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S. Alfonso Maria de Liguori
Sermoni compendiati

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SERMONE LIII. - PER LA DOMENICA XXIV. DOPO PENTECOSTE

 

Della bestemmia.

Cum ergo videritis abominationem desolationis. (Matth. 24. 15.)

 

Tutti i peccati sono abbominati da Dio, ma più propriamente il peccato della bestemmia dee chiamarsi l'abbominazione di Dio, perché quantunque tutti i peccati mortali sono di disonore a Dio, come parla l'apostolo: Per praevaricationem legis Deum inhonoras1: nondimeno gli altri peccati disonorano Dio indirettamente col trasgredire la sua legge, ma la bestemmia disonora direttamente Dio col maledire il suo ss. nome; onde scrisse s. Giovanni Grisostomo, che niuna colpa inasprisce tanto il Signore, quanto il sentire il suo nome dagli uomini bestemmiato: Nihil ita exacerbat Deum, sicut quando nomen eius blasphematur. Lasciate dunque che in questo giorno, cristiani miei, vi faccia vedere in due punti:

 

Nel punto I. Quanto sia grave il peccato della bestemmia;

 

Nel punto II. Con quanto rigore Iddio lo punisce.

 

PUNTO I. Quanto sia grave il peccato della bestemmia.

 

Che cos'è la bestemmia? È un detto ingiurioso contro Dio: Est contumeliosa in Deum locutio, così la definiscono i dottori. Oh Dio, con chi se la prende l'uomo, quando bestemmia? Se la prende direttamente con Dio: Contra Omnipotentem roboratus est2. E come, esclama s. Efrem, non temi, o bestemmiatore, che discenda il fuoco dal cielo e ti divori? E non si apra sotto di te la terra e ti assorbisca? Non metuis ne forte ignis de coelo descendat et devoret te, qui sic os adversus Omnipotentem aperis? Neque vereris, ne terra te absorbeat3? I demonj tremano al nome di Cristo, dice s. Gregorio Nazianzeno, e noi non temiamo d'ingiuriarlo? Daemones ad Christi nomen exhorrescunt, nos vero nomen adeo venerandum contumelia afficere non veremur4? Il vendicativo se la prende con un uomo suo pari, ma il bestemmiatore, quando bestemmia, par che voglia vendicarsi con Dio stesso, che fa o permette quella cosa che gli dispiace. Vi è una gran differenza tra l'offendere il ritratto del re e l'offendere la persona del re: l'uomo è immagine di Dio, ma il bestemmiatore offende lo stesso Dio, dice s. Atanasio: Qui blasphemat, contra ipsam Deitatem agit. Chi offende la legge del re, pecca; ma chi offende la stessa persona del re, commette delitto di lesa maestà; onde non gode grazia, ed è punito con castighi orrendi. Che dee dirsi poi di chi bestemmia ed ingiuria la maestà di Dio? Dicea nel suo cantico Anna la profetessa:

 


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Si peccaverit vir in virum, placari ei potest Deus; si autem in Dominum peccaverit vir, qui orabit pro eo1? È così enorme dunque il peccato della bestemmia, che gli stessi santi par che non abbiano animo di pregare per un bestemmiatore.

 

Giungono alcune bocche sacrileghe a bestemmiare chi li mantiene! Dice il Grisostomo: Tu Deo benefacienti tibi, et tui curam agenti maledicis? Oh Dio, tu stai con un piede all'inferno, che se Dio non ti mantenesse in vita per sua misericordia saresti dannato per sempre; e tu in vece di ringraziarlo, nello stesso tempo che egli ti fa bene lo bestemmii? Si inimicus meus, si lamenta il Signore, maledixisset mihi, sustinuissem utique2. Se tu m'ingiuriassi nel tempo che ti castigo, più lo soffrirei, ma tu mi maledici nel tempo che io ti sto beneficando? O lingua diabolica, ti sgrida s. Bernardino da Siena, che cosa mai ti trasporta a bestemmiare il tuo Dio, che ti ha creato e ti ha ricomprato col suo sangue? O lingua diabolica, quid potest te inducere ad blasphemandum Deum tuum, qui te plasmavit, qui te pretioso sanguine redemit3? Alcuni arrivano a bestemmiare espressamente Gesù Cristo, quel Dio che è morto in croce per loro amore! Oh Dio, se noi non avessimo da morire, dovremmo desiderare di morire per Gesù Cristo, per rendere qualche piccola gratitudine ad un Dio, che ha data la vita per noi. Dico, piccola gratitudine, perché non vi è paragone tra la morte di una misera creatura colla morte di un Dio; e tu in vece di amarlo e benedirlo lo maledici, dice s. Agostino: Flagellatus est Christus flagellis iudaeorum, sed non minus flagellatus blasphemiis falsorum christianorum4. Vi sono stati anche alcuni che hanno bestemmiata o ingiuriata Maria Vergine, questa buona Madre, che tanto ci ama e prega sempre per noi! Ma tali scellerati sono stati puniti orribilmente da Dio. Narra il Surio, nel giorno 7. di agosto, che un empio bestemmiò la beata Vergine, e poi con un pugnale ferì la sua immagine, che stava in una chiesa; ma uscito che fu da quella, un fulmine lo colse e lo ridusse in cenere. L'infame Nestorio, che similmente avea bestemmiato ed indotti altri a bestemmiare contro Maria ss., dicendo che non era vera madre di Dio, morì disperato colla lingua mangiata da' vermi.

 

Quis loquitur blasphemias5? E chi è questi che bestemmia? Un cristiano. Uno che ha ricevuto il santo battesimo, nel quale la sua lingua è stata in certo modo consacrata. Scrive un dotto autore che sulla lingua di chi ha da battezzarsi si pone il sale benedetto: Ut lingua christiani quasi sacra efficiatur, et Deum benedicere consuescat6. E poi questa lingua dovrà diventare una spada che trapassi il cuore di Dio, secondo parla S. Bernardino: Lingua blasphemantis efficitur quasi gladius cor Dei penetrans7? Perciò dice poi lo stesso santo, che niun peccato contiene in sé tanta malizia quanto la bestemmia: Nullum est peccatum quod habeat in se tantam iniquitatem sicut blasphemia. E prima lo disse s. Gio. Grisostomo: Nullum hoc peccato deterius, nam in eo accessio est omnium malorum et omne supplicium. Lo


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stesso scrisse S. Girolamo, dicendo che ogni altro peccato, paragonato alla bestemmia, è meno: Nihil horribilius blasphemia, omne quippe peccatum comparatum blasphemiae levius est1. E qui bisogna avvertire che la bestemmia de' santi e delle cose e giorni santi, come de' sacramenti, della messa, di pasqua, natale, sabato santo, sono della stessa specie delle bestemmie contro Dio, perché, secondo insegna s. Tomaso, siccome l'onore che si fa a' santi ed alle cose o giorni santi, si riferisce a Dio; così l'ingiuria che si fa a' santi ridonda contro lo stesso Dio che è il fonte della santità: Sicut Deus in sanctis suis laudatur, come si legge nel salmo 150.: Laudate Dominum in sanctis eius; ita et blasphemia in sanctos in Deum redundat2. Ed è un peccato massimo contro la religione3.

 

Sicché, ripigliando il detto di s. Girolamo, la bestemmia è più grave del furto, più grave dell'adulterio, dell'omicidio. Tutti gli altri peccati, scrive s. Bernardino, provengono o dalla fragilità o dall'ignoranza; ma questo peccato della bestemmia proviene dalla propria malizia: Omnia alia peccata videntur procedere partim ex fragilitate, partim ex ignorantia; sed peccatum blasphemiae procedit ex propria malitia4. Perocché procede da una mala volontà, e da un certo odio conceputo contro Dio; onde il bestemmiatore si rende simile ai dannati, i quali, come dice s. Tomaso, ora non bestemmiano colla bocca, poiché non hanno corpo, ma bestemmiano col cuore, maledicendo la divina giustizia che li punisce: Detestatio divinae iustitiae est in eis interior cordis blasphemia5. E soggiunge ivi esser credibile che dopo la risurrezione, siccome i santi in cielo anche colla voce loderanno Dio, così i reprobi nell'inferno colla voce lo bestemmieranno: Et credibile est quod post resurrectionem erit in eis etiam vocalis blasphemia, sicut in sanctis vocalis laus Dei. Giustamente dunque un autore chiama la bestemmia linguaggio d'inferno, dicendo che il demonio parla per la bocca de' bestemmiatori, siccome Dio parla per la bocca de' santi: Blasphemia est peccatum diabolicum, loquela infernalis; sicut enim Spiritus sanctus loquitur per bonos, ita diabolus per blasphemos6. Quando san Pietro nel palagio di Caifas negava Gesù Cristo, giurando che non lo conosceva, gli dissero i giudei che il suo parlare lo palesava per suo discepolo, mentre aveva lo stesso linguaggio del suo maestro: Vere et tu ex illis es, nam et loquela tua manifestum te facit7. Così può dirsi ad ogni bestemmiatore: tu sei del paese dell'inferno e vero discepolo di Lucifero, mentre già parli col linguaggio de' dannati. Scrive s. Antonino, che i dannati nell'inferno non s'impiegano in altro, che in bestemmiare e maledire Dio: Non aliud opus in inferno exercent, nisi blasphemare Deum et maledicere8. E adduce a tal proposito il testo dell'Apocalisse: Et commanducaverunt linguas suas prae dolore, et blasphemaverunt Deum coeli9.

E poi soggiunse s. Antonino, che chi ha il vizio di bestemmiare già appartiene al numero de' dannati, mentre usa il loro mestiere: Qui ergo hoc vitio detinetur, ostendit se pertinere


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ad statum damnatorum, ex quo exercet artem eorum1.

 

Si aggiunge alla malizia della bestemmia la malizia dello scandalo, che porta seco per lo più la bestemmia, mentre questo è un peccato che per lo più si commette esternamente ed in presenza di altri. S. Paolo riprendeva i giudei, perché coi loro peccati erano causa che i gentili bestemmiassero il nostro Dio e deridessero la sua legge: Nomen enim Dei per vos blasphematur inter gentes2. Or quanto più rei sono i cristiani, che colle loro bestemmie inducono gli altri cristiani ad imitarli? Come va, io dimando, che in certe provincie non si sente alcuno che bestemmia, e se vi è, è raro; ed in altre provincie poi regna la bestemmia in modo che può dirsi quel che diceva Dio per Isaia: Iugiter tota die nomen meum blasphematur3? Sicché per le piazze, per le case, per le città e per le ville non si sente altro che bestemmiare; come va? Ciò avviene, perché gli uni imparano a bestemmiare dagli altri, i figli dai genitori, i garzoni dai padroni, i fanciulli dai grandi. Specialmente in certe famiglie par che si lasci per eredità la bestemmia. Il padre è bestemmiatore, e perciò poi bestemmiano i figli, i nipoti, succedono in questa bella eredità gli altri discendenti. O padre maledetto! In vece d'insegnare ai figli tuoi a benedire Dio, vuoi insegnar loro a bestemmiare Dio o i santi suoi! Ma io li riprendo, quando li sento bestemmiare. Ma che servono queste tue riprensioni, quando tu dai loro mal esempio colla bocca tua? Per carità, per carità, padre di famiglia, non bestemmiare mai, ma specialmente guardati di bestemmiare avanti i figli tuoi, perché questo è un peccatograve, che non so come Dio potrà più sopportarti. E quando senti che qualche volta il tuo figlio bestemmia, riprendilo aspramente; anzi, come dice s. Gio. Grisostomo: Contere os ipsius, manum tuam percussione sanctifica4. Fracassagli la bocca, che così santificherai la tua mano. Certi padri, se il figlio non fa qualche servizio a tempo, lo stroppiano di bastonate; se poi lo sentono bestemmiare i santi, se ne ridono, oppure non parlano. Narra s. Gregorio5, che un fanciullo di cinque anni, figlio di un nobile romano, era solito di vilipendere il nome di Dio, e il padre lasciava di riprenderlo. Un giorno si vide il figliuolo assalito, come disse, da certi uomini neri; corse ad abbracciarsi col padre, ma quelli che erano tanti demonj, tra le braccia del padre l'uccisero e se lo condussero all'inferno.

 

PUNTO II. Con quanto rigore Iddio punisce il peccato della bestemmia.

 

Dice Isaia6: Vae genti peccatrici, blasphemaverunt Sanctum Israel! Guai ai bestemmiatori, e guai eterni, poiché scrive Tobia, che tutti quei che bestemmiano saranno condannati: Condemnati erunt omnes, qui blasphemaverint te7. Dice Dio per bocca di Giobbe: Imitaris linguam blasphemantium; condemnabit te os tuum, et non ego8. Dirà nel condannarlo: non son io che ti condanno all'inferno, la tua stessa bocca, colla quale hai ardito di maledire me o i santi miei, è quella che ti condanna. Poveri bestemmiatori! Seguiranno i miseri a bestemmiare nell'inferno per


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loro maggior pena, poiché le stesse bestemmie ricorderanno sempre loro, che per la bestemmia sono perduti in eterno.

 

Ma non solo nell'inferno, anche in questa terra sono castigati i bestemmiatori. Nella legge antica erano lapidati da tutto il popolo: Et qui blasphemaverit nomen Domini, morte moriatur; lapidibus opprimet eum omnis multitudo1. Nella legge nuova poi dall'imperatore Giustiniano erano condannati a morte. S. Luigi re di Francia (come riferisce Homobon2) castigavali con far loro traforare la lingua, e marcar la fronte con un ferro infocato; e se alcuno dopo ciò tornava a bestemmiare, volea che irremissibilmente morisse giustiziato. Scrive un altro autore3 che le leggi escludono i bestemmiatori come infami dal far testimonianza di giudizio. E come si ha dalla costituzione di Gregorio XIV., erano prima esclusi anche dalla sepoltura. Nell'autentica, Ut non luxur. hom., si dice che per le bestemmie vengono le carestie, i terremoti e le pesti: Propter blasphemias et fames et terraemotus et pestilentiae fiunt. Ti lamenti poi, bestemmiatore, che fatichi, stenti e ti vedi sempre pezzente, e dici: Non so che cosa sia, che mi vedo sempre in miseria! Qualche scomunica vi sarà alla casa mia. Che scomunica! Non sai che cosa sia? È la maledetta bestemmia che tieni in bocca, questa ti fa stare sempre maledetto da Dio e povero.

 

Oh quanti esempj funesti poi potrei narrarvi di bestemmiatori che han fatta mala morte! Rapporta il p. Segneri4 che nella Guascogna due uomini, che aveano bestemmiato il sangue di Gesù Cristo, poco appresso furono uccisi in una rissa, ed i cani li fecero in minuti pezzi. Nel Messico un certo bestemmiatore, essendo ripreso, rispose: Voglio far peggio di prima. Nella notte gli si trovò cucita la lingua sotto il palato, e così il misero se ne morì senza dar segno di penitenza. Narra Dresselio, che uno bestemmiando restò cieco di tutti due gli occhi. Un altro bestemmiando s. Antonio, uscì una fiamma dall'immagine dell'istesso santo e lo bruciò vivo. Narra il Sarnelli nel suo libro contro la bestemmia, che in Costantinopoli, avendo uno bestemmiato Dio, cominciò a lacerarsi le carni come un cane arrabbiato, e così morì. Narra il Cantipratense5 d'un certo chiamato Simone da Tornaco, che dopo aver costui bestemmiato, gli si stravolsero gli occhi, e caduto a terra mugghiava come un bue, e così muggendo spirò. Nel Mercurio Gallicano6 si narra che un certo condannato alla forca chiamato Michele, in sentirsi stringere la gola dal capestro, proruppe in una bestemmia e così morì; ma che avvenne di più! Quando spirò gli cadde il capo dal busto, e gli restò la lingua da fuori pendente dal collo nera come un carbone. Lascio per più non tediarvi altri casi terribili che si possono leggere nel detto libro del p. Sarnelli.

 

Ma per concludere. Dimmi, bestemmiatore mio, se qui ci stai, che ne ricavi da questa maledetta bestemmia? Tu non ne ricavi gusto, dice il Bellarmino, questo è un peccato senza gusto. Non ne ricavi guadagno, perché, come ho detto, la bestemmia è quella che ti fa stare sempre pezzente.


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Non ne ricavi onore; gli stessi bestemmiatori pari tuoi, quando bestemmj, ne hanno orrore e ti chiamano: Bocca di dannato. Dimmi, perché bestemmj? Padre, è l'uso fatto. Ma che ti pare? L'uso fatto si può scusare avanti a Dio? Se un figlio bastonasse il padre, e poi dicesse: Padre mio, compatiscimi, perché ci ho fatto l'uso, lo compatirebbe il padre? Dici che bestemmj per la collera che ti fan pigliare i figli, la moglie, il padrone. Ma come? La moglie, il padrone ti danno collera, e tu te la pigli coi santi? Che colpa vi hanno i santi? Essi pregano Dio per te, e tu li vuoi bestemmiare? Ma il demonio allora mi tenta. E se il demonio ti tenta, fa come faceva un certo giovane; era questi tentato di bestemmia, andò a consigliarsi coll'abate Pemene, il quale gli disse che quando il demonio in ciò lo tentava, rispondesse: E perché voglio bestemmiare quel Dio che mi ha creato e mi ha fatto tanto bene? Io voglio sempre lodarlo e benedirlo, e così il demonio lasciò di tentarlo. Quando hai qualche collera, mancano parole al dire, senza che bestemmj? allora: Maledetto il peccato: Signore, aiutatemi: Madonna, datemi pazienza. E se per lo passato hai fatto il mal abito a bestemmiare, ogni mattina da oggi innanzi, quando ti alzi, rinnova il proposito di farti forza a non bestemmiare in quel giorno: e poi recita tre Ave a Maria santissima, che ti ottenga la grazia di resistere alle tentazioni che avrai.

Se alcuno poi desidera di avere i sermoni in tutte le sette festività principali della divina Madre, di queste io già ne ho scritto nella Parte II delle Glorie di Maria, ove troverà abbondante materia per tali sermoni, ed anche per li dolori della beata Vergine.

Non mancherà chi dica, aver io scritti questi sermoni con modo troppo umile; ma essendo il mio desiderio, che tutti i sagri oratori predicassero alla semplice, e spezzassero la divina parola a' rozzi, de' quali ordinariamente abbondano gli uditorj, perché così si fa maggior acquisto di anime, siccome ho dimostrato in una mia lettera circa il modo di predicare; a tal fine ho cercato di scrivere con questo stile così basso e disadorno. Tanto più ch'io ho inteso di scrivere questi sermoni principalmente per li parrochi ed altri che predicano nelle terre della campagna, o ne' luoghi dove concorre la gente plebea ed ignorante. Del resto penso di aver data materia abbondante in ogni sermone circa il soggetto che ivi ho proposto; onde i predicatori di stile alto e fiorito ben potranno mettere le cose che io ho scritte così rozzamente, in prospetto più ornato e luminoso. Se poi un tale stile riuscirà di maggiore o minor utile per gli altri, e per essi stessi, ipsi viderint.

SIA LODATO IL NOME DI GESÙ NOSTRO AMORE E DI MARIA NOSTRA SPERANZA.

 




1 Rom. 2. 23.

2 Iob. 15. 25.

3 S. Ephr. Paren. 2.

4 Orat. 21.

1 1. Reg. 2. 25.

2 Psal. 54. 13.

3 Serm. 33.

4 In Ioan.

5 Luc. 5. 21.

6 Clericat. tom. 1 dec. tract. 52.

7 Tom. 4. Serm. 33.

1 In Isa. c. 18.

2 S. Thom. qu. 13. a. 13. a. 1. ad 2.

3 Ibid. a. 3.

4 Cit. Serm. 33

5 S. Thom. 2. 2. q. 13. a. 4.

6 Mansi discors. 7. n. 2.

7 Matth. 26. 73.

8 Part. 2. tit. 7. c. 3.

9 Apoc. 16. 10 et 11.

1 Ibid.

2 Rom. 2. 24.

3 Isa. 52. 5.

4 Hom. 1. ad pop.

5 Dial. 4. c. 18.

6 1. 4.

7 Tob. 13. 16.

8 Iob. 15. 5. et 6.

1 Lev. 24. 16.

2 De cas. res. p. 2. c. 1.

3 Navarr. cons. 11. de offic. ord.

4 T. 1. Rag. 8.

5 Cap. 48.

6 Lib. 10.




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