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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 2. Si prova la divinità del Verbo colle autorità de' santi padri e de' concilj.

 

23. L'opposizione continua che faceano gli Ariani contro il concilio Niceno, era per la parola consostanziale attribuita al Verbo, dicendo che questo termine non era stato usato dagli antichi padri della chiesa. Ma s. Atanasio, s. Gregorio Nisseno, s. Ilario e s. Agostino attestano che i padri di Nicea aveano presa questa voce dalla tradizione costante dei primi dottori della chiesa. Del resto avvertono gli eruditi che molte opere di essi padri citate già da s. Atanasio, da s. Basilio ed anche da Eusebio, per l'antichità del tempo si son perdute. Dee avvertirsi inoltre che i padri antichi, prima che sorgessero le eresie, non hanno scritto con quella cautela, con cui hanno parlato poi i padri posteriori, nel tempo in cui si sono rassodate le verità della fede. I dubbj mossi da' nemici dice s. Agostino che hanno data occasione di meglio indagare e stabilire i dogmi che si han da credere: Ab adversario mota quaestio discendi extitit occasio1. I Sociniani non dubitano che i padri posteriori al concilio niceno siano stati tutti della stessa sentenza del concilio, in accordare al Verbo la consostanzialità col Padre; ma dicono che gli altri antecedenti al concilio ne sono stati alieni. Onde per ismentire i Sociniani addurremo qui le sole autorità de' padri precedenti al concilio, i quali se non hanno espressa la voce consostanziale o di sostanza del Verbo col Padre, almeno con altri termini equivalenti l'han dichiarata abbastanza.

 

24. S. Ignazio martire, successore di s. Pietro nella sede di Antiochia, morto nell'anno 108., in più luoghi attesta la divinità di Gesù Cristo. Nella lettera ai Tralliani scrisse: Qui vere natus ex Deo et Virgine, sed non eodem modo. E più sotto: Verus natus Deus Verbum e Virgine; vere in utero genitus est is qui omnes homines in utero portat. Nella lettera agli Efesj: Unus est medicus carnalis et spiritualis factus et non factus, in homine Deus, in morte vera vita et ex Maria et ex Deo. E nella lettera a' Magnesiani: Iesus Christus, qui ante saecula apud Patrem erat, in fine apparuit. Ed appresso: Unus est Deus, qui seipsum manifestum reddidit per Iesum Christum Filium suum, qui est ipsius Verbum sempiternum.

 

25. Di san Policarpo vescovo di Smirne e discepolo di s. Giovanni, che fu nell'anno 167., nella lettera celebre che la chiesa di Smirne scrisse del martirio del suo vescovo alla chiese del Ponto, rapportata da Eusebio2, si leggono le parole che proferì s. Policarpo, stando prossimo alla sua morte: Quamobrem de omnibus te laudo, te benedico, te glorifico per sempiternum pontificem Iesum Christum dilectum Filium tuum, per quem tibi una cum ipso in Spiritu sancto gloria nunc et in saecula saeculorum, amen. Per 1. s. Policarpo chiama Cristo pontefice eterno: ma niuno oggetto, fuori di Dio, è eterno. Per 2. glorifica il Figlio insieme col Padre, dandogli gloria eguale; il che non avrebbe potuto dire, se non avesse tenuto che il figlio era Dio eguale al Padre. Di più nella lettera a' Filippesi s. Policarpo ascrive egualmente al Figlio che al Padre il donare la grazia e la salute: Deus autem Pater... et Iesus Christus sanctificet vos in fide et veritate... et det vobis sortem et partem inter sanctos suos.

 

26. S. Giustino Filosofo e martire, morto verso l'anno 161., nelle sue apologie parla chiaramente della divinità di Gesù Cristo. Nella prima apologia dice: Christus Filius Dei Patris, qui solus proprie Filius dicitur, eiusque Verbum, quod simul cum illo ante creaturas et existit et gignitur. Si noti che il santo chiama Cristo propriamente Figlio e Verbo esistente col Padre prima delle creature, e da lui generato; il Verbo dunque è proprio Figlio di Dio, che esiste col Padre prima delle creature: dunque non è creatura. Nell'apologia seconda dice: Cum Verbum primogenitus Dei sit, Deus etiam est. Nel


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dialogo con Trifone dimostra che Cristo nell'antico Testamento è chiamato Dominus virtutum, Deus Israel, e poi conchiude contro i giudei: Si dicta prophetarum intellexissetis, non inficiati essetis ipsum esse Deum, singularis et ingeniti Dei Filium. Lascio altri luoghi conformi che dicono lo stesso, e passo a rispondere ad alcune obiezioni dei Sociniani. Dicono che s. Giustino nel dialogo con Trifone e nell'apologia asserisce che il Padre è causa del Verbo, ed è anteriore al Verbo. Si risponde: il Padre si dice causa del Figlio, non già come creatore, ma come generante; e si dice il Padre esser prima del Figlio, non già di tempo, ma di origine; e perciò alcuni padri han chiamato il Padre causa del Figlio, come principio del Figlio. Oppongono di più che s. Giustino chiama il Figlio ministro di Dio: Administrum esse Deo. Si risponde: è ministro come uomo, cioè secondo la natura umana. Oppongono altri cavilli, che possono leggersi colle risposte presso Giovenino1; ma bastano per rispondere a tutti quelle poche parole del santo riferite di sopra: Cum Verbum primogenitus etc.

 

27. S. Ireneo discepolo di s. Policarpo e vescovo di Lione, morto nel principio del secolo II., scrive2 che il Figlio è vero Dio come il Padre, dicendo: Neque igitur Dominus (Pater), neque Spiritus sanctus eum absolute Deum nominassent, nisi esset vere Deus. In altro luogo3 dice: Mensura est Pater infinitus; et hunc tamen capit, et metitur Filius: et hunc quoque infinitum esse necesse est. Ed in altro luogo4: Ipse igitur Christus cum Patre vivorum est Deus. Oppongono che s. Ireneo ha detto che il solo Padre sa il giorno del giudizio, e che il Padre è maggiore del Figlio; ma a queste obbiezioni già si è risposto di sopra: vedi al numero 10.

28. Atenagora ateniese filosofo cristiano nella sua apologia pei cristiani scrisse agli imperatori Antonino e Commodo che la ragione per cui si dice che per il Figlio omnia facta sunt, è questa: Cum sit unum Pater et Filius, et sit in Patre Filius, et Pater in Filio, unitate et virtute spiritus, mens et Verbum Dei Filius est. In queste parole: Cum sit unum Pater et Filius, spiega l'unità di natura del Figlio col Padre; e nelle altre: Et sit in Patre Filius, et Pater in Filio, dichiara la proprietà della Trinità, che i teologi chiamano Circuminsessionem, per la quale una persona sta nell'altra. Appresso dice: Deum asserimus et Filium ipsius Verbum et Spiritum sanctum virtute unitos.

 

29. Teofilo vescovo di Antiochia sotto Marco Aurelio imperatore5 scrive: Sciendum est quod Christus Dominus noster ita verus homo et verus Deus est, de Patre Deo Deus, de matre homine homo. Clemente Alessandrino6 scrive: Nunc autem apparuit hominibus hic ipse Verbum, qui solus est ambo Deus et homo... Verbum divinum, qui revera est Deus manifestissimus. Ed in altro luogo7 dice: Nihil ergo odio habet Deus, sed neque Verbum; utrumque enim unum est, nempe Deus; dixit enim: In principio erat Verbum, et Verbum erat in Deo, et Deus erat Verbum. Origene scrisse8 contro Celso, il quale gli opponea che i cristiani teneano Gesù Cristo per Dio, quantunque fosse morto: Sciant isti criminatores, hunc Iesum, quem iam olim Deum, Deique Filium esse credimus. Ed in altro luogo9 dice che, avendo patito Cristo come uomo, non ha patito il Verbo che era Dio: Responderi potest distinguendo divini Verbi naturam, quae Deus est, et Iesu animam. Lascio di riferire le parole ivi seguenti, sopra cui i teologi mettono in questione la fede di Origene, come si può vedere presso Natale Alessandro10; ma dalle parole riferite è certo che Origene confessava che Gesù era Dio e Figlio di Dio.

 

30. Dionisio Alessandrino fu dopo la metà del III. secolo11 accusato di aver


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negato essere il Verbo consostanziale al Padre; ma egli scrisse: Ostendi crimen, quod deferunt contra me, falsum esse, quasi qui non dixerim Christum esse Deo consubstantialem. S. Gregorio Taumaturgo, vescovo di Ponto, che fu uditore di Origene, e che intervenne al sinodo di Antiochia contro Paolo Samosatese, scrisse nella sua Confessione di fede così1: Unus Deus, Pater Verbi viventis... perfectus perfecti genitor, Pater Filii unigeniti, unus Dominus, solus ex solo, Deus ex Deo... Unusque Spiritus sanctus ex Deo existentiam habens. S. Metodio vescovo di Tiro e martire sotto Diocleziano, come attesta s. Girolamo2, nel libro De Martyribus presso Teodoreto3 scrisse, parlando del Verbo. Dominum et Filium Dei, qui non rapinam arbitratus est esse se aequalem Deo.

 

31. Veniamo ai padri occidentali latini. S. Cipriano vescovo di Cartagine4 prova la divinità del Verbo cogli stessi testi da noi riportati, scrivendo: Dicit Dominus: Ego et Pater unum sumus. Et iterum de Patre et Filio et Spiritu sancto scriptum est: Et hi tres unum sunt. In altro luogo5 scrisse: Deus cum homine miscetur; hic Deus noster, hic Christus est. Lascio le autorità di san Dionisio Romano, di s. Atanasio, di Arnobio, di Lattanzio, di Minuzio Felice, di Zenone e di altri antichi scrittori, che difendono con fortezza la divinità del Verbo. Solamente voglio aggiungere qualche passo di Tertulliano, della cui autorità si abusano i Sociniani. In un luogo6, parlando del Verbo, dice: Hunc ex Deo prolatum didicimus et prolatione generatum, et idcirco Filium Dei et Deum dictum ex unitate substantiae... Ita de Spiritu spiritus et de Deo Deus et lumen de lumine. Ed in altro luogo7: Ego et Pater unum sumus ad substantiae unitatem, non ad numeri singularitatem. In questi luoghi è chiaro che Tertulliano tenea che il Verbo era Dio come il Padre e consostanziale col Padre. Gli avversarj poi rapportano certi passi oscuri del medesimo, il quale nelle opere sue è oscurissimo; ma a tutti i loro cavilli vi sono le risposte presso gli autori8, ove possono osservarsi.

 

32. Del resto è certo che per l'autorità de' padri de' primi tre secoli è stata sempre ferma nella chiesa la fede della divinità e consostanzialità del Verbo col Padre, come confessa lo stesso Socino9. E da questa tradizione ammaestrati i 318. padri del concilio generale niceno, celebrato nell'anno 325., fecero la seguente definizione di fede: Credimus in unum Dominum Iesum Christum Filium Dei ex Patre natum unigenitum, idest ex substantia Patris, Deum ex Deo, lumen ex lumine, Deum verum ex Deo vero, consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt. La stessa professione di fede è stata poi sempre conservata nei seguenti concilj generali ed in tutta la chiesa.

 




1 S. August. l. 16. de civ. c. 2.



2 Histor. l. 4. c. 13.

1 Theol. l. 3. c. 1. §. 1.



2 S. Iren. l. 3. adv. Haeres. c. 6.



3 Id. l. 4. c. 8.



4 Id. l. 3. c. 11.



5 Theophilus l. 5. allegor. in evang.



6 In admon. ad graecos.



7 Id. l. 1. Paedagog. c. 8.



8 L. 3. contra Cels.



9 Orig. l. 4. contr. Cels.



10 Sec. 3. diss. 16. a. 2.



11 Dionys. Alexand. apud s. Athanas. t. 1. p. 561.

1 S. Gregor. Thaumat. part. 1. oper. apud Gregor. Nyssen. in vita Gregor. Thaumat.



2 De script. eccl. c. 34.



3 Dial. 1. p. 37.



4 De l. unit. eccl.



5 Id. l. de idol. vanit.



6 Tertull. apol. c. 21.



7 Id. l. contra Praxeam c. 25.



8 Vide Iuvenin. t. 3. q. 2. c. 1. a. 2. §. 2. Tournely t. 2. q. 4. a. 3. sect. 2. Antoin. theol. tract de Trin. c. 1. a. 3.



9 Socin. ep. ad Radoc. in t. 1. suor. oper.






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