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S. Alfonso Maria de Liguori
Sermoni compendiati

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Terzo teatro del Calvario

 

Ecco Gesù Cristo già arrivato al terzo ed ultimo teatro del Calvario ove finisce la vita. Giunto che fu ivi l'affannato Signore, gli strappano le vesti attaccate alle sue lacere carni, e lo gittano con furia sulla croce. L'Agnello divino presenta ai carnefici le mani ed i piedi per essere inchiodato, ed offerisce all'eterno Padre il gran sacrificio della sua vita per la nostra salute. Inchiodata una mano si ritirarono i nervi; onde bisognò che a forza con funi e con violenza stirassero l'altra mano, ed i piedi ancora, al luogo dei chiodi, e con ciò vennero allora a stendersi e rompersi con grande spasimo i nervi e le vene: Manus et pedes cum fune trahebant ad loca clavorum, ita ut nervi et venae extenderentur et rumperentur; così fu rivelato a s. Brigida. In modo tale che se gli potevano numerare tutte le ossa, come già predisse Davide: Foderunt manus meas et pedes meos; dinumeraverunt omnia ossa mea1.

 

S. Agostino dice, non esservi morte più acerba, che la morte di croce: Peius nihil fuit in genere mortium2: poiché, come riflette s. Tomaso3, i crocifissi sono trafitti nelle mani e nei piedi, luoghi che per essere tutti composti di nervi, muscoli e vene, sono sensibilissimi al dolore, e lo stesso peso del corpo che pende fa che il dolore sia continuo, e sempre più si aumenti sino alla morte. Ma i dolori di Gesù superarono tutti gli altri dolori, mentre dice l'angelico che il corpo di Gesù Cristo, essendo perfettamente complessionato, era più vivace e sensibile a' dolori. Corpo che gli fu adattato dallo Spirito santo apposta per patire, secondo egli predisse, come attesta l'apostolo: Corpus autem aptasti mihi4. Di più, dice s. Tomaso che Gesù Cristo assunse un dolore così grande, che fu proporzionato a soddisfare la pena che meritavano temporalmente i peccati di tutti gli uomini.

 

Anima mia, mira il tuo Signore, mira la tua vita che pende da quel legno: Et erit vita tua quasi pendens ante te5. Vedilo, come sopra quel patibolo doloroso, appeso a quei crudeli uncini, non trova sitoriposo. Ora s'appoggia sulle mani, ora su i piedi; ma dovunque s'appoggia cresce lo spasimo. Va egli girando l'addolorato capo ora da una parte, ora da un'altra; se l'abbandona sul petto, le mani col peso vengono a più squarciarsi; se l'abbassa sulle spalle, le spalle vengono trafitte dalle spine; se l'appoggia sulla croce, le spine entrano più dentro la testa. Ah Gesù mio, e che morte amara è questa che fate!

 

Redentor mio crocifisso, io vi adoro su questo trono d'ignominie e di pene. Leggo su questa croce scritto che voi siete re: Iesus Nazarenus rex iudaeorum. Ma fuori di questo titolo di scherno, qual contrassegno mai voi dimostrate di re? Ah che queste mani inchiodate, questo capo spinoso, questo trono di dolore, queste carni lacerate vi fan ben conoscere per re, ma re d'amore. Mi accosto dunque umiliato ed intenerito a baciare i vostri sagri piedi, trafitti per amor mio. Mi abbraccio a questa croce, in cui fatto voi vittima d'amore, voleste per me sacrificarvi alla divina giustizia. Factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis. O felice ubbidienza che ottenne a noi


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il perdono de' peccati! E che mai sarebbe di me, o mio Salvatore, se voi non aveste pagato per me!

 

Inchiodato che fu si alza la croce. Ecco Gesù già sta in croce. S. Francesco di Paola considerando Gesù C. in croce non si saziava di lodare l'amore di questo Dio, esclamando: O carità, o carità, o carità! Mira tu ancora, anima divota, mira il tuo Signore che pende da quel legno, vedi come sta sospeso a quei tre uncini, appoggiato con tutto il corpo sulle stesse sue piaghe delle mani e dei piedi. Dovunque s'appoggia cresce il dolore. Oh Dio! l'afflitto Signore non trova sitoriposo.

 

Ecco il re del cielo, che pendente da quel patibolo già sen va morendo. Domandiamogli pure col profeta: Quid sunt plagae istae in medio manuum tuarum1? Ditemi, Gesù mio, che sono queste piaghe in mezzo alle vostre mani? Risponde per Gesù Ruperto abate: Sunt monumenta caritatis, pretia redemptionis. Sono segni, dice il Redentore, del grande amore che vi porto; sono il prezzo col quale io vi liberai dalle mani de' nemici e dalla morte eterna. Ama dunque, o anima fedele, ama il tuo Dio che tanto t'ha amato. E se mai tu dubiti del suo amore, guarda (dice s. Tomaso da Villanova) guarda quella croce, quei dolori, e quella morte acerba ch'egli per te ha patito, ché tali testimonj ben ti faran sapere quanto t'ama il tuo Redentore: Testis crux, testes dolores, testis amara mors, quam pro te sustinuit2. Soggiunse s. Bernardo, che grida la croce, grida ogni piaga di Gesù, ch'esso ci ama con vero amore: Clamat crux, clamat vulnus, quod ipse vere dilexit.

 

Stando in croce cercava chi lo consolasse, ma non lo trovava: Et sustinui qui consolaretur et non inveni3. Chi lo bestemmiava da una via e chi da un'altra; chi dicea: Si filius Dei es, descende de cruce4. Chi dicea: Vah, qui destruis templum Dei, salvum fac temetipsum5. Chi gli dicea: Alios salvos fecit, seipsum non potest salvum facere6. Oh Dio, e perché affliggete con ingiurie e derisioni un povero condannato, mentre sta sul patibolo morendo!

 

E Gesù mentre questi l'ingiuriano, che fa dalla croce? Prega forse l'eterno Padre che li punisca? No; egli lo prega che loro perdoni: Pater, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt7. Sì (dice s. Tomaso), a dimostrare il suo immenso amore per gli uomini il Redentore domandò a Dio il perdono per gli stessi suoi crocifissori: Ad ostendendam abundantiam suae caritatis, veniam persecutoribus postulavit8. Lo domandò e l'ottenne; sicché questi poi, dopo averlo veduto morto, si pentirono del loro peccato: Revertebantur percutientes pectora sua.

 

Ah mio caro Salvatore, eccomi ai vostri piedi; io sono stato uno de' vostri più ingrati persecutori; pregate voi anche per me il vostro Padre che mi perdoni! È vero che i giudei e carnefici non sapeano, crocifiggendovi, quel che si facevano; ma io ben sapea che peccando offendeva un Dio crocifisso e morto per me; ma il vostro sangue, la vostra morte anche per me han meritata la divina misericordia. Io non posso diffidare di


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essere perdonato, vedendovi morire per ottenere a me il perdono.

 

Stava l'afflitta Madre a piè della croce insieme colle altre divote donne: Stabant autem iuxta crucem Iesu mater eius etc.1. Oh Dio! chi mai non avrebbe compassione d'una madre che si trova accanto al figlio che gli sta morendo avanti gli occhi? Ecco Maria, che stando sotto la croce, e contemplando le pene, tra le quali l'amato Figlio se ne moriva, bramava ella di dargli qualche sollievo; ma all'incontro vedea che colla sua presenza accresceva il dolore del Figlio che tanto la compativa; e questo fu il gran martirio di Maria, che la fece regina de' martiri.

 

Vedendosi dunque Gesù Cristo abbandonato da tutti, e che tutti l'affliggevano nella sua morte, si rivolta all'eterno Padre per ottenere qualche conforto; ma il Padre vedendolo coperto di tutti i nostri peccati, dei quali stava per noi pagando alla divina giustizia il fio, anche il Padre l'abbandona; ed allora fu che Gesù gridò a gran voce: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me2? Dio mio, Dio mio (disse), dunque ancora voi mi avete abbandonato?

 

Ma già l'amante Salvatore si accosta alla morte. Cristiano mio, alza gli occhi su quella croce, guarda la sua bella faccia che già impallidisce, quegli occhi che si oscurano, e quel sacro corpo che si abbandona alla morte. Prima di spirare Gesù Cristo disse quelle parole: Consummatum est. Tutto è compito; come dicesse rivolto verso di noi: uomini, uomini, amatemi, mentre non ho più che fare per farmi amare da voi. Vedete la vita mia afflitta, che per 33. anni ho menata per amor vostro; per voi ho voluto ancora esser flagellato, coronato di spine, schiaffeggiato, ed impiagato da capo a piedi. Che resta? resta di vedermi morto per vostro amore; sì voglio morire. Vieni morte, ti do licenza, uccidimi, toglimi la vita, acciocché vivano le mie pecorelle: Et clamans voce magna Iesus ait: Pater, in manus tuas commendo spiritum meum3. Padre, disse, io muoio per la tua gloria e per la salute degli uomini; ti raccomando lo spirito mio. Ecco Gesù già sen muore. Venite, angeli, dal cielo ad assistere la morte del vostro Dio. E voi, Madre addolorata, accostatevi un po' più alla croce, mirate più attentamente il vostro Figlio ch'è vicino a spirare.

 

E voi, o cristiani, miratelo come già agonizzante sta tra gli ultimi respiri di sua vita. Mirate quegli occhi moribondi, la faccia impallidita, il cuore che con languido moto va palpitando, il corpo che già si abbandona alla morte, e quell'anima bella che già sta vicina a lasciare il lacero corpo. Già s'oscura il cielo, trema la terra, s'aprono i sepolcri. Oimè, che orrendi segni son questi! son segni che già muore il Fattore del mondo.

 

Ecco per ultimo, come il nostro Redentore, dopo aver raccomandata l'anima sua benedetta al suo eterno Padre, dando prima dall'afflitto cuore un gran sospiro, e poi inchinando il capo in segno di sua ubbidienza, ed offerendo la sua morte per la salute degli uomini, finalmente, per la violenza del dolore, spira e rende lo spirito in mano del suo diletto Padre: Et clamans voce magna ait: Pater, in manus tuas commendo spiritum meum; et haec dicens expiravit4.


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Tutta la gente che stava rivolta a guardarlo, vedendolo spirare e osservando che non facea più moto, dice: è morto, è morto. Così sentì dire da tutti Maria, e così ella ancora disse: Ah Figlio mio, sei già morto!

 

È morto! Oh Dio! chi è morto? il Re del cielo, il Creatore del mondo, un Dio ha voluto morire: per chi? per noi poveri peccatori.

 




1 Psalm. 21.

2 Tract. 26 in Io.

3 P. 3. qu. 46. n. 6.

4 Hebr. 10. 5.

5 Deut. 28.

1 Zacch. 13. 6.

2 Conc. 3.

3 Psal. 68. 11.

4 Matth. 27. 40.

5 Marc. 14. 30.

6 Matth. 27. 42.

7 Luc. 23. 34.

8 3. p. qu. 49. a. 4. ad. 1.

1 Io. 19. 25.

2 Matth. 27. 46.

3 Luc. 23. 46.

4 Ibid.




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