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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 4. Si risponde alle obbiezioni.

 

13. Oppongono per 1. i Pelagiani, e dicono: se si ammette che la grazia è assolutamente necessaria a fare qualunque atto in ordine alla salute, si ha da dire che l'uomo non ha libertà, ed il libero arbitrio è distrutto. Risponde s. Agostino che l'uom caduto certamente non è più libero senza la grazia, né a cominciare né a perfezionare alcun atto in ordine alla vita eterna, ma dalla grazia di Dio ricupera questa libertà; poiché quelle forze che gli mancano per potere operare il bene, gli sono somministrate dalla grazia meritatagli da Gesù Cristo, la quale gli fa ricuperare la libertà e la forza di operare la sua eterna salute, senza però necessitarlo: Peccato Adae arbitrium liberum de hominum natura periisse non dicimus, sed ad peccandum valere in homine subdito diabolo. Ad bene autem pieque vivendum non valere, nisi ipsa voluntas hominis Dei gratia fuerit liberata, et ad omne bonum actionis, sermonis, cogitationis adiuta2.


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14. Si oppone per 2. quel che disse Dio a Ciro: Qui dico Cyro: Pastor meus es, et omnem voluntatem meam complebis. Isa. 44. 28. E. c. 46. v. 11. lo chiamò uomo secondo la sua volontà: Virum voluntatis meae. Onde dicono i Pelagiani: Ciro era uomo idolatra, sicché era privo della grazia che si dona da Dio per Gesù Cristo; e pure osservò secondo il testo citato tutti i precetti naturali: dunque senza la grazia ben può l'uomo osservare tutta la legge di natura. Si risponde che per intender ciò bisogna distinguere co' teologi la volontà di beneplacito, dalla volontà di segno. La volontà di beneplacito è quella che è stabilita da Dio con decreto assoluto, la quale vuole Iddio che da noi infallibilmente sia eseguita; e questa sempre viene adempita dagli empj. La volontà poi di segno è quella che riguarda i divini precetti a noi significati; ma all'adempimento di questa divina volontà vi bisogna la nostra cooperazione, la quale non si può mettere da noi senza l'aiuto della grazia: e questa volontà non è sempre adempita dagli empj. Ora il Signore in Isaia a rispetto di Ciro non parla della volontà di segno, ma di quella di beneplacito, cioè che Ciro dovesse liberare i giudei dalla cattività, e dovesse permettere che si riedificasse il tempio e la città: il che dovette senza meno eseguirsi da Ciro, il quale all'incontro fu idolatra, sanguinario, invasore dei regni altrui; sicché Ciro non adempì i precetti naturali.

 

15. Si oppone per 3. quel che abbiamo in s. Marco al capo 10. di un certo uomo, che, essendo stato dal Signore esortato ad osservare i precetti, rispose: Magister, haec omnia observavi a iuventute mea1. E che veramente li avesse osservati, si deduce da quel che soggiunge ivi s. Marco: Iesus autem intuitus eum, dilexit eum2. Ecco, dicono i Pelagiani, che quest'uomo, senza la grazia, e senza né pure credere prima in Cristo, osservò tutti i precetti naturali. Si risponde per 1. che quell'uomo era giudeo, e come tal credeva in Dio, ed implicitamente anche in Cristo, e perciò poté aver la grazia, per cui abbia osservati i precetti del decalogo. Si risponde per 2. che quando disse quell'uomo: haec omnia observavi, non s'intende di tutti i precetti, ma solo di quelli che gli nominò il Signore: Ne adulteres, ne occidas, ne fureris etc.3. Del resto dallo stesso vangelo apparisce che poco osservava il precetto di amare Dio sovra ogni cosa: poiché invitato da Cristo a lasciar le sue ricchezze, non ubbidì; onde il Signore tacitamente l'incolpò, proferendo quella sentenza: Quam difficile qui pecunias habent in regnum Dei introibunt4!

 

16. Oppongono per 4. che s. Paolo stando ancora sotto la legge e non ancora costituito in grazia, osservò tutta la legge, com'egli stesso attesta: Secundum iustitiam quae in lege est, conversatus sine querela5. Si risponde che s. Paolo osservò prima la legge in quanto all'esterno, ma non in quanto all'interno amando Dio sopra ogni cosa, secondo lo stesso apostolo scrisse: Eramus aliquando et nos insipientes, increduli, errantes, servientes desideriis et voluptatibus variis, in malitia... odientes invicem6.

17. Oppongono per 5.: o tutti i precetti del decalogo sono possibili o impossibili. Se son possibili, dunque ben possiamo osservarli colle sole forze del libero arbitrio. Se poi sono impossibili, non sarà peccato il trasgredirli; giacché niuno è tenuto all'impossibile. Si risponde che tutti i precetti sono impossibili ad osservarsi da noi senza la grazia; son possibili all'incontro coll'aiuto della grazia. Così risponde san Tommaso7: Illud quod possumus cum auxilio divino, non est nobis omnino impossibile... Unde Hyeronimus confitetur sic nostrum esse liberum arbitrium, ut dicamus nos semper indigere Dei auxilio. Sicché, non essendo a noi impossibile coll'aiuto divino l'osservanza


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de' precetti, ben siamo tenuti ad osservarli. Ad altre opposizioni che faceano i Pelagiani si risponderà nella seguente confutazione dei Semipelagiani.

 




2 S. August. lib. 2. contra duas epist. Pelagian. cap. 5.

1 Vers. 20.



2 Vers. 21.



3 Vers. 19.



4 Vers. 23.



5 Philip. 3. 6.



6 Ad Tit. 3. 3.



7 1. 2. Qu. 109. a. 4. ad 2.




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