Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Traduzione de' Salmi e de' Cantici

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 665 -


FERIA VI.

Salmo 21. del salterio.

Questo salmo dee intendersi letteralmente di Gesù Cristo che parla nel tempo che stava morendo sulla croce. S'intende ancora della sua gloriosa risurrezione. Scrive il cardinale Bellarmino che sia una temerità il volerlo applicare e storcere ad altri sensi. Sicché in questo salmo vi è un'espressa profezia di quanto poi patì il nostro Salvatore nella sua morte precedente dalla croce.

Deus, Deus meus, respice in me: quare me dereliquisti? longe a salute mea verba delictorum meorum. Dio mio, Dio mio, guardate l'afflizione in cui mi trovo: perché mi avete abbandonato? vedo già che i miei delitti, cioè i peccati del mio popolo, de' quali io mi son caricato per soddisfarli, come fossero miei, mi fan lontano dalla mia salute, cioè fanno ch'io non possa lasciar di morire. Vedi l'osservazione in fine.

Deus meus, clamabo per diem, et non exaudies; et nocte, et non ad insipientiam mihi. Dio mio, io v'invoco di giorno, e voi non mi esaudite; v'invoco anche di notte, deh non attribuite ad imprudenza e indiscretezza le mie preghiere.

Tu autem in sancto habitas, laus Israel. Voi dimorate nel vostro santuario, voi siete la lode d'Israele, per le tante grazie che gli avete fatte; ma ora sembra, riguardo a me, che non vogliate udirmi.

In te speraverunt patres nostri; speraverunt, et liberasti eos. I nostri padri hanno sperato in voi, e voi li liberaste. Qui parla il Salvatore della liberazione che doveano ricevere i santi padri colla sua morte.


- 666 -


Ad te clamaverunt, et salvi facti sunt; in te speraverunt, et non sunt confusi. Porsero a voi le loro preci, e furono salvati; confidarono in voi, e non restarono confusi.

Ego autem sum vermis et non homo; opprobrium hominum et abiectio plebis. Ecco ch'io non son riguardato più come un uomo, ma come un verme della terra; son divenuto l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe.

Omnes videntes me deriserunt me; locuti sunt labiis et moverunt caput. Tutti, vedendomi ridotto in questo misero stato, han preso a deridermi; parlano contra di me e m'insultano con muovere il capo. Ciò si allude a quel che scrisse poi s. Matteo: Praetereuntes autem blasphemabant eum, moventes capita sua1.

Speravit in Domino, eripiat eum; salvum faciat eum, quoniam vult eum. Dicono: egli ha posta la sua speranza nel Signore; il Signore lo liberi, poiché egli lo vuole e protegge. A ciò corrisponde quel che anche scrive san Matteo: Confidit in Deo, liberet nunc, si vult eum.

Quoniam tu es qui extraxisti me de ventre; spes mea ab uberibus matris meae. Voi siete, mio Dio, che mi traeste dal seno di mia madre e dalle sue mammelle; e sin d'allora io posi in voi tutte le mie speranze.

In te proiectus sum ex utero, de ventre matris meae; Deus meus es tu; ne discesseris a me. Da che uscii dall'utero di mia madre, io vi confessai per mio Dio; deh non vi partite da me.

Quoniam tribulatio proxima est; quoniam non est qui adiuvet. Poiché la tribolazione è prossima; e non vi è da chi sperar aiuto fuori di voi. Dice il Bellarmino che qui Gesù parlava della sua morte, che gli era vicina; mentre pochi versi appresso si parla della crocifissione e della divisione delle sue vesti.

Circumdederunt me vituli multi; tauri pingues obsederunt me. Mi han circondato molti vitelli (qui per vitelli s'intendono quelli che già avean poste le corna), i tori pingui mi hanno assediato. Per tori s'intendono i pontefici ed i farisei, che colle loro corna, cioè co' loro detti acuti ed illudenti insultavano Gesù Cristo, dicendo: Alios salvos fecit, seipsum non potest salvum facere... Descendat nunc de cruce, et credimus ei2.

Aperuerunt super me os suum; sicut leo rapiens et rugiens. Hanno aperta la loro bocca sovra di me, come tanti leoni affamati per divorarmi, ruggendo per la rabbia. Questa fame i giudei ben la dimostrarono quando alzarono la voce e dissero a Pilato: Tolle, tolle, crucifige eum.

Sicut aqua effusus sum; et dispersa sunt omnia ossa mea. Io sono svanito di forza per l'effusione del sangue (da me sparso) come un'acqua ch'esce da un vaso; e tutte le mie ossa dispersa sunt (l'ebreo legge come divulsa) si sono slogate.

Factum est cor meum, tamquam cera liquescens, in medio ventris mei. Con tutto ciò il mio cuore non già si è indurito contra de' miei nemici, ma sta molle, come cera liquefatta, in me per compassione de' loro mali.

Aruit tamquam testa virtus mea, et lingua mea adhaesit faucibus meis; et in pulverem mortis deduxisti me. Talmente le mie forze si sono inaridite che sembrano un vaso di creta cotta, e la mia lingua per l'aridità si è attaccata


- 667 -


al mio palato; sicché mio Dio, voi mi avete ridotto a giacere sotto la polvere del sepolcro che cuopre i morti.

Quoniam circumdederunt me canes multi; concilium malignantium obsedit me. Poiché questa truppa di cani mi ha circondato; essi maligni mi hanno assediato per togliermi la vita.

Foderunt manus meas et pedes meos; dinumeraverunt omnia ossa mea. Mi han traforate le mani ed i piedi con chiodi; e sulla croce hanno talmente stirato il mio corpo, che poteano numerarsi tutte le mie ossa. Con tali parole Davide espresse chiaramente la crocifissione di Gesù Cristo, come spiegano s. Girolamo, s. Agostino, Teodoreto ed Eutimio.

Ipsi vero consideraverunt et inspexerunt me; diviserunt sibi vestimenta mea et super vestem meam miserunt sortem. I miei crocifissori, dopo avermi inchiodato, si son posti a guardarmi con disprezzo ed a considerar le mie pene per compiacersene; si han divise tra loro le mie vesti; e la mia tonaca interiore (perché non era cucita, ma tutta tessuta) se l'han giocata a sorte. Questo medesimo testo fu riferito poi da s. Matteo nel suo vangelo1: Ut impleretur quod dictum est per prophetam dicentem: Diviserunt sibi etc. Con ciò si prova per certo che il nostro Redentore morì nudo sulla croce.

Tu autem, Domine, ne elongaveris auxilium tuum a me; ad defensionem meam conspice. Ma voi, Signore, non allontanate da me il vostro soccorso; pensate voi a difendermi.

Erue a framea Deus animam meam; et de manu canis unicam meam. Liberate presto la vita mia dalla spada della morte, dopo che sarò morto, con far risorgere il mio corpo; trionfi l'anima mia, che sembra lasciata sola ed abbandonata; trionfi del cane infernale.

Salva me ex ore leonis; et a cornibus unicornium humilitatem meam. Salvatemi dal leone, che tiene aperta la bocca per divorarmi; e liberate la mia debolezza dagl'insulti di questi feroci liocorni.

Narrabo nomen tuum fratribus meis; in medio ecclesiae laudabo te. Qui parla il profeta più espressamente della risurrezione del Signore e del frutto di quella, qual era la conversione delle genti. Narrabo; io per mezzo degli apostoli miei fratelli pubblicherò la gloria del vostro nome e vi loderò in mezzo alla radunanza de' fedeli.

Qui timetis Dominum, laudate eum; universum semen Iacob, glorificate eum. Dirò loro: O voi che temete il Signore, lodatelo sempre; e voi che siete figliuoli di Giacobbe (s'intendono i cristiani, che hanno la fede di Giacobbe), celebrate tutti la sua gloria.

Timeat eum omne semen Israel; quoniam non sprevit neque despexit deprecationem pauperis. Tutta la progenie d'Israele tema il Signore, che non disprezza la preghiera del povero. Qui per povero s'intende Gesù Cristo, che morì sulla croce nudo e abbandonato da tutti.

Nec avertit faciem suam a me; et cum clamarem ad eum, exaudivit me. Il mio Dio non rivolge i suoi occhi da me e non lascia di esaudirmi, quando ricorro a lui per aiuto.

Apud te laus mea in ecclesia magna. Io vi loderò, Signore, nella


- 668 -


chiesa grande, cioè congregata di tutte le genti: Vota mea reddam in conspectu timentium eum. Alla presenza de' vostri fedeli io vi renderò e rinnoverò il mio sacrificio per mezzo de' sacerdoti miei ministri.

Edent pauperes et saturabuntur; et laudabunt Dominum qui requirunt eum; vivent corda eorum in saeculum saeculi. I poveri di spirito, che conoscono la loro spirituale miseria, si ciberanno e saranno saziati dalla grazia; e loderanno il Signore quei che lo cercano; quindi le loro anime viveranno in eterno.

Reminiscentur et convertentur ad Dominum universi fines terrae. Tutte le genti della terra sino agli ultimi confini si ricorderanno de' divini beneficj e de' misteri lor predicati della redenzione e si convertiranno al Signore.

Et adorabunt in conspectu eius universae familiae gentium. E tutte le nazioni de' gentili verranno nella chiesa ad adorarlo.

Quoniam Domini est regnum, et ipse dominabitur gentium. Poiché al Signore spetta il regno di tutto il mondo; e pertanto a lui tocca esercitare il dominio sovra tutti i popoli.

Manducaverunt et adoraverunt omnes pingues terrae; in conspectu eius cadent omnes qui descendunt in terram. Anche i potenti della terra (per cui s'intendono i pingui), che abbondano di ricchezze, mangeranno alla mensa del Signore e l'adoreranno; ed incurvandosi per adorarlo si umilieranno sino a terra. La volgata legge qui descendunt in terram: ma il testo ebreo legge qui descendunt in pulverem; il che s'intende degli uomini, che, essendo mortali, han da risolversi tutti in polvere. L'uno e l'altro senso è probabile.

Et anima mea illi vivet, et semen meum serviet ipsi. L'anima mia vivrà solo al mio Dio; e la posterità de' miei figli e credenti sarà fedele in servirlo.

Annuntiabitur Domino generatio ventura; et annuntiabunt coeli iustitiam eius populo qui nascetur, quem fecit Dominus. La ventura generazione de' credenti riceverà il nunzio del Signore, cioè la notizia della fede; e gli uomini celesti (per cui s'intendono i cieli espressi nel testo) pubblicheranno la giustizia di Dio (cioè la giustizia della fede, che rende gli uomini giusti) al nuovo popolo che nascerà alla vita della grazia; popolo fatto da Dio, cioè popolo particolare di Dio, creato in Gesù Cristo.

Osservazione sull'abbandonamento di Gesù Cristo.

È certo che il Verbo non abbandonò l'umanità di Cristo moribondo sulla croce. Ma perché il Salvatore disse: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? (Matth. 27. 46.). Risponde s. Leone: Vox ista doctrina est non querela (Serm. 16. de pass.). Gesù non parlò così al Padre per esser liberato dalla morteparlò del suo proprio abbandono, ma dell'abbandono della grazia, della quale sarebbero tutti gli uomini restati privi, se egli non fosse morto per la nostra salute. Egli allora pregò a nome nostro, acciocché fossimo liberati dalla morte eterna: ed anche a nome nostro domandò la sua risurrezione per farne partecipi anche noi; onde allora si pose in luogo di noi e pregò di non essere abbandonato, ma frattanto offerì la sua morte affine di esimerci dall'abbandono da noi meritato, e non morì se non dopo aver posta in sicuro la nostra salute; perciò nel predetto salmo ne rende grazie al Padre e canta il frutto della sua vittoria.




1 Matth. 27. 39.



2 Ibid. 42



1 27. 35.






Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos