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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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CAP. XII. DELL'ERESIE DEL SECOLO XVII. E XVIII.

 

ART. I. D'ISACCO PEREYRO, MARCANTONIO DE DOMINIS, GUGLIELMO POSTELLO E BENEDETTO SPINOSA

149. Isacco Pereyro fu capo de' Preadamiti, ma poi abiurò la sua eresia. 150. Marco Antonio de Dominis; errori suoi e morte. 151. Guglielmo Postello; suoi errori e conversione. 152. Benedetto Spinosa, autore di un nuovo ateismo. 153. Piano del suo empio sistema e sua infelice morte.

 

149. In questo secolo vi fu Isacco Pereyro, il quale fu dell'Aquitania; prima egli fu seguace di Calvino, dipoi fu autore della favola de' Preadamiti, fingendo scioccamente che prima di Adamo vi erano stati uomini creati da Dio. Disse che nel Testamento antico si fa menzione solamente di Adamo e di Eva, e non già degli altri uomini che prima esisteano. Disse poi secondo il suo chimerico sistema, che questi non ricevettero danno dal peccato di Adamo né dal diluvio universale. Il Pereyro cadde in questo errore, perché disprezzava egli la tradizione, e perciò questa sua chimera gli sembrava conforme alla ragione, e non opposta alla scrittura. Compose pertanto un trattato de' Preadamiti, e questo uscì fuori nell'Olanda l'anno 1655. Ma essendo stato poi Pereyro convinto della falsità di questa sua opinione tanto da' cattolici, quanto da' calvinisti, per la costante tradizione che gli ostava, ed essendo cercato a morte indifferentemente tanto da' primi, quanto da' secondi, egli conobbe l'autorità della tradizione sotto il pontificato di Alessandro VII., ed abbiurò insieme col sistema de' Preadamiti anche l'eresia che rigetta la tradizione2.

150. Vi fu ancora Marco Antonio de Dominis, il quale in Verona entrò fra i padri della compagnia di Gesù, dalla quale poi ne uscì o attediato della comune osservanza, o discacciato pel suo mal vivere. Indi fu promosso, non si sa come, dal papa Clemente VIII. al vescovado di Segni, e poi da Paolo V. fu traslato all'arcivescovado di Spalatro, ch'egli resse per poco tempo, cioè fin tanto che fu costretto co' soliti termini della giustizia al pagamento di una pensione, della quale dal medesimo pontefice era stato gravato, ed egli l'aveva accettata. Allora egli fu invasato da tal odio e spirito di vendetta contra la sede apostolica, che nell'anno 1616. si portò in Inghilterra, ove diè fuori un'opera piena di veleno intitolata, De republica christiana. In questo libro ebbe l'audacia di sostenere che dalla religione romana, e insieme da quella di Lutero, di Calvino, e degli anabattisti, ben potea formarsi una sola religione sana ed ortodossa; e per fare questa impossibile unione, qual è l'unire la verità colla falsità, ne insegnò una maniera la più inetta che possa pensarsi. Essendo poi dimorato egli per sei anni in Inghilterra, annoiato della vita infelice ivi fatta, pensò ritornare alla chiesa cattolica; ma stava in una orribile agitazione tra il volersi pentire, o disperare del perdono,


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e perdersi in tutto. Scoprì questa tempesta che l'agitava all'ambasciatore di Spagna, che allora stava in quel regno, e quegli si offerì mezzano del suo ravvedimento, e tanto operò che Marco Antonio venne in Roma a penitenza; ivi giunto si buttò a' piedi del papa, e 'l papa persuaso che fosse veramente emendato, lo ricevé nella sua grazia. Dopo ciò egli divulgò un suo scritto, con cui solennemente e chiaramente ritrattò tutto ciò che aveva pubblicato contra la dottrina della chiesa; sicché comparve ravveduto e vero cattolico. Ma poi di nascosto non lasciava di mantener l'amicizia co' protestanti, ed in tale stato Iddio con una morte improvvisa lo tolse dal mondo. Indi i suoi scritti furon posti all'esame; e da quelli si scorse l'eresia da lui coltivata. Fecesi il processo, e conosciutasi la nuova sua macchinata apostasia, il suo cadavere colla sua effigie dipinta furon bruciati in campo de' fiori per mano del boia, in esempio della vendetta che prende Dio de' ribelli della fede1.

151. Guglielmo Postello nacque in Barentone di Normandia. Studiò filosofia, e poi col girare per diverse parti in oriente acquistò la cognizione di più lingue, ma cadde in diversi errori contra la fede. Alcuni lo tacciano di aver assunto in un suo libro, intitolato Virgo veneta, di provare che la vergine madre Giovanna Veneziana, così chiamata, avea salvato il sesso feminile. Ma Floremondo lo difende, dicendo che egli fece questo libro, solo per lodare questa sua benefattrice, perché molto l'avea soccorso di danari. Guglielmo andò anche in Roma, ed entrò nel noviziato de' gesuiti, ma presto ne fu licenziato per le sue stravaganti opinioni che spargeva. Fu poi accusato di varj errori, e fu condannato dagl'inquisitori a prigione perpetua. Ma scappato da quella fuggì in Francia, ed ivi fu accolto dal re Carlo IX., e dagli eruditi di colà, per la notizia che aveva delle lingue. Colà scrisse più opere sparse di deliri e di errori, De Trinitate, de matrice mundi, de omnibus sectis salvandis, de futura nativitate mediatoris, ed altre della stessa farina. Per questi suoi scritti fu ripreso in Parigi da' teologi e dal magistrato: ma non emendandosi, fu chiuso nel monastero di s. Martino da Campi, ed ivi ebbe la grazia di ravvedersi; poiché detestò quanto avea insegnato e scritto, e si sottopose al giudizio della chiesa; ed indi essendo vivuto per più anni religiosamente, morì a' 7. di settembre nel 1581., in età quasi di cento anni. E fra questo tempo diè fuori un libro molto utile, De orbis concordia, ove difese la religione cattolica contra i gentili, i giudei, i maomettani, e tutti gli eretici2.

 

152. Benedetto Spinosa o sia Spinoza, nacque nell'anno 1632., in Amsterdam, da parenti giudei mercadanti, ch'essendo stati scacciati da Portogallo, erano venuti in Olanda. Egli prima fu giudeo di religione, poi fu cristiano, almeno di nome, perché si vuole che non fu mai battezzato, e finalmente professò l'ateismo. Spinosa studiò la lingua latina e tedesca presso un certo medico Francesco Van-Dendedit, il quale essendo stato chiamato in Francia, fu scoperto cospiratore di una congiura contro del re, e finì la vita in un patibolo: da costui dicesi che Spinosa ricevé i primi influssi dell'ateismo. Quando egli era giovane studiò la teologia de' rabbini; ma vedendo che quella era piena di chimere e d'inezie, la lasciò, e si applicò alla filosofia; onde fu da' giudei scomunicato, e passò pericolo di esser da loro ucciso. Per la qual causa Benedetto si separò affatto da' giudei, e si applicò a formare il suo ateismo. Egli si avvalse del sistema di Cartesio, e ne stabilì i principj, cercando di dimostrarli geometricamente in un libello che diè fuori nell'anno 1664. Nell'anno seguente cacciò un altro libello, De iuribus ecclesiasticorum,


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in cui pretese, secondo l'empia dottrina di Tommaso Hobbes, di provare che i preti non debbono insegnare altra religione, se non quella che professa il magistrato, o sia il principe. Per attender poi maggiormente a' suoi studj si ritirò in una solitudine, dove compose il pestilente suo libro intitolato Tractatus Theologico-politicus, che poi fu stampato in Amsterdam o pure in Amburgo nel 1670., ed in questo libro gittò i semi del suo ateismo1.

153. Ivi Spinosa magnifici nomi a Dio, d'infinito, eterno e creatore del tutto, ma in verità nega Dio e distrugge la divinità; mentre scrive che il mondo è mera opera della natura, la quale (come dice) necessariamente ha prodotte tutte le creature ab eterno. Dice che questo che noi chiamiamo Dio, non è altro che la virtù della natura sparsa negli oggetti, che sono secondo lui tutti materiali. Dice che la natura di tutte le cose è una sola sostanza dotata di estensione e di mete, onde questa sostanza scrive essere attiva e passiva: Passiva in quanto è stesa, Attiva in quanto è pensante. Quindi suppone che tutte le creature non sono che modificazioni della stessa sostanza; le cose materiali son modificazioni della materia passiva e stesa, le spirituali (le spirituali a modo suo, mentr'egli vuole che tutto è materia) son modificazioni della materia attiva pensante. Sicché secondo Spinosa lo stesso Dio è creatore e creatura, è agente e paziente, è causa e soggetto. Molti autori, Il Durio, il Tomasio, il Moseo, il Moro, l'Uezio, il Belio, ed altri anche protestanti hanno scritto contra questo empio sistema; anche Bayle (ateo non meno empio di Spinosa) l'ha confutato nel suo dizionario; io ancora nell'opera mia, Verità della fede2, ho procurato di dimostrare l'insussistenza de' principj, sui quali si fonda Spinosa, e perciò tralascio qui di farne la confutazione particolare. Con tutto poi che questo sistema è così mostruoso, a Spinosa non mancarono seguaci, de' quali dicesi che anche al presente ve ne siano in Olanda; ma van segreti, e non si scuoprono con altri. Il nominato libro fu tradotto in più lingue, ma gli stati di Olanda ne proibirono la vendita. Morì Benedetto Spinosa in Haia di Fiandra ai 23. di febbraio dell'anno 1677., in età d'anni 59. Altri dicono, che i suoi domestici, essendo andati un giorno di domenica tutti alla chiesa, quando ritornarono a casa, lo trovarono morto. Altri nonperò dicono che stando egli infermo di febbre etica, e sentendo che la morte gli era vicina, e pensando che negli assalti della morte suole ogni uomo ricorrere a Dio, o ad altra potenza sovrumana che possa in quell'estremo aiutarlo, egli, per timore di chiamar Dio in aiuto in punto di morte, o di mostrarsi pentito della sua dottrina, ordinò che niuno più de' suoi entrasse a vederlo nella sua camera, e così finalmente fu trovato morto3.




2 Berti brev. hist. to. 2. sec. 17. c. 2. Bernin. istor. dell'eres. t. 4. sec. 17. c. 5.



1 Van-Ranst sec. 17. p. 325. Bernin. t. 4. sec. 17. c. 1. 2. et 3. Berti loc. cit. t. 2. sec. 17. c. 3.



2 Nat. Alex. t. 19. c. 2 a. 15. Gotti ver. rel. c. 177. §. 1.

1 Gotti loc. cit. §. 2. Van-Ranst sec. 17. p. 346.



2 Verità della fede part. 1. c. 6. §. 5.



3 Gotti cit. §. 2.






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