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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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CAP. V. ERESIE DEL SECOLO V.

 

ART. I. Delle eresie di Elvidio, Gioviniano e Vigilanzio.

1. Eresia di Elvidio. 2. Errori di Gioviniano. 3. Opposizioni di Basnagio confutate. 4. Di Vigilanzio e de' suoi errori.

 

1. Elvidio fu discepolo di Ausenzio Ariano, che fu intruso da Costanzo imperatore nel vescovado di Milano, quando ne discacciò s. Dionisio. Homo turbulentus, sibi laicus et sacerdos: così Elvidio fu chiamato da s. Girolamo. Del resto non si sa che fosse stato sacerdote; poiché, come dice Natale Alessandro, fu un povero villano ignorante appena istruito nelle prime lettere. Egli nell'anno 382 cominciò a spargere la sua eresia: dicea che Maria santissima dopo Gesù Cristo fece altri figli con s. Giuseppe6. Esso citava Tertulliano di tal empietà; ma s. Girolamo discarica Tertulliano di questo errore. Elvidio fu confutato da s. Ambrogio, da s. Epifanio e specialmente da s. Girolamo. Tre erano i suoi argomenti, che ricavava dagli evangelj per provare la sua eresia. Per 1. adduceva il testo di s. Matteo, ove si dice: Antequam convenirent, inventa est (Maria) in utero habens de Spiritu sancto7. Dicendosi antequam convenirent argomentava Elvidio: ergo postea convenerunt. Simile a questo è il testo che si legge8 in s. Matteo: Et (Joseph) non cognovit eam, donec peperit filium suum primogenitum; quindi diceva: ergo postea cognovit. S. Girolamo prima di rispondere scrisse: Doleam me, an rideam? E poi deridendo l'argomento, dicea così: Se si dicesse


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che Elvidio prima di far penitenza è stato prevenuto dalla morte, ciò forse viene a dire che egli ha fatta penitenza dopo la morte? Indi reca altri passi delle scritture in confutazione di Elvidio. Disse il Signore agli Apostoli: Ecce ego vobiscum sum usque ad consummationem saeculi1: dunque, dice s. Gerolamo, Gesù Cristo non sarà più cogli eletti dopo la fine del mondo? S. Paolo scrisse di Cristo: Oportet enim illum regnare, donec ponat omnes inimicos sub pedibus eius2; dunque dopo che il Signore avrà regnato sopra i suoi nemici, non regnerà più? Nella Genesi si scrive del corvo: Non revertebatur donec siccarentur aquae3; dunque si ha da credere che il corvo tornò all'Arca, dopo che seccarono le acque? Eh via, dice s. Gerolamo, che sorta di argomentare è questa? In tutti questi testi la scrittura dimostra non quel che si farà, ma solo quel che si è fatto: Quod autem dicitur, Antequam convenirent, non sequitur, ut postea convenerint; sed scriptura quod factum non sit, ostendit4. Il secondo passo che adduce per sé Elvidio è quell'altro già accennato di sovra: Peperit filium suum primogenitum5; dunque, dice, Maria ha generati altri figli. Risponde s. Gerolamo: il Signore comandò che per ogni primogenito che nascea si pagasse un certo prezzo per redimerlo, dopo un mese dalla nascita: Ut pro hominis primogenito pretium accipias... et redimi facias, cuius redemptio erit post unum mensem6. Qui ripiglia s. Girolamo, e dice che Elvidio avrebbe detto in persona di colui che dovea pagare il prezzo: Quid me in unius mensis stringis articulo? Quid primogenitum vocas, quem an fratres sequantur ignoro? Expecta, donec nascatur secundus. Ma ivi la stessa scrittura dichiara che per primogenito s'intende quidquid primum erumpit e vulva7. Lo stesso dichiarasi nell'Esodo, ove si dice: Percussit Dominus omne primogenitum in terra Aegypti8. Ivi certamente per i primogeniti s'intendono anche gli unigeniti. Il terzo argomento fu il testo di s. Luca, ove si esprime che il nostro Salvatore avea fratelli: Venerunt autem ad illum Mater et frater eius9. Ma s. Gerolamo dimostra che in più luoghi si chiamano fratelli anche i figli delle sorelle della madre; e questi fratelli nel testo riferito s'intendono appunto s. Giacomo e s. Giovanni, figli dell'altra Maria, che era sorella della Madre di Dio.

 

2. Veniamo ora a Gioviniano. Gioviniano fu monaco. Dopo aver egli passato i suoi primi anni fra le austerità della vita monastica, digiunando, vivendo di pane ed acqua, andando scalzo, e lavorando colle proprie mani, uscì dal suo monastero, ch'era in Milano, e si portò in Roma; ove, come dice s. Ambrogio10, cominciò a seminare i suoi errori. Dopo esser caduto nell'empietà, lasciò la vita mortificata, andava poi calzato, portava panni lini e seta, arricciavasi i capelli, andava alle taverne, amava i giuochi, i conviti, i cibi delicati, i vini squisiti; e tuttavia si vantava di essere monaco, e custodiva il celibato per isfuggire gl'incomodi del matrimonio. Col predicare egli una dottrina piacevole a' sensi, ebbe in Roma molti seguaci dell'uno e dell'altro sesso, che, dopo esser vivuti in continenza e mortificazione, si maritavano e si abbandonavano ad una vita rilassata. Fu primieramente condannato Gioviniano dal Papa Siricio in un concilio tenuto in Roma nell'anno 390, e poco appresso in un altro concilio celebrato da s. Ambrogio in Milano. E finalmente, essendo stato egli esiliato da Teodosio imperatore e di poi anche da Onorio in Boas sulle coste della Dalmazia, morì miserabilmente verso l'anno 412.11. I suoi errori furono molti, dicendo 1. che le vergini e le maritate aveano lo stesso merito; 2. che i battezzati non possono più peccare; 3. che tanto


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merita chi digiuna, quanto chi mangia ringraziando Dio; 4. che in cielo tutti hanno premio eguale; 5. che tutti i peccati sono eguali; 6. che Maria santissima non restò vergine dopo il parto1. Quest'ultimo errore fu tenuto ancora da Incmaro, da Wicleffo, Bucero, Pietro Martire e Molineo, e con questi anche da Samuele Basnagio2. Ma tal bestemmia fu confutata specialmente da s. Gerolamo: e s. Ambrogio la condannò in un sinodo. Scrive il Petavio che il dogma di essere stata la divina madre sempre vergine omnes Patres uno ore profitentur, ut catholicae fidei decretum fixum. Dice s. Gregorio che, siccome Gesù Cristo entrò nella casa, ove stavano gli apostoli a porte chiuse, così per nativitatem suam clauso exivit utero Virginis. Nel concilio generale d'Efeso fu approvata l'epistola di Teodoto di Ancira, dove si dicea parlandosi della santa Vergine: Partus ostendit matrem, et virginitati non nocuit. Nel concilio Lateranense celebrato nell'anno 649 sotto Martino I. al can. 3. si disse: Si quis non confitetur Dei Genitricem semper Virginem, condemnatus sit. Lo stesso fu dichiarato poi nel concilio Trullano all'anno 692 e nel Toletano XI. all'anno 6753. Lo stesso han tenuto per certo s. Gregorio Nisseno, s. Isidoro Pelusiota, s. Proclo, s. Giovanni Grisostomo, s. Giovanni Damasceno, s. Agostino, s. Ambrogio, s. Siricio papa, che in un sinodo romano scomunicò Gioviniano e i suoi seguaci, s. Pier Grisologo, s. Ilario, s. Prospero, s. Fulgenzio, s. Eucherio, s. Paolino, s. Anselmo, s. Bernardo, s. Pier Damiani ed altri; chi desidera le citazioni de' luoghi de' nominati santi padri, osservi la teologia di Dionisio Petavio4. E comunemente così fu inteso quel che sta scritto in Ezechiele: Porta haec clausa erit, et non apierietur5; siccome scrissero s. Leone, il papa Ormisda e Pelagio I.6, ed anche si spiegò nel concilio di Calcedonia nel sermone a Marciano imperatore.

 

3. Udiamo ora quel che dice il signor Basnagio, il quale co' suoi eretici sostiene il contrario. Egli si fonda primieramente sul passo d'Isaia: Ecce Virgo concipiet et pariet filium7. Testo citato poi da s. Matteo8, parlando dell'incarnazione del Verbo divino. Argomenta Basnagio cosi: Il profeta dice che Maria concepì vergine, ma non dice che partorì vergine. Ma che argomento è questo? Perché il testo non esprime ch'ella partorì vergine, forse da ciò può dedursi, che quando partorì non fu vergine? Quando all'incontro la tradizione di tutti i padri, come abbiam veduto, intende il citato testo nel vero senso, che Maria vergine concepì, e vergine partorì. Replica Basnagio un'altra opposizione, che a lui sembra insuperabile. Noi abbiamo, dice, in s. Luca: Et postquam impleti fuissent dies purgationis Mariae secundum legem Moysis, adduxerunt Christum Hierosolymam, ut sisterent eum Domino, sicut scriptum est in lege: Quia omne masculinum adaperiens vulvam, sanctum Domino vocabitur9. Quindi scrive Basnagio (e si noti la temerità con cui riprova la sentenza contraria de' padri, come opposta alla scrittura, o agli antichi savj), e dice: Hodie quidem late regnat ea sententia, non tamen consentit scripturae, aut veterum opinioni. E poi segue a dire: Plana est Lucae narratio: Et cum impleti fuissent etc. Imposita igitur et Mariae fuit lex puerperarum, ut non scandali vitandi modo, sed implendi quoque officii causa, coacta sit a communi disciplina offerre pro purificatione sua sacrificium. Impleri quidem purificationis Mariae dies non poterant, si nihil purificandum habuit. Tutto il suo argomento dunque consiste nel dire che Maria non avrebbe dovuto adempire la sua purificazione, se nulla avesse avuto da purificare; e perciò dice che ella sia stata obbligata (coacta sit) a purificarsi. Ciò l'apprese già da Origene10: ma questa fu una bestemmia d'Origene;


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onde scrissero i padri di s. Mauro1: Hic (cioè Origene) Mariam purgatione indiguisse audacissime blaterat. E con ragione; poiché tutti i padri han detto con s. Basilio2: Virgo haec legi purificationis nequaquam erat obnoxia. E la ragione che ne adduce il santo è chiara, dicendo: Scriptum est enim3: Mulier quae conceperit semen, et pepererit masculum, immunda erit septem diebus; haec autem (cioè Maria) cum facta sit Emmanuelis mater sine semine, pura et intemerata est; imo postquam effecta est mater, adhuc virgo permansit. Anche Melantone, Agricola ed altri Luterani presso Canisio4 dissero che Maria non ebbe bisogno di purificazione. E dire il contrario, s. Cirillo Alessandrino presso lo stesso autore scrisse, essere aperta eresia. Basnagio con tutto ciò non si dichiara convinto, e porta per se s. Fulgenzio, che dice: Vulvam Matris omnipotentia Filii nascentis aperuit. Ma abbiamo che s. Fulgenzio stesso5 scrive: Sola eius Mater virgo permansit immaculata post partum. Ma come s'intende quel vulvam aperuit? S'intende per l'uscita dall'utero, come già lo spiegò s. Gregorio Nisseno6: Solus ille haud ante patefactam virginalem aperuit vulvam. Lo stesso scrisse s. Ambrogio7: Hic (Christus) solus aperuit sibi vulvam. E il medesimo santo, scrivendo de Mysteriis contro Gioviniano, disse: Quid hic quaeris naturae ordinem in Christi corpore, cum praeter naturam sit Iesus partus ex Virgine? Basnagio cita anche per sé s. Girolamo; ma le parole che ne adduce non si ritrovano. Del resto è certo che s. Girolamo8 dice: Solus Christus clausas portas vulvae virginalis aperuit; quae tamen clausae iugiter permanserunt. Ecco che gli stessi padri addotti da Basnagio condannano espressamente l'empia sentenza ch'egli vuol sostenere.

 

4. Veniamo a Vigilanzio. Vigilanzio fu di vilissima condizione e del paese di Cominges presso alle radici de' Pirenei. Egli dopo aver esercitato il mestiere di tavernaio, o venditore di vino, datosi in qualche modo allo studio ed agli esercizj di pietà, s'insinuò nell'amicizia di s. Paolino di Nola, e da lui ottenne lettere di raccomandazione a s. Girolamo, quando fece il viaggio de' luoghi santi. Queste lettere gli giovarono9 acciocché s. Girolamo per rispetto di s. Paolino non lo trattasse secondo meritava la sua perfidia, avendo già il santo conosciuta la scompostezza de' di lui costumi. Vigilanzio aveva osato di trattar s. Girolamo da eretico Origenista, perché l'aveva veduto leggere i libri di Origene. Ma il santo nell'anno 397 gli scrisse10 che egli leggea quei libri non per seguire tutta la loro dottrina, ma solo per ritrarne ciò che vi era di buono; per tanto esortò Vigilanzio ad istruirsi, oppure a tacere. Sette anni dopo verso l'anno 404 Ripario sacerdote scrisse a s. Girolamo che Vigilanzio cominciava a dogmatizzare, parlando contro le reliquie de' martiri, e contro le veglie nelle chiese. II santo gli rispose sommariamente, ed aggiunse11 che quando gli fosse mandato il libro di Vigilanzio, vi avrebbe risposto più ampiamente; ed indi avendo s. Girolamo letto il libro, vi rispose12 fortemente, ma in breve, perché il monaco Sisinnio latore del libro avea fretta di andare in Egitto. Gli errori di Vigilanzio confutati da s. Girolamo furono i seguenti: 1. Egli biasimava con Gioviniano il professar continenza. 2. Condannava il venerare le reliquie de' martiri, e chiamava Cinerai, e idolatri coloro che le onoravano. 3. Dicea che l'accendere i ceri nel giorno in loro onore era una superstizione pagana. 4. Sostenea che i fedeli dopo la morte non poteano più pregare gli uni per gli altri, valendosi d'un passo del libro apocrifo di Esdra. 5. Condannava le pubbliche veglie nelle chiese. 6. Biasimava il costume di spedire le limosine in Gerusalemme. 7. Biasimava


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in generale la vita monastica, dicendo essere in ciò un rendersi inutile al prossimo. Questa setta di Vigilanzio non fu condannata da verun concilio, mentre non ebbe molto seguito, e presto da sé si estinse1.




6 Nat. Al. t. 8. c. 3. a. 18.



7 Matth. 1. 18.



8 Vers. 25.

1 Matth. 28. 20.



2 Cor. 15. 25.



3 Gen. 8. 7.



4 S. Hier. l. 1. Comment. in c. 2. Matth.



5 Matth. 1. 25.



6 N. 18. 15. et 16.



7 Cit. vers. 15.



8 Exod. 12. 29.



9 Luc. 8. 19.



10 Epist. 41. n. 9.



11 Natal Alex. t. 8. c. 3. a. 19. Orsi t. 9. l. 20. n. 27. Fleury t. 3. l. 19.



1 Nat. Al. t. 8. a. 19.



2 Ad ann. 5. ante Dom. n. 23.



3 Coll. Conc. t. 1. col. t. 10. col. 1151.



4 Theol. Dogm. t. 6. l. 14. c. 3.



5 Ezech. 44. 2.



6 S. Leo. epist.



7 Isa. 7. 14.



8 1. 23.



9 Luc. 2. 22.



10 Hom. 14. in Luc.

1 Super S. Ieronym. t. 7 p. 285.



2 In c. 7. Isa. n. 201.



3 Levit. 12. 2.



4 L. 4. c. 10. de Virg. Deip.



5 L. 1. de Ver. praedest. n. 5.



6 Orat. de Occursu.



7 L. 2 in Luc. n. 57.



8 L. 2. dial. contra Pelag. n. 4.



9 S. Hier. ep. 61.



10 S. Hier. ep. 75.



11 Id. ep. 53. ad Ripar.



12 S. Hier. l. contra Vigil. c. 2.

1 Fleury t. 3. l. 22. n. 5. Orsi t. 10. l. 23. n. 62. Nat. Al. t. 10. c. 3. a. 1. Diz. Portatile 4. verb. Vigilanzio.






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