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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 2. Si risponde alle obbiezioni.

 

13. Oppongono per 1. che la scrittura parla solo della processione dello Spirito santo dal Padre e non dal Figlio. A questa già si è risposto di sopra al num. 6. Aggiungiamo qui che sebbene la scrittura non esprime ciò con termini formali, nondimeno lo dichiara con termini equivalenti, come di sopra si è dimostrato. Del resto, se altro non fosse, i greci ben riconoscono coi latini l'autorità della tradizione; e dalla tradizione siamo istruiti che lo Spirito santo procede dal Padre e dal Figlio.

 

14. Oppongono per 2. che nel concilio costantinopolitano I., in cui fu definita la divinità dello Spirito santo, non fu definito ch'egli procede dal Padre e dal Figlio, ma solo dal Padre. Ma si risponde che ciò non fu dichiarato dal concilio, perché allora non era questo il punto controverso co' Macedoniani. Definì pertanto il concilio


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solamente la processione dello Spirito santo dal Padre, perché i Macedoniani e gli Eunomiani negavano la processione dal Padre, e con ciò negavano la divinità dello Spirito santo. La chiesa non forma definizioni di fede, se non in caso di errori nascenti; e perciò vediamo che in più concilj generali è stata poi dalla chiesa definita la processione dello Spirito santo anche dal Figlio.

 

15. Oppongono per 3. che nel concilio efesino, avendo Carisio prete letto ivi pubblicamente un simbolo composto da Nestorio, in cui si asseriva lo Spirito santo non essere dal Figlio, né per il Figlio avere la sua sostanza, i padri non riprovarono questo articolo. Si risponde per 1. che ben potea spiegarsi che Nestorio giustamente in senso cattolico avesse negato che lo Spirito santo era dal Figlio, contro i Macedoniani i quali asserivano che lo Spirito santo era creatura del Figlio, avendo dal Figlio ricevuto l'essere, come tutte le altre creature. Si risponde per 2. che nel concilio di Efeso non era questo della processione dello Spirito santo il dogma che si trattava, e perciò il concilio lasciollo indeciso; essendo costume de' concilj, come si è detto, di non distrarsi a decidere questioni incidenti, affin di attendere totalmente a condannare i soli errori che in quel tempo serpeggiano.

 

16. Oppongono per 4. alcuni detti de' santi padri, i quali sembrano negare la processione dal Figlio. S. Dionisio1 scrive: Solum Patrem esse divinitatis fontem consubstantialem. S. Atanasio2 dice: Solum Patrem causam esse duorum. S. Massimo3 dice: Patres non concedere Filium esse causam, idest principium Spiritus sancti. S. Giovan Damasceno dice4: Spiritum sanctum et ex Patre esse statuimus, et Patris Spiritum appellamus. Aggiungono certi altri detti di Teodoreto, e finalmente adducono quel fatto di Leone III. papa, il quale comandò che dal simbolo costantinopolitano si togliesse la particola Filioque aggiunta da' latini, e che il simbolo senza quella fosse descritto in tavole di argento a perpetua memoria. Ma si risponde che le predette autorità de' padri niente giovano ai greci in favor del loro errore. S. Dionisio chiama il solo Padre fonte della divinità, perché il solo Padre è il primo fonte, o sia primo principio senza principio, e senza derivare da altra persona della Trinità. A s. Dionisio si può aggiungere s. Gregorio Nazianzeno5, che disse: Quidquid habet Pater, idem Filii est, excepta causa. Ma il santo non altro volle dire, se non che il Padre è primo principio, e per questa ragione speciale si dice causa del Figlio e dello Spirito santo: la quale ragione di primo principio non compete altro al Figlio che ha l'origine dal Padre; ma ciò non esclude che il Figlio insieme col Padre non siano principio dello Spirito santo, come attestano s. Basilio, s. Giovan Grisostomo ed altri con s. Atanasio, citati al num. 9. Nello stesso modo si risponde al detto di s. Massimo, tanto più, come avverte il dottissimo Petavio6, che presso i greci la parola principio ha forza di prima fonte e prima origine, che compete al solo Padre.

 

17. Al detto di s. Giovan Damasceno può rispondersi che il santo parla ivi con cautela, per opporsi a' Macedoniani, che diceano esser lo Spirito santo creatura del Figlio; siccome usa il santo la stessa cautela in non ammettere che la santa Vergine si dica madre di Cristo: Christiparam Virginem sanctam non dicimus, per evitare l'error di Nestorio, che la chiama madre di Cristo per indurre due persone in Cristo. Del resto al passo del Damasceno ben rispose il Bessarione nel concilio fiorentino7, che il santo prese la proposizione ex per dinotare il principio senza principio, qual è il solo Padre. Ma lo stesso Damasceno insegna la processione dello Spirito santo dal Figlio, così nel luogo


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citato, ove lo chiama Spirito del Figlio, come nelle parole che seguono allo stesso capo: Quemadmodum, videlicet, ex sole est radius et splendor: ipse enim, cioè il Padre, et radii et splendoris fons est; per radium autem splendor nobis communicatur, atque ipse est, qui nos collustrat et a nobis percipitur. Sicché il santo paragona il Padre al sole, il Figlio al raggio e lo Spirito santo allo splendore; col che chiaramente dimostra che, siccome lo splendore procede dal sole e dal raggio, così lo Spirito santo procede dal Padre e dal Figlio.

 

18. A quel che opponeano di Teodoreto si risponde che su questo punto l'autorità di Teodoreto non vale, perché in tal parte egli si oppone a s. Cirillo; o pure s'intende detto contro i Macedoniani, che diceano lo Spirito santo esser creatura del Figlio. A quel che ricavano finalmente da Leone III. papa si risponde che il santo Padre allora non già disapprovò il dogma cattolico della processione dello Spirito santo dal Figlio, nella quale ben convenne coi legati della chiesa gallicana e di Carlo Magno, come consta dagli atti della legazione descritti nel tomo 2 de' concilj della Francia; ma disapprovò la giunta della parola Filioque fatta al simbolo senza precisa necessità e senza l'autorità di tutta la chiesa; siccome poi questa giunta fu fatta nei concilj generali susseguenti, concorrendovi la necessità per riguardo de' greci, che più volte eran tornati al vomito, e l'autorità della chiesa universale radunata in concilio.

 

19. L'ultima opposizione de' greci appoggiavasi a questa loro ragione. Diceano: se lo Spirito santo procedesse dal Padre e dal Figlio, due sarebbero e non uno il principio dello Spirito santo; poiché due sarebbero le persone che lo producono. A questa opposizione già si è risposto di sopra nelle prove del dogma al num. 6. Ma replichiamo la risposta con maggior chiarezza; sebbene il Padre e il Figlio siano due persone realmente distinte, nulladimeno non ci sono, né possono dirsi due principj dello Spirito santo, ma è un solo principio; poiché la virtù per cui essi producono lo Spirito santo è una sola, ed è la stessa nel Padre che nel Figlio. Né il Padre è principio dello Spirito santo per la paternità, né il Figlio per la filiazione, onde potessero dirsi due principj; ma il Padre e il Figlio sono principio dello Spirito santo per la spirazione attiva, la quale essendo una sola e la stessa comune ed indivisa nel Padre e nel Figlio, perciò il Padre ed il Figlio non possono dirsi due principj, né due spiratori, poiché sono un solo spiratore dello Spirito santo; e benché siano due le persone che lo spirano, unica però è la spirazione. E tutto ciò ben fu espresso nella definizione del concilio fiorentino.

 




1 L. 1. de Divin. Hom. c. 2.



2 Quaest. de Nat. Dei.



3 Ep. ad Marin.



4 L. 1. de fide Orth. c. 11.



5 Orat. 24. ad episcop.



6 L. 7. de Trin. c. 17. n. 12.



7 Bessar. orat. pro Unit.




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