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S. Alfonso Maria de Liguori
Sermoni compendiati

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SERMONE XXVII. - PER LA DOMENICA VI. DOPO PASQUA O SIA LA DOMENICA FRA L'OTTAVA DELL'ASCENSIONE

 

Del rispetto umano.

Omnis qui interficit vos, arbitretur obsequium se praestare Deo. (Ioan. 16. 2.)

 

Il nostro Salvatore, come abbiamo nel corrente vangelo, esortando i suoi discepoli ad essergli fedeli nelle persecuzioni che loro sovrastavano, disse: Sed venit hora, ut omnis qui interficit vos, arbitretur obsequium se praestare Deo; sicché i nemici della fede stimavano di fare ossequio a Dio con uccidere i cristiani. Così fanno al presente molti cristiani; uccidono le loro anime, perdendo la grazia di Dio, per rispetto umano di piacere con ciò agli amici del mondo. Oh quanti miserabili ne ha mandati all'inferno questo gran nemico della nostra salute, il rispetto umano! Di ciò voglio oggi parlarvi, anime fedeli, affinché ve ne guardiate quanto più potete, se volete servire a Dio e salvarvi. Perciò vi parlerò

 

Nel punto I. Dell'importanza di non far conto de' rispetti umani;

 

Nel punto II. Della pratica per vincere questi rispetti.

 

PUNTO I. Dell'importanza di non far conto de' rispetti umani.

 

Vae mundo a scandalis2. Disse Gesù Cristo che per causa degli scandali dati da' malvagi molte anime se ne vanno all'inferno. Ma come è possibile stare in mezzo al mondo, ed evitare di ricevere alcuno scandalo? No, questo non è possibile; per far ciò, dice s. Paolo, dovremmo essere usciti dal mondo: Alioquin debueratis de hoc mundo exisse3. Ma ben è possibile l'evitare di unirci familiarmente cogli scandalosi; perciò soggiunse l'apostolo: Nunc autem scripsi vobis, non commisceri... cum eiusmodi, nec cibum sumere4. Dobbiamo dunque guardarci di attaccar familiarità con tali scandalosi, perché se con essi ci uniremo con particolare amicizia, avremo ripugnanza poi di opporci ai loro cattivi costumi e mali consigli: e così per rispetto umano, per non contraddirli, imiteremo i loro esempi, e perderemo l'amicizia di Dio.

 

Questi amanti del mondo non solo si gloriano delle loro iniquità, exultant in rebus pessimis, come dice il Savio5; ma quel ch'è peggio, vogliono aver compagni, e deridono tutti coloro che vogliono vivere da veri cristiani, e che perciò si allontanano da' pericoli di offendere Dio. Questo è un peccato che molto dispiace a Dio, e con modo particolare lo proibisce: Ne despicias hominem avertentem se a peccato, neque improperes ei6. Non disprezzare chi vuole allontanarsi dal peccato, né cercare di tirarlo a fare il contrario co' tuoi rimproveri e disordini; perché, dice Dio a coloro che mettono in deriso gli uomini dabbene, sono apparecchiati i castighi ed i martelli che gli hanno da tormentare in questa e nell'altra vita: Parata sunt derisoribus iudicia, et mallei percutientes stultorum corporibus7. Essi deridono i servi di Dio, e Dio deriderà loro


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per tutta l'eternità nell'inferno: Illos autem Dominus irridebit, et erunt post haec decidentes sine honore, et in contumelia inter mortuos in perpetuum1. Essi cercano di svergognare i santi appresso il mondo, e Dio li farà morire svergognati, e poi li manderà a stare tra i dannati con ignominia eterna.

 

Ed in verità è una scelleraggine troppo enorme quella di coloro che non solo offendono Dio, ma vogliono farlo offendere anche dagli altri. E spesso riesce loro di aver questo esecrabile intento; perché si ritrovano molte anime vili e deboli, che per non essere derise e poste in burla presso la gente, lasciano il bene e si gittano alla mala vita. Di ciò piangeva s. Agostino, dopo che già si era convertito a Dio, confessando che quando egli se la facea con questi ministri di Lucifero, si vergognava di non comparire iniquo e sfacciato, come erano essi: Pudebat me esse pudentem. Quanti per non sentirsi dire: Ecco il santo: Vedi il santo: Dammi un poco d'abito per reliquia: È meglio che te ne vadi a qualche deserto. Perché non ti vai a far monaca? Quanti, dico, per non sentire questi rimproveri da' loro cattivi amici, si danno ad imitarli? Quanti ancora, se ricevono qualche affronto, si risolvono a vendicarsi, non tanto per la passione dell'ira, quanto per rispetto umano di non esser tenuti per uomini di poco spirito? Quanti, dopo esser loro scappata di bocca qualche massima scandalosa, non si disdicono, come sono obbligati, per non perdere il concetto presso gli altri? Quanti, per timore di perdere il favore di qualche amico, vendono l'anima al demonio, come fece Pilato, che per timore di non perdere la grazia di Cesare condannò Gesù Cristo alla morte?

 

Attenti, fratelli miei; se vogliamo salvarci, bisogna vincere i rispetti umani, e sopportare quel poco di confusione che ci recano le derisioni di questi nemici della croce di Gesù Cristo: Est enim confusio adducens peccatum, et est confusio adducens gloriam et gratiam2. Una tal confusione, se non vogliamo aver la pazienza di soffrirla, ella ci condurrà al precipizio del peccato; ma se la soffriamo per Dio, ci farà acquistare la divina benevolenza ed una gran gloria in paradiso. Scrive s. Gregorio3: Sicut verecundia laudabilis in malo, ita reprehensibilis in bono.

 

Ma io, tu dici, mi fo i fatti miei, voglio salvarmi l'anima; perché ho da esser perseguitato? Ma non vi è rimedio, non è possibile che chi serve Dio non sia perseguitato: Abominantur impii eos qui in recta sunt via4. Quei che fanno mala vita non possono vedere gli altri che vivono bene; perché la loro vita è un continuo rimprovero a' loro malvagi costumi, e perciò dicono: Circumveniamus ergo iustum, quoniam inutilis est nobis, et contrarius est operibus nostris, et improperat nobis peccata legis5. Il superbo, che cerca di vendicarsi di ogni minimo oltraggio che riceve, vorrebbe che tutti si vendicassero degli incontri che loro sono fatti. L'avaro, che fa guadagni ingiusti, vorrebbe che tutti facessero lo stesso. Il bevitor di vino vorrebbe che tutti facessero lo stesso. Il bevitor di vino vorrebbe che tutti si ubbriacassero come fa esso. Il disonesto, che si vanta delle sue


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laidezze e non sa fare alcun discorso che non puzzi di oscenità, vorrebbe che tutti operassero e parlassero com'esso opera e parla. E chi non fa così, essi lo chiamano uomo vile, rustico, bestiale, intrattabile, senza onore e senza creanza: Ipsi de mundo sunt, ideo de mundo loquuntur1. Quei che sono del mondo, non sanno parlare con altro linguaggio che del mondo. Poveri ciechi! Il peccato gli ha accecati e perciò parlano così: Haec cogitaverunt et erraverunt, excaecavit enim illos malitia eorum2.

 

Ma torno a dire, non v'è rimedio, come dice s. Paolo, quei che in questo mondo voglion vivere uniti con Gesù Cristo, hanno da essere perseguitati dal mondo: Omnes qui pie volunt vivere in Christo Iesu, persecutionem patientur3. Tutti i santi sono stati perseguitati. Tu dici: ma io non fo male a niuno, perché non mi lasciano stare? Ed i santi, specialmente i santi martiri, a chi faceano male? Essi che erano pieni di carità, amavano tutti, e cercavano di far bene a tutti; e vedete come li trattò il mondo, gli afflisse scorticandoli con unghie di ferro, bruciandoli con lamine infocate, e facendoli finalmente terminar la vita fra i tormenti. E Gesù Cristo che fu il santo de' santi, a chi facea male? Egli consolava tutti, tutti sanava: Virtus de illo exibat et sanabat omnes4. E il mondo come lo trattò? lo perseguitò sino a farlo morir di dolore in un patibolo infame di croce.

 

Ciò succede perché le massime del mondo son tutte contrarie a quelle di Gesù Cristo. Ciò che è stimato dal mondo, da Gesù Cristo è stimato pazzia: Sapientia enim huius mundi stultitia est apud Deum5. All'incontro il mondo chiama pazzia quel che è stimato da Gesù Cristo, cioè le croci, le infermità, i disprezzi e le ignominie: Verbum enim crucis pereuntibus quidem stultitia est6. Dice s. Cipriano, come può tenersi per cristiano chi teme di esser tenuto per cristiano? Christianum se putat, si christianum esse veretur7? Se siamo cristiani, dimostriamoci cristiani di nome e di fatti: perché se noi ci vergogniamo di Gesù Cristo, egli ci fa sapere che giustamente esso si vergognerà di noi, e nel giorno del giudizio universale non potrà tenerci alla sua destra: Qui me erubuerit et meos sermones, hunc Filius hominis erubescet cum venerit in maiestate sua8. Dirà allora: Tu ti sei vergognato di me in terra, ora io mi vergogno di vederti meco in paradiso; va, maledetto, va all'inferno a trovare i tuoi compagni che si sono vergognati di me. Ma si notino le parole riferite di sopra: Qui me erubuerit et meos sermones etc. Dice s. Agostino che alcuni si vergognano di negar Gesù Cristo, e poi non si vergognano di negar le massime di Gesù Cristo: Erubescunt negare Christum, et non erubescunt negare verba Christi9. Ma se io dico che la tal cosa non può farsi in coscienza, secondo dice l'evangelico, sarò deriso dagli amici e chiamato santocchio. Dunque, ripiglia s. Gio. Grisostomo, tu non vuoi essere burlato dal tuo compagno, e ti contenti di essere odiato da Dio? Non vis a conservo derideri, sed odio haberi a Deo tuo10?

 

L'apostolo che si gloriava di esser


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seguace di Gesù Cristo diceva: Mihi mundus crucifixus est, et ego mundo1. Diceva: siccome io sono al mondo un crocifisso, oggetto di scherni e maltrattamenti; così il mondo è per me un oggetto di disprezzo e di abbominio. Bisogna intendere questa verità, che o noi abbiamo da metterci sotto i piedi il mondo, o il mondo si metterà sotto i piedi le anime nostre. Ma che cosa in somma è il mondo e tutti i beni del mondo? Omne quod in mundo est, concupiscentia carnis est, et concupiscentia oculorum et superbia vitae2. Tutti i beni del mondo a che si riducono? A loto, quali sono le robe: a fumo, quali sono gli onori: a laidezze, quali sono i diletti carnali. E che poi ci gioveranno tutti questi beni, se perderemo l'anima? Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur3?

 

Chi ama Dio e vuol salvarsi ha da disprezzare il mondo e tutti i rispetti umani; e ciascuno in ciò dee farsi forza. S. Maria Maddalena ebbe da farsi una gran forza per vincere questi rispetti, le mormorazioni e le derisioni del mondo, quando in un convito alla presenza di tanta gente andò a gittarsi a' piedi di Gesù Cristo, lavandoli colle sue lagrime ed asciugandoli co' suoi capelli; ma così si fece santa e meritò che Gesù Cristo le perdonasse, e di più lodasse il suo grande amore: Remittuntur ei peccata multa, quoniam dilexit multum4. S. Francesco Borgia un giorno portava sotto del mantello una pignatta di brodo ai carcerati, s'incontrò nella via col figlio che andava pomposamente a cavallo accompagnato da altri: il santo sentì un certo rossore di far vedere quel che portava coperto, ma per vincere quel rispetto umano che fece? Si tolse di sotto la pignatta e se la pose in testa, e così si burlò del mondo. Gesù Cristo nostro capo e maestro, stando sulla croce era deriso da' soldati: Si Filius Dei es descende de cruce5. Deriso da' sacerdoti: Alios salvos fecit, seipsum non potest salvum facere6. Ma egli stette forte a non scendere dalla croce, si contentò in quella di finir la vita, e così vinse il mondo.

 

Scrive s. Girolamo7: Gratias ago Deo meo, quod dignus sum quem mundus oderit. Il santo ringraziava Dio di averlo fatto degno di essere odiato dal mondo; mentre Gesù Cristo chiamò beati i suoi discepoli, quando fossero stati odiati dagli uomini: Beati eritis, cum vos oderint homines8. Cristiani miei, consoliamoci: se gli uomini del mondo ci maledicono e vituperano, Dio nello stesso tempo ci loda e ci benedice: Maledicent illi, et tu benedices9. Non ci basta forse l'essere lodati da Dio, lodati dalla regina del cielo, da tutti gli angeli, da tutti i santi e da tutti gli uomini dabbene? Lasciamo dunque dire ai mondani quel che vogliono, e seguitiamo noi a dar gusto a Dio, il quale tanto più ci premierà nell'altra vita, quanto maggiore sarà stata la violenza che ci abbiamo fatta in disprezzare le contraddizioni degli uomini. Ognuno dee figurarsi come nel mondo non vi fosse altro che esso e Dio. Quando i cattivi ci burlano, raccomandiamo a Dio questi poveri ciechi che miseramente si perdono; e noi all'incontro ringraziamo il Signore, che ci


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quella luce che nega a questi miserabili, e seguitiamo il nostro cammino. Bisogna vincer tutto per ottenere il tutto.

 

PUNTO II. Della pratica per vincere i rispetti umani.

 

Per vincer questi rispetti è necessario fissare nel nostro cuore la santa risoluzione di preferire la grazia di Dio a tutti i beni e favori del mondo, e dire con s. Paolo: Neque mors, neque vita, neque angeli, neque principatus... neque creatura alia poterit nos separare a caritate Dei1. Ci esorta Gesù Cristo a non temere già coloro che possono toglierci la vita del corpo, ma solamente chi può condannarci all'inferno, ove si perde l'anima ed il corpo: Et nolite timere eos qui occidunt corpus... sed potius timete eum qui potest et corpus et animam perdere in gehennam2. O vogliamo seguire Dio, o il mondo: ma se vogliamo seguire Dio bisogna che lasciamo il mondo: Usquequo claudicatis in duas partes? disse Elia al popolo, si Dominus est Deus, sequimini eum; si autem Baal, sequimini illum3. Non si può servire all'uno ed all'altro. Chi vuol piacere agli uomini, non può piacere a Dio, dicea l'apostolo: Sic adhuc hominibus placerem Christi servus non essem4.

 

I veri servi di Gesù Cristo godono in vedersi dispregiati e maltrattati per amore di Gesù Cristo. I santi apostoli Ibant gaudentes a conspectu concilii, quoniam digni habiti sunt pro nomine Iesu contumeliam pati5. Mosè potea liberarsi dall'ira di Faraone con lasciar correre la fama sparsa che esso fosse figliuolo della figlia di Faraone; ma negò Mosè di esser tale, ed elesse meglio di essere afflitto con gli altri ebrei, stimando, come scrive san Paolo, maggior bene l'obbrobrio di Cristo, che tutte le ricchezze del mondo: Magis eligens affligi cum populo Dei... maiores divitias aestimans thesauro aegjptiorum improperium Christi6.

 

Vengono i mali amici e ti dicono: che stravaganze sono queste? Perché non fai come fanno gli altri? Rispondi: ma non tutti fanno così, vi sono altri che fanno vita santa. Ma questi son pochi? Ed io questi pochi voglio seguire, perché dice il vangelo: Multi enim sunt vocati, pauci vero electi7. Si vis salvari cum paucis, vive cum paucis, dice s. Giovanni Climaco. Ma non vedi che tutti ti mormorano e dicono male del tuo procedere? Rispondi: mi basta che non ne dica male Dio. Ditemi, qual è meglio, ubbidire a Dio o ubbidire agli uomini? Così risposero s. Pietro e s. Giovanni a' sacerdoti giudei: Si iustum est in conspectu Dei, vos potius audire, quam Deum, iudicate8. Ma quest'ingiuria così grande che hai ricevuta, come la sopporti? Non vedi che non puoi più comparire? E tu te ne stai? Rispondi: son cristiano, mi basta di comparir bene davanti a Dio. Così bisogna rispondere a questi satelliti del demonio, bisogna disprezzare tutte le loro massime e rimproveri. E quando è necessario il riprendere coloro che non fan conto di Dio, bisogna farsi animo e correggerli in pubblico, come scrive l'apostolo: Peccantes coram omnibus argue9. E quando si tratta dell'onore di Dio non ci dee atterrire la qualità di colui che pecca, diciamogli apertamente:


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ma questo è peccato, non si può fare; come già fece il Battista, dicendo al re Erode, che avea commercio colla moglie del suo fratello: Non licet tibi habere eam1. È vero che gli uomini ci stimeranno pazzi e ci metteranno in deriso; ma nel giorno del giudizio confesseranno che essi sono stati pazzi, e noi avremo la gloria di essere annoverati tra i santi e tra i figli di Dio: essi diranno: Hi sunt quos habuimus aliquando in derisum... nos insensati vitam illorum aestimabamus insaniam, et finem illorum sine honore; ecce quomodo computati sunt inter filios Dei, et inter sanctos sors illorum est2.

 




2 Matth. 18. 7.

3 1. Cor. 5. 10.

4 Ibid. v. 11.

5 Prov. 2. 14.

6 Eccl. 8. 6.

7 Prov. 19. 20.

1 Sap. 4. 18. et 19.

2 Eccl. 4. 25.

3 Hom. 10. in Ezech.

4 Prov. 29. 27.

5 Sap. 2. 12.

1 1. Ioan. 4. 5.

2 Sap. 2. 21.

3 2. Tim. 3. 12.

4 Luc. 6. 19.

5 1. Cor. 3. 19.

6 1. Cor. 1. 18.

7 Serm. 5. de lapsis.

8 Luc. 9. 26.

9 Serm. 48.

10 Hom. 91. in Act. 19.

1 Gal. 6. 14.

2 1. Ioan. 2. 16.

3 Matth. 16. 26.

4 Luc. 7. 47.

5 Matth. 27. 40.

6 Ib. v. 42.

7 Ep. ad Asellam.

8 Luc. 6. 22.

9 Psal. 108. 28.

1 Rom. 8. 38. et 39.

2 Matth. 10. 28.

3 3. Reg. 18. 21.

4 Gal. 1. 10.

5 Act. 5.41.

6 Hebr. 11. 25. et 26.

7 Matth. 20. 16.

8 Actor. 4. 19.

9 1. Tim. 5. 20.

1 Matth. 14. 4.

2 Sap. 5. 3. ad 5.




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