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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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INTENTO DELL'OPERA

 

1. L'intento di quest'opera è di far vedere che la chiesa cattolica romana è fra tutte le altre chiese l'unica vera; dimostrandosi la cura che Dio ne ha tenuta, facendola sempre restar vittoriosa contro tutte le persecuzioni de' suoi nemici. Pertanto da essa debbono tutti dipendere, come dal fonte e dal capo, secondo scrisse S. Ireneo: Omnes a romana ecclesia necesse est ut pendeant tamquam a fonte et capite1. Questa già è quella chiesa che fu fondata da Gesù Cristo e poi propagata dagli apostoli; e quantunque fin dal principio fosse stata da per tutto perseguitata e contraddetta, come opposero i giudei a s. Paolo in Roma: De secta hac, così chiamavano essi la religion cristiana, notum est nobis quia ubique ei contradicitur2, nondimeno ella si mantenne sempre stabile, a differenza delle altre chiese false che a principio ebbero molti seguaci, ma poi col tempo restarono dissipate; come si vedrà nell'opera, quando parleremo degli Ariani, de' Nestoriani, Eutichiani, Pelagiani e simili. E se qualche setta è rimasta numerosa, come quella de' Maomettani, de' Luterani e Calvinisti, da ognuno tuttavia si scorge che non già l'amor della verità la sostiene, ma o l'ignoranza de' popoli o la licenza de' costumi. Dice s. Agostino che le eresie non sono abbracciate se non da coloro i quali, se fossero restati nella chiesa, si sarebbero perduti egualmente per la perversità de' loro vizj: Non ex aliis hominibus fiunt haeretici, quam ex iis qui, si in ecclesia permansissent, propter vitae turpitudinem nihilominus periissent3.

2. La nostra chiesa all'incontro, non ostante che ella insegna a' suoi figli una legge contraria alle inclinazioni della natura corrotta, non solamente non mancò in mezzo alle persecuzioni, ma con quelle più crebbe; onde poté asserire Tertulliano che il sangue de' martiri era come una feconda semenza che moltiplicava i cristiani, di cui quanti più ne erano uccisi, tanto più ne cresceva il numero: Sanguis martyrum semen christianorum; quoties metimur, plures efficimur4. E prima5 avea scritto: Christi regnum et nomen ubique creditur, ab omnibus gentibus colitur. E ciò si conforma a quel che scrisse Plinio il giovine nella sua celebre lettera a Traiano, dicendo venirgli riferito dall'Asia che ivi regnava da per tutto la religion cristiana, in modo che si vedeano abbandonati tutti i templi degli idoli: In Asia prope iam desolata esse templa deorum, eo quod christiana religio non tantum civitates sed etiam vicos occupasset.

 

3. Ciò non potea certamente avvenire senza la forza dell'onnipotente mano divina, trattandosi di fondare in mezzo all'idolatria una nuova religione che distruggea tutte le superstizioni di quella e la credenza così invecchiata di tanti falsi dei, comunemente prima adorati da' gentili e dai loro antenati ed anche da' magistrati e dagli stessi imperatori, che con tutto il loro vigore la proteggeano: e ciò non ostante la fede cristiana da molti popoli fu abbracciata, passando essi da una legge rilassata ad un'altra dura che vietava il secondare gli appetiti del senso. Chi mai potea condurre a fine una tale impresa se non la potenza di un Dio?

 

4. Grandi pertanto furono le persecuzioni che patì la chiesa dall'idolatria; ma più terribili furono quelle che ebbe


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a soffrire dalle eresie uscite dal suo medesimo seno per mezzo di uomini malvagi, che mossi dalla superbia, o dall'ambizione, o dalla libertà de' sensi, impresero a lacerar le viscere della stessa lor madre. L'eresia dall'apostolo fu chiamata cancer (ut cancer serpit1), perché siccome il canchero infetta tutto il corpo, così l'eresia infetta tutta l'anima, infetta la mente e il cuore, l'intelletto e la volontà. Ella si chiama ancora peste, perché non solo infetta la persona che n'è contaminata, ma ancora gli altri che a lei si accostano. Ed in fatti avvenne che, dilatandosi questa peste nel mondo, è stato molto maggiore il danno recato alla chiesa dall'eresia che dall'idolatria; sì che questa buona madre è stata più maltrattata dai figli che dagli stessi suoi nemici. Nulladimanco ella è restata sempre superiore in tutte le tempeste che gli eretici le han suscitate contro. Parve un tempo che l'eresia dell'empio Ario avesse oppressa la chiesa, precisamente quando per le frodi di Valente e di Ursacio vescovi perversi fu condannata la fede del concilio niceno; onde scrisse san Geronimo che allora il mondo gemendo si vide fatto Ariano: Et ingemiscens orbis terrarum se Arianum esse miratus est2. E la stessa oppressione par che avesse sofferta la chiesa nell'oriente a tempo dell'eresie di Nestorio e di Eutichete; ma ella è una maraviglia e una consolazione insieme nel leggere i successi delle eresie, come in certi tempi sembrava che la navicella della chiesa dalla forza delle persecuzioni restasse superata e sommersa, e come poi in breve tempo si è veduta risorgere più gloriosa e trionfante di prima.

 

5. Scrisse s. Paolo: Oportet et haereses esse, ut et qui probati sunt, manifesti fiant in vobis3. Spiega s. Agostino la parola oportet, e dice che siccome il fuoco è necessario a purgare l'argento e separarlo dalla scoria, così le eresie sono necessarie a provare i buoni tra i cattivi cristiani, ed a separar la vera dalla falsa dottrina. La superbia degli eretici fa loro presumere che essi conoscano la vera fede, e che la chiesa cattolica erri. Ma qui sta l'inganno: perché non possiamo noi tener per vera quella fede che ci addita la nostra ragione; mentre le verità della fede divina sono superiori alla nostra ragione. Dobbiamo per tanto attenerci a quella fede che Iddio ha rivelata alla sua chiesa, e la chiesa c'insegna, la quale, come dice l'apostolo, è la colonna e la fermezza della verità: Ecclesia Dei vivi columna et firmamentum veritatis4. Onde poi s. Ireneo parlando della chiesa romana dice che in essa debbono convenire le altre chiese e tutti i fedeli, perché nella chiesa romana si è conservata sempre la tradizione degli apostoli: Omnes a romana ecclesia necesse est ut pendeant, tamquam a fonte et capite. Ad hanc enim ecclesiam propter potiorem principalitatem necesse est omnem convenire ecclesiam, hoc est eos qui sunt undique fideles; in qua semper ab his, qui sunt ubique, conservata est ea, quae ab apostolis est traditio5. E nello stesso luogo aggiunge che per tale tradizione e fede, pervenuta a noi per la successione de' vescovi della romana chiesa, restan confusi i di lei nemici: Per Romae fundatae ecclesiae eam, quam habet ab apostolis, traditionem et fidem per successionem episcoporum provenientem usque ad nos, confundimus eos, qui per caecitatem et malam conscientiam, aliter quam oportet, colligunt6. Volete sapere, dice s. Agostino, quale è la vera chiesa di Gesù Cristo? Ritrovate quella ove si numerano i sacerdoti che per continua serie son succeduti nella sede di Pietro, e questa è la pietra, contro cui non possono prevalere le porte dell'inferno: Numerate sacerdotes vel ab ipsa sede Petri in ordine illo patrum; quis cui successerit, videte, ipsa est petra quam non vincunt superbae inferorum portae7. Ed in altro luogo asserisce il


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santo dottore, che tal successione de' sacerdoti lo teneva in essa chiesa: Tenet me in ipsa ecclesia ab ipsa sede Petri usque ad praesentem episcopatum successio sacerdotum1. Poiché in verità questo carattere della continua successione degli apostoli e poi dei loro discepoli è un carattere che non si trova che nella sola chiesa cattolica.

 

6. Pertanto il Signore ha voluto che questa sua chiesa, ove si conserva la vera fede, fosse una, acciocché tutti i fedeli tenessero la stessa fede da questa chiesa insegnata. Ma il demonio, scrive s. Cipriano2, ha inventate le eresie per dividere questa unità, procurando per tal via di distruggere la fede: Haereses invenit, quibus subverteret fidem, scinderet unitatem. Ha procurato il maligno che gli uomini costituissero più chiese diverse, affinché, seguitando ciascuno la credenza della sua chiesa particolare, contraria alla credenza delle altre, restasse confusa la vera fede, e si formassero tante fedi false, quante sono le chiese diverse, o per meglio dire, quante sono le teste degli uomini: com'è accaduto specialmente in Inghilterra, ove le religioni sono tante, quante son le famiglie e quante son le persone; poiché nella stessa famiglia ciascuno tiene quella religione che gli piace. Ma percio, dice s. Cipriano3, ha disposto Iddio che la vera fede nella sola chiesa cattolica romana si conservasse, acciocché, non essendovi che una chiesa, una fosse per tutti i fedeli sempre uniforme la dottrina e la fede: Primatus Petro datur, ut una Christi ecclesia et cathedra una monstretur. Lo stesso fu scritto da s. Optato Milevitano a Parmeniano: Negare non potes, scire te in urbe Romae Petro primo cathedram episcopalem esse collatam... in qua una cathedra unitas ab omnibus servaretur4.

7. Anche gli eretici vantano l'unità delle loro chiese; ma dice s. Agostino che la loro unità est unitas contra unitatem. Quale unità mai, dice il santo, aver possono tutte quelle chiese che son divise dalla chiesa cattolica ch'è l'unica vera? Le misere son rimaste come tanti rami mutili recisi dalla vite, che è appunto la cattolica chiesa, la quale sta e sarà sempre ferma nella sua radice: Ipsa est ecclesia sancta, ecclesia una, ecclesia vera, ecclesia catholica, contra omnes haereses pugnans; pugnare potest, expugnari non potest. Haereses omnes de illa exierunt, tanquam sarmenta inutilia de vite praecisa: ipsa autem manet in radice sua, in vite sua, in caritate sua: portae inferorum non vincent eam5. Scrive parimente s. Geronimo che gli eretici per la stessa ragione per cui si han formata una chiesa diversa dalla chiesa romana, essi medesimi si dichiarano esser quei seguaci dell'errore e discepoli del demonio, che furono descritti dall'apostolo: Attendentes spiritibus erroris, et doctrinis daemoniorum6. Ecco le parole di s. Geronimo: Ex hoc ipso quod postea instituti sunt, eos se esse iudicant, quos apostolus futuros praenuntiavit.

 

8. Ma dicono i Luterani e i Calvinisti, e prima lo dissero i Donatisti, che la chiesa cattolica ha conservata la vera fede sino a certo tempo (altri dicono sino al terzo secolo, altri sino al quarto, altri sino al quinto); ma che poi è mancata, corrompendo la sana dottrina, onde da sposa è divenuta adultera. Ma tale opposizione si riprova e convince da se stessa: perché posto che la chiesa romana è stata la prima fondata da Gesù Cristo, ella non ha potuto, né può mai mancare; mentre dallo stesso nostro Salvatore le sta fatta la promessa, che non mai sarebbe stata vinta dalle porte dell'inferno: Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam7. Ammesso dunque per certo che la chiesa romana è stata vera, come confessa anche il luterano Gerardo, che fu uno de' primi ministri


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di Lutero, avendo scritto: Certum quidem est (ecclesiam romanam) primis quingentis annis veram fuisse et apostolicam doctrinam tenuisse1; se dunque è stata vera una volta, ella ha dovuto e dovrà esser sempre vera, e non mai può diventare adultera, come scrive s. Cipriano: Sponsa Christi adulterari non potest.

 

9. Replicano gli eretici ( i quali, in vece di apprendere dalla madre i dogmi che debbono credere, vogliono insegnare alla madre i dogmi falsi e perversi) e dicono: per noi sta la scrittura sacra, la quale è il fonte della verità. Ma non vogliono intendere che le scritture, come dice un dotto autore2, non in legendo consistunt, sed in intelligendo. Tutti gli eretici si valgono della scrittura per fondare i loro errori; ma non dobbiamo noi intender la scrittura, come noi l'interpretiamo col nostro spirito privato, che spesso c'inganna, ma secondo c'insegna la santa chiesa, la quale ci è stata assegnata per maestra della vera dottrina, ed alla quale Iddio manifesta il vero senso de' sacri libri. Questa chiesa, dice l'apostolo, è quella che da Dio è stata costituita per la colonna e la fermezza della verità: Scias quomodo oporteat te in domo Dei conversari, quae est ecclesia Dei vivi, columna et firmamentum veritatis3. Onde scrive s. Leone che la fede cattolica dee disprezzar gli errori degli eretici che latrano contro la chiesa, mentr'eglino si sono allontanati dal vero evangelio, ingannati della loro vana sapienza del mondo: Fides igitur catholica oblatrantium haereticorum spernat errores, qui mundanae sapientiae vanitate decepti a veritatis evangelio recesserunt4.

10. Posto ciò io stimo esser molto l'utile che si ricava dalla lettura dell'istoria delle eresie; ella fa comparire più bella e risplendente la verità della nostra fede, in dimostrarcela sempre uniforme a se stessa; e se tal lettura è stata sempre giovevole, maggiormente lo sarà ne' tempi presenti, ne' quali audacemente si mettono in dubbio le massime più sante e i dogmi più principali. Inoltre ella ci fa vedere la cura che sempre ha avuta Iddio in sostener la sua chiesa in mezzo a tante procelle che sembravano volerla abbattere; ed insieme le maniere ammirabili con cui ha fatti restar confusi tutti i nemici che l'hanno combattuta. Giova ancora il leggere le storie delle eresie per conservarci nello spirito di umiltà e di soggezione alla chiesa; ed anche per renderci grati a Dio in averci fatti nascere in paesi ove ella regna, nel vedere in quali errori ed inezie sono caduti tanti uomini letterati, per non aver voluto eglino sottomettersi a' di lei insegnamenti.

 

11. Ma veniamo a vedere l'intento della presente opera. Stimerà alcuno superflua questa mia fatica, dopo che tanti eccellenti autori hanno scritto distesamente la storia delle eresie, come sono Tertulliano, s. Ireneo, s. Epifanio, s. Agostino, s. Filastrio, Teodoreto, Vincenzo Lirinese, Socrate, Sozomeno, Niceforo e molti altri antichi e moderni. Ma per questo stesso motivo che molti autori hanno scritto a lungo in più volumi la storia delle eresie, io mi son mosso a fare quest'opera, considerando che molti o non hanno tempo di leggere questi libri così diffusi, o pure non hanno la possibilità di comprarli, e perciò ho procurato in questo mio libro di raccogliere in breve i principj ed i progressi di tutte le eresie, sì che senza l'applicazione di molto tempo e senza molta spesa può ciascuno restar sufficientemente informato delle eresie e degli scismi che hanno infestata la chiesa. Ho detto in breve; ma non tanto in breve, come hanno fatto alcuni altri autori che appena accennano i fatti, e lasciano il leggitore scontento, o almeno poco istrutto di più cose importanti a sapersi. Io ho cercato di esser breve, come ho detto, ma nello stesso tempo mi sono studiato di dare a' leggitori una tal cognizione di


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ciascuna eresia (parlando di quelle che hanno fratto più romore nella chiesa), per cui ne restassero contenti ed appieno informati, almeno circa i fatti più notabili.

 

12. Inoltre mi ha spinto a dar fuori quest'opera il vedere che gli autori moderni, i quali meglio hanno appurati i fatti, hanno parlato delle eresie, scrivendo essi della storia universale della chiesa; come hanno fatto il Baronio, Fleury, Natale Alessandro, Tillemont, Orsi, Spondano, Rinaldo, Graveson ed altri. Onde essi hanno parlato di ciascuna eresia in diversi luoghi, secondo l'ordine de' tempi, ne' quali è uscita fuori quella eresia o han fatto progresso o è stata abbattuta; e perciò il leggitore ha da scorrere diversi luoghi dell'opera per informarsi della nascita, del seguito e della sconfitta che quell'eresia ha avuta. Io all'incontro ho procurato di unire insieme nello stesso luogo tutte le notizie che a ciascuna eresia si appartengono.

 

13. Di più non tutti i nominati scrittori hanno addotte le confutazioni delle eresie; e queste confutazioni io le collocherò nel terzo tomo di quest'opera. Non prenderò però tutte a confutarle, ma quelle sole che hanno avuto maggior seguito, come sono state quella di Sabellio, di Ario, di Pelagio, di Macedonio, di Nestorio, di Eutichete, de' Monoteliti, degl'Iconoclasti, de' Greci e simili. Delle altre eresie poi che hanno avuto minor seguito accennerò in breve solamente gli autori e gli errori, la falsità de' quali si conosce dalla loro evidente insussistenza, oppure dalla confutazione che addurrò delle altre eresie più celebri che poc'anzi ho nominate.

 

14. Frattanto, lettor mio, ringraziamo noi incessantemente il Signore di averci fatti nascere ed allevare in grembo della chiesa cattolica. S. Francesco di Sales esclamava: Buon Dio, molti e grandi sono i benefici co' quali mi avete obbligato, e ve ne ringrazio; ma come potrò io ringraziarvi per avermi illuminato colla santa fede? E ad una persona scrisse: O Dio! La bellezza della nostra santa fede comparebella, che io ne muoio d'amore; e mi pare che debba chiudere questo dono prezioso dentro un cuore tutto profumato di divozione. E s. Teresa non si saziava di ringraziare sempre Dio di averla fatta figlia della santa chiesa. Stando in morte tutta si consolava dicendo: Muoio figlia della santa chiesa, muoio figlia della santa chiesa. E così ancor noi non lasciamo di ringraziar Gesù Cristo di questa grazia a noi donata, la quale è una delle maggiori che egli ci ha fatte, distinguendoci con tal favore da tanti milioni di uomini, che sono nati e morti fra gl'infedeli o fra gli eretici. Non fecit taliter omni nationi1. E con animo grato per sì gran beneficio entriamo a vedere il trionfo che la santa chiesa ha ottenuto per tanti secoli sovra tutte le eresie che hanno cercato di oppugnarla. Prima però di cominciare voglio protestarmi coi signori letterati che io ho fatto quest'opera in mezzo alle cure del vescovado; onde non ho potuto con tutto il rigore della critica esattamente esaminare ciascuna cosa di quelle che ho scritte; quindi in molti fatti ho riferite le diversità che vi sono fra gli autori, senza prender partito con darvi il mio sentimento. Nondimeno ho procurato di ricavar tutto da autori appurati e di chiaro nome; ma trattandosi di tanti innumerabili avvenimenti che si addurranno, non sarà difficile che alcuno erudito appuri qualche fatto meglio di me.

 




1 L. 3. c. 3. n. 2.



2 Actor. 28. 22.



3 De vera relig. c. 8.



4 Apol. c. ult.



5 Cap. 20.

1 2. Tim. 2. 17.



2 Dial adv. Lucifer.



3 1. Cor. 11. 19.



4 1. Tim. 3. 15.



5 L. 3 c. 3.



6 Ib.



7 In ps. contra part. Donat.

1 Epist. fund c. 4. n. 5.



2 L. de unit. eccl.



3 Loc. cit.



4 L. 2. contr. Parmen.



5 L. 1. de symb. ad catech. c. 6.



6 1. Tim. 4. 1.



7 Matth. 16. 18.

1 De eccl. c. 11. sect. 6.



2 Danes Gen. Temp. Not. in Epil.



3 1. Tim. 3. 15.



4 Ser. 8. de Nat. Dom.



1 Psalm. 147. 20.






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