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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 1. Della necessità della grazia.

 

2. Si prova per 1. dalla sentenza di


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Gesù Cristo: Nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum1. Da queste sole parole si fa chiaro che niuno può fare alcun atto buono in ordine alla vita eterna senza la grazia interna. Ciò si conferma da quell'altra sentenza: Ego sum vitis, vos palmites; qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum; quia sine me nihil potestis facere2. Sicché, come Cristo c'insegna, circa gli atti in ordine alla salute niente possiamo fare da noi stessi: dunque la grazia ci è assolutamente necessaria ad ogni atto buono; altrimenti, dice s. Agostino, non possiamo acquistare alcun merito per la vita eterna: Ne quisquam putaret parvum aliquem fructum posse a semetipso palmitem ferre, cum dixisset hic fert fructum multum, non ait, quia sine me parum potestis facere; sed nihil potestis facere. Sive ergo parum, sive multum, sine illo fieri non potest, sine quo nihil fieri potest. Si prova per 2. da quel che dice s. Paolo, che si chiama dai padri il predicator della grazia, scrivendo ai filippesi: Cum metu et tremore vestram salutem operamini. Deus est enim qui operatur in vobis et velle et perficere3. Prima gli esorta nella stessa lettera ad essere umili: In humilitate superiores sibi invicem arbitrantes, ad esempio di Cristo, come soggiunge, che humiliavit semetipsum... usque ad mortem; e quindi poi fa lor sapere che Dio è quello che opera in essi tutto il bene: insinuando loro con ciò quel che disse s. Pietro: Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam4. In somma s. Paolo vuol persuaderci la necessità della grazia per volere e mettere in effetto ogni atto buono; e che perciò dobbiamo essere umili, altrimenti ci renderemo indegni di quella. Ed affinché non potessero i Pelagiani rispondere che qui si parla non già della necessità assoluta della grazia, ma della necessità della grazia a fare più facilmente il bene, secondo ammettono essi la necessità, lo stesso s. Paolo risponde in altro luogo5: Nemo potest dicere, Dominus Iesus, nisi in Spiritu sancto. Se dunque non possiamo né pure nominar Gesù con profitto dell'anima senza la grazia dello Spirito santo, tanto meno senza la sua grazia potremo operar la nostra salute.

 

3. Inoltre ci fa sapere s. Paolo che non basta la sola grazia della legge data, come dicea Pelagio; perché vi bisogna la grazia attuale per potere in effetto osservar la legge: Si per legem iustitia, ergo gratis Christus mortuus est6. Per giustizia s'intende l'osservanza de' precetti, secondo quest'altro testo: Qui facit iustitiam iustus est7. Onde vuol dire l'apostolo: se l'uomo coll'aiuto della sola legge può osservare la legge, dunque Cristo invano è morto. Ma no; vi bisogna la grazia, che Gesù Cristo ci ha procurata colla sua morte. Tanto è lontano che la sola legge basti per osservare i precetti, che anzi la legge è occasione a noi, come dice lo stesso apostolo, di trasgredire la legge; poiché per il peccato è in noi entrata la concupiscenza: Occasione autem accepta, peccatum per mandatum operatum est in me omnem concupiscentiam. Sine lege enim peccatum mortuum erat... Sed cum venisset mandatum, peccatum revixit8. Spiega s. Agostino in qual modo la cognizion della legge più presto ci rende rei che innocenti: ciò avviene, dice il santo9, perché tale è la condizione della nostra volontà corrotta, che, amando la libertà, è portata con più veemenza alle cose proibite, che alle permesse. La grazia poi è quella che ci fa amare ed operare quel che conosciamo di dover fare, come si disse nel concilio cartaginese II.: Ut quod faciendum cognovimus, per gratiam praestatur, etiam facere diligamus, atque valeamus. Senza la grazia chi potrebbe adempire il primo e più importante precetto di amare Dio? Caritas ex Deo est10. Caritas Dei diffusa est in cordibus nostris per Spiritum sanctum


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qui datus est nobis1. La santa carità è mero dono di Dio, che non si può ottenere colle nostre forze. Amor Dei, quo pervenitur ad Deum, non est nisi a Deo, scrive s. Agostino2. Senza la grazia chi mai può vincere le tentazioni, almeno le gravi? Ecco come parlava Davide: Impulsus, eversus sum ut caderem, et Dominus suscepit me3. E Salomone dice: Et ut scivi, quoniam aliter non possem esse continens, nisi Deus det (cioè superare i moti d'incontinenza)4. Quindi l'apostolo, avendo fatto menzione delle tentazioni che ci assaltano, dice: Sed in his omnibus superamus propter eum5. Ed altrove scrive: Deo gratias, qui semper triumphat nos in Christo Iesu6. Intanto dunque s. Paolo ringraziava Dio per la vittoria delle tentazioni, perché riconosceva averle superate in vigor della grazia. Dice s. Agostino7: Sarebbe stato vano questo ringraziamento, se la vittoria non fosse stata dono di Dio: Irrisoria est etiam illa actio gratiarum, si ob hoc gratiae aguntur Deo quod non donavit ipse, nec fecit. Tutto ciò dimostra la necessità che abbiamo della grazia così per fare il bene, come per evitare il male.

 

4. Ma vediamo la ragione teologica di questa necessità della grazia. I mezzi debbono esser proporzionati al fine. All'incontro la nostra salute eterna consiste nel godere Dio alla svelata, fine certamente di ordine sovrannaturale. Pertanto anche i mezzi che ci conducono a questo fine debbono essere di ordine sovrannaturale. Or tutto ciò che ci conduce alla salute, è mezzo per la salute medesima, e per conseguenza le sole nostre forze naturali non possono bastare per farci operare alcuna cosa in ordine alla salute eterna, senza essere elevati dalla grazia; poiché la natura non può far da per sé ciò ch'è superiore a se stessa, qual è un atto di ordine soprannaturale. Alle nostre deboli forze naturali, che non son capaci di atti soprannaturali, si aggiunge poi la corruzione della nostra natura per cagion del peccato; il che ci fa maggiormente conoscere la necessità della grazia.

 




1 Ioan. 6. 44.



2 Ioan. 15. 5.



3 Philip. 2. 12. 13.



4 1. Petr. 5. 5.



5 1. Cor. 12. 3.



6 Gal. 2. 21.



7 1. Ioan. 3. 7.



8 Rom. 7. 8. et 9.



9 L. de spirit. et litt.



10 1. Ioan. 4. 7.

1 Rom. 5. 5.



2 L. 4. contra Iulian. c. 3.



3 Psal. 117. 13.



4 Sap. 8. 21.



5 Rom. 8. 37.



6 1. Cor. 2. 14.



7 In loc. cit. ad Corint.






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