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S. Alfonso Maria de Liguori
Settenario di meditazioni...S. Giuseppe

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QUINTO GIORNO 1. Meditazione

DELL'AMORE DI GIUSEPPE, CHE PORTÒ A MARIA ED A GESÙ

= Et descendit cum eis (Iesus), et venit Nazareth; et erat subditus illis «Et descendit cum eis (Iesus), et venit Nazaret; et erat subditus illis» (Luc. 2) 2

 

Considerate per prima l'amore che portò Giuseppe alla sua santa sposa. Ella era già la più bella, che mai fosse stata fra le donne: ella era la più umile, la più mansueta, la più pura, la più ubbidiente e la più amante di Dio, che non v'è stata, né vi sarà fra tutti gli uomini e fra tutti gli Angeli; onde meritava tutto l'amore di Giuseppe, ch'era così amante della virtù. Aggiungete l'amore col quale egli si vedeva amato da Maria, che certamente nell'amore preferì il suo sposo a tutte le creature. Egli poi la considerava come la diletta di Dio, scelta 3 ad esser la Madre del di lui Unigenito. Or da tutti questi riguardi considerate qual doveva esser l'affetto che 'l giusto e grato cuore di Giuseppe conservava verso questa sua amabile sposa.

 

Considerate per secondo l'amore, che Giuseppe portò a Gesù. Avendo Dio assegnato il nostro santo in luogo di padre a Gesù, certamente gli dovette infondere nel cuore un amore di padre, e padre di tal figlioamabile, ch'era insieme Dio; onde l'amor di Giuseppe non fu puramente umano, com'è l'amore degli altri padri, ma un amore soprumano, ritrovando nella stessa persona il suo figliuolo e 'l suo Dio. Ben sapea Giuseppe per certa e divina rivelazione avuta dall'Angelo che quel fanciullo, da cui si vedea sempre accompagnato, era il Verbo divino che per amore degli uomini, ma specialmente di lui s'era fatt'uomo. Sapea ch'egli stesso l'avea fra tutti eletto per custode della sua vita, e volea esser chiamato suo figlio.

 

Or considerate che incendio di santo amore si dovea accendere nel cuore di Giuseppe in considerare tutto ciò, ed in vedere il suo Signore, che da garzone lo serviva ora in aprire e serrar la bottega, ora in aiutarlo a segare i legnami, in maneggiar la pialla e l'ascia, ora


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in raccogliere i frammenti e scopar la casa; in somma che l'ubbidiva in tutto quello che gli ordinava, anzi che non facea cosa alcuna senza la di lui ubbidienza, che gli osservava come padre. Quali affetti 4 doveano destarsi nel suo cuore in portarlo in braccio, in accarezzarlo e ricevere le carezze che gli rendea quel dolce fanciullo! in ascoltare le di lui parole di vita eterna, che divenivano tutte saette amorose a ferire il suo cuore, e specialmente poi in osservare i santi esempii che gli dava quel divin garzoncello di tutte le virtù!

 

La lunga familiarità delle persone che s'amano, alle volte raffredda l'amore, perché gli uomini quanto più lungamente fra di loro conversano, più l'uno conosce i difetti dell'altro. Non così avveniva a Giuseppe; quanto di più egli conversava con Gesù, più conosceva la di lui santità. Da ciò pensate 5, quanto egli amò Gesù, avendo (come portano gli autori) goduta la sua compagnia per lo spazio di venticinque anni.

 




1 [1.] Quinto giorno) per lo V mercoledì NP V NS B1.

 



2 [3.] Luc., 2, 51.

 



3 [11.] scelta) scielta B2.

 

 



4 [3.] quali affetti) qual affetti B2.

 



5 [13.] Sant'Alfonso non aderisce alla opinione di chi scrive che san Giuseppe già ottuagenario sposasse Maria Vergine e quindi vivesse con G. Cristo qualche decennio, come pare che sostengano sant'Epifanio, Niceta, ecc. Sta col PATRIGNANI, op. cit., 212, ove nota: «Circa il tempo, in cui morì san Giuseppe, la più comune opinione è quella ch'ei morisse prima che il Redentore da Nazareth uscisse al Giordano per esservi battezzato». A p. 84 osserva che san Giuseppe fu per trenta anni con Gesù e Maria. Ed è questo anche il pensiero di S. FRANC. DI SALES, Entretien 19, di M. GIROLAMO, Discorso dell'eccellenze e prerogative di S. Giuseppe (Roma 1627), di G. VERTHAMONT, Grandezze del gloriosissimo san Giuseppe (Napoli 1727), ecc. Per tutta la questione vedi Card. IOSEPH VIVES, Summa Iosephina, c. 45 de pretiosissima morte S. Ioseph; Romae 1917, p. CII ss.

 

 






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