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S. Alfonso Maria de Liguori
Sermoni compendiati

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SERMONE XXXII. - PER LA DOMENICA III. DOPO PENTECOSTE

 

Della misericordia di Dio coi peccatori.

Gaudium erit in coelo super uno peccatore poenitentiam agente. (Luc. 15. 7.)

 

Narrasi nel vangelo corrente che i farisei mormoravano di Gesù Cristo, perché accoglieva peccatori e mangiava con essi: Hic peccatores recipit et manducat cum illis4. Il Signore udendo ciò, disse loro: ditemi se alcuno di voi ha cento pecore e ne perde una, non lascerà egli le altre novantanove nel deserto, e anderà a ricuperare la pecora perduta? Ei non finirà di cercarla finché non la ritrovi: e quando la troverà, se la porterà sulle spalle, e tutto consolato chiamerà gli amici e vicini, dicendo loro: Congratulamini mihi quia inveni ovem meam quae perierat. Rallegratevi con me perché ho trovata la mia pecorella perduta. E poi concluse: Dico vobis quod ita gaudium erit in coelo super uno peccatore poenitentiam agente, quam super nonagintanovem iustis qui non egent poenitentia. Si fa più festa in cielo, disse, su d'un peccatore che si converte, che sopra molti giusti che già stanno in grazia di Dio. Parliamo dunque oggi della misericordia che usa Dio coi peccatori.

 

Punto I. Nel chiamarli a penitenza;

 

Punto II. In aspettarli, affinché si convertano;

 

Punto III. In accoglierli quando tornano pentiti.

 

PUNTO I. Misericordia di Dio in chiamare i peccatori a penitenza.

 

Qual maraviglia dovette recare agli angeli quando peccò Adamo, cibandosi del pomo vietato, e poi vergognandosi


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del peccato commesso andava fuggendo dalla faccia di Dio, il vedere che Dio avendo perduto Adamo, lo va cercando e quasi piangendo gli va appresso, e lo chiama: Adam, ubi es1? Adamo mio, dove sei? Commenta il p. Pereyra, e dice: Sunt verba patris quaerentis filium suum perditum; tali parole sono parole d'un padre che va cercando il suo figlio perduto. Fratello mio, il Signore ha fatto lo stesso con te; tu fuggivi da Dio, e Dio tante volte ti ha chiamato a penitenza per mezzo de' confessori e de' predicatori. Chi era allora quegli che ti parlava? Era Dio, i predicatori sono gli ambasciatori di Dio, come dice s. Paolo: Pro Christo ergo legatione fungimur, tanquam Deo exorante per nos2. Onde poi scrisse l'apostolo a' peccatori di Corinto: Obsecramus pro Christo, reconciliamini Deo3. Commenta san Gio. Grisostomo questo passo, e dice: Ipse Christus vos obsecrat, quid autem obsecrat? Reconciliamini Deo. Dunque, dice il santo, Gesù stesso, o peccatori, è quello che vi prega; e di che vi prega? Di far pace con Dio; reconciliamini Deo. E poi soggiunge: Non enim ipse inimicus gerit, sed vos; non già egli fa da nemico, ma voi; e vuol dire che non già Dio ricusa di far pace col peccatore, ma il peccatore ripugna di conciliarsi con Dio.

 

E ciò non ostante il Signore non lascia di seguitare a chiamarlo con tante voci interne, ispirazioni, rimorsi di coscienza, terrori de' castighi. Così, cristiano mio, Dio ha fatto con te, e vedendo che facevi il sordo, ha posto mano a' flagelli, ti ha chiamato con quella persecuzione, con quella perdita di robe, colla morte di quel tuo parente, con quella grave infermità che ti minacciava la morte: ti ha mostrato l'arco teso della tua dannazione, non già per vederti dannato, ma per vederti liberato dall'inferno che meritavi, secondo quel che dice Davide: Dedisti metuentibus significationem, ut fugiant a facie arcus, ut liberentur dilecti tui4. Quei travagli tu li chiamavi disgrazie, ma no, erano misericordie che Dio ti usava; erano voci di Dio, affinché lasciassi il peccato e non ti perdessi: Raucae factae sunt fauces meae5. Figlio, dice Dio, quasi ho perduta la voce in chiamarti: Laboravi rogans6. Mi sono affaticato a pregarti di non offendermi più.

 

Meritavi che egli più non ti chiamasse per la tua ingratitudine; ma Dio ha seguitato a chiamarti. Oh Dio! chi era quegli che ti chiamava? Era un Dio d'infinita maestà, il quale un giorno ti ha da giudicare, e da cui dipende la tua fortuna o la tua rovina eterna. E tu chi eri se non un verme miserabile reo dell'inferno? E perché ti chiamava? Per farti ricuperare la vita della grazia che tu avevi perduta: Revertimini et vivite7. Per acquistare la grazia divina poco sarebbe il vivere cento anni in un deserto tra digiuni e penitenze; ma Dio te l'offeriva per un semplice atto di dolore, e tu la ricusavi, e contuttociò egli non ti ha abbandonato, ma ti è venuto appresso dicendo: Et quare moriemini, domus Israel8? Come un padre che va piangendo appresso un figlio che volontariamente va a buttarsi in mare, così Dio ti è venuto appresso dicendoti, per la compassione


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che avea di te: figlio, e perché ti vuoi dannare? Quare moriemini domus Israel?

 

Siccome una colomba che vuol entrare in una torre, e vedendo chiusa l'entrata da ogni parte, le va girando d'intorno, e non lascia di girare, finché non trovi l'adito e vi entri; così appunto, dice s. Agostino, che faceva sopra di lui la misericordia divina, quando egli stava in disgrazia di Dio: Circuibat super me fidelis a longe misericordia tua. Lo stesso ha fatto il Signore con te, fratello mio. Quanto tu peccavi, ogni volta che peccavi, discacciavi Dio dall'anima tua, secondo parla Giobbe: Impii dicebant Deo: Recede a nobis1. E Dio invece di abbandonarti, che faceva? Poneasi alla porta del tuo cuore ingrato, e bussando ti facea sentire ch'egli stava fuori, e batteva al tuo cuore per entrarvi: Ecce sto ad ostium, et pulso2. E ti pregava a dargli quasi per compassione l'entrata: Aperi mihi, soror mea3. Aprimi, ti dicea, che io voglio liberarti dalla tua ruina; voglio scordarmi di tutti i disgusti che mi hai dati, se tu lasci il peccato. Forse tu ora non vuoi aprirmi per non diventare povero, restituendo le robe non tue, o lasciando quella persona che ti provvede? Ed io, dice Dio, non posso provvederti? Forse pensi di fare una vita amara, lasciando quell'amicizia che ti tiene da me separato? Ed io non posso contentarti e farti fare una vita felice? Domandalo a coloro che mi amano di cuore, e vedi come essi contenti della mia grazia, non cambierebbero il loro stato, benché umile e povero, con tutte le delizie e ricchezze dei monarchi.

 

PUNTO II. Misericordia di Dio in aspettare i peccatori, affinché si convertano.

 

Abbiamo considerata la misericordia divina in chiamare i peccatori; consideriamo ora la pazienza di Dio in aspettarli a penitenza. Dicea quella gran serva di Dio D. Sancia Carillo penitente del p. Gio. d'Avila, che desiderava di fare una chiesa e di intitolarla: La Pazienza di Dio; considerando la gran pazienza che ha Dio coi peccatori. Ah peccatori miei, e chi mai potea sopportarci tanto quanto ci ha sopportato Dio? Se le offese, che tu hai fatte a Dio, le avessi fatte ad un uomo, benché fosse stato il migliore amico che avevi, fosse stato il tuo medesimo padre, pure si sarebbe vendicato con te. Quando tu offendevi Dio poteva egli castigarti; lo tornasti ad offendere, e Dio invece di castigarti ti faceva bene, ti conservava la vita, ti provvedeva; fingeva quasi di non vedere gli affronti che gli facevi, acciocché ti ravvedessi e cessassi di più di ingiuriarlo: Dissimulat peccata hominum propter poenitentiam4. Ma come va, Signore, voi non potete guardare un sol peccato, e poi ne vedete tanti, e tacete? Respicere ad iniquitatem non poteris. Quare respicis super iniqua agentes et taces5? Voi vedete quel vendicativo che stima più l'onor suo che il vostro: quel ladro che invece di restituire quel che si ha preso seguita a rubare: quel disonesto che invece di vergognarsi delle sue laidezze le palesa e se ne vanta: quello scandaloso che non contento delle offese che egli vi fa, cerca di tirare anche gli altri ad offendervi; lo vedete e tacete? E non lo castigate?

 

Scrive s. Tommaso: Omnis creatura


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tibi factori deserviens excandescit adversus iniustos. Dice che tutte le creature, la terra, il fuoco, l'aria, l'acqua, perché tutte servono a Dio, vorrebbero per naturale istinto punire il peccatore, e vendicare le ingiurie che egli fa al lor creatore. Ma Dio per la sua pietà le trattiene a non muoversi. Ma, Signore, voi aspettate questi malvagi, acciocché si ravvedano, e non vedete che essi si abusano della vostra pietà per più oltraggiarvi? Esclama il profeta Isaia: Indulsisti genti, Domine, indulsisti genti, numquid glorificatus es1? Voi li avete aspettati tanto tempo, avete trattenuto il castigo, ma qual gloria ne avete ricavata? Essi han fatto peggio di prima. Perché tanta pazienza con questi ingrati? Perché seguite ad aspettarli, e non li castigate? Risponde lo stesso profeta: Propterea expectat Dominus, ut misereatur vestri2. Dio aspetta il peccatore, acciocché si ravveda un giorno, e così possa perdonargli e salvarlo. Io non voglio, dice Dio, la dannazione del peccatore, ma che si converta e si salvi: Nolo mortem impii, sed ut convertatur impius a via sua et vivat3. S. Agostino giunge a dire che se Dio non fosse Dio, sarebbe ingiusto per la troppa pazienza che usa coi peccatori: Deus, Deus meus, pace tua dicam, nisi quia Deus esses, iniustus esses. L'aspettare Dio chi si serve della sua pazienza per più peccare, pare una ingiustizia che si fa all'onore divino: Nos peccamus, siegue a dire il santo, inhaeremus peccato (taluni si affratellano col peccato, così dormono i mesi e gli anni): gaudemus de peccato (arrivano a gloriarsi delle loro scelleraggini), et tu placatus es! Te nos provocamus ad iram, tu nos ad misericordiam! Sembra che facciamo a gara con Dio, noi ad irritarlo a castigarci, e Dio ad invitarci al perdono!

 

Signore, esclama Giobbe, che cosa è l'uomo, che voi ne fate tanto conto? Perché tanto vi applicate ad amare quest'uomo? Quid est homo, quia magnificas eum, aut quid apponis erga eum cor tuum4? Scrive s. Dionigi Areopagita, che Dio va appresso a' peccatori, come un amante disprezzato, pregandoli a non perdersi: Deus etiam a se aversos amatorie sequitur; et deprecatur ne pereant. Loro va dicendo appresso: ingrati, perché fuggite da me? Io vi amo, ed altro non desidero che il vostro bene. Ah peccatori, dice s. Teresa, avvertite che quegli che vi chiama e vi viene appresso è quel Signore che un giorno vi ha da giudicare: e se vi dannate, sappiate che le tante misericordie ch'egli ora vi usa saranno per voi le maggiori pene che patirete nell'inferno.

 

PUNTO III. Misericordia di Dio in accogliere i peccatori pentiti.

 

Se un vassallo si ribella da un principe terreno, e poi va a cercargli perdono, il principe lo scaccia dalla sua presenza, e non lo degna neppure d'un guardo. Ma Dio non fa così con noi, quando umiliati andiamo a pregarlo che ci perdoni: Non avertet faciem suam a vobis, si reversi fueritis ad eum5. Iddio non sa voltar la faccia a chi ritorna pentito a' piedi suoi. Gesù medesimo si protestò che egli non discaccerà mai alcuno che a lui ritorna: Eum qui venit ad me, non eiiciam foras6. Ma


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come può discacciarlo, quando egli stesso l'invita a ritornare, e gli promette di abbracciarlo? Revertere ad me, dicit Dominus, et suspiciam te1. Dice in altro luogo: peccatori, io ho dovuto voltarvi le spalle, perché voi prima avete voltate le spalle a me; ma rivolgetevi a me, ed io mi rivolgerò a voi: Convertimini ad me, ait Dominus excercituum, et convertar ad vos, ait Dominus2.

 

Oh con qual tenerezza abbraccia Dio un peccatore che a lui si converte! Questo appunto volle darci ad intendere Gesù Cristo quando disse, come di sopra a principio riferimmo, che egli è il buon pastore che quando ritrova la pecorella perduta se la stringe caramente e se la pone sulle proprie spalle: Et cum invenerit eam, imponit in humeros suos3. Lo stesso ci significò nella parabola del figlio prodigo, facendoci sapere che egli è quel padre, che quando ritorna il figlio perduto, gli va all'incontro, l'abbraccia, lo bacia, ed in riceverlo quasi vien meno per il gaudio che ne sente: Accurrens cecidit super collum eius et osculatus est eum4.

 

Inoltre si protesta Iddio che quando il peccatore si pente egli vuole scordarsi de' peccati da lui commessi, come se quegli non l'avesse mai offeso: Si autem impius egerit poenitentiam... vivet, omnium iniquitatum eius quas operatus est non recordabor5. Giunge sino a dire per Isaia queste parole: Venite et arguite me, dicit Dominus, si fuerint peccata vestra ut coccinum, quasi nix dealbabuntur6. Se le vostre coscienze fossero nere come la semenza di cremisi, ut coccinum, diverranno bianche come la neve. Ma si notino specialmente quelle parole: Venite et arguite me, come dicesse Dio: peccatori, venite a me, e se io non vi perdono e non vi abbraccio, riprendetemi e rimproveratemi di aver mancato nella promessa. Ma no che Dio non sa disprezzare un cuore che si umilia e si pente: Cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies7.

 

Il Signore stima sua gloria l'usar misericordia e perdonare i peccatori: Exaltabitur parcens vobis8. Dice la s. chiesa che Dio in ciò manifesta la sua onnipotenza, nel perdonare e aver misericordia de' peccatori: Deus qui omnipotentiam tuam parcendo maxime et miserando manifestas. Non pensare, peccatore fratello mio, che Dio abbia da farti stentare molto tempo a perdonarti; subito che vuoi il perdono egli è pronto a dartelo. Ecco quel che dice la scrittura: Plorans nequaquam plorabis, miserans miserebitur tui9. Non hai molto da piangere, alla prima lagrima che manderai per dolore de' tuoi peccati Dio avrà misericordia di te: Ad vocem clamoris tui, statim ut audierit respondebit tibi10. Non fa Dio con noi come noi facciamo con Dio; Dio ci chiama e noi facciamo i sordi; Iddio no, statim ut audierit respondebit tibi, subito che egli sentirà dire da te, Dio mio, perdonatemi, subito risponderà e ti concederà il perdono.

 




4 Luc. 15. 2.

1 Gen. 3. 10.

2 2. Cor. 5. 20.

3 Ibid.

4 Psal. 59. 6.

5 Psal. 68. 4.

6 Ier. 15. 6.

7 Ezech. 18. 32.

8 Ezech. 18. 31.

1 Iob. 21. 14.

2 Apoc. 3. 20.

3 Cant. 5. 2.

4 Sap. 11. 24.

5 Abac. 1. 13.

1 Isa. 26. 15.

2 Isa. 30. 18.

3 Ezech. 33. 11.

4 Iob. 7. 17.

5 2. Paral. 30. 9.

6 Ioan. 6. 37.

1 Ier. 3. 1.

2 Zach. 1. 3.

3 Luc. 15. 5.

4 Luc. 15. 20.

5 Ezech. 18. 21. et 22.

6 Isa. 1. 18.

7 Ps. 50. 19.

8 Isa. 30. 18.

9 Isa. 30. 19.

10 Ibid.




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