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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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ART. II. DE' SAGRAMENTARJ.

48. Di Carlostadio padre de' Sagramentarj. 49. Vien ridotto a lavorar la terra, e si ammoglia, e vi compone la messa. 50. Muore di morte improvvisa. 51. Di Zuinglio; principj della sua eresia. 52. De' suoi errori. 53. Congresso davanti il senato di Zurigo, e suo decreto, ributtato dagli altri cantoni. 54. Zuinglio vende il suo canonicato, e prende moglie. Vittoria de' cattolici, e morte di Zuinglio. 55. Di Ecolampadio. 56. Di Bucero. 57. Di Pietro martire.

 

§. 1. Di Carlostadio.

 

48. Il padre de' Sagramentarj, come scrive il Van-Ranst, fu Andrea Carolstadio, o pure come meglio scrivono altri Carlostadio. Egli nacque in Carlostad, luogo della Franconia, da cui prese la denominazione del cognome, e fu arcidiacono della chiesa di Vittemberga. Era uomo dotto, in modo che niuno (come scrivono) lo pareggiava nel sapere nella Sassonia; onde fu molto stimato dall'elettor Federico; ed esso fu che impose la laurea dottorale a Lutero, e quindi lo seguì nell'eresia; ma vergognandosi poi di comparir discepolo di Lutero, si capo de' sagramentarj, insegnando contra l'opinion di Lutero, che nell'eucaristia non vi era la presenza reale di Gesù Cristo. Perloché, spiegando le parole, Hoc est


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corpus meum, quod pro vobis tradetur, diceva che il pronome hoc non si riferiva al pane, ma a Cristo medesimo, che poi volea sacrificare per noi il suo corpo; come dicesse: Hoc est corpus meum, quod sum vobis traditurus. L'altro errore poi che tenea Carlostadio contra la dottrina di Lutero, era quello degl'Iconoclasti, dicendo che doveansi distruggere tutte le immagini della croce e de' santi1. Quindi ebbe la temerità in Vittemberga di abolire le messe, di calpestare le ostie consagrate, e di rompere gli altari, e le sagre immagini. Il che sentendo Lutero, mentre si ritrovava nel suo Pathmos del castello, ove si tenea nascosto (come dicemmo al num. 14.), s'intese obbligato a lasciare il suo eremo contra voglia dell'elettore, ed andare a Vittemberga, ove fece rimettere gli altari, e le immagini; e non avendo potuto rimuover Carlostadio da' suoi errori, lo spogliò della sua dignità, e del suo beneficio, coll'autorità dell'elettore che aveasi cattivato, e lo bandire da tutti i suoi stati, insieme colla sua donna ch'egli avea sposata. E Carlostadio andò ad abitare in Orlemonda, città della Turingia, ed ivi scrisse i suoi pestiferi libretti de coena Domini2, in cui confermò la sua eresia. Ivi ancora accadde, come scrive il Berti3, che essendovi capitato un giorno Lutero, Carlostadio, sdegnato per l'affronto ricevuto, ne lo discacciar colle pietre. Ma prima di passare avanti, voglio qui notare come cominciò questa guerra tra Lutero e Carlostadio, secondo scrive mons. Bossuet. Lutero nell'anno 1524. predicò in Iona alla presenza di Carlostadio, il quale dopo il sermone andò a visitarlo, e nel discorso uscì a tacciarlo per l'opinione che tenea della presenza reale. Rispose Lutero con aria sdegnosa, che gli dava un fiorino d'oro, se si fosse posto a scrivere contro di lui; ed in fatti cavò fuori il fiorino, e Carlostadio se lo prese, ed indi bevettero ambedue in segno della guerra. Licenziandosi in fine tra loro, Carlostadio disse a Lutero: Possa io vederti sopra la ruota; e rispose Lutero: E tu ti possa rompere il collo prima di uscire dalla città. E quindi Carlostadio lo discacciare da Orlemonda a sassate, e Lutero ne uscì coverto di fango. Ecco gli atti de' nuovi apostoli del vangelo, soggiunge qui mons. Bossuet4.

49. Ciò non ostante gli amici di Carlostadio s'interposero con Lutero, e tanto lo pregarono, che Lutero si contentò di farlo ritornare in Vittemberga, ma con patto di non direscrivere da allora in poi contra la sua dottrina. Carlostadio non però, vergognandosi di comparire in Vittemberga così disonorato com'era stato, elesse più presto di ritirarsi a starsene in una villa, dove per vivere fu costretto dalla miseria prima a fare il facchino, e poi a lavorar la terra insieme colla sua povera moglie5. E qui bisogna sapere che Carlostadio fu il primo de' sacerdoti della nuova legge evangelica, che prese moglie nell'anno 1525., sposando una nobile donzella; e per solennizzar queste sue sacrileghe nozze compose egli a posta una messa, come porta un autore6, coll'empia orazione, che dicea: Deus, qui post tam longam et impiam sacerdotum tuorum caecitatem beatum Andream Carlostadium ea gratia donare dignatus es, ut primus, nulla habita papistici iuris ratione, uxorem ducere ausus fuerit; da, quaesumus, ut omnes sacerdotes, recepta sana mente, eius vestigia sequentes, eiectis concubinis, aut eisdem ductis ad legitimum consortium thori, convertantur. Si ritrova presso Rinaldo7 un'altra orazione composta dal medesimo Carlostadio per lo stesso soggetto, che dice: Oremus: Nos ergo concubinis nostris gravati, te Deus poscimus, ut illius, qui patres nostros sectatus antiquos tibi placet, non imitationem gaudeamus in aeternum.


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50. Ma, come abbiam veduto, con tutte queste sue orazioni non poté Carlostadio sfuggire il gastigo di Dio di vedersi ridotto a vivere zappando la terra colla sua povera moglie, ch'essendo nata gentildonna, si arrossiva di andar mendicando il pane, del quale spesso vedeasene priva. Andò poi Carlostadio in Elvezia a ritrovar Zuinglio, credendo averne buona accoglienza per la stessa eresia, ch'esso professava contra il sacramento dell'altare; ma Zuinglio voleva esser solo a dominare, e perciò lo trattò con mala grazia. Quindi si partì da Elvezia, e andò a Basilea, dove fu fatto ministro coll'officio di predicare agli eretici, ed ivi morì repentinamente, ostinato ne' suoi errori1. Narra il Varillas nel luogo citato, parlando della di lui morte, che nello scendere egli dal pulpito, in cui avea declamato contra la presenza reale di Cristo nel sacramento, l'assaltò l'apoplessia, che in un momento gli tolse la vita. Porta ancora un autore2, ed accenna lo stesso avvenimento Varillas, che Carlostadio, mentre stava predicando, gli apparve un uomo di una figura spaventosa; e dipoi venne il figlio a dirgli, che quello stesso mostro era apparso a lui, e gli avea dette queste parole: Di' a tuo padre che fra tre giorni verrò a privarlo di vita col fracassargli la testa. Il certo si è che Carlostadio tra quei tre giorni finì di vivere con una morte così infelice; morì di subito, ed ostinato ne' suoi errori, qual sempre era stato.

 

§ 2. Di Zuinglio.

 

51. Ulderico, o Uldrico, o Ulrico Zuinglio, nacque da una famiglia oscura, ed in un villaggio ignobile di Elvezia, chiamato Mildehausem, o pure De' Moggi, come scrivono altri. Prima fu parroco di due parrocchie rurali, e poi passò ad avere una parrocchia in Zurigo3. Zuinglio prima fu soldato, ma sperando egli di avanzarsi meglio da ecclesiastico, lasciò la spada, prese il collare e si pose a predicare; e perché avea talento, riuscì un buon predicatore. Nell'anno 1519. sentendo che si avean da pubblicare le indulgenze in Elvezia, siccome eransi già pubblicate in Alemagna, pensò esser questa una buona occasione di farsi conoscere anche ne' paesi stranieri, e di esser ingrandito dalla corte di Roma; ma essendo giunto in Elvezia il p. Sansone francescano, mandato dal papa colla proibizione di pubblicarsi le indulgenze da altri fuor che da lui, o senza il suo permesso, quegli non volle compagni nel promulgar le indulgenze. Onde Zuinglio, vedendosi escluso dal suo disegno, siccome Lutero avea cominciato a seminar la sua eresia in Sassonia, così Zuinglio si pose ad infettare l'Elvezia. Ad esempio di Lutero prima cominciò a predicare contra le indulgenze, e poi contra l'autorità del papa, ed indi passò a metter fuori i seguenti errori contra la fede4.

52. Cioè «1. Missa non est sacrificium, sed sacrificii in cruce semel oblati commemoratio. 2. Nobis intercessore praeter Christum nullo opus est. 3. Christus est nostra iustitia (dal che deducea che le opere nostre non son buone come nostre, ma come di Cristo). 4. Matrimonium omnibus convenit. 5. Qui vovent castitatem, praesumtione tenentur. 6. Potestas quam sibi papa et episcopi arrogant, ex sacris litteris firmamentum non habet. 7. Confessio quae sacerdoti fit, non pro remissione peccatorum, sed pro consultatione haberi debet. 8. Scriptura sacra purgatorium nullum novit. 9. Scriptura alios sacerdotes non novit, quam eos qui verbum Dei annuntiant». Disse altri errori circa il libero arbitrio; Lutero dava tutto alla grazia per la salute, Zuinglio all'incontro (secondo i pelagiani) dava tutto all'arbitrio, ed alle forze della natura. Disse altri errori contro i sacramenti, circa il peccato originale, ed altri punti. Ma la


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sua principal bestemmia fu contra l'eucaristia, per cui si disgustò anche con Lutero, il quale prima lo chiamò forte atleta di Gesù Cristo, e poi lo chiamò eretico. Zuinglio a principio dicea, che l'eucaristia è una memoria della passione di Gesù Cristo; ma trovando la difficoltà, che l'apostolo dice mangiarsi l'eucaristia, ma la memoria non si mangia, come scrive il Varillas, mutò cinque volte il modo di spiegar la comunione. Egli ributtava così la transustanziazione de' cattolici, come la impanazione de' luterani; né pure approvava la spiegazione di Carlostadio posta di sopra al num. 48. Onde si ridusse a dire, che nelle parole, Hoc est corpus meum, la parola est dee prendersi per significat, cioè questo pane significa il corpo di Gesù Cristo. Ma poi facendosi esso medesimo la difficoltà, perché mai alla parola est dovea togliersi il significato proprio di essere, e sostituirle quello di significare, scrisse1, che una mattina sul far del giorno gli avea parlato un certo spirito (di cui diceva, An ater, an albus fuerit, non recordor), e gli avea detto: Ignorante, leggi il capo 12. dell'Esodo, dove si dice: Est enim phases, idest transitus Domini. Ecco disse, come l'est si prende per significat. E così Zuinglio si diede poi ad insegnare, che siccome la pasqua de' giudei era una mera figura del transito del Signore, così l'eucaristia era figura del corpo sacrificato di Cristo sulla croce. E per autenticare questo suo ritrovato, fece stampare la sua traduzione del testamento nuovo, e dove si dicea, Hoc est corpus meum, mettere, Hoc significat corpus meum2. Ma che sciocco argomentare? nell'Esodo sta espressa la spiegazione del verbo est colle parole susseguenti, idest transitus Domini; ma in qual luogo de' vangeli si spiega, che la parola est non s'intende del corpo, ma della figura di Gesù Cristo3? Si osservi su questo punto ciò che più distesamente abbiam notato nella confutazione decima al n. 11.

53. Zuinglio in somma cacciò fuori 67. proposizioni, per modo di dubbj, e le fece stampare, ed affiggere in tutte le città del vescovado di Costanza. I padri domenicani, leggendo tali proposizioni, predicarono, che Zuinglio era eretico, e si offerirono a convincerlo de' suoi errori in una pubblica disputa. Zuinglio accettò la disputa, ma i domenicani intendeano, che quella dovesse farsi davanti a giudici ecclesiastici destinati dal vescovo di Costanza; Zuinglio all'incontro pretese, che si facesse davanti al senato di Zurigo, composto di ducento Svizzeri laici, che per la maggior parte non sapeanoscrivere, né leggere. E pur egli la vinse, perché questi entrarono nell'impegno di voler essere i decisori di quelle controversie di religione, e non vollero cedervi. Si fece in fatti il congresso avanti di loro; e 'l vescovo, non potendo far altro, vi mandò il suo vicario generale, acciocché evitasse gli sconcerti per quanto si poteva. Intervennero a questa conferenza per ordine del senato tutti gli ecclesiastici di Zurigo nell'anno 1524. come porta Varillas4. Zuinglio ivi lesse prima le sue tesi, e poi le spiegò, parlando solo, senza chi lo contradicesse; indi domandò, se alcuno avesse qualche dubbio a quel che avea detto. Il vicario disse, ch'egli avea proferiti più assurdi; Zuinglio si difese, e 'l vicario rispose allora, ch'esso non avea avuta dal suo vescovo l'incombenza di disputare e di decidere, ma che la decisione si doveva attendere da un concilio, e tacque. Fu domandato poi agli altri ecclesiastici, se aveano che opporre ai sentimenti di Zuinglio, e quelli anche si tacquero; da che il senato credé terminata la disputa in favore di Zuinglio; onde fecero il decreto, che d'allora innanzi in tutto Zurigo si fosse predicato (secondo dicea Zuinglio) il puro vangelo, senz'aversi più conto delle tradizioni; e di più che si abolisse la messa, e l'adorazione dell'eucaristia. Gli


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altri cantoni nonperò si dichiararono contrarj a questi ordini del senato, e nel 1526. si fece1. un'altra pubblica disputa in Baden, terra anche di Elvezia, con Zuinglio ed Ecolampadio da una parte, Echio ed altri dall'altra; dove Echio parlò con tanta fortezza, che gli svizzeri con sentenza formale confermarono la presenza reale di Cristo nell'altare, approvarono l'invocazione de' santi, la venerazione delle sacre immagini, e 'l purgatorio, e condannarono la dottrina di Lutero e di Zuinglio.

 

54. Nell'anno poi 1528. Zuinglio vendé il suo canonicato, e prese moglie, non vergognandosi di dire, che non fidavasi di resistere al vizio della carne2. E nello stesso anno il cantone di Berna si unì con quello di Zurigo a seguir la dottrina di Zuinglio; e poi fecero lo stesso quello di Basilea, di Soffusa e di Sangallo, cogli altri tre, fuori degli altri cinque, cioè di Lucerna, Svitz, Zug, Uri ed Underval, i quali rimasero cattolici, e furono tra poco obbligati a muover guerra a' cantoni eretici. La causa fu questa3: i cattolici deposero da' loro posti due officiali, che si scoprirono aderenti alla setta di Zuinglio; i Zuingliani ricevettero quei due officiali, e loro provvidero con altre cariche, e per dispetto proibirono ai mercanti di passare per le loro terre, e condurre il frumento a' cantoni cattolici, ne' cui territorj non si faceva grano che loro bastasse. Di ciò si dolsero come d'una contravvenzione della società che teneano; ma fu risposto loro, che meritavano questo trattamento per l'ingiuria fatta alla lor religione. Onde nell'anno 1532., nel mese di ottobre, ottomila de' cattolici si posero in marcia, ed andarono ad assalire i nemici. Stavano quei di Zurigo trincerati in numero di 1500., fuori della città; i cattolici ruppero le trincee, e li posero in fuga. Dopo ciò quei della città si unirono sino al numero di ventimila, e Zuinglio volle mettersi (benché sconsigliato dagli amici) alla loro testa. I cattolici non vollero aspettarlo in campagna aperta per essere tanto meno di numero, ma si collocarono in un sito stretto; tuttavia quelli l'assaltarono, e la vittoria per qualche tempo fu dubbia; se non che essendosi animosamente fatto avanti Zuinglio, ricevé un colpo che lo rovesciò a terra; epperciò le sue truppe, credendolo morto, si posero in fuga, ed i cattolici inseguendoli, ne fecero molta strage, restando morti de' nemici da cinquemila, colla perdita di soli quindici cattolici4. Zuinglio fu trovato poi fra i cadaveri colla faccia a terra e spirante, da due cattolici che non lo conosceano; l'interrogarono se volea confessarsi, non diede risposta; ma sopravvenne un altro che lo conosceva, lo finì di uccidere, e ne avvisò i capitani, i quali lo fecero dividere in quattro pezzi e bruciare; onde poi alcuni Zuingliani se ne portarono le ceneri nelle loro case, come reliquie di santo5. La morte di Zuinglio avvenne alli 11 di ottobre 1532. Hermant vuole che Zuinglio sia morto di 44 anni; ma Natale, Gotti e Van-Ranst lo portano di 48 anni. Con tutto ciò non finì la guerra; vi succederono cinque altre battaglie, e sempre i cattolici restarono vincitori; finalmente convennero co' Zuingliani, che de' cantoni ciascuno restasse in pace nella sua religione, e così è durato sino al tempo presente6. Ma prima di lasciar Zuinglio, voglio notare qui uno squarcio d'un sermone o sia lettera ch'egli mandò al re Francesco I., dove parlando della gloria che a questo re sarebbe toccata nel cielo, gli dice così: Ivi vedrete il Redentore ed il Redento, vi vedrete Abele, Noè, Abramo, Isacco... Vi vedrete Ercole, Teseo, Numa, i Catoni, gli Scipioni ecc. Così parlava questo nuovo riformatore della chiesa, dopo aver apostatato dalla fede; mettea nel cielo con Gesù Cristo


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ed i santi patriarchi, gl'idolatri e le deità de' gentili! Questo discorso si trova più a lungo trascritto da monsig. Bossuet1.

§. 3. Di Ecolampadio, Bucero e Pietro Martire.

 

55. Giovanni Ecolampadio fu fedel discepolo di Zuinglio. Era egli perito nelle lingue; onde si pose nella casa del conte Palatino ad istruire i suoi figli: indi avendolo importunato i suoi amici a farsi monaco, entrò nell'ordine di s. Brigida, e professò2, ma con poca buona intenzione; poiché sin d'allora diceva: ancorché avessi fatti seicento voti, non ne osserverò alcuno, se non mi pare buono. Onde scrisse poi Floremondo3: Qual meraviglia potea fare la sua uscita, quando tal fu la sua entrata? Dopo alcuni anni pertanto buttò via la cocolla, apostatando, e prese moglie, dicendo che a far ciò l'avea mosso lo stesso Spirito santo. Di poi seguì la setta di Zuinglio, il quale costituillo qual vescovo in Basilea4. Egli professò lo stesso errore di Zuinglio circa l'eucaristia, senza però seguir la spiegazione di Zuinglio del Significat, in vece dell'Est, come si è detto nel num. 48., poiché egli spiegava le parole, Hoc est corpus meum, dicendo, Hoc est figura corporis mei. Ecco quali erano questi nuovi apostoli del vangelo; l'uno non sapeva accordarsi coll'altro5. Ecolampadio sopravvisse non più che un mese a Zuinglio, deplorando con molto dolore la sua morte. Morì nell'anno 1532., in età di 49. anni. Lutero dicea che Ecolampadio erasi trovato morto di notte in letto strangolato dal demonio, come accenna ancora Natale Alessandro. Altri dicono che morì di un ulcere sull'osso sacro; del resto è certo, secondo più autori, che fu trovato morto in letto. Scrive il Varillas6, che più storici pubblicarono, aver procurato Ecolampadio più volte di uccidersi, e che finalmente morì avvelenato da se stesso. Di più scrive il card. Gotti7, che altri dicono che questo misero apostata, stando vicino a morte, esclamasse: Oimè, presto sarò all'inferno. Di più si porta che prima di spirare disse: Ego incertus in fide et fluctuans, habeo coram Dei tribunali rationem redditurus, atque experturus, utrum doctrina mea vera an falsa fuerit8. Pazzo! aveva la chiesa, ch'è la colonna della verità, e che condannava la sua dottrina; ed egli volea ridursi a sperimentar la dottrina sua in quel tribunale, dove, se ella era trovata falsa (com'era in fatti), non vi sarebbe stato in eterno rimedio alla sua perdizione!

 

56. Martino Bucero nacque nella città di Argentorato da un povero ebreo, che morendo niente gli lasciò; onde ritrovandosi in età di sette anni miserabile ed abbandonato, n'ebbero compassione i religiosi di s. Domenico, e presero ad allevarlo. Per molto tempo lo tennero prima a servir le messe e la casa; ma poi, scorgendo il suo talento, gli diedero l'abito dell'ordine, e l'applicarono agli studj9, dove fe' progressi nelle lettere, ed anche nella teologia. Indi prese gli ordini sacri, ma li prese senza aver ricevuto il battesimo, come scrive il card. Gotti10. Ma perché gli rincrescea di star senza moglie, apostatò dalla religione; e sentendo che Lutero riprovava il celibato, si diè a seguirlo, e presto si ammogliò; anzi prese tre mogli successivamente, dicea che siccome fu lecito a' giudei il divorzio per la loro durezza, così è lecito anche a quei cristiani che sono di straordinario temperamento11. Agli errori di Lutero egli ne aggiunse altri, specialmente per 1., che il battesimo è necessario di precetto positivo, ma non di necessità di salute. Per 2., che non vi è alcuna chiesa, la quale non erri ne' costumi e nella fede. Per 3., che noi prima di essere giustificati da Dio pecchiamo in ogni opera anche buona che facciamo; giustificati poi, il bene che operiamo lo facciamo per necessità.


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Per 4., che alcuni son fatti da Dio talmente per lo stato coniugale, che non si può lor vietare il maritarsi. Per 5., che l'usura non è contraria a' divini precetti. Per 6. ammise la presenza di Cristo nell'eucaristia; ma disse ch'ella non era reale, ma che avveniva per la sola fede. Per lo quale errore, passando alla setta de' Sacramentarj, si disgustò con Lutero, e in difesa di questa setta scrisse poi il suo dialogo intitolato, Arbogasto1. Bucero fu scelto dal Lantgravio come il più atto a conciliare i Zuingliani co' Luterani; ma per quanto si affaticò in più conferenze tra di essi, non poté ottenerlo, per lo solo punto della presenza reale di Cristo nel sacramento, in cui Lutero non volle mai cedere2. Nell'anno 1549. Bucero da Strasburgo, in cui avea fatta una lunga dimora, e tenuta cattedra, passò ad Inghilterra nel tempo che vi regnava Eduardo VI., dando la mano a Pietro Vermigli, chiamato Martire, il quale due anni prima stava già ivi nell'accademia di Ossonio ad insegnar le sacre lettere. Nel 1551. Bucero, prima di compire tre anni della sua dimora in Inghilterra, morì in Cantabrigia, in età di anni 61. In morte patì acerbissimi rimorsi di coscienza, come scrive il cardinal Gotti3: il quale aggiunge che nell'anno 1556. la regina Maria fe' dissotterrare le di lui ossa e le fe' bruciare.

 

57. L'altro celebre discepolo di Zuinglio, che specialmente in Inghilterra si affaticò ad insegnare i di lui errori, fu Pietro Vermigli fiorentino, che comunemente fu chiamato Pietro Martire. Egli era nato in Fiorenza nell'anno 1500. di famiglia nobile, ma scarsa di beni di fortuna. Sua madre che sapeva la lingua latina, gliela insegnò sino alla di lui età di 16 anni, nella quale Pietro pigliò l'abito di certosino, come dicono alcuni autori, ma secondo altri di molto maggior numero, di canonico regolare4 nel monastero di Fiesole dell'ordine di s. Agostino. In tempo del noviziato fe' conoscere di aver gran talento; onde dopo la professione fu mandato a Padova, ove s'istruì nella lingua greca ed ebrea, e nella filosofia, ed a Bologna studiò poi la teologia. Ritornò da quei luoghi molto dotto. Si applicò alle prediche, e predicò in più quaresime ne' pulpiti più celebri d'Italia. Specialmente predicò nella cattedrale di Napoli; ma in questa città trovò la sua ruina, poiché ivi strinse amicizia con un certo giureconsulto spagnuolo, nominato Valdez, il quale avendo letti i libri di Zuinglio e di Calvino, s'infettò della loro dottrina; e temendo di essere scoperto in Ispagna, dove si bruciavano gli eretici, passò in Alemagna. Ma perché quel clima era contrario alla sua sanità, se ne passò in Napoli, ed ivi s'insinuò nell'amicizia di Pietro Martire, e tanto fece, che lo rendé sacramentario. Pietro, essendosi imbevuto del veleno, cercò di comunicarlo a più suoi divoti che andavano a trovarlo in una chiesa. Onde essendo cominciati a scoprirsi i suoi errori, fu accusato al nunzio, e presto fu chiamato a Roma; ma ivi per essere stato molto difeso da' suoi religiosi, che lo credeano certamente innocente, per essere stato egli molto cautelato in non palesarsi con niuno di essi, fu pienamente assolto e licenziato. Da Roma andò a Lucca, ove sperava di fondare con minor rischio di Napoli un'altra chiesa zuingliana, e gli riuscì fra gli altri di pervertire ivi quattro professori di quella città, i quali presto furono scoperti, e con essi fu scoperto anche il Vermigli. I suoi discepoli si rifugiarono ne' cantoni eretici degli svizzeri, ed ivi presto furono fatti ministri; onde Pietro Martire, non sapendo ove ricoverarsi, si portò agli stessi cantoni, sperando che i suoi allievi gli avrebbero procurata ivi una cattedra. Con questa mira giunse prima a Zurigo e poi a Basilea; ma perché voleva egli fare il maestro di tutti gli altri, in ambedue quelle città non ritrovò accoglienza:


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onde si portò a Strasburgo, ove trovò Bucero, il quale, perché accoglieva tutti gli eretici, subito gli procurò una cattedra di teologia; e ve lo mantenne, finché Pietro Martire fu chiamato in Inghilterra; dove nell'anno 1547. andò con una religiosa che aveva sposata, ed essendo stato ricevuto in Londra con grandi onori, gli fu poi assegnata una cattedra nell'accademia di Oxford con doppio assegnamento di quello che gli era stato promesso. Ivi si trattenne fino al 1553., e di ritornò a Strasburgo. Andò finalmente ad insegnare le sue bestemmie in Zurigo, ed ivi morì nel 1562., carico di meriti per l'inferno, giacché oltre i molti anni in cui insegnò i suoi errori ne' luoghi riferiti, lasciò gran numero di opere che compose per sostenerli1.




1 Nat. Al. t. 19. §. 3. Gotti ver. rel. c. 109. §. 1. Van-Ranst sec. 16. p. 217. Hermant t. 1. c. 231. Varillas t. 1. l. 3. p. 148.



2 Hermant c. 234. Gotti §. 1. n. 2. Varillas t. 1. l. 5. p. 211.



3 Brev. hist. sec. 16. c. 3.



4 Stor. delle variaz. l. 2. n. 12.



5 Gotti c. 109. n. 3. ex Coch. ad an. 1525. Van-Ranst p. 217. Varillas p. 262.



6 Octavius Lavert. p. 117.



7 An. 1523. n. 74.

1 Varillas l. 8. p. 359.



2 Lancisi t. 4. ist. sec. 16. c. 3. Varillas loc. cit.



3 Nat. Alex. t. 19. sec. 16. a. 11. §. 3. n. 2. Gotti ver. rel. c. 100. §. 2. n. 1. Varillas t. 1. 4. p. 155.



4 Apud Nat. Al. §. 3. n. 2. Gotti loc. cit. n. 1.

1 Zuingl. l. de subsid. euch.



2 Hermant t. 1. c. 237.



3 Gotti loc. cit. n. 4. Varillas l. 7. p. 304. Nat. Al. loc cit.



4 T. 1. l. 5. p. 214.

1 Gotti c. 109. §. 2. n. 11.



2 Varillas l. 7. p. 304. Hermant c. 237. Nat. Al. t. 19. a. 12. §. 3. n. 2.



3 Varillas l. 8. p. 354. Gotti loc. cit. n. 13.



4 Varillas t. 1. l. 4. p. 355.



5 Natal. Alex. loc. cit. Gotti n. 13. et Van-Ranst p.318.



6 Varillas loc. cit. p. 358.

1 Stor. delle variaz. l. 2. n. 19.



2 Nat. Al. t. 19. §. 3. n. 3.



3 In Synopsi l. 2. c. 8. n. 9.



4 Gotti loc. cit. n. 15..



5 Id. n. 16. et Nat. Al. loc. cit.



6 L. 8. p. 356.



7 N. 17.



8 Gotti c. 109. §. 2.



9 Id. t. 2. c. 109. §. 4. Varillas t. 1. l. 8. p. 363.



10 Loc. cit. n. 1.



11 Varillas al luogo cit.

1 Gotti loc. cit. n. 2. et 3. Varillas t. 1. l. 8. p. 364.



2 Varillas l. 11. p. 297.



3 Loc. c. n. 5.



4 Varillas t. 2. l. 17. p. 106. dizionar. portat. alla parola Vermigli.



1 Varillas l. 17. p. 106. Berti hist. sec. 16. c. 3. Van-Ranst sec. 16. p. 391. dizion. port. al luogo cit.






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