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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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CAP. II. ERESIE DEL SECOLO II.

1. Di Carpocrate. 2. Valentino. 3. Epifane. 4. Prodico. 5. Taziano. 6. Severo. 7. Cerdone. 8. Marcione. 9. Apelle. 10. Montano. 11. Catafrigi, Artotiriti, Pepuziani, Ascodrogiti, Pattalorinchiti. 12. Bardesane. 13. Teodoto cuoiaio, Artemone e Teodoto argentiere. 14. Ermogene.

 

1. Carpocrate fu di Alessandria o, come altri dicono, di Samosata. I suoi seguaci si chiamarono Gnostici, cioè dotti ed illuminati. Dicea Carpocrate per 1. che Gesù Cristo era figlio di Giuseppe, nato come gli altri uomini e distinto solamente per la sua virtù: per 2. che gli angeli aveano fatto il mondo: per 3. che per giungere a Dio bisognava compire tutte le opere ribelli della concupiscenza, a cui doveasi in tutto ubbidire; bestemmiando ch'ella era quel nemico, al quale ordina il vangelo che si abbia a cedere3; poiché così disprezzando tutte le leggi degli angeli cattivi, diceva ottenersi l'apice della perfezione. Dicea che l'anima passerà in diversi corpi, finché non commette tutte le azioni più turpi. Carpocrate dava due anime, dicendo che senza la seconda la prima restava soggetta agli angeli ribelli. I seguaci di questo mostro d'inferno si chiamavano cristiani, e si distingueano, segnandosi la parte bassa dell'orecchio col fuoco o col ferro. Adoravano le immagini di Pitagora, di Platone e di altri filosofi insieme con quelle di Cristo. Carpocrate fu nell'anno 160.

2. Valentino che si crede essere stato egizio, per non aver ottenuto un vescovado che pretendea, si partì dalla chiesa. Venne in Roma nell'anno 141., ove abiurò gli errori, ma presto tornò


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al vomito, in cui morì1. Egli, oltre la sua favola della genealogia de' suoi Eoni o dei, per 1. negò che Gesù Cristo prese carne da Maria Vergine; ed asserì che portò il suo corpo dal cielo. Per 2. ammise nell'uomo un esercizio continuo di spiriti, i quali traboccando in carne rendeano lecita ogni immondizia di senso. Per 3. distingueva gli uomini in tre classi: di carnali, animali e spirituali: dicea che esso e i suoi seguaci erano della classe degli spirituali, e perciò esenti dalla necessità di ben operare, perché erano già nel sommo della perfezione, e nella certezza della beatitudine eterna; onde per essi era vanità il patire ed osservar la legge. Dicea poi che i carnali erano esclusi dalla salute e predestinati per l'inferno2. Si noti qui che da Valentino uscirono tre sette: cioè 1. i Settieni, che davano onor particolare a Set, e voleano che Gesù Cristo fosse nato da Set medesimo, o pure che Set era lo stesso Cristo: 2. i Cainiti, che teneano per santi coloro, che dalla scrittura son condannati come Caino, Core, i Sodomiti e specialmente Giuda Iscariote: 3. gli Ofiti, che dicevano esser la sapienza divenuta un serpente, e adoravano Gesù Cristo in un serpente; e nella loro mensa facendo venirvi per via d'incantesimi un serpente da qualche spelonca, lo baciavano mentre quello girava intorno a' pani della mensa; e quei pani poi dal serpente Cristo santificati li frangeano per l'eucaristia, e li davano a' popoli3. Discepoli di Valentino furono Tolomeo e Secondo; ma questi due ai trenta Eoni del loro maestro aggiunsero altri otto. Vi furono altri discepoli: Eracleone, i cui seguaci invocavano sovra i morti certi nomi di principati, ed ungeano i morti con acqua ed olio: Marco e Colarbaso, che voleano che tutta la verità fosse ristretta nell'alfabeto greco, onde Gesù Cristo era da loro detto Alfa ed Omega4. Van-Ranst vi aggiunge gli Arcontici, che ributtavano i sacramenti, Florino, il quale dicea esser Dio autor del peccato, e Blasto che volea doversi celebrar la pasqua secondo il costume de' giudei5. I discepoli di Valentino fecero poi un nuovo evangelio, ed al canone delle scritture aggiunsero altri libri, come le parabole del Signore, i detti profetici ed i sermoni degli apostoli, che tutti erano secondo il loro perverso sistema.

 

3. Epifane fu figlio di Carpocrate. Questi oltre l'aver difesa l'eresia di suo padre, combatté apertamente la legge di Mosè, e specialmente i due ultimi precetti del decalogo de' desiderj; e combatté anche il vangelo, benché dicesse di seguirlo6.

4. Prodico dicea per 1. esser lecito rinnegar la fede per evitar la morte: per 2. rigettava il culto di Dio invisibile, e adorava i quattro elementi, il sole e la luna: per 3. proibiva come superstiziosa ogni preghiera a Dio; e stando nudo, pregava gli elementi e i pianeti che conoscea benefici per le creature7. Da questo eretico (come vuole Natale Alessandro con Teodoreto) ebbe origine la setta degli Adamiti, che nelle loro chiese (dette lupanari da sant'Epifanio8), oravano nudi a simiglianza di Adamo, vantandosi così d'imitarne l'innocenza; ma il tutto riduceasi poi ad impudicizie9.

5. Taziano nacque nell'Assiria, e fu discepolo di s. Giustino martire. Egli fu l'autore della setta degli Encratiti, cioè continenti. Per 1. insegnò con Valentino la materia increata ed eterna. Per 2. attribuì la creazione a Dio, ma per mezzo di un Eone inferiore, di cui volle che fosse quel detto: Fiat Lux, detto secondo lui di desiderio e di preghiera, acciocché fosse creata la luce. Per 3. negò con Valentino la risurrezione de' morti. Per 4. giudicò indegna l'umana carne di esser assunta dal Figliuolo di Dio. Per 5. spogliò l'uomo


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del libero arbitrio, volendolo naturalmente o buono e spirituale, o maligno e carnale per necessità, secondo che da principio fosse stata o no infusa nelle sue viscere la divina semenza. Per 6. rigettò la legge di Mosè, come non istituita da Dio, ma da quell'Eone per cui erano state create le cose visibili. Per ultimo condannò l'uso del matrimonio e delle carni degli animali ed anche del vino; e perciò dicea non doversi infondere ed offerire nel calice, che la sola acqua; e da ciò avvenne che i suoi discepoli furon nominati Idroparastati o Aquari1.

6. Severo discepolo di Taziano seguì i suoi errori, ma con qualche differenza; specialmente contro Taziano ammise la legge di Mosè, i profeti e gli evangelj. Giulio Cassiano ch'era discepolo di Valentino si unì con Taziano, e fu capo dell'eresia degli Doceti, i quali diceano che Gesù Cristo avea preso un corpo apparente. Adduceva in un suo libro della continenza un passo del falso vangelo secondo gli egiziani, dove Gesù Cristo biasimava il matrimonio. Commentando poi la Genesi, dicea che il frutto vietato era il maritaggio2.

7. Cerdone seguì le dottrine di Simone, Menandro e Saturnino; ma di più insegnò co' Manichei esser due i principj, o sieno Dei: uno buono, l'altro cattivo. Ammetteva la risurrezione delle anime, ma non dei corpi. Non ammetteva poi altro vangelo che quel di s. Luca, ma non tutto3.

8. Marcione fu della città di Sinope nella provincia di Ponto e figlio di un vescovo cattolico. Ne' primi suoi anni visse ritirato e continente; ma avendo poi deflorata una vergine, il suo padre lo scacciò dalla chiesa, ed egli andò in Roma, ove non poté essere ammesso alla comunione del clero: ond'egli pieno di sdegno disse: Io lacererò la vostra chiesa, e vi porrò una eterna divisione. E dopo ciò si unì a Cerdone ammettendo i due principj su quelle parole di s. Luca al capo 6. Non potest arbor bona etc. Dicea pertanto che il principio buono era autor del bene, ed il cattivo del male: dicea che il principio buono era padre di Gesù Cristo e dator della grazia, ed il cattivo era creatore della materia e promulgator della legge. Negava essersi incarnato realmente il Figliuolo di Dio, ripugnando, come parlava, al Figlio di Dio buono assumer la sordidezza della carne, ed aver per compagno della sua anima un corpo di sua natura infetto e maligno. Dicea di più che vi erano due Dei: il Dio buono ed il Dio de' giudei creatore del mondo; e che ambedue questi Dei avean promesso il suo Cristo: che il nostro apparso sotto Tiberio era il buono, e che quel de' giudei non era ancora venuto. Ributtava l'antico testamento, come quello ch'era stato dato dal principio cattivo. Dicea di più, oltre di altri errori, che Gesù Cristo, discendendo all'inferno, non avea salvatoAbele, né Enoc, né Noè, né gli altri giusti dell'antico testamento, ch'erano amici del Dio de' giudei, ma che avea salvati i nemici di questo Dio, come Caino, i sodomiti e gli egiziani4.

9. Apelle fu il più famoso discepolo di Marcione, ma fu scacciato dal suo maestro dalla sua comunione, per esser egli caduto in un peccato disonesto, ed Apelle, per togliersi agli occhi suoi, se ne fuggì in Alessandria. Questo eretico fra gli altri errori dicea che Dio avea fatti molti angeli e potestà, ed inoltre una virtù, da lui chiamata il Signore, la quale avea creato il mondo ad imitazione del mondo superiore, alla di cui perfezione non avea potuto giungere, e perciò si era pentito di averlo fatto5. Aggiunge Van-Ranst6 che Apelle riprovava le profezie, e dicea che il Figlio di Dio aveva assunta una carne aerea, che poi nella sua ascensione l'avea renduta a ciascun elemento.


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10. Montano nacque, come porta Orsi1, in Ardaba oscuro villaggio della Misia; questi per apparenza di opere esterne crebbe in fama di santo. Desideroso poi di dominare, ed avendo perciò dato orecchio al demonio, restò indemoniato, e cominciò a parlare come fuori di sé e dir parole inusitate, e profetizzare contro la tradizione della chiesa. Quei che l'udivano parlare in tal modo, parte lo riguardarono come invasato da uno spirito di errore, e parte come profeta; e così lasciavansi sedurre, stimolandolo a parlare, in modo che non avea più freno. Si unirono a lui due femmine dissolute, Prisca o Priscilla, e Massimilla, possedute dal medesimo spirito di errore; e parlavano esse, come Montano, fuor di senso e in modi straordinarj. Dicea Montano ch'egli e le sue profetesse avean ricevuta la pienezza dello Spirito di Dio, ch'era stato imperfettamente comunicato agli altri, abusandosi di ciò che scrisse l'apostolo2: Ex parte cognoscimus, et ex parte prophetamus. Pertanto si collocavano sovra gli apostoli, dicendo che avean ricevuto il Paraclito promesso da Gesù Cristo colla perfezione. Diceano di più che Dio prima avea voluto salvare il mondo col mezzo di Mosè e de' profeti; ma che non avendo potuto eseguirlo, si era incarnato: e che ciò né pure essendogli riuscito, era disceso per via dello Spirito santo in Montano e nelle sue profetesse. Egli ordinava nuovi digiuni e tre quaresime dentro l'anno. Oltre altri errori, proibiva il fuggire dalle persecuzioni, e ricusava di ricevere i peccatori. Di più condannava le seconde nozze. La morte di Montano fu molto funesta; poiché, come scrive Eusebio3, con un laccio si tolse da se stesso la vita4.

11. Dall'eresia di Montano uscirono diversi rampolli, come i Catafrigi, Artotiriti, Pepuziani, Ascodrogiti e Pattalorinchiti. I Catafrigi, chiamati così dalla nazione dello stesso Montano, componeano l'eucaristia con farina e sangue estratto con picciole ferite da tutto il corpo di un fanciullo: quel fanciullo poi, se moriva, lo teneano per martire, e se campava, per gran sacerdote; così scrive Natale Alessandro5. Gli Artotiriti chiamavansi così, perché nel sacramento dell'eucaristia offerivano pane e cacio. I Pepuziani furono appellati tali da Pepuzo, oscuro villaggio della Frigia, ove faceano le loro solenni adunanze. Questi ordinavano le donne in sacerdoti e vescovi, dicendo che tra esse e gli uomini non vi era differenza. Gli Ascodrogiti s'infuriavano a guisa di baccanti, e portavano certe pelli, che vicino agli altari empivano di nuovo vino, dicendo esser otri nuovi, di cui disse Cristo6: Vinum novum in utres mittunt, et ambo conservantur. I Pattalorinchiti si chiamavan così, perché superstiziosamente poneansi un paletto alla bocca o al naso, affinché osservassero più strettamente il silenzio; poiché pattalos significa palo, rinchos naso e chyo porre7.

12. Visse ancora in questo secolo Bardesane siro nato in Edessa, che, regnando Marco Aurelio, fu celebre per la sua dottrina e costanza in difender la fede; rispondendo ad Apollonio filosofo e famigliare dell'imperatore, che lo tentava a negarla, ch'egli era pronto a dar la vita per quella. Egli oppugnò le favole di Valentino; ma educato nella sua scuola ne prese qualche errore, negando specialmente la risurrezione de' morti. Onde scrive Natale Alessandro: Lugendus tanti viri lapsus; mentre scrisse molto contro quasi tutti gli eretici del suo tempo; e specialmente scrisse un libro de Fato molto eccellente, come attesta s. Girolamo nel suo catalogo degli scrittori ecclesiastici8.

13. Teodoto, cuoiaio di mestiere e Bizantino di patria, ed Artemone dissero


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con Cerinto ed Ebione che Cristo era puro uomo. A questi si aggiunse Teodoto Argentiere o sia Banchiere, il quale disse di più che Melchisedecco era lo stesso Cristo, anzi che era maggiore di Cristo, dicendosi di lui: Tu es sacerdos secundum ordinem Melchisedech; onde i suoi seguaci si chiamarono poi Melchisedecchiani1.

14. Ermogene dicea che la materia era eterna ed increata: il quale errore fu confutato da Tertulliano, Eusebio e Lattanzio. Dicea di più che i demonj doveano un giorno riunirsi alla materia, e che il corpo di Gesù Cristo stava nel sole2.




3 Nat. Al. t. 6. c. 3. a. 2. Fleury l. 3. n. 20. Bernin. t. 1 c. 2. Berti t. 1. c. 3.

1 Van-Ranst. Hist. p. 20.



2 Fleury t. 1. l. 3. n. 26. e 27. Bernin. t. 1. c. 5. Graveson t. 3. p. 49. Nat. Al. t. 6. c. 3. a. 6.



3 Fleury ibid. n. 30. Bernin. l. 1. c. 2. Van-Ranst. p. 20.



4 Fleury l. 3. n. 30. l. 4. n. 9. et 10.



5 Van-Ranst. p. 22.



6 Fleury l. 3. n. 20. Bern. t. 1. c. 2.



7 Bern. loc. cit.



8 Haer. 51.



9 Nat. Alex. t. 6. c. 3. a. 12. Gotti Veritas rel. t. 2. c. 27. § 1. Bern. loc. cit.



1 Orsi t. 2. l. 4. n. 11. Fleury t. 1. l. 4. n. 8. Baron. Ann. 174. n. 3. e 4. Nat. Al. t. 6. c. 3. a. 7.



2 Fleury loc. cit. n. 8. Orsi loc. cit. n. 12.



3 Fleury l. 3. n. 30. Nat. Alex. t. 6. c. 3. a. 4. Orsi t. 2. l. 3. n. 44.



4 Orsi ibid. n. 45. Nat. Al. t. 6. c. 3. a. 5. Baron. ann. 146. n. 9. et seq. Fleury t. 1. l. 3. n. 34.



5 Fleury loc. cit. n. 35.



6 Pag. 20.

1 L. 4. n. 17.



2 1. Cor. 13. 9.



3 Hist. eccl. l. 5. c. 15.



4 Baron. ann. 173. n. 20. Nat. Al. t. 6. sec. 2. c. 3. a. 8. Fleury t. 1. c. 8. Orsi t. 2. l. 4. n. 18.



5 L. cit. a. 8. n. 11. ex s. August. et s. Cyril. sed s. Epiph. id tribuit Peputianis.



6 Matth. 9. 17.



7 Van-Ranst hist. Haeres. p. 24. Vedi anche Nat. Al. loc. cit.



8 Nat. Alex. t. 6. c. 3. a. 9. et Van-Ranst n. 24.

1 Nat. Alex. l. cit. a. 10. Fleury t. 1 l. 4. n. 33 et 34.



2 Fleury loc. cit. n. 21. Nat. Al. loc. cit. a. 15.






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