medesime ricreazioni dobbiamo cercare solo Dio; dobbiamo in quelle ricrearci solo perché lo vuole Dio, e solo per Dio.

5. Padri, e Fratelli miei, per dirvi il vero, non posso soffrire in alcuni soggetti quell'avidità, quell'ansia di spassi e di ricreazione.

6. È certo, Padri, e Fratelli miei, che Dio ci ha fatto una gran grazia col chiamarci in questa santa Congregazione. È assai, molto difficile il salvarsi in mezzo al mondo, ma nella Congregazione non solo è molto facile il salvarci, ma ancora il farci santi. 2 Decembre. Il p. Villani.

7. Nella Congregazione Iddio ci tutti i mezzi per farci santi.

8. Il Signore la vuole questa Congregazione, e si vede già, che la protegge con modo speciale. Ma se noi non ci portaremo bene Iddio allontanerà la sua mano. Padri, e Fratelli miei, portiamoci bene, portiamoci bene, e Dio ci benedirà.

9. Il Signore ci vuole santi, e santi umili, abietti e disprezzati, come GesuCristo. Ci vuole ancora poveri, e perciò ci va levando tutti gli ostacoli; e se noi stassimo comodi, ed avessimo ricchezze, subito ci allargheriamo6, ed anderia7 a terra l'osservanza.

10. Stringiamoci con GesuCristo, e con una vera umiltà, e di nuovo dico stringiamoci ed il Signore sarà fedele, e non ci farà mancare cosa alcuna.

11. Dio ci vuole santi, e per farci santi, ci dobbiamo far forza, abbiamo da mortificarci; e così hanno fatto tutti i santi. Abbiamo a mortificare la propria volontà.

12. Abbracciamo dunque, torno a dire, abbracciamoci con vera umiltà e mortificazione, stringiamoci con una esatta osservanza, e collo Spirito di GesuCristo.

13. Dilettissimi miei. Iddio vuole, che ci portiamo bene, e se così


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faremo, egli ci benedirà, ed il Re8 etc. Se poi ci porteremo malamente, Dio ci abbandonerà, ed il Re ci dismetterà.

14. Lo vuole Iddio, lo vuole il Re, che ci portiamo bene, e lo voglio ancor io. Difetti, ed imperfezioni volontarie il Signore non li vuole sopportare né le voglio sopportar'io.

15. Padri, e Fratelli miei, giacché il nostro santo Istituto ci obbliga in applicarci nell'ajuto delle anime le più abbandonate, procuriamo di avere nel cuore un'amor tenero, ed un'affetto particolare per le anime più bisognose, ed abbandonate. Padri, e Fratelli miei, se si avesse da fare una Missione in Napoli, e si stesse in strettezza tale, che nel medesimo tempo non si potesse fare nelle Procoje9 di Salerno; si deve fare quella delle Procoje prima, e differire quella di Napoli, e la ragione, perché questo è il fine del nostro Istituto.

16. Voi altri giovani affezionatevi all'ajuto delle anime più bisognose ora, che siete mandati a fare la Dottrina10, andate con gran desiderio di ajutare quei poveri fanciulli. Fratelli miei, non vogliate credervi essere questa qualche piccola cosa.

17. Giovani miei, non fate entrare nel vostro cuore aura di vanità, o ambizione di predicare, e che so io. Vi è più necessità di istruire i popoli, che di predicare. Restano più impresse le massime per mezzo delle istruzioni che per le prediche.

18. Padri miei, la povertà non consiste solo nel contentarsi in tutto ciò, che ci la comunità; ma ancora nel ben conservare le cose della comunità, ed è difetto circa la povertà lo strapazzare la veste etc.

19. Fratelli miei, la negazione11 consiste nel mortificare, e rompere la propria volontà. Chi non ha posto piede in questa virtù, non ha posto nemmeno il piede nella sequela di GesuCristo. Decembre 1752.

20. Attendiamo a spezzare quelle voluntatuccie, quei desideriucci,


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che nascono dal cuore. Quanto più uno si avanza nel rompere la propria volontà, tanto più si avanza nella sequela di GesuCristo.

21. Padri, e Fratelli miei, è una gran cosa lo spezzare la propria volontà, e la propria inclinazione, anche nelle cose piccole, v. gr. mi viene volontà di dire quella parola, di guardare, o altro etc. mi trattengo, mi mortifico, o quanto gusto si a Dio! Padri miei, tanto ci avanzaremo nella perfezione, quanto ci faremo forza.

22. Il tempo dell'infermità è tempo di fare gran guadagno. Virtus in infirmitate perficitur12. Se uno si fa la disciplina a sangue, se fa una gran predica, se si affatica con sommo zelo nelle sante Missioni, se attende a crepare, a sudare dentro del confessionale il giorno, vi può trovare qualche pabolo l'amor proprio, la propria stima, il desiderio di comparire; l'amor proprio ci può trovare la sua sodisfazione; vedendosi da tutti acclamato, e tenuto per Servo di Dio. Receperunt mercedem, etc.13. Io dico, che se un'operario non sta sempre sulla sua, non sta vigilantissimo sopra le sue azioni, sopra i suoi desiderii, sopra i movimenti del suo cuore, difficilmente riporta dalle sue fatighe il condegno merito. Ma quando uno si trova infermo, abbandonato senza forze collo spirito indebolito etc. se allora sopporta con pazienza l'infermità, l'amor proprio non ci trova etc. P.R.M.

23. Dilettissimi miei, noi dovressimo14 essere santi, essendo che da tanto tempo facciamo Orazione; ma molti di noi sono imperfetti, parlo di me, la causa è che non facciamo bene l'orazione. Per fare bene l'Orazione, dovressimo fare bene l'apparecchio, tanto remoto, quanto prossimo; così ancora il corpo dell'Orazione, e la conclusione. L'apparecchio rimoto consiste in non diffonderci nelle cose esterne. Ognuno di noi tiene Officii distrattivi: chi deve studiare, chi predicare, chi deve fare la cucina. In questi officii non dovemo15 totalmente ingolfarci, che ci scordiamo affatto di Dio. Ogni tanto, almeno nel principio, nel mezzo, nel fine di qualche azione, facciamo qualche giaculatoria. Facciamo come il Nocchiero, che tiene un'occhio fisso alla bussola e con una mano regola il 


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timone della nave; come il marinaro, che stà cogli occhi verso le vele, per vedere che venti escono, e colle mani [al timone]; come il compasso, che con un piede sta fermo, e con l'altro fa il circolo, così noi etc. Facciamo bene l'apparecchio prossimo, sempre l'atto di Fede; dice Santa Teresa16 che non dovemo figurarci Dio lontano da noi ma bensì dentro del nostro cuore. Soleva dire un Maestro di spirito17, che caminavano18 assai bene alcune anime da se dirette, perché facevano nell'Orazione l'atto di Fede. Facciamo bene il corpo dell'Orazione, meditiamo, come fanno le api sopra de' fiori. La conclusione sia fatta sempre con tutta la possibile attenzione. Se non si fa bene l'apparecchio sul principio dell'orazione, ci può esser rimedio, ma nella conclusione... non facciamo molti propositi, facciamone uno, e particolare; mettiamoci a combattere uno vizio, e perciò nell'orazione ricordatevi di quello dice San Francesco di Sales19 del mazzetto de' fiori. Uno entra in giardino si fa un mazzetto di fiori, l'odora tutto il giorno.

24. Si trovano certe anime, le quali vorrebbero sempre essere consolate nell'orazione. Se accade di avere un poco di aridità vorrebbero etc. Tutto è inganno del demonio, che cerca per tal mezzo la irreparabile ruina. Noi sappiamo, che tante anime si mantengono in grazia di Dio per mezzo dell'Orazione. Io però questo giorno voglio parlarvi delle fontane, d'onde può essere causata una tale aridità. Sono tre, il demonio, Dio, noi stessi; viene dal demonio, qualora facciamo con disturbo, e ce ne alziamo con disturbo, e che dovemo20 fare allora? ce ne dovemo ridere. Se viene da noi, per esempio, perché ci diffondiamo nel ciarlare nelle conversazioni: allora dovremo levare etc. Viene da Dio, qual'ora andiamo all'orazione, non abbiamo il sensibile della divozione, l'anima si vede amareggiata, ma tutta queta21 vorrebbe essere, tutta unita con Dio, ma allora dovemo consolarci. Se avessimo sempre


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consolazioni, non potressimo22 arrivare, parlando per la via ordinaria, secondo l'ordinaria provvidenza di Dio, alla perfezione. Il giorno è composto di giorno, e notte, se fosse sempre giorno, o sempre notte, morirebbono23, si corromperebbero le creature. Se uno mangia cose di zucchero sempre, si generano vermini24 nel ventre. Sicché dovemo persuaderci, che la nostra vita deve essere intrecciata di consolazioni, e travagli. La tela come è intrecciata? Un filo dritto, ed un'altro a traverso; così la tela della vita nostra. I santi, che ne hanno conosciuto il preggio25 etc. Padre, mi dirà alcuno, a che serve a fare l'orazione, se qui vi sto come una statua di sale? Sì, è vero, però non devi etc. L'orazione perché la fai? Per dare gusto e consolazione a te stesso, o a Dio? Se a te? allora etc. Ma se la fai per dar gusto a Dio, certamente etc. Dimmi, le veste Sacerdotali, Vescovili, e Pontificali fanno niente? Le belle pitture di GesuCristo, di Maria Santissima etc. fanno niente i preziosi ornamenti degli Altari etc.; è vero, che non fanno positivamente etc. Così tu etc.

25. Padri e Fratelli miei, tre cose deve fare un soggetto; primo lasciare i peccati. O che sconcerto sarebbe se un Congregato si vedesse commettere peccati veniali a posta. Secondo lasciare le cose indifferenti, comodità; beni di questa terra, spassi, gusti, ed altro. Terzo lasciare le imperfezioni, e trattare di camminar sempre avanti nella via della perfezione. Decembre.

26. Signori miei, stando in Congregazione siamo in obbligo di aspirare alla santità, e per questo il Signore ci ha dato tanti mezzi, che non l'ha né il Re, né il Papa. Non dobbiamo dire mai, basta, mai fermarci, né contentarci di una mediocrità; ma dobbiamo sempre avanzarci un giorno più dell'altro, se vogliamo arrivarci.

27. Fratelli miei, per farci santi dobbiamo patire, e patimenti interni ed esterni e sarebbe una pazzia volere farsi santo senza patire, tutti i santi hanno caminato per la via del patire, e della croce, e così sono arrivati a farsi santi.

28. Padri e fratelli miei, Dio ci ha fatto una gran grazia, col portarci alla Congregazione e questo è un motivo, che ci deve continuamente spingere a caminare avanti. Anzi vi dico, quando


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state freddi, e svogliati, specialmente nell'Orazione, pensate al gran beneficio, che vi ha fatto Dio, col ritirarvi da mezzo al mondo, e con mantenervi nella casa sua. Questo pensiero certamente deve constringere ognuno ad uscire dallo stato difettoso.

29. La vita nostra deve essere tutta lontana dalle cose secolaresche, e nel trattare, e nel burlare tra di noi, ed anche nello scrivere non dobbiamo servirci de' modi di quei del mondo.

30. Nel trattare con secolari, sempre dobbiamo insinuare massime di spirito.

31. Padri, e Fratelli miei, dobbiamo fuggire i discorsi di cose di mondo, specialmente nelle ricreazioni la sera, com'è l'antico uso della nostra Congregazione lasciatoci da Monsig. Falcoia26.

32. Molto più dobbiamo fuggire l'uso, e molto altro nel predicare, quei pensieri subblimi. Padri, e Fratelli miei, questo mantiene lo spirito dell'Istituto, predicare con stile basso, popolare, e così ha da fare chi vuole portare anime a GesuCristo.

33. Padri, e Fratelli miei, che disgusto mi darebbe un soggetto, se cercasse d'andare a casa a trovare i parenti e perché ho sperimentato in molti, che apporta gran danno.

34. Dilettissimi miei, che uno sia tepido, nel servizio di Dio, proviene da mancanza di Fede. 20 gennaio.

35. Io quando considero quanto fanno alcuni Signori, per guadagnarsi l'amicizia, e la grazia del Re; e niente si fa per guadagnarsi quella di Dio, tutto è per mancanza di Fede.

36. Filii hujus saeculi sapientiores filiis lucis27: noi propriamente ci possiamo chiamare figli di Luce, perché Dio ci ha fatto conoscere, che non ci è altro nel mondo, che darsi tutto totalmente a Dio.

37. Dilettissimi miei, noi che siamo servi di un Signore così buono, e così grande, se abbiamo viva fede, dobbiamo affatigarci per piacere a questo Signore, e trattare di avanzarci sempre più nell'amicizia, e grazia sua.

38. Allora si conosce, che uno opera per Dio, quando ciocché fa, o che pretende di fare, gli viene impedito, o differito, perché


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l'ubbidienza vuol altro, non si turba, ma colla stessa allegrezza fa quello ordinato dall'ubbidienza, che qualche altra cosa anche per Dio.

39. Quando quel che fa, lo fa con spirito, e con fervore per piacere a Dio, e per dar gusto a Dio, quando non si spaventa né si ritira indietro per la difficoltà, che incontra, né lascia di operare per il patire, e per le fatighe, che vi sono; allora veramente opra per Dio, e non per inclinazione, o per amor proprio.

40. Dilettissimi miei, Voi già sapete che due sono le pupille della nostra Congregazione, la povertà, e l'ubbidienza, e queste mantengono la Congregazione, e se mancano queste è perduta la Congregazione. Marzo.

41. Padri, e Fratelli miei, stiamo attenti a non aprire la porta contro la povertà, perché sortirà come è sortito ad alcune Religioni28, che prima tanto osservanti, e poi decadute; così sortirà alla Congregazione, se non si è esatti nell'osservanza della povertà, ed a questo ci devono stare molto attenti i Superiori.

42. L'altra pupilla della Congregazione, è l'ubbidienza; e questa é quella virtù, che ci fa essere religiosi; se si perde l'ubbidienza la Congregazione non è più Congregazione, non è più Casa di Dio.

43. Nelle Religioni più lasse ave29 tutto il rigore l'ubbidienza, e si fa tutto il possibile per mantenerlo.

44. Padri e Fratelli miei, la mansuetudine è virtù propria de' Religiosi, ed uno non è mansueto, se non è umile, la mansuetudine fa' stare in pace l'animo, in tutti gli accidenti. 25 Agosto 1752.

45. Ci è molto necessaria la mansuetudine, e per noi stessi, e per gli altri, specialmente nelle cose avverse.

46. Nelle cose prospere ognuno sta allegro, in pace; se poi l'accade qualche cosa contraria, ed egli si disturba; allora è segno che non ci è mansuetudine.

47. Specialmente nell'infermità, Fratelli miei, allora si conosce se uno ha la virtù della mansuetudine. Ah! quanto nell'infermità si scovrono [ribelli]30, perché non hanno mansuetudine.


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48. Fratelli miei, stiamo attenti nell'infermità, allora è tempo di fare gran guadagno di acquistarci un gran tesoro; e se non avremo mansuetudine ed umiltà non faremo niente.

49. Se mai un'infermo si lagnasse: Ohi! che cosa! mi hanno abbandonato; si sono scordati di me. Ohi! questo è brutto segno, è segno che non ti sei dato tutto a Dio: Chi si tutto a Dio, non si cura di essere abbandonato da niuno: Quanto più uno è abbandonato dagli uomini più sta unito con Dio: perché il Signore prope est iis, qui tribulati sunt corde31.

50. La mortificazione, Fratelli miei, consiste nel re[nunziare]; non amare altro, che Dio, e per Dio, non odiare altro che il peccato. Decembre '53.

51. Uno solo male vi stà nel mondo, che è il peccato. L'infermità è male? no: i disprezzi, la povertà, le calunnie sono mali? no. Solo il peccato è male: tutte queste cose sono beni, quando si pigliano per Dio.

52. È male stare in quella casa, dove si sta infermo? no; è bene specialmente quando ci [è] posto per ubbidienza.

53. Per non amare altro che Dio, bisogna stare distaccato da tutte le creature.

54. Dobbiamo cercare in tutte le cose solo Iddio, e perciò dobbiamo essere distaccati da tutte le cose anche spirituali.

55. Cerca solo Dio, chi stà attaccato allo studio, alle prediche? no.

56. Nemmeno cerca solo Dio chi sta attaccato alle consolazioni spirituali. È vero che le consolazioni sono da Dio; ma cercare le consolazioni, e stare attaccato alle consolazioni non è cercare solo Dio.

57. Dal non essere mortificato proviene l'avere uno un poco di antipatia con un soggetto: fatti un poco di forza; ma quello mi ha fatto una discarità.

58. Ora hai da esercitare la mortificazione; parlaci con dolcezza, e con mansuetudine.

59. La perfezione consiste nell'unione con GesuCristo, e stare distaccato dalle creature. 22 Sett. '53.

60. Quanto uno più sta distaccato dalle creature, tanto più sta unito con GesuCristo.

61. Qua sta la santità, tenere l'anima distaccata da ogni cosa creata.


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62. Quando si dice: quella è un'anima distaccata, vale a dire è una grand'anima; anima santa.

63. È vero: Sì Sig.re che i difetti non ci impediscono la santità, siamo miserabili: uno cade in difetti, si umilia avanti a Dio: vi ha dispiacere; si risolve di non volerlo più commettere. Dio compatisce la nostra fiacchezza.

64. Ma se poi uno sta attaccato a qualche cosa oh! questo sì che Dio non lo può sopportare. Questo non anderà mai innanzi, non si farà mai santo, anderà sempre indietro, e ne uscirà dalla Congregazione: pure etc.

65. Il fine della nostra Congregazione è di renderci simili a GesuCristo, umiliato, povero, e disprezzato. A questo tendono tutte le Regole; e questo è stato il fine principale. Onde chi non si mettesse in capo questo, non solo non anderà mai avanti, ma anderà sempre addietro addietro.

66. Stima propria? questa maledetta parola di stima propria ha rovinato, e rovina tanti secolari, tanti Preti, tante case religiose, e ne manda tanti in Purgatorio, ed anche all'inferno.

67. Alcuni portano quel passo: Honorem meum32 etc. primieramente questo s'intende dell'onore dovuto a Dio: secondariamente se si ha da intendere dell'onore di GesuCristo, l'onore di GesuCristo è stato di essere disprezzato, umiliato etc.

68. Ora se si introducesse, che Dio non voglia, in Congregazione questo spirito di stima propria, meglio sarebbe che si distruggesse la Congregazione: ed io ne prego sempre Dio, che la faccia distruggere, che introdurre questi sentimenti così pestiferi.

69. La stima nostra deve essere farci cenere, essere posti sotto de' piedi di tutti, essere svergognati per Gesù Cristo. Questo è l'esempio, che ci ha lasciato Gesù Cristo. Maledictus non maledicebat...33. Beati estis, cum maledixerint, et exprobraverint vobis34. E torno a dire, prego Dio, che si distrugga la Congregazione prima etc. ed a che servirebbe la Congregazione?

70. Se un soggetto mi affacciasse proposizione di queste, mi sembrarebbe35 di vedere un dannato: chi affaccia una proposizione


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di queste, bisogna dire, che non crede alla fede, che non crede all'Evangelio; e bisogna, che io preghi, e mi raccomandi a Dio, che non mi faccia fare atti di odio contro uno di questi.

71. Io per me non so come questi tali possono fare Orazione, come possono trovar pace nell'Orazione, perché vanno all'Orazione, e Dio li ributta, vanno alla Comunione e Dio li ributta etc. Deus superbis resistit36.

72. Onde uno, che da oggi avanti mi facesse questa proposizione, mi farebbe perdere il concetto. La gloria nostra è di essere disprezzati, e svergognati per GesuCristo.

73. Molti che se ne sono usciti dalla Congregazione, io non so, ma forse se ne sono usciti per qualche poco di attacco alla stima propria; E qualcheduno altro forse se ne anderà etc. perché non potrà mai stare quieto in Congregazione; non potrà avere mai pace e starà sempre inquieto.

74. Vere magnus est, qui magnam habet charitatem37. Dilettissimi miei, quel candidato veramente l'indovina che attende a farsi Santo con tutte le sue forze. Si deve studiare, è vero, giacché siamo operarii; nulla di meno bisogna sempre persuadersi, che l'unica cosa meritoria, è attendere alla propria salute. Porro unum est necessarium38. Lo studio poi deve sempre farsi per solo fine di piacere a Dio, altrimenti non servirà per altro, che per essere tormentato grandemente nell'altra vita nel Purgatorio, e Dio non voglia, che alcuno forse per lo studio per causa dello studio sarà tormentato nell'inferno. Laonde vi priego a dirizzare sempre la vostra intenzione nello studiare; e quando vi si presenterà qualche occasione di essere tenuti per ignoranti, abbracciatela etc.

75. Tre sono le Regole, che Tommaso de Kempis39, a chi studia. I. Noli altum sapere. Dovete cercare di sapere le sole cose necessarie, e le utili colla debita moderazione. 2. Noli extolli; che ci serve la scienza, se non ci serve per più crescere nelle virtù, specialmente nella santa umiltà. Scrisse il Card. Taruggi40 al suo nipote, che si era ritirato fra i


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Padri Francescani: che avesse atteso principalmente a farsi santo, essendo che erano più nel suo Ordine i santi, che erano stati ignoranti. 3. Noli videri sapiens41: se si deve dire etc.

76. Ognuno di noi si vanta di essere seguace di GesuCristo nostro Redentore, e Maestro; nulladimeno non ne vuole esercitare i suoi santi insegnamenti, e porre in pratica, ciocché egli per nostro bene, ed esempio ha praticato. Padre, mi dirà alcuno, io in che cosa manco? per tralasciare di parlare di altro, dico presentemente, che mancate nella virtù della povertà: come è possibile che tu osservi tale virtù, che sii un povero di spirito, come lo GesuCristo. Quandoché si vedono uscire dalla tua bocca tanti lamenti, qual'ora le cose, che ti la comunità circa il vitto, il vestito, non sono secondo il proprio genio. E Dio non voglia, che ti manca qualche cosa che etc. L'interni disturbi li sai tu solo, e Dio. Sei dunque vero seguace di GesuCristo, vero povero di spirito? certo che no! GesuCristo Padrone del cielo, e della Terra non haveva etc. Filius autem hominis non habet, ubi caput suum reclinet42. Onde, dilettissimi miei, entriamo in noi stessi, badiamo a che fine siamo venuti nella Congregazione, a che fine Dio ci mantiene, e correndo la virtù della povertà cerchiamo etc.

77. Ognuno della Congregazione deve essere indifferente circa lo stare in una casa, o in un'altra. Noi siamo pellegrini onde per noi abbiamo lasciato tutto il mondo: e poi ci vorremo attaccare... Il Martire che sta carcerato per la fede di GesuCristo, [ha lasciato] tutti i beni della terra, forse dopo di averli disprezzati per amor di GesuCristo si attaccherà alla carcere? Certo che no. E se ciò succedesse, sarebbe una pazzia. Noi siamo venuti alla Congregazione, abbiamo lasciata, ci stiamo per martirizzare noi stessi, per domare le nostre passioni, dunque non ci dovemo attaccare alla carcere, o a qualche casa. Dovemo stare indifferenti. Padre, io non ci trovo pace in quella casa, vi è un superiore... Figlio mio, se ti metti in capo, di fare l'ubbidienza, certamente che etc. e se ti manca la consolazione esterna etc.


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78. Una certa Signora43 per non avere voluto aderire agli errori di Ario fu esiliata fuori della sua patria, lontana da' parenti; fu domandata, se voleva essere esiliata in un luogo vicino a suoi parenti: rispose: se mi mancano le consolazioni umane, Dio non mi mancherà colle divine.

79. Corre la virtù della castità. Noi dilettissimi miei, dovemo essere diligentissimi nel custodire questa sì bella, e sì nobile virtù, che ci fa in certa maniera simili agli Angeli stessi del cielo. Dovemo pigliare tutti li mezzi: né mai dire basta, né mai fidarci di noi stessi, perché questa è una virtù assai gelosa. Il mezzo però efficacissimo per conservare questa virtù è la modestia degli occhi. È vero che è uscita una voce da certi ecclesiastici da fuora ed ancora, quel che più pena, e cordoglio, da alcuno della nostra Congregazione che la virtù della modestia è una virtù propria de' Novizii, e non già di operarii; e dippiù che sebbene a questi sia proibito, non sia cosa buona a causa del pericolo, che ci è mirare qualche oggetto scandaloso, non è però male, è permesso guardare qualche persona serva di Dio, vergine innocente. Io per dirvi la verità, mi pare che ciò sia un'inganno assai notabile mentre che è certo, che non la sentono così i S. Padri, né così si sono portati i santi. San Luigi Gonzaga44 neppure la Madre; il Beato Bonaventura da Potenza45 non guardò mai in faccia ad alcuna delle sue penitenti. Che però io vi priego per le viscere di GesuCristo a non pigliare tal libertà.

80. Io tremo considerando quello, che un' giorno disse il Santo Vescovo di Castello a mare: Mons.re Falcoja46. Disse un giorno questo servo di Dio, che tremava da capo a piedi, considerando di dover dare conto al giustissimo, e tremendissimo tribunale di Dio di tutte le sue azioni, non sapendo se le aveva fatte per Dio con vera purità d'intenzione. E pure questi aveva l'innocenza battesimale, era delicatissimo di coscienza, aveva impiegato quaranta anni nell'esercizio delle sante Missioni. Quanto maggiormente dovremo raccapricciarci noi, che


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etc. Dilettissimi miei è merito avere questa purità d'intenzione, perché nel fine di nostra vita [dopo] aver fatigato47 tanto tempo specialmente nell'esercizio del predicare, ci trovaremo48 con un branco49 di mosche in mano: anzi dopo, perché l'avemo fatto per compiacere, forse a noi, e per essere lodati in cambio di merito ne avremo demerito. E se volete sapere quali siano i segni da' quali si possa conoscere, se uno ha purità d'intenzione nel suo operare, ora ve li dico.

I. Se la persona è indifferente a fare l'una azione, o l'altra; mentre se vi è attacco è segno che fa per genio. 2. Se quando non riesce secondo il suo genio, non se ne rammarica. 3. Se tanto gode delle opere grandi, circa specialmente la salute delle anime, che fa un'altro operario, o della Congregazione, o no; quanto ne gode se le fa lui stesso. 4. Se volentieri non sente le lodi.

81. Una volta Suor Maria Crocefissa50 stando nella stanza udì vicino alla porta una vergine, che si lamentava, e si doleva del suo stato. Uscì fuori la serva di Dio, le domandò, chi fusse e qual'era la causa etc., rispose esser la virtù della mortificazione, e che si lamentava perché era cacciata da tutti i cuori cristiani: onde la pregava a volerle dare essa nel suo cuore ricetto. Dilettissimi miei, io pure mi figuro, che la virtù della mortificazione pianga alle porte delle nostre stanze, specialmente 


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della mia, e che cerchi di essere da me abbracciata, ed amata. Imperciocché non collo spirito di GesuCristo io, e qualche altro Fratello compagno mio oggi giorno si vede vivere, non collo spirito di GesuCristo si vede, che non si mortifica nel mangiare, non si mortifica con penitenze esterne; si vede che parla senza ritegno, si vede la sua immodestia, e quel che più si vede, non abbracciare neppure quelle mortificazioni, che vengono proposte da Dio. Si lamenta anche esternamente, se il cibo non è ben condito, se la veste non è secondo il genio, se ha un'obbedienza di peso. Dio mio! e questo è lo spirito, che tieni? ed a che sei venuto a fare nella Congregazione? Sei venuto per farti santo, per seguire le pedate di GesuCristo non è così? GesuCristo che vita ha fatto? Finisco coll'intuonarti all'orecchio: Qui sunt Christi, carnem suam51 etc. Cacciamone la consequenza, dunque etc., laonde risolviamoci in questo mese etc. preghiamo Maria Santissima etc.

82. Nell'anima nostra ponno vivere due amori: l'amore di Dio, e l'amor proprio, di noi stessi. Se però in noi vive l'uno, bisogna che non vi sia l'altro. Se vive l'amor di Dio vediamo qual'amore vive in noi? In noi pare, che non altro, che amor proprio. Si vedono nella nostra Congregazione tanti soggetti, i quali si lamentano continuamente delle cose contrarie, che l'accadono: Si vede l'ubbidienza quasi andata in disuso: giacché se comanda il Superiore, chi risponde, non mi fido52, chi dice, che sta poco bene, chi sfugge per un pretesto, e chi si lamenta, che ad esso solo si da fatigare, e gli altri stanno a spasso; chi cerca sollievi, e ricreazioni. Oh Dio! e ci vuole esame per conoscere, che in noi non vive l'amor di Dio? Se in noi vivesse questo amore, ognuno starebbe indifferente: ognuno abbracciarebbe le contrarietà, farebbe una perfetta ubbidienza. Dilettissimi miei, io mi confondo nel leggere quelle poche parole della Regola! Niente abbiano di propria volontà53; mi confondo, dico, perché vedo, che non l'osservo niente io, e tanti altri compagni miei. E pure ci siamo obbligati coll'osservarla. Ma dato, che non avessimo tal 


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regola, non è certo, che per farci santi siamo venuti in Congregazione? ma per farci santi dovemo spogliarci etc. così dico etc.

83. Corre la Regola del raccoglimento, dilettissimi miei, questa è la Regola delle Regole, se l'osservaremo puntualmente, ci faremo santi, e presto santi. Ma il male si è, che questa Regola pare che sia stata esiliata dalla nostra Congregazione. Si vede che quasi tutti escono dalle stanze senza necessità; si vede che tanti parlano senza ritegno nei luoghi proibiti, nella cucina, nel refettorio. Chi si lamenta del cibo, chi della veste, chi del superiore, chi mormora da una parte, e chi da un'altra. Io per tanto per animare prima me, e poi qualche altro mio compagno, voglio mettervi avanti gli occhi questi due motivi: Il primo, noi siamo venuti in Congregazione per imitare più da vicino GesuCristo; è stato trent'anni in silenzio, in tre parlò; e di che parlò? della Dottrina, che aveva ricevuta dal suo eterno Padre, e pure la notte spendeva a stare in silenzio, e fare orazione. Il secondo interessato: Dice Tommaso de Kempis54: In silentio proficit anima devota, ibi discit abscondita scripturarum, ibi invenit fluenta lacrymarum. Nella solitudine veramente si avanza l'anima devota. Ricordatevi di quello, che i naturalisti55 dicono della conchiglia cioè che ella esce la sera a fior d'acqua, e ricevuta una goccia di rugiada si chiude così bene e se ne va nel fondo del mare, e quivi lavora la perla; se accade che entra in essa un poco d'acqua, etc. Così un'anima raccolta, se predica, se parla,


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infiamma etc. Al contrario etc. un'anima raccolta è dal Signore consolata col dono delle lagrime etc. Fratello mio, ti lamenti, che sei dissipato etc. che sei duro di cuore etc...

84. Bella cosa è amare GesuCristo con tutto il cuore. Ma quanto oh pochi sono quelli uomini, que' religiosi, e diciamolo pure, e quelli della nostra Congregazione, che veramente nutriscono nel loro cuore un tale affetto. Imperocché si vede coll'esperienza, che l'amor di molti, e non sgarro, se dico della maggior parte, non solo de cristiani, ma ancora di persone chiamate a vita santa, e perfetta consiste in sole sole parole, e poco, e quasi niente ne' fatti, dove dovrebbe certamente consistere. Che importa amare Iddio con tutto il cuore? importa, se si parla di un semplice cristiano che osservi puntualmente tutti i dieci comandamenti di Dio? importa, se si parla de' Religiosi, che attenda, oltre l'osservanza della legge di Dio, e della Chiesa, a farsi santo, ad osservare puntualmente i tre voti, e la sua Regola. Veniamo a noi, che importa amare? importa che un soggetto della nostra Congregazione, un Padre, un Fratello, un Novizio osservi con puntualità la nostra Regola, che si mantenga in continuo raccoglimento, che non esca dalla stanza senza necessità, che non parli in tempo di silenzio, né nei luoghi di silenzio: importa che riceva con umiltà le correzioni, che li sono fatte, specialmente quelle de' Superiori; importa, che ami i disprezzi, come gli hanno amato i santi o almeno li sopporti con pazienza senza sdegnarsi; importi che ami la mortificazione interna, ed esterna; o almeno sopporti quello che Dio li manda, specialmente a tavola, se il cibo ec. se la veste ec. importa che sia come un poco di creta in mano del vasajo: o almeno si vinca, non disubbidisca volontariamente: Voi fate ec. Ho gran pena, paura ec. Confondiamoci etc. raccomandiamoci a Maria Santissima.

85. Corre la Regola dell'orazione, questa può essere o di meditazione, o di preghiera, o vocale. Io voglio parlarvi della meditazione, e voglio farvi vedere, che ci è necessario meditare spesso le massime eterne. L'inferno, il Paradiso etc. non solamente per osservare le nostre Regole, i nostri voti, non solamente per farci santi, ma ancora per vivere da cristiani. Dice Iddio: Desolatione56 ec. in altro luogo: Memorare57 spesso le massime eterne. L'inferno, il Paradiso etc. non solamente


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che sono vivuti da buoni cristiani; ma ancora hanno lasciato etc. Leggiamo che santa Teresa58 visse diciotto anni tepida, ma poi avendo meditato quell'orribile seggio di fuoco, che il Signore le fece vedere in una visione, come per essa preparato, se non levava i piccoli attacchi, se non migliorava, se non riformava i suoi costumi: ella migliorò la vita, si fece santa, e gran santa. San Francesco Saverio59 medita quelle parole del Vangelo: Quid prodet etc. Sant'Antonio Abbate60 di dieci otto anni, figlio unico, nobile, ode nella chiesa leggersi: Si vis (Matth. c. 19), perfectus esse, vade, et vende quae habes, et da pauperibus, et habebis thesaurum in caelis, et veni, et sequere me. Ciò inteso si pose considerando i beni dell'altra vita; si risolse lasciare, come infatti lasciò il mondo. Suor Maria Crocefissa61 con pensare alle pene dell'Inferno, si accingeva a mortificare. S. Girolamo62 con pensare continuamente al giudizio universale, menava una vita penosissima, santissima nel deserto di Bettelemme. San Francesco Borgia63 con pensare alla morte, quando vide il cadavere dell'Imperadrice lasciò il mondo. E noi se non avessimo meditato colla grazia di Dio, nemmeno ci troveriamo64 in questo luogo etc. e non meditassimo etc. certamente che non solamente con facilità lasciariamo65 la Congregazioneosserveriamo66 le Regole, ma fariamo67 peccati. Davide nel Salmo 118 diceva; Nisi quod meditatio mea est; tunc forte periissem in humilitate mea68. Onde etc.


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86. Oltre la preghiera, oltre le orazioni vocali, pare a me, anzi è cosa certa, che dovemo amare la meditazione, dovemo essere amantissimi dell'Orazione mentale, se vogliamo caminare per lo stato della perfezione, se vogliamo farci santi, se vogliamo adempire degnamente agli obblighi del nostro stato: mentre nell'Orazione acquista forza per vincere le sue passioni e tentazioni del demonio; nell'orazione come in un ben chiaro specchio conosce i suoi difetti, le sue imperfezioni, le sue miserie: nell'orazione si solleva sopra se stessa, sopra le creature, e si unisce con Dio. Ma, Padre, mi dirà alcuno: Io conosco la necessità dell'orazione, conosco l'utile, che a me ne ridonda; ma però io poco l'amo, poco ne faccio; anzi vorrei in tutto lasciarla, perché ci trovo molta aridità; nell'Orazione sento molte tentazioni; quando vado all'Orazione, mi sembra lo stesso che andare al martirio. Ora rispondo dicendo, che tanto maggiormente devi amare di fare l'orazione, perché ci patisci aridità, giacché questa è più accetta, e cara a Dio, questa è più profittevole per l'anima tua: Oltre che voglio scoprirti onde mai venga, donde mai possa provenire tale aridità, per darti i convenevoli rimedii. I. ponno provenire dal demonio, ed il segno è quante volte dura poco tempo. Il rimedio è non farne conto, e raccomandarsi caldamente al Signore. 2. può provenire da te stesso, è perché non stai vigilante a cacciare le distrazioni, che allora ti vengono, o perché non mortifichi il tuo corpo specialmente nel parlare, udire, vedere ec. il rimedio è etc. 3. Può provenire da Dio, ed allora devi sommamente godere, mentre il Signore ti tratta da figlio, e ti vuole raffinare nelle virtù. Quando uno ha consolazioni, si distacca dalle creature, ma non da se stesso; ma quando patisce aridità, e desolazioni, allora quantunque gli paja di essere assai lontano da Dio, di essere da lui abbandonato, pure è più a lui vicino, e si distacca non solamente dalle creature, ma anche da se stesso, e viappiù si raffina nelle virtù cristiane. Se uno colle consolazioni ha acquistata qualche virtù, questa non è soda, è un'inorpellamento di virtù, e piena della scoria dell'amor proprio. Ma quando ha acquistata qualche virtù col patire, questa è soda, forte, e massiccia, e siccome alle volte accade che nelle miniere si trova l'oro, ma pieno di tante scorie, che ci vuole in un certo modo, più spese per cavare la scoria, che non è il valore dell'oro; così certe anime hanno qualche virtù, ma è tanto ripiena di scoria, ed amor proprio etc. Onde siccome è miglior guadagno trovar poco oro puro, così è poi migliore


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coll'anima. Che però noi dovemo in cambio di lamentarci della condotta di Dio, ringraziarlo, che ci usa tanta misericordia. In fine questa sola massima vorrei vi restasse impressa nel cuore, che non dovemo fare orazione per piacere a noi, ma per dar gusto a Dio. Onde preghiamo Maria Santissima, che etc.

87. L'angelo disse al Vescovo dell'Apocalisse: Utinam frigidus69 etc. Lo stesso dico prima a me, e poi a qualche altro compagno mio, Fratello mio dilettissimo, desiderarei più tosto locché Dio non voglia, e non permetta mai nella vostra comunità nascente che fossi freddo, che avessi commesso un peccato grave; che non fossi tepido, non menassi una vita... etc. Imperocché se fossi freddo, ci sarebbe più [speranza] della tua emendazione, della tua salute: Ma essendo tepido, facendo quei difetti volontarii, parlando volontariamente in tempo di silenzio, non facendo con prontezza l'ubbidienza, risentendoti ad ogni disprezzo, sfuggendo di essere comandato, cercando solo sollievi, distraendoti volontariamente nell'orazione, ho una grande paura, che difficilmente ti emendarai, ed in conseguenza ne verrà, che Dio ti vomiterà dalla sua grazia, permettendo le tue cadute gravi ed ancora ti caccierà dalla Congregazione. Ditemi: Si può bevere acqua, quando è tepida? No'! Se è fredda si beve, se è calda ancora, ma se è mescolata acqua fredda, ed acqua calda, non è possibile. Ora essendo tu acqua tepida, non altro ti puoi aspettare... Nella nostra Congregazione vi sono i tepidi, e vi sono i fervorosi. Però sono in maggior numero i tepidi, che i fervorosi. Voi di qual numero volete essere? e vi pensate: ed a che siete venuti a fare in Congregazione, se fossivo70 venuti a servire qualche Principe... Santo Ignazio71 disse al Fratello, che... Preghiamo GesuCristo, e Maria Santissima, che...

88. Corre la Virtù della Croce. Ognuno di noi vuole abbracciare la Croce vuole amare il patire, ma però ciò è una pura velleità, ed una espressione di sole parole. Imperciocché le tre braccia della Croce sono l'amore dei dolori, l'amore ai disprezzi,


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l'amore alla povertà. Così l'ha portata GesuCristo, e così tutti i Santi. Vi è tra di noi, chi vuole sopportar la Croce, che tiene queste tre braccia? Vi è tra di voi chi ama la povertà? Ahi! che se ci facciamo l'esame della coscienza o quanta materia etc. Come dite di amare la povertà, e poi tanti lamenti, se il cibo, se il vestito etc. Oltre che vi sono, è vero, certi soggetti della nostra Comunità, i quali amano la povertà, ma quando è ragionevole, per ragion' di esempio: Si contentano del cibo, delle vesti, perché vedono la casa povera; ma quando si avvedono, che il Superiore, o il Ministro, ed altro Officiale, potrebbe dare qualche rimedio, e non si mette da essi in esecuzione, allora sì che la Croce della povertà li sembra tanto pesante, che etc. Chi ama i disprezzi etc. chi ama i dolori etc. Alcuni se hanno qualche croce immediatamente da Dio la sopportano, ma se poi? etc. Ma s'ingannano, poiché lo stesso Dio etc. che importa che la Croce venga immediatamente, da Dio, o immediatamente da qualche fratello trascurato etc. e mediatamente dal medesimo Dio.

89. Noi non siamo filosofi, né stiamo in Congregazione per impararci di Filosofia, ma stiamo nella scuola di GesuCristo dove etc. per infervorarvi nell'amore, voglio darvi a considerare questa sola cosa, cioè, chi ama etc. ha un segnale più sicuro della sua predestinazione, giacché si fa conforme al Capo delli eletti GesuCristo. Onde chi non ama? etc. Soggiungo il detto dell'Ecclesiastico: Lignum vitae est his, qui apprehendunt illud, et qui tenuerit, beatus...72. I Santi Padri l'intendono della Croce. Notate, che dice in plurale, qui apprehendunt. Molti sono che abbracciano la Croce, ma poi pochi sono: qui tenuerit. Non basta cominciare. Se un naufrago si afferra alle tavole della nave fracassata, e non lascia in mezzo mare, si salva: così è. Onde bisogna gloriarsi in cruce, e non de cruce73.

90. Fratelli miei, noi ci professiamo per seguaci di GesuCristo, e poi non vogliamo imitare i suoi esempii: nel tempo dell'Avvento, nella Novena, in questa notte passata della nascita del Redentore, credo che ognuno ha pregato di cuore esso nostro divino Pastore, e Maestro, che l'avesse comunicato lo spirito suo. Ma però ho una gran paura, che la preghiera è stata senza vivo affetto di cuore, senza vero desiderio, è stata solo


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di parole. Imperocché tra di voi, e tra di questi io sono il primo, si scorge un abborrimento, una noja, un distaccamento tanto grande dalla Croce, e dal patire, che sembra non essere più fratelli del Santissimo Redentore, ma peggio de' sudditi scialacquati74. Io vi dico la verità, non so donde proviene un tale abborrimento dalla Croce? Sappiamo che la vita nostra è vita di passaggio etc. Tutto proviene, che miriamo la Croce da lontano, e non da vicino, cioè, non ne consideriamo l'utilità, la necessità etc. Sansone75 vide da lontano quel Leone, temeva di accostarsegli; ma poi si accostò, vidde che era morto, e che in bocca teneva un favo di miele, etc. Secondariamente proviene che quel Padre, quel Fratello etc... perché non badiamo, e a fondo consideriamo a che è venuto a fare GesuCristo nel mondo, e che c'insegna nel Presepjo? Egli vi insegna quivi l'amare i patimenti, mentre se ne giace egli: proposito sibi gaudio76 etc. Oh! miseria nostra! Dovressimo amare la Croce, e pure noi la fuggiamo Dilettissimi miei, almeno non l'abborriamo, sopportiamola pazientemente. Preghiamo etc.

91. Dilettissimi miei, vi prego in questo mese, ed in tutta la vostra vita esercitarvi in quella gran massima di fede, che qui vos audit... Qui vos spernit...77 Voglio che siate ubbidienti, e non solamente al Rettore Maggiore a cui per rispetto umano; ma ancora ad una mazza per così dire, se dal Rettore Maggiore è stata costituita per tale... Dio mio! A che siete venuti a fare in Congregazione? forse per riuscire etc. no! Mi direte a farvi santi, non è così? ed io vi rispondo, che allora vi farete santi... La Congregazione per l'ubbidienza si mantiene. Oltre che vi mettete a pericolo, diceva il Padre Sertorio Caputo: Ubbidienza, e santità essere lo stesso78. E Suor Maria Crocifissa79 per aver una volta disubbidito al confessore


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ebbe da GesuCristo uno schiaffo, ed avrebbe avuto l'altro se Maria Santissima... per il quale non solo avrebbe perduta la vita, dippiù sarebbe annientata. Tremate dunque... Voi non dovete dar conto se avete predicato bene... se etc. ma se etc. anche etc.

92. Io vorrei domandare ciascuno di voi questo giorno, dicendogli così: Tu chi sei? Mi sarà risposto: Io sono... etc. No, non voglio udir questo, voglio che mi dica, quale è il vostro carattere, la vostra condizione? Certamente che mi risponde, ch'è l'esser cristiano. Dunque fratello mio, sei cristiano; ma dimmi dove sono le opere? t'inganni: Io intanto per disingannarti voglio dirti qualche cosa dell'eccellenza, e dell'obbligo. Servirà ciò per infervorare i tepidi, e per ispingere maggiormente i fervorosi. L'eccellenza del tuo stato si può conoscere da quel mare di grazie, e di favori, di cui fosti fatto partecipe nel momento, in cui fosti battezzato. Allora da figlio dell'ira, divenisti figlio di Dio; Fratello di GesuCristo erede della sua gloria, tempio dello Spirito Santo. E ti par poco tal dignità. Se fossi divenuto Figlio di un principe. Né ti credere essere ciò mia riflessione: è dottrina insegnata da' santi Padri specialmente da Santo Agostino: Capo. 61. I. Enarrat: Non solum Sancti, sed et filii; non solum filii, sed et heredes, et fratres Christi; non solum fratres, sed et coheredes et membra; non tantum membra, sed et templum; non tantum templum sed et organa80. Anzi lo stesso Spirito Santo per bocca di San Giovanni, videte qualem charitatem81, etc. e per bocca di San Paolo membra vestra templum sunt Spiritus Sancti82, e se volete concepire più al fondo, rammemoratevi quanto ha fatto GesuCristo per farvi Cristiani. Egli è nato, qui dedit semetipsum pro nobis, ut redimeret ab omni iniquitate, et mundaret sibi populum acceptabilem. Ep. ad Tit.83. Se tale è la dignità, quanto deve essere l'obbligo. È dottrina


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di San Tommaso, che chi professa etc. Un soldato... un medico... un dottore. Quicumque profitetur aliquem statum, tenet ad ea quae illi statui conveniunt84. Vediamo ora quanto siamo obbligati etc. Siamo tenuti ad imitare i portamenti le azioni di GesuCristo. Che ha fatto Gesù Cristo... Umiltà profondissima... Facciamo così noi? Ahi! Ahi! Che se riflettiamo alla nostra condotta, ritroveremo solo materia di pianto. Ricordiamoci, che le nostre comunioni sono senza frutto, che non osserviamo più il silenzio, che ci dispensiamo facilmente dalle osservanze della comunità; che colle parole, e colle azioni diamo disgusto ai nostri Fratelli. Ricordiamoci che la solitudine ci è rigorosa, che lo stare in cella ci pesa, che mormoriamo spesso contro de' nostri Fratelli, ed ancor contro de Superiori. Ricordiamoci, che circa l'ubbidienza poco ne facciamo, come si deve, che non troviamo diletto, se non nel praticare con persone di mondo, che i nostri discorsi sono tutti vani, e secolareschi. Ricordiamoci, che poco pensiamo a Dio, poco ci mortifichiamo, ed abbiamo in orrore ogni Croce, che Dio ci manda: E che ve ne pare? Parlo di me... Sig.re mi confondo... mi risolvo... preghiamo Maria Sant.ma.

93. Io non vorrei parlare etc. Vorrei più tosto, che ognuno di Voi si ponesse a considerare dentro di una stanza i difetti. Sarebbe meglio non predicare, ne ignis comedat speciosa deserti85. Che vi ho da dire? Che state a fare in Congregazione. Utinam abstin...86 quelli, che non vogliono farsi santi etc. Preghiamo etc.

94. In loco pascuae ibi me collocavit87. Dilettissimi miei, io non so capire d'onde provenga, che tanti di voi camminano lentamente nella via del Signore. Se voi vi fossivo restati nel mondo: oh! quanti difetti, peccati e veniali e mortali! Se vi fostivo88 ritirati in altra Comunità francescana. Io non voglio dir male delle Comunità, solamente dico: ringraziatene, ringraziamone Dio, che ci ha in questo chiamati: in loco pascuae. È vero che patite. Se fostivo stati nel mondo, sempre


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avressivo89 dovuto piangere. Qui qualche volta etc. E poi tutte le acque delle contradizioni, avversità etc. ci [sp. albo] etc. In loco etc. Iddio vedendo, che noi non vogliamo fare qualche violenza, permette, vuole che siamo afflitti. Uno perché sta nella folla etc. può andare sopra l'Altare etc. Così etc. Tanti ajuti, confessori, superiori etc. se un agnello stasse in mezzo ad un campo fiorito e non volesse calare il capo etc. e poi Dio etc. in loco etc. Che sciocchezza etc. Confondiamoci etc.

95. Quia tepidus es incipiam etc.90 Ho paura che se uno di voi etc. Un'altra spinta ci vuole, eccolo rigettato da Dio... Signori miei, Padri e Fratelli miei, levate la tepidezza, il tepido è nojoso a Dio; perché si fa la comunione, dice Messa se è Sacerdote, fa orazione etc. è nojoso alla comunità etc. Se uno tiene dito infermo etc. Fratello mio, a che sei venuto nella comunità, e che sei venuto a fare? Carità, pazienza etc. Un soggetto nei primi tempi della Congregazione stava con un piede alzato per ubbidire etc.91. 3. E nojoso a se medesimo etc. un fervoroso omnia bene probat92 etc. un tepido etc. Leviamo etc. Io credo etc. ego sum vitis93 etc. Noi siamo tralci etc. Se uno capo della vite non fa che qualche pigna l'una o niente etc. si taglierà etc. Intendeste? Riformatevi renovamini in spiritu mentis vestrae94 etc. date una scorsa alle Regole etc. ai Voti etc. Preghiamo etc.

96. Rinnovatevi, Padri, e Fratelli miei, nello spirito della santa Orazione; tutte le meditazioni sono buone, ma [è migliore] quella della Passione di GesuCristo: quivi non ci dovremo fermare nella scorza; umiltà, mortificazione etc. Palemone95


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non volle mangiare la minestra in tempo di Pasqua coll'oglio, perché disse: Dominus meus Crucifixus. Io non voglio dirvi che non dovete contentarvi della mezz'ora. Modicum orat qui tunc orat cum genua flectit96. Almeno fate bene, se voi etc.

97. Dilettissimi miei non fate conto etc. San Bernardo Ep. 2. 53 ad Euar. vincit annos animus, et frigente jam corpore, fervet sanctum in corpore desiderium omnibusque fatiscentibus, durat tamen incolumis, propterea vigor non sentit rugosae carnis infirma: spiritus promptus; ut quid non metuat veterani domicilii minas, qui fabricam spiritualem videt in dies, in sublime consurgere, proficere in aeternum?97 Eccli., Cap. 31. v. 27: In omnibus operibus tuis esto velox. Eccl. 9. v. 10. Quodcumque facere potest manus tua, instanter operare, quia nec opus, nec ratio, nec sapientia, nec scientia erunt apud inferos, quo tu properas. Onde etc. Animatevi etc. Fratres, dice l'Apostolo ad Philip., Fratres, ego non arbitror me comprehendisse. Unum autem, quae quidem retro sunt, obliviscens, ad ea vero quae sunt priora extendens me98. Period. etc. Preghiamo etc.

98. Breves anni transeunt, et per viam, per quam non revertar ambulo99. Padri e Fratelli miei finisce la nostra vita. Ora ci troviamo uniti: i Padri nel coro, nello studio li studenti, nelle officine i fratelli etc. nella tabella dei segni etc. ma fra pochi anni, mesi etc. Breves etc. Ma io son giovane - dirai - e che forse la vita tua non è un vento, un vapore, un'ombra? Memento quod ventus est vita tua100. Finiscono, non dubitare i tuoi giorni. Breves etc. Un giorno il Padre sarà vestito etc. Si partirà dalla stanza etc., sarà portato nella chiesa col calice in mano etc. uno studente etc. Breves etc. E che ci resta? Solum nobis superest sepulchrum101. Dilettissimi miei non perdiamo il tempo doniamo al Signore il prezioso,


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ed il vile, cioè le cose piccole, e grandi. Particula boni doni nos non praetereat102. Che ci siamo venuti a fare in Congregazione? Per farci santi. Ma quando cominciamo? Quando? Dilettissimi miei? breves etc. Confondiamoci etc. Pentiamoci etc. Risolviamoci etc. Maria Santissima etc.

99. La grazia che ci ha fatto Dio di chiamarci in Congregazione è stata grande. La corrispondenza? Uno chiamato non dico ad esser Maggiordomo, ma servo del Re, se non corrisponde etc. Ora se voglio parlarvi del corrispondere etc. Un Fratello - nel modo con cui dovete corrispondere - forse Dio lo vuole santo, come San Pasquale. Uno studente operario come un San Luigi, un Padre come un San Francesco Regis. Se non corrisponde, vi è paura che si danni, poiché demeritandosi questa grazia, si demeriterà etc. Alcuni Dio vuole salvi da Santi, se non lo fanno? etc. Dunque è necessaria la corrispondenza. 2. Per burlare il demonio etc. Egli tenta più un Congregato, se questo è fervoroso, quante anime etc. 4. Per compiacere a Dio. I Santi non solo operarii ma tutti hanno tremato. I. Circa la maniera etc. bisogna corrispondere senza riserva. Nemo potest duobus Dominis servire103. 2. Con celerità etc. Dio mio meglio sarebbe che il Padre, il Fratello non facesse l'opera: hilarem diligit Deus104. Santa Fede. Sempre non si faccia che uno giorno sì, che uno giorno no. Sempre, sempre. Padre! Sono malato, che malato, malato? Hai l'anima, sei obbligato a' voti, sei Congregato, dunque sempre devi corrispondere, devi abbracciare tutte le occasioni di farti santo. Ubbidienza... povertà... Io non posso capire d'onde sia provenuta tanta nostra freddezza, donde provenga tanta tepidezza etc. entriamo in noi stessi. Sin da quanti anni stai in Congregazione? I. 2. 5. 8. bada: breves anni. Risolviamo etc.

100. Noi manchiamo nella stima che si deve alla virtù dell'ubbidienza. Perché peccato veniale ma tale etc. Il Sacrifizio dell'ubbidienza è più perfetto e ne habbiamo voto. 2. E poi manchiamo nell'amore, questo è più necessario della prima. Se uno stima etc. Il Padre D. Paolo105 etc. se scriveva etc.


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Padre me ne sono scordato etc. È vero che non sei reo appresso a Dio, ma dinota ciò poco amore etc. 3. Nella pratica etc. La Regola dice, niente abbiamo di volontà106 etc. Io dipendo dal Rettor Maggiore, dal Rettor locale etc. La mia volontà sta in mano di costoro. Confondiamoci etc.

101. Vorrei parlare colle lagrime etc. Noi siamo venuti in Congregazione, Iddio ci ha strappati dal mondo, ci ha piantati nella vigna sua etc. Noi in cambio di corrispondere etc. Dilettissimi miei, tutto avviene, perché non riflettiamo al gran bene che abbiamo etc. Il Santo Profeta Davide non diceva: beato il Re, se medesimo etc. Ma chi? Beatus, quem elegisti, et assumpsisti107 etc. Ahi! Santo Re: tu col desiderio meglio desideravi: Quam dilecta tabernacula tua Domine virtutum108. Noi lo abbiamo ottenuto etc. E poi etc. Sig.re Dio, Dio mio. Ditemilasciamo da parte le Scritture, i Padri - che beni corporali e spirituali ci mancano? Dio mio! te ne ringrazio io etc. Eripuisti me de laqueo venantium109 etc. Ed i peccati non ti hanno ritardato? No! Proiecisti post tergum tuum110 etc. Fratelli miei, la grazia è grande etc. corrispondiamo etc. Confondiamoci etc.

102. Chi è entrato in Congregazione, subbito si crede essere giunto alla santità. Iam dives factus sum, iam saturatus sum111 etc. Non è così? etc. Gli effetti etc. Voi dovete temere etc. Padre, sono santo. Timete Dominum omnes Sancti ejus112 etc. I santi han tremato sempre. Tu non lo sei etc. Vatti ricordando quanti difetti etc. Sono provenuti dal non temere etc. Giudice etc. Che santa libertà nel parlare, nell'inosservanza etc. se temessi, non sarebbe così etc. Più raccoglimento e timore etc. Emendati etc. Dio ci darà un calcio. Preghiamo etc.

103. Qui timet Dominum, nihil, negligit113. Vi fu parlato del timore etc. Io v'insinuo lo stesso. Levate tanta confidenza. Non è vero, che siete impeccabili, essendo entrati in Congregazione etc. Giuda, San Pietro, paratus sum in carcerem etc.


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etiamsi oportuerit114 etc. San Giustino, Tertulliano, Origene etc. E poi non so donde possa poi venire, che voi non temiate etc. Dio mio! ricordatevi de' peccati fatti etc. non sapete certo il perdono. 2. Ricordatevi, che dovete salvarvi da santi etc. È massima de' Maestri di spirito, che Dio alcuni vuole salvi da santi etc. Se mi dimanda un cristiano etc. Quid faciam? etc. Serva mandata115 etc. Ma se un Congregato? etc. Oltre che tanti lumi, grazie etc. Voi come corrispondete? Pare che di noi specialmente si avvera, sebbene a tutti i cristiani lo disse S. Paolo: Charitas Christi urget nos?116 Voi così negligenti etc. Se temessivo117, non sarebbe così etc. Beatus homo, qui semper est pavidus118. Qui timet Deum etc. Per 3. Non sapete di ottenere la perseveranza etc. Iddio suole abbandonare alcuni del mondo, quando si sono dati in preda ad ogni scelleraggine. etc. I Congregati, le anime spirituali, i Religiosi li suole abbandonare per causa delle piccole mancanze etc. Che gran cosa è non osservare il silenzio etc. Ma Dio etc. Perciò timore, timore. Sappiamo le cadute dei Santi etc. Noi poi non siamo santi, e pure vogliamo vivere con sicurezza etc. Confondiamoci delle mancanze passate provenute da mancanza di timore etc. Risolviamoci etc. Se non etc. Impossibile est eos, qui semel sunt illuminati119 etc.

 

 




1 S. FRANCESCO DI SALES, Trattato dell'amor di Dio, p. 1, l. VI, c. 2; Op. spirit., Venezia 1732, 265, col. 2: «Ciascuna meditazione è un pensiero, ma non ogni pensiero è meditazione; abbiamo nondimeno talora alcuni pensieri, ai quali il nostro spirito si attacca senza disegno, e pretensione alcuna per modo di semplice occupazione siccome vediamo mosche volare qua e là sopra i fiori senza cavarne alcuna cosa, e questa sorta di pensiero per attento che sia non può aver il nome di meditazione semplicemente, ma devesi nominar pensiero. Passeremo talora attentamente a qualche cosa per apprendere le sue cause, i suoi effetti, le qualità, e questo pensiero chiamasi studio, nel quale lo spirito sta come le cavallette, che volano indistintamente sopra li fiori e sopra le foglie per mangiarle e nutrirsene. Ma quando noi pensiamo alle cose divine, non per apprenderle, ma per affezionarsi, questo si chiama meditare, e questo esercizio si dice meditazione, nel quale il nostro spirito non va come una mosca per semplice applicazione, né un moscone per mangiare ed empirsene, ma come una sacra ape vola qua e là sopra li fiori dei santi misteri per estrarne il mele del divino amore». Cfr Oeuvres, IV. Annecy 1894, 306 ss.

La cantarella o cantaride appartiene alla famiglia dei coleotteri.



2 Miele.



3 Is., XXXVIII, 14.



4 Vener. servo di Dio Domenico Blasucci, chierico redentorista, morto nel 1752 a Materdomini.

5 Vener. D. Blasucci. L'espressione «corre la regola dell'orazione» indica che si era nel mese di novembre in cui è prescritta tale virtù.



6 Allargheremmo nel senso di rilasseremmo.



7 Andrebbe.

8 Allude al Re di Napoli, che pur non avendo voluto accordare l'exequatur al Breve di approvazione pontificia (1749) della Congregazione del ss. Redentore, la tollerava per le missioni fruttuose che svolgeva tra la gente di campagna più abbandonata.



9 «Procoje»si dicevano nel 700 alcune località incolte, dove affluivano i pastori di buoi: tali erano considerate alcune zone del Cilento e della Campagna Romana.



10 I giovani chierici redentoristi solevano fare il catechismo nelle chiese parrocchiali secondo le Costituzioni primitive: il venerando esercizio apostolico venne abolito nel 1855 dai padri capitolari, tra i quali non furono presenti quelli napoletani. Nel testo del 1764 si leggeva: «La domenica però, se comodamente si può, si manderanno il giorno dal rettore a due o tre a far la dottrina cristiana per le parrocchie». (Cfr Codex Regularum et Constitutionum C. SS. R., Romae 1896, 366, n. 983; vedi p. 590, n. 1981).



11 Più propriamente: annegazione.

12 II Cor., XII, 9: Nam virtus in infirmitate perficitur.



13 Matth., VI, 2: Dico vobis receperunt mercedem. Ibid., VI, 16: Quia receperunt mercedem suam. - Forse, dal P. Rettore Mazzini.



14 Dovremmo.



15 Dobbiamo.

16 S. TERESA, Op. spir., II, Venezia 1739, Sentenziario del Cammino di perfezione, 269, n. 238: «Tutto il danno ci viene dal non attendere che Dio sta presente, ma credere che sta lontano», n. 239: «È certo che noi abbiamo il cielo dentro di noi, giacché il Signore di lui vi sta dentro».



17 M. SAGLIOCCO, Compendio delle virtù del Card. Innico Caracciolo, Napoli 1760, ed. II, 22. Cfr La vera sposa di G. Cristo, c. XV, par. 2, n. 6; Napoli 1761, 89.



18 Qui e altrove «camminare»è scritto con una sola consonante.



19 S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie devote, p. II, ch. 7; Oeuvres, III, Annecy, 1893, 82: «A tout cela, j'ay adjousté qu'il falloit cueillir un petit bouquet de devotion».



20 Dobbiamo.



21 Quieta.

22 Potremmo.



23 Morirebbero.



24 Vermi.



25 Pregio.

26 Mons. Tommaso Falcoia (1663-1743), Pio Operaio ed indi vescovo di Castellammare di Stabia, fu dal 1732 sino alla morte direttore spirituale di s. Alfonso. (Cfr O. GREGORIO, Mons. T. Falcoia, Roma 1955, 125 ss.).



27 Luc., XVI, 8: Filii huius saeculi prudentiores filiis lucis.



28 Ordini religiosi.



29 Ha.



30 Termine indecifrabile; forse: ribelli.



31 Ps., XXX, 19: Prope iis qui tribulato sunt corde.

32 Is. XLII, 8: Gloriam meam alteri non dabo. Ibid., XLVIII, II.



33 I Petr., II, 23.



34 Matth., V, II: Beati estis, cum maledixerint, ecc.



35 Sembrerebbe.

36 Iac., IV, 6: Deus superbis resistit. I Petr., V, 5: Quia Deus superbis resistit.



37 Imitatio Christi, l. I, c. 3.



38 Luc., X, 42.



39 Imitatio Christi, l. I, c. 2: Noli ergo extolli de ulla arte vel scientia... Noli altum sapere sed ignorantiam tuam magis fatere.



40 G. RICCI, Breve notizia de' compagni di s. Filippo Neri, Macerata 1679, 160: «Ad un nobile ed erudito giovane che s'era vestito del sacro abito di s. Francesco della riforma diede [il Card. Tarugi] questi salutevoli insegnamenti... : Giudicatevi ignorantissimo, e scordatevi d'avere studiato, e non vi ricordate se l'obbedienza non ve lo ricorda, e non vi comanda che ritorniate allo studio, ma statevene voi negli esercizi bassi, che ivi si trova la santità, e di gran dotti nella religione di s. Francesco ne trovarete pochi canonizzati, ma de' laici e semplici ne conterete infiniti e donne e uomini, beati, martiri e santi: e soleva dire quello specchio d'umanità e santità Francesco santo che Parigi gli aveva guastato il suo studio di Assisi, che era lo studio dell'orazione e della divozione.



41 Imitatio Christi, l. I, c. 2: Scientes libenter volunt videri et sapientes dici.



42 Matth., VIII, 20: Filius hominis non habet unde caput reclinet.



43 Ci sfugge la fonte storica di questo episodio.



44 V. CEPARI, Vita del b. Luigi Gonzaga, p. I, c. 2; Roma 1606, 20 ss.



45 G. M. RUGILO, Vita del vener. p. Bonaventura da Potenza Min. conventuale, l. II, c. 7; Napoli 1754, 144: «La sua fuga dall'aspetto e dalla familiarità del femminil sesso aveva la specie di un orrore... Se incontrava donne per via, non era contento della sua solita modestia, che pur bastava, per non mirarle, ma rivolgevasi appositamente altrove cogli occhi e col volto, per assicurarsi anche dell'ombra de' sguardi».



46 Sembra che s. Alfonso si riferisca in questa frase a ricordi personali per le frequenti conversazioni spirituali avute col pio vescovo; vedi anche O. Gregorio, Mons. T. Falcoia, 309 ss.

47 Faticato.



48 Troveremo.



49 Un pugno di mosche.



50 G. TURANO, Vita e virtù della vener. serva di Dio suor M. Crocifissa della Concezione, l. II, c. 9; Venezia 1709, 138: «In una notte del mese d'agosto dell'anno sopradetto [1672], giunta l'ora solita dello svegliarsi dal breve sonno, che pur a comando del confessore prendeva, volle Dio singolarmente illustrarla del pregio inestimabile della virtù della penitenza. Fu desta da una flebile voce, che pareva venisse dalla porta della cella, ricercando l'entrata; ed apertala Crocifissa su la guida d'una straordinaria elevazione, udì dar principio al salmo 55: Miserere mei Deus, quoniam conculcavit me homo. Il tono lagrimevole di quei lamenti unito all'oscurità e silenzio della notte, la commosse a tenerissimo pianto, e pervenuto il recitar del salmo al versetto: In Deo laudabo sermones meos, avendo richiesto Crocifissa chi fosse colei, e perché tanto dolersi? le fu risposto con mesti accenti: Ah sorella carissima, sono io la già derelitta penitenza. Fuggo dal mondo, perché mi fuga la turba numerosa degli amatori di se medesimi. Da' tepidi, che giacciono assonnati nel letto d'una profonda trascuraggine, senza punto svegliarsi al picchiarsi de' miei lamenti, già sono esclusa. Anche i fervorosi mi combattono, mentre usano una perniciosa indiscretezza, e quella picciola scintilla, che Dio loro infonde col desiderio d'esercitarmi, mentre indiscretamente mi praticano, la soffiano con tal violenza, che sul principio la fanno travolare, né dal continuare le penalità indiscrete ritraggono maggior utile che se a viva forza soffiassero per accenderlo in un carbone già estinto... Misera me, or che non trovo ricovero, pregoti sorella a darmelo almen nel tuo cuore, ed a piangere con esso me le mie sciagure. Ripigliò poscia il salmo interrotto, continuando sino al fine in sembianza di acutamente dolersi». La biografia della vener. suor M. Crocifissa fu molto letta nell'ambiente redentorista napoletano del '700: fu familiare, tra altri, al vener. p. Sarnelli (m. 1744) e a s. Gerardo Maiella (m. 1755).

51 Galat., V, 24: qui autem sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis.



52 Non ho forza.



53 Costituzioni e regole della Congr. del ss. Redentore, p. II, c. I, par. 3, 2: «Esatta ubbidienza presteranno parimente prima a tutte le loro Regole e Costituzioni, delle quali saranno fedelissimi osservatori; e di più a tutti gli ordini e disposizioni de' loro superiori, in modo che di loro possa dirsi che abbiamo che niente abbiamo di volontà, ma tutta sia in mano di coloro che li governano».

54 Imitatio Christi, l. I, c. 20: «In silentio et quiete proficit anima devota, et discit abscondita Scripturarum», etc.



55 Probabilmente s. Alfonso ha attinto la gentile leggenda della conchiglia in s. Francesco di Sales, che v'insiste nei suoi scritti: vedi Trattato dell'amor di Dio, p. I, l. III, c. 2; Op. spirit., Venezia 1732, 207, col. 2: «E come le perle prendono non solo la nascita, ma anche il loro alimento dalla rugiada, aprendo perciò le madreperle le loro scaglie dalla parte del cielo, come per mendicar le goccie, che la freschezza dell'aria distilla nell'alba del giorno, così noi parimente avendo ricevuto la fede, la speranza e la carità dalla bontà celeste, dobbiamo sempre rivolgere i nostri cuori e tenerli aperti da questa parte per impetrarne la continuazione e l'accrescimento delle stesse virtù». Cfr Oeuvres, IV, Annecy 1894, 171; ibid., 235, ecc. Forse la fonte del Sales è Plinio, Hist. Naturalis, l. IX, c. 25 oppure il Mattioli, Commentaria in VI libros Dioscoridis, l. II, c. 4, Venetiis 1565. I naturalisti moderni rifiutano la leggenda predetta: si legge nel Dizionario Enciclopedico italiano, IX, Roma 1958, 257, col. I: «La perla si forma intorno a un corpo estraneo introdottosi fra la conchiglia e il mantello, il cui epitelio secerne lo strato madreperlaceo della conchiglia. Se il corpo estraneo non si approfonda nel mantello, si forma una bolla o una soffiatura di madreperla, oppure una perla incompleta che rimane aderente alla conchiglia. Se il corpo estraneo si approfonda nel mantello, rimanendo circondato da una porzione dell'epitelio (sacchetto perlifero) viene completamente circondato da strati madreperlacei e si forma una perla completa». Cfr Continuazione della storia naturale del Buffon, LXVI (delle conchiglie), Piacenza 1822, 248 ss. - S. Alfonso usò la similitudine della conchiglia nella Lettera ad un giovane studioso, in appendice dei Sermoni compendiati, Napoli 1771, 263.

56 Ierem., XII, II: Desolatione desolata est omnis terra, quia nullus est qui recogitet corde.



57 Eccli., VII, 40: Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis.



58 S. TERESA, Libro de la vida, c. 32; Obras, I, Burgos 1915, 263; vedi anche pp. 10-11.



59 H. TURSELLINUS, De vita s. Francisci Xaverii, l. I, c. 2; Bononiae 1746, 8. Matth., XVI, 26: Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur?



60 S. ATHANASIUS, Vita beati Antonii Abbatis, c. 2; PL 73, 127: Talia secum volvens, intravit ecclesiam, et accidit ut tunc Evangelium legeretur, in quo Dominus dicit ad divitem: Si vis perfectus es, vende omnia tua quaecumque habes et da pauperibus, et veni sequere me, et habebis thesaurum in caelo (Matth., XIX). Quo audito, quasi divinitus huiusmodi ante memoriam concepisset, et veluti propter se haec esset Scriptura recitata, ad se dominicum traxit imperium; statimque regressus, possessiones quas habebat vendidit. - Matth., XIX, 21: Si vis perfectus esse, vade, vende quae habes, et da pauperibus, et habebis thesaurum in caelo; et veni, sequere me.



61 G. TURANO, Op. cit., l. I, c. 9, p. 37; l. IV, cc. 12-13, p. 337 ss.



62 S. HIERON., Ep. 14, n. 11; PL 22, 354; cfr Dionysius Carthus., Dialogus de particulari iudicio; Opera, XLI, Tornaci 1912, 440.



63 D. BARTOLI, Della vita di s. Francesco Borgia, Roma 1681, 23 ss.



64 Troveremmo.



65 Lasceremmo.



66 Osserveremmo.



67 Faremmo.



68 Ps., CXVIII, 92: Nisi quod lex tua meditatio mea est, tunc forte periissem in humilitate mea.

69 Apoc., III, 15.



70 Foste.



71 P. RIBADENEIRA, Vita del p. Ignazio Loyola, l. V, c. 10; Venezia 1687, 638: «Domandò Ignazio alla presenza mia ad un fratello coadiutore, che era stato negligente in una certa cosa da lui ordinatagli: Fratello che cercate nella religione? quale è lo scopo e il fine vostro in essa? quello che fate, per chi lo fate? E rispondendogli che lo faceva per Dio nostro Signore, allora soggiunse Ignazio: Per certo che se lo fate per amor di Dio, avete da fare anco una buona penitenza, imperocché il servire al mondo con trascuraggine importa poco, ma servir a Dio con negligenza è cosa che soffrir non si può; poiché lo stesso Signore dice che è maledetto quell'uomo, che fa l'opera di Dio negligentemente».

72 Prov., III, 18: Lignum vitae est his qui apprehenderint eam; et qui tenuerit eam, beatus.



73 Galat., VI, 14: Mihi autem absit gloriari nisi in cruce Domini nostri Iesu Christi.

74 Rilassati.



75 Iudic., XIV, 8: Et post aliquot dies revertens ut acciperet eam, declinavit ut videret cadaver leonis, et ecce examen apum in ore leonis ac favum mellis.



76 Hebr., XII, 2



77 Luc, X, 16: Qui vos audit, me audit; qui vos spernit, me spernit.



78 A. BARONE, Vita del p. Sertorio Caputo (m. 1691), l. III, c. II; Napoli 1691, 349: «Ubbidienza e santità in religione non essere che sotto due diversi vocaboli una cosa stessa, conciosiacosa che a divenir santo un religioso più non vi vuole che viver ubbidiente. Né santo di qualunque santità, ma d'una di tutto punto perfetta, che l'innalza alla sorte sublime de' martiri. La spada, diceva, al martire spicca ad un colpo il capo dal busto... ; l'ubbidienza spicca all'anima il capo, cioè il proprio volere e parere, ch'è quanto dire la miglior vita di lei, ch'è la ragionevole, a cui morendo per Dio divien partecipe de' meriti e delle corone de' martiri».



79 G. TURANO, Op. cit., l. II, c. 23; ed. cit., 190: «Poscia in castigo della ripugnanza mostrata al confessore, precipitò di repente un fortissimo schiaffo con dirle: Sic respondes pontifici? e seguì ad avvertirla che mai più avesse ardito di rispondere con sì poco di riverenza a' superiori... Già egli [Gesù] accettando l'offerta, alzava di nuovo la mano alla percossa, ma comparve a ritenerlo la Madre santissima che gli disse: Figlio, ferma, che in tal percossa finirà la vita. Alzò da poi la sua sopra Crocifissa, e la benedisse nel nome della ss. Trinità. Il che fatto, unitamente col suo divin Figliuolo partissi».



80 Congetturiamo che il testo allegato a memoria da s. Alfonso provenga da diversi elementi di s. Agostino, specie dai commenti sui salmi, come per es. Enarrat. in ps. XLVIII, n. 8; PL 36 549; Enarrat. in ps. XLIX, nn. 2-3; PL 36 565-66, ecc. L'indicazione della fonte nel manoscritto è un vero geroglifico.



81 I Io., III, I: Videte qualem caritatem dedit nobis Pater, ut fili Dei nominemur et simus.



82 I Cor., VI, 19: Membra vestra templum sunt Spiritus Sancti.



83 Tit., II, 14.

84 S. THOMAS, Summa theol., II- II, q. 186, a 2, ad I: Quicumque enim profitetur statum aliquem, tenetur ad ea quae illi statui conveniunt. Sed quilibet religiosus profitetur statum perfectionis. Ergo quilibet religiosus tenetur ad omnia consilia quae ad perfectionis statum pertinent.



85 Ioel, I, 19: Quia ignis comedit speciosa deserti.



86 Act. XV, 29: Ut abstineatis vos ab immolatis. - I Thess., IV, 3: Ut abstineatis vos a fornicatione. Può essere che trattasi del testo che è nel Deut., XXXII, 29: Utinam saperent, et intelligerent, ac novissima providerent.



87 Ps., XXII, 2.



88 Foste.

89 Avreste.



90 Apoc., III, 16.



91 Sembra che il santo alluda all'ubbidienza sempre pronta e allegra del vener. servo di Dio p. Cesare Sportelli (m. 1750), suo primo discepolo, il quale diceva: «Siccome il soldato al primo batter del tamburo, subito si accinge alla partenza, senza badare se il tempo sia buono o no; così noi, senza por mente a circostanza veruna, dobbiamo tosto esser pronti ai cenni dei superiori» (cfr A. DE RISIO, Croniche della Congreg. del SS. Redentore, Palermo 1858, 60).



92 Proverbio latino.



93 Io., XV, I ss. Pigna cioè grappolo d'uva.



94 Ephes., IV, 23: Renovamini autem spiritu mentis vestrae.



95 Vita s. Pachomii ab. Tabennensis, c. 8; PL 73, 234: Per idem tempus sacratissimus dies Paschalis advenerat, et ait ad Pachomium senior [sanctus Palaemon]: Quoniam cunctorum Christianorum universalis est ista festivitas, nobis quoque para quae usui nostro sunt congrua. Tunc ille promptus ad obtemperandum, id quod sibi praeceptum est implevit; praeter solitum namque parumper accipiens olei, cum salibus tritis admiscuit. Lapsanas enim, id est agrestia olera et herbas alias praeter oleum consueverant edere. Cum ergo praeparasset, ait ad senem: Feci quod tua paternitas imperavit. Cumque post orationes beatus Palaemon accessisset ad mensam, vidissetque olei apparatum cum salibus, fricans manibus frontem, et ubertim fundens lacrimas, ait: Dominus meus crucifixus est, et ego nunc oleum comedam? Cumque rogaret eum Pachomius ut modicum quis ex eo sumeret, nullatenus acquievit. Tunc pro more sale et pane allato ad manducandum pariter consederunt. Quae senex crucis Christi signo, sicut consueverat, benedicens, cibum uterque sumpserunt, Domino gratias, ut par fuerat, humiliter exhibentes.



96 IO. CASSIANUS, Collatio X (Ab. Isaac), c. 14; PL 49, 842-843: Perparum namque orat, quisquis illo tantum tempore, quo genua flectuntur, orare consuevit.



97 Anche questo testo rimane scoperto per la cattiva indicazione del manoscritto.



98 Phillip., III, 13: Fratres, ego me non arbitror comprehendisse. Unum autem, quae quidem retro sunt obliviscens, ad ea vero quae sunt priora extendens meipsum.



99 Iob, XVI, 23: Ecce enim breves anni transeunt.



100 Iob, VII, 7: Memento quia ventus est vita mea.



101 Iob, XXII, I: Et solum mihi superest sepulcrum.

102 Eccli., XIV, 4.



103 Matth., VI, 24.



104 II Cor., IX, 7: Hilarem datorem diligit Deus.



105 Il vener. servo di Dio p. Paolo Cafaro redentorista morì a Materdomini nel 1753; dopo la morte di Mons. Falcoia s. Alfonso lo elesse quale direttore di coscienza e ne scrisse un disegno biografico.

106 Costituzioni e regole della Cong. del SS. Red., p. II, c. I, parag. 3, n. 2.



107 Ps., LXIV, 4.



108 Ps., LXXXIII, I.



109 Ps., XC, 3: Ipse liberavit me de laqueo venantium.



110 Is., XXXVIII, 17.



111 I Cor., IV, 9: Iam saturati estis, iam divites facti estis.



112 Ps., XXXIII, 9.



113 Eccl., VII, 19.

114 Matth., XXVI, 35: Ait illi Petrus: Etiamsi oportuerit me mori tecum, non te negabo.



115 Matth., XIX, 16-17: Magister bone, quid boni faciam, ut habeam vitam aeternam? Qui dixit ei:... Si autem vis ad vitam ingredi, serva mandata.



116 II Cor., V, 14.



117 Temeste.



118 Prov., XXVIII, 11.



119 Hebr., VI, 4.




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