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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 1. Si prova la divinità dello Spirito santo dalle scritture, dalla tradizione de' padri e da' concilj generali.

 

2. E per 1. si prova dalle scritture. A rendere evidente questa verità di fede a me pare che certamente basti il solo testo che abbiamo in s. Matteo, in cui Gesù Cristo impose agli apostoli la promulgazion della fede con quelle parole: Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus sancti8. Con questa credenza si professa la cristiana religione, la quale sta fondata sovra il mistero della Trinità, ch'è il principale della nostra fede: con queste parole s'imprime il carattere di cristiano in ognuno che entra nella chiesa per mezzo del battesimo, la cui formola approvata da tutti i santi padri ed usata sin da' primi secoli è quella: Ego te baptizo in nomine Patris et Filii et Spiritus sancti. Col nominare le tre persone seguitamente senza alcuna diversità, ben si dichiara l'uguaglianza che vi è tra di loro di autorità e di virtù. Col dirsi in nomine, e non in nominibus, si dichiara l'unità dell'essenza delle medesime. Col frapporre la particola et fra di loro, in nomine Patris, et Filii et Spiritus sancti, si dichiara la distinzione reale che vi è fra di esse; altrimenti


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dicendosi in nomine Patris, Filii et Spiritus sancti, potrebbe prendersi la parola Spiritus sancti non per nome proprio e sostantivo, ma per epiteto ed aggettivo del Padre e del Figlio. E perciò ancora dice Tertulliano che il Signore ha comandato nell'amministrarsi il battesimo, farsi una particolare abluzione per ciascuna persona che si nomina, acciocché fermamente crediamo essere tre le persone distinte nella Trinità: Mandavit ut tingerent in Patrem et Filium et Spiritum sanctum; non in unum: nam nec semel, sed ter ad singula nomina in personas singulas tingimur1.

3. Scrisse s. Atanasio nella celebre epistola a Serapione che nel battesimo talmente si aggiunge al nome del Padre e del Figliuolo quello dello Spirito santo, che se di questo non si facesse menzione, il sacramento sarebbe nullo: Qui de Trinitate aliquid eximit, et in solo Patris nomine baptizatur, aut solo nomine Filii, aut, sine Spiritu, in Patre et Filio, nihil accipit; nam in Trinitate initiatio perfecta consistit. Dice il santo che mancandovi il nome dello Spirito santo, manca il battesimo: perché il battesimo è sacramento in cui si professa la fede, e questa fede importa la credenza di tutte tre le divine persone unite in una essenza, onde chi nega una delle persone, nega tutto Dio. Così anche, siegue a dire s. Atanasio, sarebbe nullo il battesimo per colui che tenesse per creatura il Figlio o lo Spirito santo: Qui Filium a Patre dividit, aut Spiritum ad creaturarum conditionem detrahit, neque Filium habet, neque Patrem. Et quidem merito: ut enim unus est baptismus qui in Patre et Filio et Spiritu sancto confertur, et una fides est in ipsum, ut ait apostolus; sic s. Trinitas in seipsa consistens et in se unita nihil habet in se factarum rerum. Siccome l'unità della Trinità è individua, così è una ed individua la fede delle tre persone in essa unite. E con ciò dobbiam credere che il nome dello Spirito santo, cioè il nome della terza divina persona nominato con queste due speciali parole tante volte nelle divine scritture, non è un nome immaginario o inventato a placito, ma è nome della terza persona, che è Dio come il Padre e come è il Figlio. Ed a qual fine mai, soggiunge s. Atanasio, Gesù Cristo avrebbe unito col Padre e col Figlio lo Spirito santo, se quegli fosse creatura? Forse per rendere dissimili le tre persone tra di loro? E che mai mancava a Dio, che dovesse assumere una diversa sostanza, per renderla gloriosa come se stesso? Quod si Spiritus creatura esset, non cum Patre copulasset, ut Trinitas sibi ipsi dissimilis esset, si extraneum quidpiam et alienum adiungeretur. Quid enim Deo deerat, ut quidquam diversae substantiae assumeret etc., cum illo glorificaretur?

 

4. Al testo di s. Matteo riferito, con cui ordinò il Signore a' discepoli non solo di battezzare in nome delle tre persone, ma anche d'istruire i fedeli nella credenza delle medesime: Docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris etc., corrisponde il testo di s. Giovanni: Tres sunt qui testimonium dant in coelo: Pater, Verbum et Spiritus sanctus; et hi tres unum sunt2; colle quali parole, come si disse nella confutazione I. contro Sabellio al num. 9, si spiega con evidenza così l'unità della natura come la distinzione delle tre divine persone3. Dice il testo: et hi tres unum sunt; se i tre testimonj sono una stessa cosa, dunque ciascuno di loro ha la stessa divinità e la stessa sostanza; altrimenti, dice s. Isidoro4, non potrebbe verificarsi il testo di s. Giovanni: Nam cum tria sint, unum sunt. E lo stesso significò s. Paolo, mandando la sua benedizione a' discepoli di Corinto; Gratia Domini nostri Iesu Christi et charitas Dei et communicatio Sancti spiritus sit cum omnibus vobis5.

5. Il medesimo sta espresso in quei luoghi, ove si parla della missione dello Spirito santo sovra la chiesa. Nel


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vangelo di s. Giovanni in un luogo1 si dice: Ego rogabo Patrem, et alium Paraclitum dabit vobis, ut maneat vobiscum in aeternum. Disse dunque Gesù Cristo, parlando dello Spirito santo, alium Paraclitum, per dinotare l'uguaglianza che vi era tra esso e lo Spirito santo. In un altro luogo dello stesso vangelo (15 26) disse il medesimo Salvatore: Cum autem venerit Paraclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spiritum veritatis, qui a Patre procedit, ille testimonium perhibebit de me. Dice dunque Gesù Cristo ch'egli avrebbe mandato lo Spirito della verità: Ego mittam vobis etc. Per lo Spirito non può intendersi qui lo Spirito suo proprio, perché lo Spirito proprio si comunica, si dona, ma non si manda; il mandare significa trasmettere una cosa distinta dalla persona che manda. Aggiunge: qui a Patre procedit; la processione a rispetto delle persone divine importa eguaglianza. Di questo argomento appunto si valsero i padri contro gli Ariani a provare la divinità del Verbo, come può vedersi in s. Ambrogio2. La ragione è perché il procedere da un altro è ricevere lo stesso essere del principio da cui si fa la processione. Se dunque lo Spirito santo procede dal Padre, dal Padre riceve la dignità egualmente come l'ha il Padre.

 

6. È una gran prova inoltre il vedere che dalle scritture lo Spirito santo è chiamato Dio come il Padre senza alcuna aggiunta, restrizione o disuguaglianza. Isaia nel capo 6 dal verso 1 della sua profezia parla del sommo Dio in questo modo: Vidi Dominum sedentem super solium excelsum... Seraphim stabant super illud... et clamabant alter ad alterum, et dicebant: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus exercituum; plena est omnis terra gloria eius... Et audivi vocem Domini dicentis... Vade et dices populo huic: Audite audientes, et nolite intelligere... Excaeca cor populi huius, et aures eius aggrava. Ora s. Paolo ci assicura che questo sommo Dio di cui qui parla Isaia è lo Spirito santo. Ecco le parole dell'apostolo: Quia bene Spiritus sanctus locutus est per Isaiam prophetam ad patres nostros, dicens: Vade ad populum istum, et dic ad eos: Aure audietis, et non intelligetis etc.3. Ecco dunque che lo Spirito santo è quello stesso Dio ch'è chiamato da Isaia Dominus Deus exercituum. È bella la riflessione di s. Basilio4 intorno a questo testo d'Isaia: dice che le stesse parole Dominus Deus exercituum riferite da Isaia nel luogo citato si applicano al Padre; all'incontro da s. Giovanni, al capo 12, si applicano al Figlio, come apparisce dal verso 37 e dal verso seguente, ove si parla dello stesso testo d'Isaia; da s. Paolo poi nel luogo già sovra citato si applicano allo Spirito santo. Pertanto s. Basilio dice così: Propheta inducit Patris, in quem iudaei credebant, personam: Evangelista, Filii, Paulus, Spiritus; illum ipsum qui visus fuerat unum Dominum Sabaoth communiter nominantes. Sermonem quem de hypostasi instituerunt, distinxere, indistincta manente in eis de uno Deo sententia. La riflessione è troppo bella per dimostrare che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo sono tre persone distinte; ma tutte lo stesso Dio che parlò per bocca de' profeti. Parimente parlando l'apostolo di quel che dicesi nel salmo 94 verso 9, Tentaverunt me Patres vestri, dice che questo Dio tentato dagli ebrei è lo Spirito santo: Quapropter sicut dicit Spiritus sanctus... Tentaverunt me Patres vestri5.

7. Lo stesso vien confermato da s. Pietro6, il quale attesta che questo Dio che ha parlato per bocca de' profeti, è lo stesso Spirito santo: Oportet impleri scripturam, quam praedixit Spiritus sanctus per os David. E nell'epistola 2 capo 1 verso 21 scrisse: Non enim voluntate humana allata est aliquando prophetia, sed Spiritu sancto inspirati locuti sunt sancti Dei homines. Dallo stesso s. Pietro lo Spirito santo fu chiamato Dio per opposizione alle creature, allorché


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rimproverando ad Anania di aver mentito, gli disse: Anania, cur tentavit Satanas cor tuum mentiri te Spiritui sancto, et fraudare de pretio agri?... Non es mentitus hominibus, sed Deo1. Che qui s. Pietro abbia voluto intendere per Dio la terza persona della Trinità è chiaro dalle stesse parole; e così han giudicato anche s. Basilio, s. Ambrogio, s. Gregorio Nazianzeno2 ed altri con s. Agostino3, il quale dice così: Atque ostendens Deum esse Spiritum sanctum, non es, inquit, mentitus hominibus, sed Deo.

 

8. Inoltre è un grande argomento della divinità dello Spirito santo il vedergli nella scrittura attribuite quelle proprietà che non possono competere se non solo a chi è per natura Dio. E per 1. non può competere che solo a Dio l'immensità che riempie il mondo: Coelum et terram ego impleo, dice Dio4. Ora la scrittura dice che lo Spirito santo riempie il mondo: Spiritus Domini replevit orbem terrarum5. Dunque lo Spirito santo è Dio. Scrive s. Ambrogio6: De qua creatura dici potest, quia repleverit universa? quod scriptum est de Spiritu sancto: Effundam de Spiritu meo super omnem carnem etc. Domini enim est omnia complere, qui dicit: Ego coelum et terram impleo. Di più si dice negli atti (2. 4.): Repleti sunt omnes Spiritu sancto. Chi mai, scrive Didimo, si dice nella scrittura ripieno di una creatura? Nemo autem in scripturis, sive in consuetudine sermonis plenus creatura dicitur. Dunque furon pieni di Dio, e questo Dio fu lo Spirito santo.

 

9. Per 2. non può competere che a Dio il conoscere i divini segreti, come dice s. Ambrogio: Nemo enim inferior superioris scrutatur arcana. Or s. Paolo ci fa sapere: Spiritus... omnia scrutatur, etiam profunda Dei. Quis enim hominum scit quae sunt hominis, nisi spiritus hominis qui in ipso est? Ita et quae Dei sunt nemo cognovit nisi Spiritus Dei7. Dunque lo Spirito santo è Dio, mentre, come argomenta Pascasio, se il conoscere il cuore degli uomini è proprio di Dio (scrutans corda et renes Deus), quanto più è lo scrutinare i segreti di Dio! Si enim hominis occulta cognoscere divinitatis est proprium, quanto magis scrutari profunda Dei summi in persona Spiritus sancti maiestatis insigne est! Da questo medesimo luogo prova s. Atanasio la consostanzialità dello Spirito santo col Padre e col Figlio, dicendo che siccome lo spirito dell'uomo che conosce i segreti dell'uomo, non è da esso estraneo, ma è della stessa sostanza dell'uomo; così lo Spirito santo che conosce i segreti di Dio, non può esser estraneo, ma deve esser della stessa sostanza con Dio: An non summae impietatis fuerit dicere rem creatam esse Spiritum, qui in Deo est, et qui profunda Dei scrutatur? Nam qui ea mente est, fateri utique cogetur spiritum hominis extra hominem esse8.

 

10. Per 3. a Dio solo compete l'onnipotenza, e questa è attribuita allo Spirito santo: Verbo Domini coeli firmati sunt, et Spiritu oris eius omnis virtus eorum9. Più chiaramente l'esprime s. Luca, laddove narra che l'arcangelo rispondendo alla s. Vergine, che domandava come potea essere madre avendo donato a Dio la sua verginità, le disse: Spiritus sanctus superveniet in te, et virtus Altissimi obumbrabit tibi... quia non erit impossibile apud Deum omne verbum10. Ecco dunque che allo Spirito santo niente è impossibile. Allo Spirito santo parimente è attribuita la creazione dell'universo: Emitte Spiritum tuum et creabuntur11. Ed in Giobbe si disse: Spiritus Domini ornavit coelos12. Il creare è sola virtù della divina onnipotenza. Quindi s. Atanasio conchiude13: Cum hoc igitur scriptum sit, manifestum est Spiritum non esse creaturam, sed in creando adesse: Pater enim per Verbum in Spiritu creat omnia,


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quandoquidem ubi Verbum, illic et Spiritus; et quae per Verbum creantur, habent ex Spiritu per Filium vim existendi. Ita enim scriptum est (32 Psalmo): Verbo Domini coeli firmati sunt, et Spiritu oris eius omnis virtus eorum. Nimirum ita Spiritus indivisus est a Filio, ut ex supradictis nullus sit dubitandi locus.

 

11. Per 4. è certo che la grazia di Dio non si dona che da Dio stesso: Gratiam et gloriam dabit Dominus1. Così anche la giustificazione solo da Dio si concede: Deus est, qui iustificat impium2. Or l'uno e l'altro dalle scritture viene attribuito allo Spirito santo: Caritas Dei diffusa est in cordibus nostris per Spiritum sanctum, qui datus est nobis3. Qui riflette Didimo4: Ipsum effusionis nomen increatam Spiritus sancti substantiam probat; neque enim Deus, cum angelum mittit, effundam, dicit, de angelo meo. E circa la giustificazione Gesù stesso disse a' suoi discepoli: Accipite Spiritum sanctum: quorum remiseritis peccata, remittuntur eis5. Se la potestà di rimettere i peccati si ha dallo Spirito santo, dunque lo Spirito santo è Dio. Di più dice l'apostolo che Dio è quello che opera in noi tutto il bene che facciamo: Deus qui operatur omnia in omnibus6. E nello stesso luogo7 dice che lo Spirito santo è questo Dio: Haec autem omnia operatur unus atque idem Spiritus, dividens singulis prout vult. Onde dice s. Atanasio che qui ci fa sapere la scrittura che l'operazione di Dio è dello Spirito santo.

 

12. Per 5. ci fa sapere s. Paolo che noi siamo tempj di Dio8: Nescitis quia templum Dei estis. In altro luogo poi della stessa lettera9 dice che il nostro corpo è tempio dello Spirito santo: An nescitis quoniam membra vestra templum sunt Spiritus sancti, qui in vobis est? Se dunque siamo tempj di Dio e dello Spirito santo, bisogna confessare che lo Spirito santo è Dio; altrimenti se lo Spirito s. fosse creatura, avrebbe da dirsi, come scrive s. Agostino, che lo stesso tempio di Dio è tempio della creatura. Ecco le parole di s. Agostino10: Si Deus Spiritus sanctus non esset, templum utique nos ipsos non haberet... Nonne si templum alicui sancto, vel angelo faceremus, anathemaremur a veritate Christi et ab ecclesia Dei, quoniam creaturae exhiberemus eam servitutem, quae uni tantum debetur Deo? Si ergo sacrilegi essemus, faciendo templum cuicumque creaturae, quomodo non est Deus verus, cui non templum facimus, sed nos ipsi templum sumus? Quindi s. Fulgenzio11, epilogando quanto di sopra si è detto, fa molti giusti rimproveri a chi nega esser Dio lo Spirito santo: Dicatur igitur si coelorum virtutem potuit firmare qui non est Deus; si potest in baptismatis regerenatione sanctificare qui non est Deus; si potest caritatem tribuere qui non est Deus; si potest gratiam dare qui non est Deus; si potest templum membra Christi habere qui non est Deus; et digne Spiritus sanctus negabitur Deus. Rursus dicatur si ea quae de Spiritu sancto commemorata sunt potest aliqua creatura facere; et digne Spiritus sanctus dicatur creatura. Si autem haec creaturae possibilia nunquam fuerunt, et inveniuntur in Spiritu sancto, quae tamen soli competunt Deo, non debemus naturaliter diversum a Patre, Filioque dicere, quem in operum potentia diversum non possumus invenire. Dall'unità dunque della virtù, concludiamo con s. Fulgenzio, dee riconoscersi l'unità della natura e della divinità dello Spirito santo.

 

13. A tutte queste prove delle sacre scritture si unisce la tradizione della chiesa, in cui sin dal principio si è conservata sempre salda la fede della divinità dello Spirito santo, e sua consostanzialità col Padre e col Figlio, tanto nella forma del battesimo, quanto nelle preghiere, in cui lo Spirito santo è stato invocato col Padre e col Figliuolo, come si fa da quella specialmente


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usata nella chiesa, così frequentemente in fine di tutti i salmi e di tutti gl'inni: Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto: oppure Gloria Patri cum Filio et Spiritu sancto: oppure Gloria Patri per Filium in Spiritu sancto: tutte e tre le quali dalla chiesa sono state praticate. E di quest'argomento si sono anche molto valuti contro i Macedoniani s. Atanasio, s. Basilio, s. Ambrogio, s. Ilario, Didimo, Teodoreto, s. Agostino ed altri. Qui poi ben avverte s. Basilio1 che la formola Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto rare volte si è usata nella chiesa, ma ordinariamente si è usata quell'altra: Gloria Patri et Filio cum Spiritu sancto, come prova lo stesso s. Basilio nel luogo citato. Del resto tutte riduconsi allo stesso: mentre è regola generale che, parlandosi della Trinità, le particole che usa la scrittura ex quo, per quem, in quo (come per esempio dicesi del Padre ex quo omnia, del Figlio per quem omnia, dello Spirito santo in quo omnia), queste particole significano lo stesso, né punto dinotano disuguaglianza; mentre dice s. Paolo, parlando dello stesso Dio: Quoniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia, ipsi gloria in saecula2.

14. Questa costante fede della chiesa è stata conservata da' santi padri ne' loro scritti sin da' primi secoli. S. Basilio, che fu uno de' più forti difensori della divinità dello Spirito santo3, cita un testo di s. Clemente romano papa, dicendo: Sedet Clemens antiquior: Vivit, inquit, Pater et Dominus Iesus Christus et Spiritus sanctus. Sicché s. Clemente alle tre divine persone attribuisce egualmente le stessa vita; dunque le avea tutte tre veramente e sostanzialmente per Dio. Tanto più che s. Clemente oppone le tre divine persone agli Dei de' gentili, che non han vita; ma Dio nelle scritture si appella Deus vivens. osta il dire che le riferite parole non si trovano nelle due epistole di s. Clemente: poiché della seconda lettera del santo ora non abbiamo se non certi frammenti; onde dobbiam credere che s. Basilio le abbia lette nella lettera intiera che noi non abbiamo.

 

15. S. Giustino nella sua apologia seconda: Verum hunc ipsum, parla del Padre, et qui ab eo venit... Filium et Spiritum sanctum colimus et adoramus, cum ratione et veritate venerantes. Sicché s. Giustino dava al Figlio ed allo Spirito santo lo stesso culto che dava al Padre. Atenagora nella sua apologia scrisse: Deum asserimus et Filium eius Verbum et Spiritum sanctum virtute unitos... Filius enim Patris mens, verbum et sapientia est, et effluentia, ut lumen ab igne, Spiritus. S. Ireneo4 insegna che Dio Padre ha create, ed ora governa tutte le cose così per il Verbo, come per lo Spirito santo: Nihil enim indiget omnium Deus, sed per Verbum et Spiritum suum omnia faciens et disponens et gubernans. Sicché s. Ireneo dice che Dio di niuno ha bisogno, e poi dice che fa ogni cosa per il Verbo e per lo Spirito santo; dunque lo Spirito santo è lo stesso Dio col Padre. Ed in altro luogo5 insegna che lo Spirito santo è creatore ed eterno, a differenza dello spirito creato: Aliud autem est quod factum est, ab eo qui fecit; afflatus igitur temporalis, Spiritus autem sempiternus. S. Luciano che fu circa l'anno 160 nel dialogo intitolato Philopatris, che a lui si attribuisce, ad un gentile che domanda: Quodnam igitur tibi iurabo? fa rispondere dal suo Trifone in difesa della fede: Deum alte regnantem... Filium Patris, Spiritum ex Patre procedentem, unum ex tribus et ex uno tria. Il passo è chiaro, non ha bisogno di spiegazione. Clemente Alessandrino6 scrive: Unus quidem est universorum Pater; unus est etiam Verbum universorum; et Spiritus sanctus unus, qui et ipse est ubique. Ed in altro luogo7 spiega chiaramente la divinità e consostanzialità dello Spirito santo col Padre e col Figlio: Gratias


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agamus soli Patri et Filio... una cum sancto Spiritu, per omnia uni, in quo omnia, per quem omnia, unum, per quem est quod semper est. Ecco come spiega che le tre persone sono affatto eguali, ed una è in esse l'essenza. Tertulliano1 professa di credere: Trinitatem unius divinitatis, Patrem, Filium et Spiritum sanctum. Ed in altro luogo2 dice: Duos quidem definimus Patrem et Filium, etiam tres cum Spiritu sancto... Duos tamen Deos nunquam ex ore nostro proferimus, non quasi non et Pater Deus et Filius Deus et Spiritus sanctus Deus, et Deus unusquisque etc. S. Cipriano3, parlando della Trinità, scrive: Cum tres unum sint, quomodo Spiritus sanctus placatus ei esse potest, qui aut Patris, aut Filii inimicus est? E nella stessa lettera prova esser nullo il battesimo dato nel solo nome di Cristo, dicendo che: Ipse Christus gentes baptizari iubet in plena et adunata Trinitate. S. Dionisio Romano nella lettera contro Sabellio dice: Non igitur dividenda in tres deitates admirabilis et divina unitas... sed credendum est in Deum Patrem omnipotentem et in Christum Iesum Filium ipsius et in Spiritum sanctum. Tralascio qui di aggiungere altre testimonianze de' Padri dei secoli posteriori, le quali sono innumerabili; solo accenno qui alcuni padri che di proposito hanno oppugnata l'eresia di Macedonio, e questi sono s. Atanasio, san Basilio, s. Gregorio Nazianzeno, s. Gregorio Nisseno, s. Epifanio, Didimo, s. Cirillo Gerosolimitano, s. Cirillo Alessandrino e s. Ilario4. Questi padri, appena uscita l'eresia di Macedonio, si unirono a condannarla; segno ch'ella era contraria alla fede di tutta la chiesa.

 

16. Fu di poi condannata questa eresia da più concilj generali e particolari. Prima fu condannata, due anni dopo che Macedonio la propalò, dal concilio di Alessandria celebrato da s. Atanasio nell'anno 372, dove si disse che lo Spirito santo è consostanziale nella Trinità. Nell'anno 377 fu condannata dalla santa sede nel sinodo dell'Illirico. E verso lo stesso tempo fu condannata in due altri sinodi romani sotto s. Damaso papa, come scrive Teodoreto5. Finalmente nell'anno 381 fu condannata nel concilio costantinopolitano I. sotto lo stesso s. Damaso ed ivi fu aggiunto nel simbolo della fede questo articolo: Credimus in Spiritum sanctum, Dominum et vivificantem, ex Patre procedentem, et cum Patre et Filio adorandum et glorificandum, qui locutus est per prophetas. Quegli, a cui si lo stesso culto che dassi al Padre ed al Figlio, certamente è Dio. Questo concilio poi si è avuto sempre per ecumenico da tutta la chiesa: perché, sebbene fosse composto di solo 150. vescovi orientali, nondimeno perché i vescovi occidentali uniti verso lo stesso tempo col papa s. Damaso definirono lo stesso articolo circa la divinità dello Spirito santo, giustamente si è sempre riconosciuta la detta definizione come definizione della chiesa universale; ed i seguenti concilj ecumenici, cioè il concilio di Calcedonia, il costantinopolitano II. e III. e il niceno II. confermarono lo stesso simbolo. Il costantinopolitano IV. di più pronunciò l'anatema contro Macedonio, e definì esser lo Spirito santo consostanziale al Padre ed al Figlio. Finalmente il lateranese IV, come abbiamo nel capo 1. de summa Trinit., così conchiude: Definimus quod unus solus est verus Deus, Pater et Filius et Spiritus sanctus, tres quidem personae, sed una essentia, substantia, seu natura simplex omnino: e che tutte le tre persone sono consubstantiales, coomnipotentes et coaeternae, unum universorum principium.

 




8 Matth. 28. 19.

1 Tertull. contr. Praxeam c. 26.



2 Ioan. 1. ep. 5. 7.



3 S. Athan. ep. ad Serapion. n. 6.



4 L. 7. Etymol. c. 4.



5 2. Cor. 13. 13.

1 14. 16.



2 L. 1. de Spir. sanct. c. 4.



3 Act. 28. 25. 26.



4 L. 5. contra Eunom.



5 Hebr. 3. 7. et 9.



6 Actor. 1. 16.

1 Actor. 5. 4.



2 S. Basil. l. 1. contra Eunom. et l. de Spir. sanct. c. 16. s. Ambros. l. 1. de Spir. sanct. c. 4. s. Greg. Nazianz. orat. 37.



3 L. 2. contra Maximin. c. 21.



4 Ier. 23. 24.



5 Sap. 1. 7.



6 L. 1. de Spir. sanct. c. 7.



7 1. Cor. 2. 10. et 11.



8 S. Athan. ep. 1. ad Serapion. n. 22.



9 Ps. 32. 6.



10 Luc. 1. 35.



11 Ps. 103. 30.



12 Iob. 26. 13.



13 Epist. 3. ad Serapion. n. 5.

1 Psal. 83. 12.



2 Prov. 17. 15.



3 Rom. 5. 5.



4 L. de Spir. sanct.



5 Ioan. 20. 22. et 23.



6 1. Cor. 12. 6.



7 Vers. 11.



8 1. Cor. 3. 16.



9 6. 19.



10 In 1. Cor. c. 6. collat. cum Maximin. in Arian.



11 L. 3. ad Transimund. c. 35.

1 L. 1. de Spir. sanct. c. 25.



2 Rom. 11. 36.



3 S. Basil. l. de Spir. sanct. c. 29.



4 L. 1. adv. Haeres. c. 19.



5 Id. l. 5. c. 12.



6 Paedagog. l. 1. e 6.



7 L. 3. c. 7.

1 De Pudicit. c. 21.



2 Contra Praxeam, c. 3.



3 Epist. ad Iubaian.



4 S. Atan. ep. ad Serap. s. Basil. l. 3. e 5. contra Eunom. et l. de Spir. sanct. s. Greg. Nazianz. l. 5. de theol. s. Greg. Nyss. l. ad Eustat. s. Epiph. Haer. 74. Dydimus l. de Spir. sanct. s. Cyrill. Hierosol. Catech. 16. e 17. s. Cyrill. Alex. l. 7. de Trinit. et lib. de Spir. sanct. s. Hilar. l. de Trinit.



5 L. 2. hist. c. 22.




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