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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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ART. IV. DEGLI ERRORI DI QUESNELLIO.

166. Quesnellio è scacciato dalla congregazione dell'oratorio. 167. In Brusselles fuori varj libelli pravi. 168. È carcerato e fugge in Amsterdam, ed ivi muore scomunicato. 169. Del libro di Quesnellio. 170. Della bolla Unigenitus, con cui fu condannato il libro. 171. La bolla è accettata dal re, dal clero, e dalla Sorbona. I Quesnellisti appellano al concilio. 172. Appellano anche alcuni vescovi col cardinale di Noaglies, ma il concilio di Ebrun dichiara irrita l'appellazione. 173. Consultazione degli avvocati riprovata dall'assemblea de' vescovi. Il cardinale di Noaglies si ritratta, ed accetta la bolla, la quale vien poi dichiarata dogmatica dalla Sorbona e da' vescovi. 174. 175. e 176. Tre principj del sistema di Quesnellio.

 

166. In tempo dello stesso Clemente XI. uscì fuori il libro di Quesnellio, intitolato,


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Il nuovo Testamento, colle riflessioni morali ecc., che poi dal medesimo pontefice fu proibito colla bolla Unigenitus. Quesnellio nacque in Parigi a' 14 di luglio del 1634. Nel 1657. fu ricevuto dal cardinal Berulli nella sua congregazione dell'oratorio. Nel 1678. nell'assemblea generale dell'oratorio gallicano fu ordinato che ciascuno della congregazione dovesse sottoscrivere una certa formola contro la dottrina di Baio e di Giansenio. Ma Quesnellio ricusò di sottoscriverla, onde fu costretto a partir dalla congregazione e da Parigi, e si ritirò in Orleans1.

167. Nell'anno 1685. per timor delle pene si portò in Brusselles ad unirsi con Arnaldo, che ivi stava fuggitivo e nascosto; e di ambedue sparsero diversi scritti in favore della dottrina di Giansenio. Ma nel 1690. ambedue furono scacciati da Brusselles e si portarono in Delf di Olanda, e di nel paese di Leodiese, e quindi ritornarono in Brusselles. Morto Arnaldo nel 1694., Quesnellio, che ad Arnaldo aveva amministrati gli ultimi sacramenti, seguì a star nascosto nella stessa città, avendo mutata veste e nome; ed allora egli fu eletto capo della truppa de' Giansenisti e fu chiamato il Padre priore. Dipoi egli dal suo nascondiglio continuamente andò pubblicando varj opuscoli per difendersi e giustificare la sua condotta contra tutt'i decreti de' sommi pontefici e de' monarchi, cui si opponeano gli appellanti, come apparisce dalla sentenza dell'arcivescovo di Malines nella causa di Quesnellio2.

168. Nell'anno 1703. il nominato arcivescovo per estirpare la zizzania di quei libelli avendo implorato il braccio del re cattolico, ordinò che s'investigasse dove fossero Quesnellio e Gerberonio suo fedel compagno; ed a' 30 di maggio furono essi chiusi nelle carceri arcivescovili, nelle quali per opera del cardinal di Noaglies nel 1710. il Gerberonio ritrattò i suoi sentimenti, e sottoscrivendo il formolario fu liberato. Ma Quesnellio dopo tre mesi in circa della sua carcerazione, prima nell'anno 1703. era fuggito dalla prigione scappando per un picciol forame (mentr'egli era di corta statura) fatto nel muro per mano de' suoi amici, e si era ritirato in Olanda, ove seguì a scrivere in difesa di Giansenio. E coll'occasione della sua fuga i suoi colleghi lo chiamavano il loro secondo Paolo; e lo stesso Quesnellio scrisse al vicario di Malines ch'egli era stato cavato dalla carcere dall'Angelo, come un altro s. Pietro. Ma s. Pietro non uscì dalla carcere, come fece Quesnellio, che concertò cogli amici, scrivendo loro con un ferro sovra di una piastra di piombo, che venissero di notte a perforare il muro del palazzo dell'arcivescovo3. Di tutti questi fatti essendosi poi fatto il processo in Brusselles, l'arcivescovo a' 10 di novembre 1704. lo dichiarò scomunicato, come convinto di giansenismo e baianismo, condannandolo a star chiuso in un monastero, finché dal papa fosse stato assoluto4. Di questa sentenza Quesnellio non fece conto alcuno, e subito e con molti libelli si difese contra l'arcivescovo e con maggior libertà nello stesso tempo scrisse contra il papa che avea proibito il suo libro. Il miserabile morì pertinace legato da gravissime censure pontificie in Amsterdam a' 2 di dicembre nell'anno 1719. in età di 85 anni5.

169. Parlando poi del libro di Quesnellio, Il nuovo Testamento (in francese) colle riflessioni morali ecc., dee sapersi


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ch'egli nell'anno 1671. stando ancora in Francia cacciò fuori a principio un solo opuscolo in dodici, che comprendea solamente la traduzione francese de' quattro vangeli, con alcune più brevi riflessioni estratte per lo più da una raccolta delle parole di Cristo fatta dal p. Giordano superiore dell'oratorio. Egli poi da mano in mano l'andò accrescendo, in modo che sedici anni dopo la prima edizione, nel 1687. ne pubblicò un'altra più lunga in tre piccoli volumi, aggiungendo altre riflessioni sopra tutto il testamento nuovo. Nel 1693. ne diè fuori una edizione più grande in 8 tomi; ed un'altra nel 1695. approvata dal cardinal di Noaglies allora vescovo di Catalogna, postillate prima alcune correzioni più leggiere dell'edizione del 93. Ed un'altra (che fu l'ultima) ne cacciò nel 1699., ma questa non fu approvata dal cardinale. Quesnellio in somma faticò per 22 anni dal 1671. sino al 93. in perfezionare questa sua opera, ma non già in emendare gli errori che vi erano, anzi vie più in accrescerli; poiché in essa prima del 71 si trovano cinque sole proposizioni delle dannate, cioè la 12, 13, 30, 62, 65. Nella seconda edizione se ne numerano 48 di più; e nelle seguenti si trovano le altre sino al numero di 101, dannate nella bolla Unigenitus. E si è osservato1, che la sola prima edizione del 1671. uscì coll'approvazione del vescovo di Catalogna di quel tempo, e le altre susseguenti, ch'erano state accresciute assai più del doppio (onde abbisognavano certamente di nuova approvazione), uscirono con quella sola del 71. Vantavano i Quesnellisti, che il libro era stato generalmente approvato da tutti, ma il Tournely2 si sforza a dimostrare, che da' dottori e più vescovi di Francia fu riconosciuto il libro per velenoso. Vantavano ben anche l'approvazione del vescovo Bossuet, ma vi sono più pruove in contrario, cioè che il Bossuet espressamente vi si oppose3.

170. Del resto quando uscì il libro già compito nell'anno 1693., subito fu censurato da' teologi e da più vescovi proibito, anzi fu condannato con particolar breve dal papa Clemente XI. nell'anno 1708. Ed essendo stato poi nel 1711. proibito il libro da tre vescovi di Francia con loro editti, il cardinal di Noaglies, aggravandosi di veder divolgati questi editti in Parigi contro del libro, notandolo di eresia, dopo ch'egli l'aveva approvato, condannò i tre editti; per la qual cosa essendosi eccitato un gran romore in Francia, il re col consenso di più vescovi e dello stesso cardinal di Noaglies supplicò il papa Clemente XI., che avesse fatto di nuovo esaminare l'opera di Quesnellio ed avesse con bolla solenne censurati gli errori che vi si fossero trovati; e 'l papa dopo due anni di esame de' cardinali e teologi, agli 8 di settembre dell'anno 1713. diè fuori la bolla Unigenitus Dei Filius ecc., ove condannò 101 proposizioni del libro come false, caziose, temerarie, erronee, prossime all'eresia, ed anche finalmente eretiche respettivamente, e rinnovanti le proposizioni di Giansenio in quel senso nel quale erano state condannate. Dichiarando di più, che con ciò non intendea di approvare le altre cose contenute nel libro, poiché dopo aver notate le 101 proposizioni, avean trovate altre consimili; tanto più che avea rinvenuto molto viziato lo stesso testo del nuovo testamento4.

171. Il re cristianissimo, ricevuta dal nunzio la bolla di Clemente, ordinò un'assemblea de' vescovi a fine di riceverla


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solennemente e poi promulgarla; ed in effetto dopo più conferenze private se fe' l'assemblea a' 23 di gennaio dell'anno 1714., in cui fu accettata la bolla colla condanna delle 101 proposizioni nello stesso modo con cui il papa le avea condannate, scrivendosi a tutti i vescovi un modello d'istruzione, acciocché da per tutto si fosse pubblicata così la bolla, come l'accettazione del clero. Dissero i Quensnellisti ch'era stata ristretta e condizionata l'accettazione; ma chi legge la dichiarazione dell'assemblea trascritta parola per parola dal Tournely1 vede chiaramente che in essa non vi è né condizionerestrizione. Fu la detta dichiarazione sottoscritta da 40 prelati; solamente otto vescovi, e fra essi principalmente il cardinal di Noaglies, ricusarono di dare i loro voti, dicendo che intorno ad alcune delle proposizioni dannate aveano qualche difficoltà, e perciò stimavano che si dovesse chiederne la spiegazione dal papa. Ma Luigi XIV., udendo l'accettazione della bolla fatta dall'assemblea, a' 14 del seguente mese di febbraio, ordinò ch'ella fosse promulgata ed eseguita per tutto il regno. Ed i vescovi in nome dell'assemblea scrissero al papa, che con gaudio avean ricevuta la bolla e che diligentemente avrebbero atteso a farla osservare, e 'l papa rescrisse ad essi congratulandosi della loro vigilanza e lagnandosi insieme di que' pochi vescovi che avean ricusato di uniformarsi all'assemblea. La facoltà di Parigi parimente a' 5 di marzo 1714. accettò la bolla, imposta la pena da incorrersi ipso facto da quelli dell'università che non l'avessero accettata. E dello stesso modo fu la bolla ricevuta dalle altre facoltà del regno, di Duaco, di Gant, di Nantes ecc., e così anche dalle altre estere di Lovanio, di Alcalà, di Henares e di Salamanca2. Ciò non ostante i Quesnellisti sparsero mille libelli contra la bolla, e specialmente due, Le Hexapli ed il Testimonio della verità della chiesa, e questi furono condannati con censura da' vescovi congregati nell'anno 1715; onde i pertinaci, vedendosi ributtati, ricorsero all'appellazione dalla bolla del papa al concilio generale futuro.

 

172. Quattro vescovi, cioè il vescovo di Mirepoix, di Sans, il vescovo Boloniese e il Montispessulano al 1 di marzo 1717., appellarono dalla bolla Unigenitus al futuro concilio ecumenico. E poco dopo a' primi quattro si aggiunsero 12 altri vescovi in circa, e poi 18 altri dissenzienti. Sino ad allora non si era inteso mai presso i cattolici appellarsi da una bolla dogmatica del papa da' vescovi degli stessi luoghi, dove quella era stata accettata; e pertanto giustamente l'appellazione fu riprovata dall'una e dall'altra potestà. Nell'anno 1718. si aggiunse all'appellazione de' vescovi anche quella del cardinal di Noaglies, ma tutte furono annullate dal papa; e circa la fine dello stesso anno 1718. cinquanta vescovi francesi in circa ordinarono con editti a' loro diocesani che si sottomettessero sinceramente alla bolla, dicendo: Quippe quae universalis est ecclesiae iudicium dogmaticum, a quo omnis appellatio est nulla etc.3. Ma non bastando ciò a quietare i difensori di Quesnellio, poiché allora con maggior furore sparlavano contra i vescovi e spargeano mille libelli, nell'anno 1727. si celebrò un concilio provinciale in Embrun, ove sospesero il vescovo senecese che ricusava di sottoporsi alla bolla, e dichiararono esser la bolla Unigenitus dogmaticum et irretractabile


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iudicium ecclesiae. Rispetto poi all'appellazione fatta da' Quesnellisti, decisero, c'era ipso iure irrita e scismatica. Ed il tutto fu approvato dal papa (allora Benedetto XIII.) e dal re1.

173. Gli appellanti ricorsero agli avvocati di Parigi, e questi diedero fuori una loro consultazione, nella quale impresero ad infermare il giudizio del concilio, opponendogli diverse irregolarità. Ad essi unironsi poi 12 vescovi, i quali scrissero al re una lettera contra il concilio. Ma il re sdegnosamente riprovò questa lettera, ed ordinò che in Parigi si fossero congregati tutt'i vescovi in una straordinaria assemblea, ed avessero dato il loro sentimento sulla consultazione degli avvocati. Si fece il congresso de' vescovi a' 5 di maggio 1728., e questi rappresentarono al principe, che la consultazione de' causidici era non solo impertinente, ma sospetta ed anche ereticale, per le proposizioni che vi erano inserite; onde il re con editto particolare comandò, che la consultazione restasse abolita2. Dopo ciò nell'anno 1728. il cardinal di Noaglies, trovandosi egli in età molto avanzata, ammonito da Benedetto XIII., rivocò la sua appellazione, ed accettando sinceramente la bolla proibì a tutt'i suoi diocesani la lezione del libro di Quesnellio; e questa sua ritrattazione subito la mandò al pontefice, il quale molto la gradì. Il cardinale sei mesi in circa dipoi terminò i suoi giorni3. Nel 1729. la facoltà della Sorbona accettò di nuovo solennemente la bolla, e rivocò per quanto bisognava (quantum opus est) l'appellazione che si era sparsa sotto il nome della facoltà, e 'l decreto della medesima fu sottoscritto da più di 600 maestri; e 'l tutto fu confermato poi da altre università del regno e dall'assemblea del clero dell'anno 1730. Finalmente nello stesso anno Clemente XII. approvò tutto l'operato, e 'l re con editto solenne dichiarò che la bolla fosse osservata come costante legge della chiesa e del regno. Indi morto Benedetto XIII. nel 1730., Clemente XII. e Benedetto XIV. suoi successori, confermarono la bolla4.*

 

174. Prima di terminar questa istoria di Quesnellio, giova avvertire quali furono i principj del suo sistema. Il sistema di Quesnellio, a dir meglio, comprese tre sistemi condannati, cioè quello di Baio, di Giansenio, e di Richerio. Le prime proposizioni dannate di Quesnellio si uniformano al sistema di Giansenio delle due delettazioni indeliberate, celeste e terrena, delle quali necessariamente per necessità relativa quella vince, ch'è superiore di gradi. Dal quale falso principio ne nascono più ree conseguenze, cioè che la divina legge si rende impossibile a quei che sono destituti dalla grazia efficace: che alla grazia efficace non si può resistere: che la delettazione vittrice necessita l'uomo al consenso, e simili altre massime già condannate nelle cinque proposizioni di Giansenio; alle quali rifletto, che particolarmente si appartengono le proposizioni 2. 9. e 10. di Quesnellio. Egli nella prop. 2. dice: Iesu Christi gratia, principium efficax boni cuiuscumque generis, necessaria


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est ad omne opus bonum; absque illa (ecco il veleno) non solum nihil fit, sed nec fieri potest. Ed ecco qui rinnovata la prima proposizione di Giansenio, che alcuni precetti di Dio sono impossibili a chi manca la grazia efficace. Lo stesso disse Arnaldo (come porta1 il Tournely) asserendo, che s. Pietro peccò nel rinegare Gesù Cristo, perché gli mancò la grazia; e perciò Arnaldo fu condannato dalla Sorbona, e cancellato dal numero de' dottori. Lo stesso disse Quesnellio nella prop. 9. Gratia Christi est gratia suprema, sine qua confiteri Christum (nota) nunquam possumus, et cum qua numquam illum abnegamus. Disse poi nella prop. 10.: Gratia est operatio manus omnipotentis Dei, quam nihil impedire potest, aut retardare. Ecco rinnovata la seconda eresia di Giansenio, in cui disse: Interiori gratiae numquam resistitur. E chi ha discernimento ben ne troverà altre simili in quelle di Quesnellio.

 

175. Le seconde proposizioni poi di


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Quesnellio si uniformano al sistema di Baio, che tra la viziosa concupiscenza, e la soprannaturale carità verso Dio, con cui si ama Dio super omnia, non si amore mezzano; ed in ciò basta riferire la prop. 44. di Quesnellio, che dice: Non sunt nisi duo amores, unde volitiones et actiones omnes nostrae nascuntur: amor Dei, qui omne agit propter Deum, quemque Deus remuneratur; et amor quo nos ipsos ac mundum diligimus, qui, quod ad Deum referendum est, non refert, et propter hoc ipsum fit malus. L'empie conseguenze poi che Baio traeva da quest'empio sistema, le troverà il lettore nella confutazione XII. dell'eresia di Baio, che porrò nella seconda parte di quest'istoria.

 

176. Le terze ed ultime proposizioni si uniformano alla perversa dottrina di Richerio (condannata da due concilj di Sans, e di Bagneres, o sia Aquense), la quale si contiene nella prop. 90. di Quesnellio: Ecclesia auctoritatem excommunicandi habet, ut eam exerceat per primos pastores, de consensu saltem praesumto totius corporis; cioè di tutt'i fedeli. Con ragione gli appellanti (dissero i vescovi1 congregati nell'assemblea dell'anno 1714.) lodano questa opinione, perché credendo essi di essere una porzione della chiesa la più pura, i medesimi non consentono mai alle censure contra loro fulminate, e perciò le disprezzano.

 




1 Tourn. comp. theol. t. 5. part. 1. disp. 9. a. 1. §. 1. p. 396.



2 Tourn. p. 397. et Gotti c. 119. §. 1. n. 3.



3 Tourn. p. 399. Gotti n. 5.



4 Tourn. p. 405.



5 Id. p. 406.

1 Tourn. p. 409. et 410.



2 Id. p. 412.



3 Id. p. 419.



4 Tourn. p. 426. et seq. et Gotti §. 2. n. 3. et 4.

1 P. 431.



2 Tourn. p. 435. et Gotti §. 2. n. 7.



3 Tourn. p. 439. et 441.

1 Id. p. 453. Gotti §. 3. n. 4. et 12.



2 Tourn. p. 455. ad 57. Gotti §. 3. n. 13.



3 Tourn. p. 459. ad 465. Gotti n. 15. et 16.



4 Tourn.. p. 465.



* Qui si aggiunge, che dopo tante dichiarazioni e conferme della bolla, non avendo i Quesnellisti altro che dire, dissero, che la bolla non contenea giudizio dogmatico, né regola di fede, ma solamente una legge, o sia regola di disciplina. Non s'intende però, come mai costoro avesser potuto ciò asserire, dopo che la facoltà di Parigi nell'anno 1729. con decreto così solenne avea accettata la bolla, tamquam dogmaticum ecclesiae universalis iudicium; il quale decreto fu poi ricevuto comunemente da' vescovi della Francia, ed anche dalle università forestiere. La disciplina non riguarda che il solo uso, secondo il tempo, delle leggi ecclesiastiche, ma non già la sostanza della dottrina della chiesa; ed Innocenzo XI. nella bolla Unigenitus espressamente dichiarò, che le proposizioni di Quesnellio conteneano una fallace dottrina, e proposizioni già prima condannate nel libro di Giansenio, condannandole rispettivamente tamquam falsas... haeresi proximas, ac demum etiam haereticas, variasque haereses, et potissimum quae in Iansenii propositionibus continentur, manifeste innovantes.

Ma replicavano, che le proposizioni di Quesnellio eran dannate in globo, senza distinguer la nota che a ciascuna si appartenesse, e perciò la bolla non potea chiamarsi giudizio dogmatico, né regola di fede. Ma si risponde, che, sebbene la definizione fu in globo, senza applicar la nota distinta che meritava ciascuna proposizione; nonperò la bolla lasciò allo studio de' dotti l'investigare quali proposizioni dovessero di fede riputarsi opposte alla dottrina della chiesa. Il che ricavasi dalle stesse parole della bolla, ove si dice, che molte proposizioni di Quesnellio sono state più volte condannate, e ch'elle rinnovano varie eresie, e specialmente le dannate in Giansenio: Pluries damnatas (parole della bolla), ac demum etiam haereticas, variasque haereses, et potissimum illas, quae in Iansenii propositionibus continentur, manifeste innovantes. Or come mai, trattandosi di proposizioni ereticali, e che rinnovano eresie già condannate, può dirsi materia di disciplina, e non dogmatica? È vero, che le proposizioni di Quesnellio son nella bolla condannate in globo; ma appunto a questa opposizione della condanna in globo, che fecero i cinquanta avvocati di Parigi al concilio di Embrum, risposero i vescovi di Francia congregati nell'assemblea per ordine di Luigi XIV. (come riferimmo al num. 165.), che così parimente in globo furon condannate dal concilio di Costanza le proposizioni di Wicleffo e di Giovanni Hus, così le proposizioni di Lutero da Leone X., così quelle di Baio da s. Pio V. e da Urbano VIII., così quelle di Molinos dal medesimo Innocenzo XI. e così per ultimo il libro delle Massime de' santi da Innocenzo XII.

Ma come può esser regola di fede una bolla, che non ci fa sapere distintamente quale proposizione sia contraria alla fede? A riprovar questa opposizione basta l'aver provato di sopra il non potersi mettere in dubbio, che la bolla contenga un vero giudizio dogmatico; poiché ogni giudizio dogmatico porta seco l'esser regola di fede. Ma per rispondere direttamente all'obbiezione, si risponde, che una tale bolla, quantunque non sia regola di fede, per accertarci che quella o l'altra proposizione sia ereticale, è regola almeno di fede per i dotti, che intendendo esservi tra le proposizioni alcune ereticali, ben possono (come si è avvertito di sovra) investigare, e scorgere quale di quelle sia veramente opposta a' dogmi della fede. Almeno (come dice il Tournely pag. cit. et seq.) affinché la bolla Unigenitus ben possa dirsi regola di fede, basta ch'ella ci faccia sapere, non esservi alcuna proposizione delle 101. condannate di Quesnellio che non meriti qualcheduna delle note nella bolla descritte (nullam esse, sono le parole della bolla, ex damnatis propositionibus, quae non mereatur aliquam e censurae notis, quae in bulla exprimuntur). E ciò a che giova? giova affinché ogni fedele sappia, che tutte quelle proposizioni sono riprensibili, e lontane dalle verità cattoliche. Tutto ciò sta scritto dal p Colet, continuatore del Tournely, nel libro di sovra citato, vedi alla pag. 704. sino a 707.



1 Tourn. p. 251 et 252.

1 Apud Tournely p. 746.






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