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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 1. Dice il p. Berruyer che Gesù Cristo fu fatto nel tempo per opera ad extra figlio naturale di Dio uno, sussistente in tre persone, il quale unì l'umanità di Cristo con una persona divina.

 

5. Egli scrive così: Iesus Christus D. N. vere dici potest et debet naturalis Dei Filius; Dei, inquam, ut vox illa Deus supponit pro Deo uno et vero subsistente in tribus personis, agente ad extra, et per actionem transeuntem et liberam uniente humanitatem Christi cum persona divina in unitatem personae2. Replica lo stesso in breve alla pag. 89.: Filius factus in tempore Deo in tribus personis subsistenti3. Ed in altro luogo soggiunge: Non repugnat Deo in tribus personis subsistenti fieri in tempore, et esse patrem filii naturalis et veri. Dice dunque che Gesù Cristo dee chiamarsi figlio naturale di Dio, non già perché, come dicono i concilii, i santi padri ed i teologi tutti, il Verbo assunse l'umanità di Cristo in unità di persona, e così il nostro Salvatore fu vero Dio e vero uomo: vero uomo, perché ebbe anima e corpo umano: e vero Dio, perché il Verbo eterno vero figlio di Dio


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e vero Dio, ab aeterno dal padre generato sostenne e terminò le due nature di Cristo divina ed umana. Ma perché, secondo parla il p. Berruyer, Iddio sussistente in tre persone unì al verbo l'umanità di Cristo, così Gesù Cristo è figlio naturale di Dio: e non già perché è il Verbo nato dal Padre, ma perché è stato fatto figlio di Dio, nel tempo da Dio sussistente in tre persone, uniente, come già si è detto di sopra, humanitatem Christi cum persona divina. E ciò lo replica in altro luogo, cioè alla pag. 27., ove dice: Rigorose loquendo, per ipsam formaliter actionem unientem Iesus Christus constituitur tantum filius Dei naturalis. Figlio naturale? Ma ideato dal p. Arduino e dal p. Berruyer: perché il figlio vero naturale di Dio fu il solo figlio unigenito nato dalla sostanza del padre; onde quello che chiama il Berruyer figlio prodotto dalle tre persone, non può essere che figlio di solo nome. Soggiunge poi e a Dio non ripugna di farsi in tempo Padre, ed essere Padre di un figlio vero e naturale, e sempre spiega ciò di Dio sussistente nelle tre persone divine.

 

6. Questo errore il p. Berruyer lo prese da quel che scrisse il P. Giovanni Arduino suo cattivo maestro, il comentario del quale nel nuovo Testamento fu condannato anche da Benedetto XIV. ai 28. di luglio 1743. Or quest'autore piantò la proposizione che Gesù Cristo non è figlio di Dio come Verbo, ma come uomo unito alla persona del Verbo. Ecco com'egli, comentando le parole di s. Giovanni In principio erat Verbum, scrive: Aliud esse Verbum, aliud esse Filium Dei intelligi voluit evangelista Ioannes. Verbum est secunda ss. Trinitatis persona: Filius Dei, ipsa per se quidem, sed tamen ut idem Verbo hypostatice unita Christi humanitas. Dice dunque Arduino che all'umanità di Cristo fu unita la persona del Verbo, ma che Gesù Cristo allora diventò figlio di Dio, quando al Verbo egli fu ipostaticamente unito coll'umanità, e perciò dice che nel vangelo di s. Giovanni sino all'incarnazione il Verbo è appellato Verbo, ma dopo quella non è chiamato più Verbo, ma unigenito e figlio di Dio: Quamobrem in hoc Ioannis evangelio Verbum appellatur usque ad incarnationem. Postquam autem caro factum est, non tam Verbum, sed unigenitus et filius Dei est.

 

7. Ma questo è quel che è totalmente falso; mentre tutti i padri coi concilj e colle scritture, come vedremo, dicono chiaramente che il medesimo Verbo fu il Figlio unigenito di Dio che s'incarnò. Ciò si prova col testo di s. Paolo: Hoc enim sentite in vobis, quod et in Christo Iesu, qui cum in forma Dei esset, non rapinam arbitratus est esse se aequalem Deo; sed semetipsum exinanivit formam servi accipiens etc.1. Sicché dice l'apostolo che Cristo, essendo eguale a Dio, si annientò col prender la forma di servo. La persona divina ch'era unita con Cristo, e ch'era eguale a Dio, non poteva esser l'unigenito di Dio, supposto dal p. Arduino, ma deve intendersi lo stesso Verbo; altrimenti non si sarebbe verificato che quegli il quale era già eguale a Dio si annientò col farsi servo. Di più s. Giovanni nella sua epistola I. cap. 5. v. 20, scrive: Et scimus quoniam Filius Dei venit. Dice venit, dunque non è vero che questo Figlio di Dio si fece Figlio, quando venne, mentre era già Figlio prima di venire. Di più nel concilio calcedonese2 si disse parlandosi di Gesù Cristo: Ante saecula quidem de Patre genitum secundum deitatem, et in novissimis autem diebus propter nos et propter nostram salutem ex Maria Virgine Dei genitrice secundum humanitatem... non in duas personas partitum; sed unum eundemque Filium et unigenitum Deum Verbum. Sicché fu ivi dichiarato che Gesù Cristo secondo la divinità è stato generato dal Padre prima de' secoli, e poi si è incarnato negli ultimi tempi; di più ch'egli è uno, ed è lo stesso Figlio di Dio e lo stesso Verbo. Di più nel concilio generale V. nel can. 8. si disse: Si quis ex duabus naturis deitatis


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et humanitatis confitens unitatem factam esse, vel unam naturam Dei Verbi incarnatam dicens, non sic ea excipit sicut patres docuerunt, quod ex divina natura et humana, unitione secundum subsistentiam facta, unus Christus effectus est... talis anathema sit. Sicché ivi non si dubitò che il Verbo si fosse incarnato e fosse divenuto Cristo, ma si proibì il dire assolutamente che la natura incarnata del Verbo fosse una. Abbiamo di più nel simbolo della messa: Credo in unum Dominum Iesum Christum Filium Dei unigenitum, et ex Patre natum ante omnia saecula. Dunque Gesù Cristo non è Figlio di Dio, solo perché è stato fatto figlio nel tempo, e per essere stata unita al Verbo la sua umanità, come dice Arduino; ma perché la sua umanità è stata assunta dal Verbo, che era già figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli.

 

8. Tutti i santi padri poi dicono che il Figlio di Dio che si è fatto uomo è la stessa persona del Verbo. S. Ireneo1 scrive: Unum et idem et ipse Deus Christus Verbum est Dei. S. Atanasio2 rimprovera coloro che dicono: Alium Christum, alium rursum esse Dei Verbum, quod ante Mariam et saecula erat Filius Patris. S. Cirillo3 scrive: Licet (Nestorius) duas naturas esse dicat carnis et Verbi Dei, differentiam significans... attamen unionem non confitetur. Nos enim illas adunantes unum Christum, unum eundem Filium dicimus. S. Giovanni Grisostomo4 rimproverando la bestemmia di Nestorio che dava due figli in Gesù Cristo, scrive: Non alterum et alterum, absit, sed unum et eundem Dominum Iesum Deum Verbum carne nostra amictum etc. S. Basilio5 scrive: Verbum hoc, quod erat in principio, nec humanum erat, nec angelorum, sed ipse unigenitus qui dicitur Verbum; quia impassibiliter natus et generantis imago est. S. Gregorio Taumaturgo6 scrive: Unus est Deus Pater Verbi viventis... perfectus perfecti genitor, Pater Filii unigeniti. S. Agostino7: Et Verbum Dei, forma quaedam non formata, sed forma omnium formarum existens in omnibus. Quaerunt vero, quomodo nasci potuerit Filius coaevus Patri: nonne si ignis aeternus esset coaevus esset splendor? Ed in altro luogo8 lo stesso s. Agostino scrisse: Christus Iesus Dei Filius est, et Deus et homo; Deus ante omnia saecula, homo in nostro saeculo. Deus quia Dei Verbum: homo autem quia in unitatem personae accessit Verbo anima rationalis et caro. Eusebio Cesariense9 scrive: Non cum apparuit, tunc et Filius, come voleva Arduino; non cum nobiscum, tunc et apud Deum; sed quemadmodum in principio erat Verbum, in principio erat etc. ... in principio erat Verbum, de Filio dicit. Eusebio par che direttamente risponda ad Arduino, col dire che il Verbo, non già quando apparve incarnato ed abitò con noi, allora fu Figlio e fu presso Dio; ma siccome in principio era Verbo, così in principio era anche Figlio; onde dicendo s. Giovanni: in principio erat Verbum, intese dirlo del Figlio. E così l'intendono tutti i padri e le scuole, come confessa lo stesso p. Arduino; ma con tutto ciò non arrossisce di sostenere che non si deve intendere essere il Verbo il figlio di Dio, che s'incarnò, benché i padri e le scuole così l'intendano. Ecco come dice: Non Filius stilo quidem scipturarum sacrarum, quanquam in scriptis patrum et in schola etiam Filius.

 

9. Or questa dottrina è stata poi fortemente adottata dal p. Berruyer, ed egli l'ha più diffusamente spiegata; anzi per fermare la sua proposizione, che Gesù Cristo è figlio, non del Padre, come prima persona della Trinità, ma di Dio uno, come sussistente nelle tre divine persone, stabilisce una regola generale, con cui dice che tutte le scritture del nuovo Testamento, dove Dio si nomina Padre di Cristo e il Figlio si nomina figlio di Dio, si debbono intendere


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del Padre come sussistente nelle tre persone, e del figlio di Dio sussistente in tre persone. Ecco le sue parole: Omnes novi Testamenti textus, in quibus aut Deus dicitur Pater Christi, aut Filius dicitur filius Dei, vel inducitur Deus Christum sub nomine Filii, aut Christus Deum sub nomine Patris interpretans: vel aliquid de Deo ut Christi Patre, aut de Christo ut Dei filio narratur, intelligendi sunt de Filio facto in tempore secundum carnem, Deo uni et vero in tribus personis subsistenti. E soggiunge che questa notizia è affatto necessaria per l'intelligenza letterale e retta del Testamento nuovo: Haec notio prorsus necessaria est ad litteralem et germanam intelligentiam librorum novi Testamenti1. E prima avea già scritto così doversi intendere tutti gli scrittori del Testamento vecchio, che hanno profetato del Messia: Cum et idem omnino censendum est de omnibus veteris Testamenti scriptoribus, quoties de futuro Messia Iesu Christo prophetant2. Aggiunge che quando Dio Padre, o sia la prima persona, si dice Padre di Gesù Cristo, s'intende detto non già realmente, ma per appropriazione, per ragione dell'onnipotenza che si attribuisce alla persona del Padre: Recte quidem, sed per appropriationem Deus Pater, sive persona prima, dicitur Pater Iesu Christi, quia actio uniens, sicut et actio creans, actio est omnipotentiae, cuius attributi actiones Patri, sive primae personae, per appropriationem retribuuntur3.

 

10. Il p. Berruyer specialmente fonda la sua falsa figliazione di Gesù Cristo sul testo di s. Paolo: De filio suo, qui factus est ei ex semine David secundum carnem, qui praedestinatus est Filius Dei in virtute etc.4. Ecco dunque, dice, dalle parole de Filio suo qui factus est ei secundum carnem, si vede che Gesù Cristo fu figlio di Dio fatto nel tempo secondo la carne. Ma si risponde che qui parla s. Paolo di Gesù Cristo, non come figliuolo di Dio, ma come figliuolo dell'uomo; non dice che Gesù Cristo factus est filius suus secundum carnem, ma dice, de filio suo qui factus est secundum carnem, cioè il Verbo ch'era suo figlio, si fece secondo la carne, cioè si fece carne, si fece uomo, come già avea scritto san Giovanni: Et Verbum caro factum est. Onde non s'intende, secondo Berruyer, che Cristo come uomo è stato fatto figlio di Dio: perché siccome non può dirsi che Cristo, essendo uomo è stato fatto Dio, così non può dirsi che sia stato fatto figlio di Dio; ma s'intende che il Verbo, essendo l'unico figlio di Dio, si è fatt'uomo dalla stirpe di Davide. quando si dice poi che l'umanità di Gesù Cristo fu elevata alla dignità di figliuolo di Dio, ciò s'intende avvenuto per la comunicazione degl'idiomi, fondata sull'unità di persona; poiché avendo il Verbo unita alla sua persona la natura umana, ed essendo una la persona che sostiene le due nature, divina ed umana, giustamente si affermano dell'uomo le proprietà della natura divina, e di Dio le proprietà della natura umana assunta. Ma come s'intendono quelle altre parole: Qui praedestinatus est Filius Dei in virtute etc.? Il p. Berruyer le applica a spiegare un'altra sua falsissima supposizione, di cui parleremo appresso: dice che s'intendono della nuova filiazione che fece Dio nella risurrezione di Gesù Cristo; mentr'egli scrive che quando morì il Signore, essendosi divisa l'anima dal corpo, cessò di esser uomo vivente, ed allora cessò insieme di esser figlio di Dio, onde quando poi risorse, Iddio lo fece di nuovo suo figlio: e di questa nuova filiazione dice che parla s. Paolo con quelle parole: Qui praedestinatus est Filius Dei in virtute secundum spiritum santificationis ex resurrectione mortuorum Iesu Christi Domini nostri5. A questo testo i santi padri ed i commentatori danno diverse interpretazioni; ma la più accettata è quella di s. Agostino, s. Anselmo, Estio e di altri, cioè che Cristo è stato ab aeterno


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predestinato ad esser nel tempo unito secondo la carne al Figlio di Dio, per opera dello Spirito santo che unì quest'uomo al Verbo, il quale poi operò miracoli, e lo risuscitò dopo la morte insieme con altri.

 

11. Torniamo al p. Berruyer, che, secondo il suo sistema, tiene per certo che Gesù Cristo è figlio naturale di Dio uno sussistente in tre persone. Dunque Gesù Cristo è figlio della ss. Trinità? Cosa che fa orrore a s. Fulgenzio, dicendo il santo che il nostro Salvatore secondo la carne ben si dice opera di tutta la Trinità, ma secondo la nascita, così eterna come temporale, è figlio del solo Dio Padre: Quis unquam tantae reperiri possit insaniae, qui auderet Iesum Christum totius Trinitatis filium praedicare?... Iesus Christus secundum carnem quidem opus est totius Trinitatis; secundum vero utramque nativitatem solius Dei Patris est filius1. Ma, diranno, il p. Berruyer non vuole che si dica esser Gesù Cristo figlio della Trinità. Ma posto ch'egli assegna due filiazioni, l'una eterna, qual fu quella del Verbo, e l'altra fatta nel tempo quando Cristo fu fatto figlio di Dio sussistente in tre persone, necessariamente ha da concedere che sia figlio della Trinità questo figlio fatto nel tempo. Esso vuole che Gesù Cristo non sia già il Verbo, cioè il Figlio generato ab aeterno dal Padre, qual prima persona della Trinità. Se dunque non è figlio di tal padre, questo figlio di Dio da Berruyer ideato di chi è figlio se non della Trinità? O forse è un figlio che non ha avuto un padre? Ma senza perder più parole, in sostanza ognuno intende esser lo stesso dirlo figlio di Dio uno sussistente in tre persone, che dirlo figlio della Trinità. Ma questo è quello che non può dirsi; perché l'esser Cristo Figlio delle tre persone, è lo stesso che l'esser pura creatura, come vedremo da qui a poco; all'incontro l'esser figlio importa esser prodotto dalla sostanza del Padre, o sia essere della stessa essenza del Padre, come scrive s. Atanasio2: Omnis filius eiusdem essentiae est proprii parentis, alioquin impossibile est, ipsum verum esse filium. Dice s. Agostino che Gesù Cristo non può dirsi figlio dello Spirito santo, quantunque per opera di lui siasi fatta l'incarnazione, or come poi potrà dirsi figlio delle tre persone? Insegna s. Tommaso3 che Cristo non può chiamarsi figlio di Dio se non per la generazione eterna, secondo cui egli è generato dal solo Padre; ma Berruyer non lo fa figlio generato dal Padre, ma fatto da Dio uno sussistente in tre persone.

 

12. Secondo questa proposizione, se egli intende che Gesù Cristo è figlio consostanziale al Padre che sussiste in tre persone, esso viene ad ammettere in Dio quattro persone, cioè tre nelle quali Iddio sussiste, e la quarta ch'è Gesù Cristo fatto figliuolo della ss. Trinità, o sia di Dio sussistente in tre persone. Se all'incontro ha considerato il Padre di Gesù Cristo come una sola persona, in tal caso si dimostra Sabelliano, riconoscendo in Dio, non già tre persone distinte, ma una sola sotto tre nomi diversi. Altri lo tacciano di arianismo. Del resto in quanto al mio sentimento, io non so come il p. Berruyer possa scusare la sua proposizione, che non sia prossima all'errore di Nestorio. Egli stabilisce il principio che in Dio vi sono due generazioni: una eterna, l'altra fatta nel tempo: l'una necessaria ad intra, l'altra libera ad extra, e sin qui dice bene; ma parlando poi della generazione temporale, dice che Gesù Cristo non fu figlio naturale di Dio Padre come prima persona della Trinità, ma figlio di Dio come sussistente in tre persone.

 

13. Ma dicendo così, abbiamo da dire che Gesù Cristo ebbe due padri, e che in Gesù Cristo vi furono due figli, uno, figlio di Dio come Padre e prima persona della Trinità, che lo generò ab aeterno: l'altro, figlio fatto in tempo da Dio, ma da Dio sussistente in tre persone,


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il quale, unendo l'umanità di Gesù Cristo (o, come propriamente scrive Berruyer, hominem illum) al Verbo divino, lo fece suo figlio naturale. Ma parlando così, non potremmo chiamar Gesù Cristo vero Dio, ma vera creatura: e ciò per due ragioni; la prima perché secondo la fede noi non abbiamo in Dio che sole due operazioni ad intra, la generazione del Verbo e la spirazione dello Spirito santo, ogni altra operazione in Dio è opera ad extra, la quale non produce persone divine, ma solamente creature; la seconda ragione è perché, se Gesù Cristo fosse figlio naturale di Dio sussistente in tre persone, sarebbe figlio della Trinità, come abbiam detto di sopra. e da ciò ne verrebbero due grandi assurdi. Il primo che in tal modo la Trinità, cioè tutte le tre divine persone, verrebbero a produrre figli di Dio; ma la Trinità, come abbiam considerato di sopra, fuori delle due produzioni ad intra, del Verbo e dello Spirito santo, non produce che creature, non già figli di Dio. L'altro assurdo è, che se Gesù Cristo fosse stato fatto figlio di Dio naturale dalla Trinità; egli, se non vogliamo escludere il Figlio dal numero delle tre persone divine, sarebbe venuto a generare, o sia produrre se stesso, errore troppo insoffribile che fu già rinfacciato da Tertulliano a Prassea che diceva: Ipse se Filium sibi fecit1. E così secondo il sistema del p. Berruyer Gesù Cristo per tutte le ragioni non sarebbe vero Dio, ma vera creatura; e la b. Vergine Maria sarebbe madre di Cristo, come la chiamava Nestorio, e non madre di Dio, come la chiama il concilio, e c'insegna la fede; mentre Gesù Cristo è vero Dio, essendo che la sua umanità non ebbe che la sola persona del Verbo, il quale la terminò, sostentando egli solo le due nature divina ed umana del nostro Salvatore.

 

14. Ma dirà qualche avvocato che il p. Berruyer non ammette già due figli naturali di Dio, l'uno eterno e l'altro temporale. Ma, rispondo, giacché egli non ammette due figli di Dio, che serviva ad imbrogliarci la mente con mettere in campo questa perniciosa chimera della seconda filiazione di Gesù Cristo, fatto nel tempo figlio naturale di Dio sussistente in tre persone? Dovea dirci, come insegna la chiesa e come sentono tutti i cattolici, che questo stesso Verbo, il quale è stato ab aeterno figlio naturale di Dio, generato dalla sustanza del Padre, egli è quello che ha unita a sé la natura umana, e così ha redenti gli uomini. Ma no, signor avvocato mio, il pensiero del p. Berruyer è stato di far questo beneficio alla chiesa di darci a conoscere questo nuovo figlio naturale di Dio, del quale niuno di noi prima avea cognizione, insegnandoci che questo figlio fu fatto nel tempo, non dal Padre, ma da tutte le tre persone divine, per causa di essere stato unito, o sia di aver avuto l'onore del consorzio (termine usato dal p. Berruyer) del Verbo, che era figlio di Dio ab aeterno. Sicché se il p. Berruyer col p. Arduino suo maestro non ci avessero illuminati, saremmo restati privi di queste belle notizie.

 

15. Ma erra enormemente il p. Berruyer in proferire che Gesù Cristo è figlio naturale di Dio uno sussistente in tre persone. A questa falsa proposizione ostano tutti i teologi, i catechismi, i padri, i concilj e le scritture. Non si nega che l'incarnazione del Verbo fu opera di tutte le tre divine persone; ma non si può negare all'incontro che la persona che s'incarnò fu quella del solo Figliuolo, seconda persona della ss. Trinità, il quale certamente fu lo stesso Verbo generato ab aeterno dal Padre, che, assumendo l'umanità, ed unendola a se stesso in unità di persona, volle in tal modo redimere il genere umano. Udiamo i catechismi ed i simboli della chiesa, i quali c'insegnano che Gesù Cristo non è il Figlio di Dio fatto nel tempo dalla Trinità, come se l'ha figurato il p. Berruyer, ma è il Verbo eterno, nato dal Padre, principio e prima persona della ss. Triade. Nel catechismo romano2 


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dicesi che si dee credere Filium Dei esse (Iesum) et verum Deum, sicut Pater est, qui eum ab aeterno genuit. Ed al num. 9 s'impugna direttamente l'opinione di Berruyer, dicendosi: Et quamquam duplicem eius nativitatem agnoscamus, unum tamen filium esse credimus; una enim persona est, in qua divina et humana natura convenit. Nel simbolo di s. Atanasio si legge prima: Pater a nullo est factus... Filius a Patre solo est, non factus, non creatus, sed genitus. E poi parlandosi di Gesù Cristo si dice: Deus ex substantia Patris ante saecula genitus, et homo est ex substantia matris in saeculo natus... Qui licet Deus sit et homo, non duo tamen, sed unus est Christus. Unus autem non conversione divinitatis in carnem, sed assumptione humanitatis in Deum. Siccome dunque Gesù Cristo ricevette l'umanità dalla sostanza della sola madre, così ebbe la divinità dalla sostanza del solo Padre.

 

16. Abbiamo poi nel simbolo apostolico: Credo in Deum Patrem omnipotentem... et in Iesum Christum Filium eius unicum... natum ex Maria Virgine, passus etc. Si noti in Iesum Christum Filium eius, del Padre, prima persona, che prima è stato nominato, non già di tutte le tre persone: unicum, un figlio non due. Nel simbolo poi del concilio Fiorentino, che si recita nella messa, e che comprende tutti gli altri simboli formati prima dagli altri concilj ecumenici, abbiamo più cose notabili. Ivi si dice: Credo in unum Deum Patrem omnipotentem... et in unum Dominum Iesum Christum Filium Dei unigenitum, et ex Patre natum ante omnia saecula (sicché questo Figlio unigenito è quello stesso che è stato generato ab aeterno dal Padre), consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt: qui propter nos homines etc. descendit de coelis, et incarnatus est. Il figlio dunque di Dio che operò la redenzione, non è quello supposto dal p. Berruyer fatto in tempo sulla terra; ma il Figlio di Dio eterno, per cui sono state fatte tutte le cose; ed egli fu quello che discese dai cieli e che nacque e morì per la nostra salute. Dunque falsamente si ammettono dal p. Berruyer due figli naturali di Dio, uno nato nel tempo da Dio sussistente in tre persone, ed un altro generato da Dio dall'eternità.

 

17. Né a ciò varrebbe al p. Berruyer l'opporre e dire: dunque Gesù Cristo, in quanto è stato fatto uomo nel tempo, non è vero figlio naturale di Dio, ma è figlio adottivo; come diceano Felice ed Elipando, che perciò furono condannati. No, diciamo noi, e lo teniamo per certo, che Gesù Cristo anche come uomo è vero figlio di Dio, siccome scrivemmo nella confutazione VII. al num. 18. Ma da ciò non si ricava già che vi siano due figli naturali di Dio, uno eterno e l'altro fatto in tempo; perché, siccome provammo nel luogo citato, intanto Gesù Cristo anche come uomo si dice Figlio naturale di Dio, in quanto Iddio Padre continuamente ab aeterno genera il Verbo, secondo scrisse Davide: Dixit ad me: Filius meus es tu, ego hodie genui te1. E da ciò avviene, che siccome il figliuolo prima dell'incarnazione fu generato ab aeterno senza la carne, così poi dal tempo che assunse l'umanità, è stato generato dal Padre, e sarà sempre generato unito ipostaticamente all'umanità. Ma bisogna qui intendere che quest'uomo, figlio naturale di Dio, creato nel tempo è la stessa persona del Figlio generato dall'eternità, cioè il Verbo, mentre il Verbo assunse l'umanità di Gesù Cristo, ed a sé l'unì; onde non può dirsi che vi siano due figli naturali di Dio, uno come uomo fatto nel tempo, e l'altro come Dio prodotto dall'eternità, perché non vi è altro che un solo figlio naturale di Dio, cioè il Verbo, il quale nel tempo unendo a sé l'umanità si rende Dio ed uomo; il quale è un solo Cristo, come si dice nel simbolo nominato di s. Atanasio: Sicut anima rationalis et caro unus est homo, ita Deus et homo unus est Christus. E siccome ogni uomo, benché siavi in


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esso l'anima e il corpo, si dice ch'è un solo uomo ed una sola persona; così in Gesù Cristo, benché vi sia il Verbo e l'umanità, diciamo che vi è una sola persona ed un solo figlio naturale di Dio.

 

18. È contrario ancora a quel che scrive il p. Berruyer ciò che scrisse s. Giovanni nel suo primo capo: In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Or di questo Verbo si dice poi che si fece carne: Et Verbum caro factum est. L'essersi fatto carne non significa essersi unito il Verbo alla persona umana di Gesù Cristo già esistente, ma dinota avere il Verbo assunta l'umanità nello stesso punto ch'ella fu creata, in modo che da quel punto stesso l'anima di Gesù e la carne umana divennero sua propria anima e sua propria carne, sostenute e governate da una sola persona divina, qual era esso Verbo, il quale terminava e sostenea le due nature divina ed umana, e così il Verbo si fece uomo. Ma gran cosa! S. Giovanni afferma che il Verbo, il Figlio generato ab aeterno dal Padre si è fatt'uomo; e il p. Berruyer dice che quest'uomo non è il Verbo Figlio di Dio eterno, ma è un altro Figlio di Dio fatto in tempo da tutte le tre persone! Ma dopo che il vangelista ha detto: Verbum caro factum est, il voler dire ed intendere che il Verbo non si è fatto carne, non è lo stesso che dire quel che diceano i sacramentarj sull'eucaristia delle parole: Hoc est corpus meum, cioè che il corpo di Gesù Cristo non era suo corpo, ma solo figura, segno o virtù del suo corpo? Questo è quel detorquere sacra verba ad proprium sensum, tanto detestato dal concilio di Trento negli eretici. Ma seguiamo il vangelo di s. Giovanni: Et habitavit in nobis. Questo Verbo eterno è quello che si è fatt'uomo, ed ha operata la redenzione umana; onde l'apostolo dopo aver detto et Verbum caro factum est, soggiunge: Et vidimus gloriam eius, gloriam quasi unigeniti a Patre etc. Sicché questo Verbo fatto uomo nel tempo è l'unigenito, e per conseguenza l'unico figliuolo naturale di Dio generato ab aeterno dal Padre. Ciò si conferma dallo stesso s. Giovanni in altro luogo1, dove si legge: In hoc apparuit caritas Dei in nobis, quoniam Filium suum unigenitum misit Deus in mundum, ut vivamus per eum. Nel qual testo deve inoltre notarsi la parola misit. È falso dunque ciò che dice Berruyer, che Gesù Cristo è figliuolo di Dio fatto nel tempo; giacché s. Giovanni asserisce che questo figlio già vi era prima di esser mandato: come in fatti questi era il Figlio eterno del Padre che fu mandato da Dio, discese dal cielo, ed apportò la salute al mondo. Oltreché, da quel che dice s. Tommaso2, in Dio quando si dice una persona messa dall'altra, intanto si dice messa in quanto da quella procede; sicché intanto dicesi il Figlio messo dal Padre a prender carne umana, in quanto procede dalla sola persona del Padre. E ciò lo dichiarò Gesù Cristo nella risurrezione di Lazaro; dove potendo risuscitarlo da sé, volle pregarne il Padre, per far credere al popolo ch'egli era vero suo Figlio: Ut credant quia tu me misisti3. Onde scrisse poi s. Ilario4: Non prece eguit; pro nobis oravit, ne Filius ignoraretur.

 

19. A ciò si aggiunge la tradizione dei santi padri, che comunemente si oppongono al falso sistema del Berruyer. S. Gregorio Nazianzeno5 scrive: Id quod non erat assumpsit, non duo factus, sed unum ex duobus fieri substinens. Deus enim ambo sunt, id quod assumpsit, et quod est assumptum; naturae duae in unum concurrentes, non duo Filii. S. Giovan Grisostomo6 scrive: Unum Filium unigenitum, non dividendum in Filiorum dualitatem, portantem tamen in semetipso indivisarum duarum naturarum inconvertibiliter proprietates. E poi soggiunge: Etsi enim (in Christo) duplex natura, veruntamen indivisibilis unio in una filiationis confitenda persona et una subsistentia.


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E s. Girolamo1 dice: Anima et caro Christi cum Verbo Dei una persona est, unus Christus. E s. Dionisio Alessandrino in una lettera sinodica confuta Paolo Samosateno, che diceva: Duas esse personas unius et solius Christi; et duos filios, unum natura filium Dei, qui fuit ante saecula, et unum homonyma Christum filium David. E s. Agostino2 scrive: Christus Iesus Dei filius est Deus et homo: Deus, quia Dei Verbum: homo autem, quia in unitatem personae accessit Verbo anima rationalis et caro. Lascio le altre autorità de' padri che possono leggersi presso il p. Gonet nel suo clipeo, nel p. Petavio, nel cardinal Gotti ed altri.

 

20. Io poi rifletto che, oltre gli altri errori espressi dal Berruyer, che discendono dalla sua falsa opinione, e che insieme confuteremo da qui a poco, rifletto, dico, che dal suo sconvolto sistema, dichiarato di sopra al numero 9 colle stesse sue parole, nasce lo sconvolgimento della credenza del battesimo insegnata da tutti i catechismi e concilj. Il suo sistema è questo, cioè che tutte le divine scritture del nuovo testamento, ove si chiama Dio padre di Cristo, o il Figlio si chiama figlio di Dio, oppure ove si narra alcuna cosa di Dio, come padre di Cristo, come figlio di Dio, si deve intendere del Figlio fatto nel tempo secondo la carne, e fatto da quel Dio che sussiste in tre persone. All'incontro è certo che il battesimo si dalla chiesa in nome delle tre divine persone, espressamente e singolarmente nominate, secondo ordinò Gesù Cristo agli apostoli: Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus sancti3. Ma se dovesse attendersi la regola generale posta dal p. Berruyer spiegata di sopra, ecco che il battesimo non sarebbe più quello che si amministra dalla chiesa, secondo il senso che si amministra; poiché il Padre che si nomina non sarebbe la prima persona della Trinità, come comunemente s'intende, ma sarebbe il Padre inteso da Berruyer, Padre sussistente in tre persone, viene a dire tutta la Trinità. Il Figlio poi non sarebbe il Verbo generato ab aeterno dal Padre principio della Trinità, ma sarebbe quel figlio fatto in tempo da tutte le tre persone: il quale figlio, essendo opera ad extra di Dio, sarebbe pura creatura, come di sopra abbiamo già considerato. Lo Spirito santo finalmente non sarebbe la terza persona, quale noi la crediamo, cioè procedente dal Padre ch'è la prima persona della Trinità, e dal Figliuolo ch'è la seconda persona, ch'è il Verbo generato ab aeterno dal Padre. In somma, secondo il p. Berruyer, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo non sarebbero quali in fatti sono, e quali li crede tutta la chiesa, vero Padre, vero Figlio e vero Spirito santo; contro quel che dice il gran teologo s. Gregorio Nazianzeno: Quis catholicorum ignorat Patrem vere esse Patrem, Filium vere esse Filium et Spiritum sanctum vere esse Spiritum sanctum, sicut ipse Dominus ad apostolos dicit: Euntes docete etc. Haec est perfecta Trinitas etc.4. Ma leggasi la confutazione del terzo errore nel § III., dove si troverà più a lungo e più chiaramente confutato questo primo errore. Or passiamo ad esaminare gli altri errori, che discendono da questo primo già osservato del nostro autore.

 




2 Berruyer t. 8. p. 59.



3 Id. ib. p. 60.

1 Phil. 2. 5.



2 Act. 5.

1 L. 17. adv. Haeres.



2 Ep. ad Epictetum.



3 In commonitor. ad Eulogium.



4 Hom. 3. ad c. 1. ep. ad Caesar.



5 Hom. in Princ. Ioan.



6 In vita S. Greg. Nys.



7 Serm. 38. de Verb. Dom.



8 In Enchirid. c. 35.



9 L. 1. de fide.

1 P. Berruyer t. 8. p. 89. e 98.



2 Id. t. 8. p. 8.



3 Id. p. 83.



4 Rom. 1. 3. et 4.



5 Rom. 1. 4.

1 S. Fulgent. Fragm. 32. l. 9.



2 Epist. 2. ad Serapion.



3 3. Part. qu. 32. art. 3.

1 Adv. Praxeam n. 50.



2 C. 3. a. 2. n. 8.

1 Psal. 2. 7.

1 Ep. 1. c. 4. vers. 9.



2 P. 1. q. 4. a. 1.



3 Luc. 11. 42.



4 L. 10. de Trinit.



5 Orat. 31.



6 Ep. ad Caesar. et Hom. 3. ad c. 1.

1 Tr. 49. in Ioan.



2 In Enchirid. c. 35.



3 Matth. 28. 19.



4 S. Greg. Naz. in orat. de fide post init.




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