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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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Si risponde alle obbiezioni contro la transostanziazione.

 

28. Dicono per 4. i Luterani che il corpo di Cristo sta nel pane localiter, come in un vaso; onde siccome, dimostrandosi la botte ove sta il vino, si dice: questo è il vino; così Cristo, dimostrando il pane, disse: Hoc est corpus meum; e quindi dicono esservi nell'eucaristia il corpo di Cristo, ed insieme il pane. Si risponde che, secondo l'uso di parlare, la botte è atta a dimostrare il vino, perché ordinariamente il vino si conserva nelle botti: ma il pane non è per sé atto a dimostrare un corpo umano; poiché non può avverarsi, se non per un miracolo, che nel pane si contenga un corpo umano.

 

29. E per confusione de' Luterani vagliaci qui quel che diceano i Zuingliani4 contro questa impanazione, o sia consostanziazione del pane col corpo di Cristo inventata da Lutero. Diceano che, dovendosi tenere il senso letterale delle parole Hoc est corpus meum, come volea Lutero, dovea tenersi necessariamente ancora la transostanziazione de' cattolici. E giustamente la discorreano così: Gesù Cristo non disse: Hic panis, oppure Hic est corpus meum, ma Hoc est corpus meum, come di sopra dicemmo doversi intendere: questa cosa è il corpo mio. Onde diceano che, ributtando Lutero la figura o la significazione del corpo, come essi teneano, e spiegando a modo suo: Hoc est corpus meum, cioè questo pane è il corpo mio realmente, senza figura, veniva a distruggere da se stesso la sua dottrina; poiché se, dicendo il Signore: Hoc est corpus meum, avesse voluto intendere: questo pane è il mio corpo, e poi avesse voluto che restasse la sostanza del pane, sarebbe stata la sua una proposizione inetta e sconnessa. Ma il vero senso è che, dicendo il Signore: Hoc est corpus meum, il pronome hoc s'intende neutralmente: ciò che tengo nelle mani, è il mio corpo. Pertanto concludeano i Zuingliani che la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo, deve intendersi o totalmente in figura, o totalmente in sostanza; e lo stesso disse Beza nella conferenza avuta in Mombeillard coi Luterani. Ecco dunque secondo il vero dogma la conclusione contro Lutero: dicendo il Signore Hoc est corpus meum, volle che di quel pane si formasse o la sostanza, o la figura del suo corpo; se dunque la sostanza di quel pane non divenne sola e


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semplice figura, come sostenne Lutero, dunque divenne tutta sostanza del corpo di Gesù Cristo.

 

30. Oppongono per 3. che l'eucaristia nella scrittura si chiama pane anche dopo la consacrazione: Omnes, qui de uno pane participamus1. Quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne etc.2. Dunque vi resta il pane. Non signore; si chiama pane, non perché ritenga la sostanza di pane, ma perché il corpo di Cristo si è fatto dal pane. Nella scrittura quelle cose che si son convertite in altre per miracolo divino, si chiamano col nome primiero, che aveano prima di convertirsi: così l'acqua convertita in vino nelle nozze di Cana da s. Giovanni si chiama acqua, anche dopo la conversione: Ut autem gestavit architriclinus aquam vinum factam.3. Così anche nell'Esodo della verga di Mosè mutata in serpente si dice: Devoravit virga Aaron virgas eorum4. E così ancora l'eucaristia si chiama pane anche dopo la consacrazione, perché è stato pane, e ritiene anche l'apparenza di pane. Oltreché, essendo la eucaristia cibo dell'anima, ben può chiamarsi pane; come la manna, perché era stata fatta dagli angeli, si chiamava pane, cioè pane spirituale: Panem angelorum manducavit homo.5. Replicano i settarj: ma il corpo di Cristo non si frange; solo il pane si frange, e s. Paolo scrisse: Et panis, quem frangimus, nonne participatio corporis Domini est6? Si risponde che il frangere s'intende a riguardo delle specie del pane, le quali rimangono, ma non già del corpo del Signore, che, stando in modo sacramentale, non può esser frattoleso.

 

31. Oppongono per 3. che Cristo disse in s. Giovanni: Ego sum panis vitae7, e con tutto ciò non si mutò in pane. Ma ecco la risposta nelle stesse parole. Il Signore disse: Ego sum panis vitae: la parola vitae fa chiaramente intendere che il nome si prendea in senso metaforico, non già proprio. Altrimenti poi debbono intendersi le parole Hoc est corpus meum: per render vera questa proposizione era necessario che il pane si convertisse nel corpo di Cristo, e questa è la transostanziazione che noi teniamo per fede, la quale consiste nel convertirsi la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo; sicché nel punto che terminano le parole della consacrazione, il pane lascia di aver la sostanza di pane, e sotto quelle specie entra la sostanza del corpo. La conversione pertanto ha due termini, de' quali uno finisce di essere, e l'altro nello stesso punto che l'uno termina, comincia ad essere; altrimenti, se precedesse l'annichilazione del pane, e succedesse la produzione del corpo, non potrebbe dirsi vera conversione, né transostanziazione. Il dire poi che questa voce di transostanziazione è voce nuova non usata nella scrittura, non dee recar meraviglia, sempre ch'è vera la cosa significata, com'è nell'eucaristia. La chiesa giustamente usurpa le voci nuove, siccome usurpò la voce consostanziale contro l'eresia di Ario, per meglio spiegare qualche verità di fede, allorché sorgono nuovi errori.

 




4 Vedi Bossuet Variaz. t. 1. lib. 2. num. 31. da Ospinian. an. 1527. p. 49.



1 1. Cor. 10. 17.



2 1. Cor. 11. 27.



3 Ioan. 2. 9.



4 Exod. 7. 12.



5 Ps. 77. 25.



6 1. Cor. 10. 16.



7 Ioan. 6. 48.




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