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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 2. Si risponde alle obbiezioni.

 

17. Per 1. i Sociniani che han rinnovate le antiche eresie portano un argomento negativo, e dicono che lo Spirito santo non è mai chiamato Dio nella


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scrittura, né mai è proposto ad essere adorato ed invocato. A ciò risponde s. Agostino1 contro Massimino Macedoniano, e dice: Ubi legisti Patrem Deum ingenitum, vel innatum? et tamen verum est etc. E vuol dire il santo che alcune cose nella scrittura non si leggono in termini espressi, ma si leggono in termini equivalenti, che hanno la stessa forza per la verità della cosa: ed a provar ciò vale tutto quel che si è detto al num. 2. 4. e 6., dove ben equivalentemente sta lo Spirito santo dichiarato per Dio.

 

18. Oppongono per 2. che s. Paolo nella prima a' corinti, parlando de' beneficj fatti da Dio agli uomini, fa menzione del Padre e del Figlio e non dello Spirito santo. Si risponde non essere necessario che, facendosi menzione di Dio, sieno sempre espressamente nominate tutte le tre divine persone; poiché, nominata una, s'intendono nominate tutte, massime nelle opere ad extra, che sono indivise di tutta la Trinità, perché tutte vi concorrono nello stesso modo: Qui benedicitur in Christo, scrive s. Ambrogio2, benedicitur in nomine Patris, Filii et Spiritus sancti; quia unum nomen, potestas una: ita etiam ubi operatio Spiritus sancti designatur, non solum ad Spiritum sanctum, sed etiam ad Patrem refertur et Filium.

 

19. Oppongono per 3. che lo Spirito santo fu ignoto a' primi cristiani, come si ha dagli atti apostolici (19. 2.), dove interrogati da s. Paolo alcuni battezzati se avessero ricevuto lo Spirito santo, risposero: Sed neque si Spiritus sanctus est audivimus. Si risponde che nello stesso luogo degli atti vi è la risposta: poiché s. Paolo, udendo che ignoravano lo Spirito santo, replicò: In quo ergo baptizati estis? E quei risposero: In Ioannis baptismate. E così qual meraviglia che quelli ignorassero lo Spirito santo, se non ancora erano stati battezzati col battesimo ordinato da Cristo?

 

20. Oppongono per 4. che il concilio di Costantinopoli, parlando dello Spirito santo non lo chiamò Dio. Si risponde che il concilio ben lo dichiarò Dio, chiamandolo Signore e vivificante, che procede dal Padre, e dicendo che si deve adorare e glorificare insieme col Padre e col Figlio. E lo stesso si risponde per s. Basilio o altro santo padre, che non ha nominato Dio lo Spirito santo; ma questi han difesa la sua divinità, ed han condannato chi lo chiamava creatura. Del resto che s. Basilio nelle prediche siasi astenuto di chiamarlo Dio, questa era prudenza in quei tempi funesti, in cui gli eretici cercavano l'occasione di sbalzare i vescovi cattolici dalle loro sedi per sostituirvi i lupi. S. Basilio all'incontro in mille luoghi difende la divinità dello Spirito santo. Basta per tutti quel che dice nel libro quinto contro Eunomio, dove al titolo 1. scrive così: Quae communia sunt Patri et Filio, sunt et Spiritui; nam quibus designatur in scriptura Pater et Filius esse Deus, eisdem designatur et Spiritus sanctus Deus.

 

21. Oppongono per 5. alcuni luoghi della scrittura; ma questi o sono equivoci, o più presto confermano la divinità dello Spirito santo. Oppongono specialmente quel che si dice in s. Giovanni: Cum venerit Paraclitus, quem ego mittam vobis a Patre Spiritum veritatis qui a Patre procedit etc.3. Dicono che l'esser mandato importa soggezione e dipendenza, dunque lo Spirito santo non è Dio. Si risponde che ciò corre nell'essere mandato per imperio: ma lo Spirito santo è mandato solo per processione dal Padre e dal Figlio, in quanto da essi procede. La missione in divinis non è altro che il farsi presente una persona divina per qualche effetto sensibile, che specialmente si ascrive alla persona messa. E questa appunto fu la missione dello Spirito Santo quando egli discese nel cenacolo ad effetto di render gli apostoli degni a fondare la chiesa; siccome già prima fu anche mandato dal Padre il Verbo eterno ad effetto d'incarnarsi e redimere gli uomini. Così


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similmente si risponde al passo dello stesso s. Giovanni: Non loquetur a semetipso, sed quaecunque audiet, loquetur... ille me clarificabit, quia de meo accipiet1. Lo Spirito santo prende dal Padre e dal Figlio la scienza di tutte le cose, non imparando, ma procedendo da essi senza dipendenza, ma per necessaria esigenza della sua natura divina. E questo medesimo significano le parole de meo accipiet, mentre per mezzo del Figlio il Padre comunica allo Spirito santo insieme coll'essenza divina la sapienza e tutti gli attributi del Figlio: Ab illo audiet, scrive s. Agostino2, a quo procedit. Audire illi, scire est: scire vero, esse. Quia ergo non est a semetipso, sed ab illo a quo procedit; a quo illi est essentia, ab illo scientia. Ab illo igitur audientia, quod nihil est aliud quam scientia. La stessa risposta fa s. Ambrogio3.

22. Oppongono per 6. le parole di s. Paolo: Ipse Spiritus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus4. Dunque lo Spirito santo è capace di gemiti, e prega come inferiore. Spiega s. Agostino come s'intendano le parole del testo: Gemitibus interpellat, ut intelligeremus gemitibus interpellare nos facit5. Sicché lo Spirito santo, vuol dire s. Paolo, colla sua grazia che ci somministra, ci rende supplicanti e gementi, facendoci pregare con grandi gemiti: siccome anche Dio ci fa trionfare, quando si dice che trionfa noi in Gesù Cristo: Deo autem gratias, qui semper triumphat nos in Christo Iesu6.

23. Oppongono per 7. quell'altro passo di s. Paolo: Spiritus enim omnia scrutatur, etiam profunda Dei7. E dicono che la parola scrutatur significa l'ignoranza dello Spirito santo de' segreti divini. Ma si risponde che la detta parola non significa inquisizione, ma la semplice comprensione che ha lo Spirito santo di tutta la divina essenza e di tutte le cose; siccome si dice di Dio: Scrutans corda et renes Deus8: il che significa che Dio comprende tutti gli affetti e pensieri degli uomini. Quindi conchiude s. Ambrogio9: Similiter ergo scrutator est Spiritus sanctus, ut Pater, similiter scrutator, ut Filius, cuius proprietate sermonis id exprimitur, ut videatur nihil esse quod nesciat.

 

24. Oppongono per 8. le parole di s. Giovanni10: Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil quod factum est. Dicono: dunque anche lo Spirito santo è stato fatto, ed è creatura. Si risponde: non può dirsi che tutte le cose siano state fatte per il Verbo, altrimenti anche il padre sarebbe stato fatto. Lo Spirito santo non è stato fatto, ma procede dal Padre e dal Figlio, come da un principio per assoluta necessità della natura divina, e senza alcuna dipendenza.

 




1 L. 2. alias 3. contra Maximin. c. 3.



2 L. 1. de Spir. sanct. c. 3.



3 Io. 15. 26.

1 Ioan. 16. 14. et 15.



2 Tr. 99. in Ioan.



3 L. 2. de Spirit. sanct. c. 12.



4 Rom. 8. 26.



5 Collat. cum Maxim.



6 2. Cor. 2. 14.



7 1. Cor. 2. 10.



8 Psal. 7. 10.



9 L. 2. Spir. sanct. c. 11.



10 Cap. 1.




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