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S. Alfonso Maria de Liguori
Traduzione de' Salmi e de' Cantici

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FERIA VI. - A MATTUTINO

Salmo 1. (80. del salterio.)

In questo salmo si riprende la negligenza del popolo in celebrare le divine lodi: onde si esorta e celebrarle da indi in poi con divozione ed in ringraziamento de' benefizj da Dio ricevuti, mentre a tal fine si sono istituite le feste. Ogni cristiano può applicare questo salmo a se stesso.

Exultate Deo adiutori nostro; iubilate Deo Iacob. Esultate di allegrezza, lodando Dio, per la protezione amorosa che ha di noi; giubilate, glorificando il Dio di Giacobbe.

Sumite psalmum et date tympanum; psalterium iucundum cum cythara. Assumete il salmo, cioè date principio al cantico; su date di mano con allegrezza al timpano, al salterio ed alla cetera.

Buccinate in neomenia tuba; in insigni die solemnitatis vestrae. Suonate colla tromba della neomenia, che suole suonarsi nel giorno insigne della vostra festa. L'ebreo, in vece di vestrae, legge nostrae. Qui dee notarsi che gli ebrei ogni mese celebravano la neomenia, cioè il novilunio; ma la neomenia di settembre era la più solenne, in cui sonavansi le trombe, e perciò chiamavasi: Dies clangoris et tubarum1.

Quia praeceptum in Israel est, et iudicium Deo Iacob. Poiché questo è precetto in Israele e statuto fatto dal Dio di Giacobbe2.

Testimonium in Ioseph posuit illud, cum exiret de terra Aegypti; linguam quam non noverat audivit.


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Un tal precetto Iddio l'impose a Giuseppe (cioè alla discendenza di lui e de' suoi fratelli e nazionali) quando uscì dalla terra di Egitto, allorché udì un linguaggio non conosciuto; poiché questa fu la prima volta che Dio parlò agl'Israeliti.

Divertit ab oneribus dorsum eius; manus eius in cophino servierunt. Egli sottrasse i loro omeri da' pesi che soffrivano; e le loro mani dal portare i cofani di loto e di mattoni: l'ebreo legge: Liberavi ab onere dorsum eius, et manus eius a cophinis cessaverunt.

In tribulatione invocasti me, et liberavi te; exaudivi te in abscondito tempestatis: probavi te apud aquam contradictionis. In tale afflizione (dice Dio) tu m'invocasti ed io te ne liberai: exaudivi te in abscondito tempestatis; qui si danno molte interpretazioni. Il Mattei l'intende della tempesta de' castighi che Dio mandò ai nemici, ma più mi piace la spiegazione di Genebrando, Menochio e Tirino, che spiegano così: Io ti esaudii nella tempesta delle afflizioni che soffrivi dagli egiziani, quando ti parea ch'io mi fossi nascosto e non udissi le tue preghiere. (Ciò ben si appropria alle anime desolate, cui sembra che Dio più non le ascolti, ma il Signore, in mezzo a quella tempesta, di nascosto, cioè senza loro farlo conoscere, le ascolta e le soccorre). Probavi te apud aquam contradictionis. E pure ti provai e conobbi infedele presso l'acqua di Marab. Marab è nome proprio del luogo ove il popolo, soffrendo quella penuria di acqua, contradisse a Mosè e cominciò a negargli l'ubbidienza1; e perciò Marab s'intende per questo luogo di contraddizione. Così il Mattei e gli altri.

Audi, populus meus, et contestabor te; Israel, si audieris me, non erit in te deus recens, neque adorabis deum alienum. Odi, popolo mio, e ti farò palese quel che voglio da te (testatum faciam tibi quid a te requiram, il Bellarmino). O Israello, se vuoi ubbidirmi, non sia in te qualche dio nuovo fuori di me, né adorerai dio straniero; non adores deum peregrinum, s. Girolamo.

Ego enim sum Dominus Deus tuus, qui eduxi te de terra Aegypti; dilata os tuum, et implebo illud. Poiché io sono l'unico tuo Signore e Dio che ti ho cavato dall'Egitto: dilata os tuum, et implebo illud; allarga la tua bocca (cioè allarga i tuoi desiderj, e chiedimi quel che vuoi), ed io l'adempirò, cioè ti contenterò appieno.

Et non audivit populus meus vocem meam; et Israel non intendit mihi. Ma il popolo mio non ha dato orecchio alla mia voce, ed Israello non mi ha voluto intendere, cioè non ha voluto quietarsi e credere a' miei detti; l'ebreo non acquievit; s. Girolamo non credidit.

Et dimisi eos secundum desideria cordis eorum; ibunt in adinventionibus suis. Ed io li ho abbandonati a' desiderj del loro cuore, cioè ai loro disordinati appetiti; onde i miseri ibunt in adinventionibus suis; s. Girolamo ambulabunt in consiliis suis, cammineranno al lor precipizio, secondando i loro malvagi disegni.

Si populus meus audisset me; Israel si in viis meis ambulasset. Se questo mio popolo mi avesse ascoltato, se Israello avesse camminato per la via de' miei precetti.

Pro nihilo forsitan inimicos eorum humiliassem; et super tribulantes eos misissem manum meam. Nulla


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mi sarebbe stato più facile che umiliare i loro nemici; e ben avrei stesa la mia mano a castigare coloro che li tribolavano.

Inimici Domini mentiti sunt ei; et erit tempus eorum in saecula. Ma quelli ch'erano amati dal Signore gli hanno mancato e son divenuti suoi nemici; e perciò la pena della loro infedeltà sarà perpetua.

Et cibavit eos ex adipe frumenti; et de petra melle saturavit eos. E pure Iddio li avea nodriti ex adipe frumenti, di fior di farina; e li avea saziati di mele raccolto dalle pietre, cioè in abbondanza, poiché le api anche nelle pietre avean loro somministrato il mele.

Salmo 2. (81. del salterio.)

In questo salmo il profeta fa parlare Dio che rimprovera a' principi e giudici la mala amministrazione della giustizia, e mette loro davanti la morte in cui dovranno essere giudicati. L'ultimo verso spiega la venuta di Gesù Cristo che nel fine de' secoli ha da giudicare tutti gli uomini.

Deus stetit in synagoga deorum; in medio autem deos diiudicat. Iddio assiste nel consesso de' giudici della terra (deorum, il caldeo legge iudicum): e stando in mezzo di loro giudica, cioè pesa i giudizj ch'essi fanno.

Usquequo iudicatis iniquitatem, et faciem peccatorum sumitis? E sino a quando (loro dice) darete sentenze inique? et faciem peccatorum sumitis; scrive il Bellarmino: sumere faciem peccatoris è lo stesso che giudicare non secondo la giustizia, ma secondo piace all'amico malvagio, respiciendo in faciem hominis, non in regulam iustitiae. Ma il Mattei dice che il sumere faciem, secondo la proprietà della voce ebrea, dinota erigere faciem peccatorum. Onde scrive che i giudici che aderiscono a' malvagi fanno che quelli alzino la testa, cioè la loro alterigia.

Iudicate egeno et pupillo; humilem et pauperem iustificate. Giudicate secondo la giustizia che merita il povero ed il pupillo; e rendete giustizia agli uomini bassi e miseri.

Eripite pauperem; et egenum de manu peccatoris liberate. Sottraete il povero dall'oppressione; e liberate il bisognoso dalle mani del peccatore ch'è prepotente.

[ELOS-I:capoverso] Nescierunt neque intellexerunt; in tenebris ambulant, movebuntur omnia fundamenti terrae. Ma i giudici iniqui non intendono queste massime, poiché camminano all'oscuro e mettono tutto il mondo in confusione colle loro ingiustizie.

Ego dixi: dii estis et filii Excelsi omnes. O giudici, io vi ho stabiliti per dei della terra, comunicandovi la mia potestà; voi, secondo questa autorità che vi ha partecipata l'Altissimo, siete suoi figliuoli.

Vos autem sicut homines moriemini, et sicut unus de principibus cadetis. Ma avvertite che siete uomini, e come uomini avete tutti da morire; ed un giorno ognuno di voi cadrà dal suo posto, come son caduti gli altri vostri principi antecessori.

Surge, Deus, iudica terram; quoniam tu haereditabis in omnibus gentibus. Sorgete, Signore, e voi giudicate la terra; poiché nell'ultimo dei giorni haereditabis in omnibus gentibus, erediterete sovra tutte le genti le quali tutte allora dovran soggiacere alla vostra giustizia e potestà.

Salmo 3. (82. del salterio.)

Questo salmo contiene una preghiera del popolo giudaico a Dio con cui gli domanda soccorso contra gli ammoniti, moabiti ed altri gentili che minacciavano di rovinare il tempio e la città. Si può prendere il salmo come un'orazione della chiesa in ogni tempo ch'ella patisce qualche particolar persecuzione.

Deus, quis similis erit tibi? ne taceas, neque compescaris, Deus. Mio


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Dio, chi sarà simile a voi, che possa quel che potete voi? perciò non tacete, s. Girolamo ne quiescas, non dissimulate il vostro giusto sdegno.

Quoniam ecce inimici tui sonuerunt; et qui oderunt te extulerunt caput. Poiché già i nemici han sonato all'armi, cioè han tumultuato, come spiega san Girolamo tumultuati sunt; e coloro che vi odiano hanno alzata la testa.

Super populum tuum malignaverunt consilium; et cogitaverunt adversus sanctos tuos: s. Girolamo contra populum tuum nequiter tractaverunt. Han fatti disegni di ruina contra il vostro popolo; ed hanno deliberato di opprimere i santi, cioè coloro che vi adorano.

Dixerunt: Venite et disperdamus eos de gente; et non memoretur nomen Israel ultra. Han proclamato fra di loro: Venite et disperdamus eos de gente; dice il Mattei esser questo un idiotismo ebraico che significa: Togliamo questo popolo dal mondo, talmente che non vi sia più memoria del nome d'Israello.

Quoniam cogitaverunt unanimiter; simul adversum te testamentum disposuerunt, tabernacula idumaeorum et ismaelitae. Poiché essi di accordo si son congiurati per abbatterci ed han disposta una lega contra di voi; l'ebreo e s. Girolamo foedus pepigerunt tabernacula, cioè le tende, o siano tutte le truppe degl'idumei e degl'ismaeliti.

Moab et Agareni, Gebal et Ammon et Amalec; alienigenae cum habitantibus Tyrum. E questi sono i moabiti, gli agareni, i gebaliti, gli ammoniti e gli amaleciti; a cui si sono aggiunti gli stranieri e gli abitanti di Tiro.

Etenim Assur venit cum illis; facti sunt in adiutorium filiis Lot. S. Girolamo sed et Assur etc. Anche l'esercito degli assirj si è unito con essi e son venuti in aiuto de' figliuoli di Lot; dice il Mattei che per i figli di Lot non possono intendersi altri che gli ammoniti loro discendenti.

Fac illis sicut Madian et Sisarae; sicut Iabin in torrente Cisson. Fate con essi, come faceste coi madianiti e con Sisara; e come faceste col re Giabin presso le sponde del torrente Cisson.

Disperierunt in Endor, facti sunt ut stercus terrae. Allorché furon disfatti in Endor (in Endor furon vinti i madianiti da Gedeone); ed i loro cadaveri serviron di letame per ingrassar la terra.

Pone principes eorum sicut Oreb et Zeb et Zebee et Salmana. Trattate i loro capi, come trattaste Oreb e Zeb e Zebee e Salmana. Zebee e Salmana erano i re de' madianiti, e Zeb ed Oreb i loro capitani, che dagli ebrei furono un tempo uccisi1.

Omnes principes eorum, qui dixerunt: Haereditate possideamus sanctuarium Dei. Così trattate, o Signore, questi capi che hanno ardito di dire: Andiamo ad impossessarci del santuario di Dio (cioè di Gerusalemme) come di una eredità che a noi spetti.

Deus meus, pone illos ut rotam; et sicut stipulam ante faciem venti. Dio mio, mandate loro uno spirito di vertigine che li sconcerti; così Lallemand col Mattei, che traduce: «Sol che dal ciglio irato- Sfavilli un lampo, e li vedrem qual ruota- Girar confusi intorno». Et sicut stipulam etc.


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E dissipateli qual mucchio di paglia in faccia al vento: così anche spiega il Mattei.

Sicut ignis qui comburit silvam; et sicut flamma comburens montes.

Ita persequeris illos in tempestate tua; et in ira tua turbabis eos. Siccome il fuoco attaccato ad una selva tutta la brucia, e siccome la fiamma incendia i monti (Genebrardo e Rotigni l'intendono de' monti sulfurei, come il Vesuvio e l'Etna, che col fuoco che mandano devastano il tutto; il Bellarmino l'intende del fieno secco che sta ne' monti; ma Lallemand e Mattei l'intendono de' fulmini, che penetrano anche ne' monti), così voi perseguitate costoro nella tempesta della vostra vendetta, e nel turbine dell'ira vostra costernateli: così san Girolamo: Sic persequere eos et in turbine tuo conturba eos.

Imple facies eorum ignominia; et quaerent nomen tuum, Domine. Riempite di confusione i loro volti; e così, Signore, essi ravveduti cercheranno il vostro nome, cioè si convertiranno a voi; ma come spiegano altri più comunemente: E così dimanderanno e resteranno informati del vostro nome (cioè della vostra potenza) e lo venereranno.

Erubescant et conturbentur in saeculum saeculi; et confundantur et pereant. E se ciò non basta a ravvedersi, restino essi confusi in continuo timore del vostro potere; e con tal confusione vivano e muoiano.

Et cognoscant quia nomen tibi Dominus; tu solus Altissimus in omni terra. E sappiano che non ad altri che a voi spetta propriamente il nome di Signore; perché voi solo siete il sovrano de' sovrani in tutta la terra.

Salmo 4. (83. del salterio.)

Questo salmo contiene i desiderj del salmista di vedere il tempio di Gerusalemme, che piange in vedersene lontano. Ed essendo questo tempio figura del cielo, dee credersi che sospirava di andare a veder Dio nel regno celeste. Il salmo mirabilmente eccita i nostri desiderj di lasciar la terra e di entrar nella patria de' beati.

Quam dilecta tabernacula tua, Domine virtutum! concupiscit et deficit anima mea in atria Domini. Oh quanto sono amabili i vostri tabernacoli, o Dio degli eserciti! l'anima mia li sospira e struggesi pensando alla casa del Signore.

Cor meum et caro mea exultaverunt in Deum vivum. Il mio cuore e la mia carne, cioè la mia anima e il mio corpo, esultano di gioia, pensando a voi, o Dio vivo. Il nostro Dio si chiama vivo a differenza degli dei de' gentili, che sono dei morti.

Etenim passer invenit sibi domum; et turtur nidum sibi ubi ponat pullos suos. Poiché il passero si ha trovata la sua abitazione in qualche casa; e la tortora il nido ove porre in sicuro i suoi pulcini.

Altaria tua, Domine virtutum; rex meus et Deus meus. Ed io, mio re e Dio, non posso ricoverarmi ne' vostri altari, cioè nel vostro tempio, che sarebbe il mio felice ricovero e nido? così Bellarmino, Maldonato e Lallemand. Il Mattei traduce: «Il tuo altare era il mio nido,- Era il porto, o mio Signor

Beati qui habitant in domo tua, Domine; in saecula saeculorum laudabunt te. Felici quelli, Signore, che abitano nella vostra casa; essi non si occupano in altro che in lodarvi per sempre.

Beatus vir cuius est auxilium abs te; ascensiones in corde suo disposuit, in valle lacrymarum, in loco quem posuit. Beato l'uomo che spera


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il soccorso da voi; perché ha stabilito nel suo cuore di sempre più ascendere a' gradi della perfezione, stando in questa valle di lagrime, luogo ove Dio l'ha posto per meritare, come dice qui s. Agostino. Ma il Mattei con Bossuet interpretano molto diversamente questo verso; egli dice che il salmista sospirando di ritornare da Babilonia in Gerusalemme, si figura esser già sciolto da' lacci ed esclama: Felice chi spera ed ha aiuto da te; ecco se ne ritorna, passa per la valle di Boca ed ivi si ristora coll'acqua che tu fai piovere; passerà di coro in coro, finché giungerà a vederti nel Sionne. Quindi va spiegando nell'osservazione su questo verso, per 1. sulla parola ascensiones; che l'ascendere, secondo l'ebreo, esprime il ritorno in Gerusalemme; in corde, cioè il figurarsi colla mente di ritornare. Per 2. dice che la voce disposuit va unita colle altre in valle lacrymarum, le quali parole nell'ebreo sono espresse col nome Boca, ch'era una valle arsiccia, chiamata luogo di lagrime1; in ebreo sta Bochim. Per 3. dice: in loco quem posuit, che secondo l'ebreo la voce dinota fons, non locus, onde si legge: Transibit vallem Bocha, fons ibi ponetur. Per 4. Ibunt de virtute in virtutem, ma secondo l'ebreo ibit de coetu in coetum, che dinotano le diverse compagnie degli ebrei che si univano nell'andare al tempio, secondo sta espresso nel verso seguente.

Etenim benedictionem dabit legislator; ibunt de virtute in virtutem; videbitur Deus deorum in Sion. Il Mattei questo verso, seguendo il senso del verso antecedente, lo traduce così: Eo in loco fons ponetur; etenim propitia dabitur pluvia; hinc ibit de coetu in coetum donec videbit Deum deorum in Sion. Sicché il salmista, figurandosi di ristorarsi in quella valle coll'acqua della pioggia, andando colle compagnie, si rallegra, come già nel tempio vedesse il Dio degli dei. Ma gli altri seguendo il senso da essi tenuto prima, spiegano così: Poiché Iddio che ha data la legge (ch'è la via per acquistar la vita eterna), darà loro la benedizione; e così anderanno crescendo di virtù in virtù, finché vedranno il Dio degli dei nella celeste Sionne. La verità si è che questi due versi 6 e 7 sono oscuri, e li hanno renduti più oscuri gl'interpreti.

Domine, Deus virtutum, exaudi orationem meam; auribus percipe, Deus Iacob. O Dio, degli eserciti, esaudite la mia orazione; ascoltatemi, o gran Dio di Giacobbe.

Protector noster aspice, Deus; et respice in faciem Christi tui. O Dio, che siete il nostro protettore, guardateci con occhio benigno; e specialmente mirate il nostro re, figura del futuro Salvatore; così Bossuet; Christi, idest regis qui est Christi figura. Ma ben può intendersi principalmente per lo messia, mentre l'ebreo in vece di Christi legge messiae tui.

Quia melior est dies una in atriis tuis; super millia. Poiché è meglio lo stare un giorno solo nel vostro tempio (templum vocat in quo varia atria erant, scrive Mariana al vers. 2 di questo salmo) che star per mille fuori di quello. Dice Tirino che per tempio allegoricamente s'intende la chiesa, anagogicamente s'intende il cielo.

Elegi abiectus esse in domo Dei mei, magis quam habitare in tabernaculis peccatorum. Ho eletto esser più presto abbietto nella casa del mio Dio che abitare ne' palagi de' peccatori.


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Per tal casa il Bellarmino con s. Agostino intendono il cielo; ma Bossuet, Mattei ecc. intendono il tempio, mentre l'ebreo legge: Mallem esse custos liminis domus tuae, vorrei piuttosto esser portinaio del tempio tra gl'infimi ministri di esso1.

Quia misericordiam et veritatem diligit Deus; gratiam et gloriam dabit Dominus. Perché Dio ama la misericordia e la verità, cioè perché Dio è misericordioso e verace, cioè fedele; onde ben ci darà la grazia in questa vita e la gloria nell'altra.

Non privabit bonis eos qui ambulant in innocentia; Domine virtutum, beatus homo qui sperat in te. Non che non lascerà egli privi di tali beni, cioè della grazia e della gloria, che sono i veri beni, coloro che camminano nell'innocenza, cioè vivono lontani dal peccato; o Signore onnipotente, felice l'uomo che spera in voi!

Salmo 5. (84. del salterio.)

In questo salmo parlasi prima della liberazione del popolo giudaico dalla schiavitù e poi della redenzione del genere umano dalla schiavitù del demonio. Si predicono di più i frutti di questa redenzione; e noi possiamo valercene per chiedere il conseguimento di essi, come fa la chiesa nell'officio del s. Natale.

Benedixisti, Domine, terram tuam; avertisti captivitatem Iacob. L'ebreo legge Dilexisti, Domine, terram tuam; e s. Girolamo Placatus es, Domine, terrae tuae. Finalmente, Signore, vi siete placato colla vostra terra e l'avete benedetta; avete data fine alla schiavitù di Giacobbe e de' suoi figliuoli.

Remisisti iniquitatem plebis tuae; operuisti omnia peccata eorum. Voi avete perdonato al vostro popolo le sue iniquità; avete coperti tutti i loro peccati o (come bene commenta il Bellarmino) li avete nascosti alla vostra faccia per non vederli e punirli. Quando Dio cuopre i peccati, li cancella e li rimette, come non mai vi fossero stati. Vedi quel che si è detto alla pag. 686. nella nota al v. 1. del salmo 31.

Mitigasti omnem iram tuam; avertisti ab ira indignationis tuae. Avete mitigata tutta la vostra collera. Avertisti ab ira etc. l'ebreo legge avertisti ab ira faciem tuam; e s. Girolamo conversus es ab ira furoris tui, avete deposto il vostro sdegno, o pure (come spiegano Menochio e Bellarmino) vi siete rimosso dall'ira del vostro disdegno; avertisti te ab ira et indignatione tua.

Converte nos, Deus, salutaris noster; et averte iram tuam a nobis. Convertiteci a voi, o Dio nostro salvatore, come volta s. Girolamo Deus Iesus noster, o pure Dio della nostra salute, come legge l'ebreo Deus salutis nostrae; ed allontanate, togliete da noi la vostra collera.

Numquid in aeternum irasceris nobis? aut extendes iram tuam a generatione in generationem? E che? forse starete sempre con noi sdegnato? e stenderete, cioè farete durare l'ira vostra da generazione in generazione.

Deus, tu conversus vivificabis nos; et plebs tua laetabitur in te. S. Girolamo volta Nonne tu revertens vivificabis nos? Se voi, Signore, placato volgerete a noi lo sguardo, ci donerete la vita (facendoci risorgere dal peccato alla grazia); e il vostro popolo si rallegrerà in voi, cantando le vostre lodi.

Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam; et salutare tuum da nobis. Dimostrateci, Signore, gli effetti della vostra misericordia; e dateci


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la salute, con mandarci il salvatore, cioè il messia aspettato; così Menochio e Bellarmino.

Audiam quid loquatur in me Dominus Deus; quoniam loquetur pacem in plebem suam. Io ascolterò ciò che Iddio mio Signore mi dirà nel mio cuore; poiché parlerà della pace al suo popolo, cioè della riconciliazione che gli otterrà Gesù suo redentore, ch'è chiamato da Isaia princeps pacis.

Et super sanctos suos; et in eos qui convertuntur ad cor. Egli mi farà sentire che vuol salvare i giusti ed anche i peccatori che, rientrando in se stessi, seriamente e di cuore si convertono, qui serio resipiscunt; Bossuet e Bellarmino.

Verumtamen prope timentes eum salutare ipsius; ut inhabitet gloria in terra nostra. Nell'ebreo in vece di verumtamen, vi è la particola ac, la quale significa certe, utique, come dicono Malvenda, Menochio, Sa, Tirino e Lallemand. In verità è vicina a coloro che temono Dio la salute ch'egli loro darà colla venuta del messia: acciocché risplenda nella nostra terra la sua gloria, cioè Gesù Cristo, qui est splendor gloriae1. Così Maldonato, Bellarmino e Malvenda.

Misericordia et veritas obviaverunt sibi; iustitia et pax osculatae sunt. La misericordia e la verità (cioè la giustizia) s'incontreranno nella venuta del messia; sì che la giustizia già soddisfatta e la pace data si baceranno. S. Girolamo e s. Agostino per la misericordia intendono la venuta del Salvatore a' gentili non promesso: e per la verità intendono la fedeltà del messia a' giudei promesso. Si è posto s'incontreranno e si baceranno, sì perché in questo salmo si predice la venuta del messia, come dice il Bellarmino, sì perché il poetico linguaggio orientale spesso esprime in tempo preterito il futuro, per dinotar la certezza della profezia.

Veritas de terra orta est; et iustitia de coelo prospexit. La verità, cioè l'innocenza, nascerà in terra; così Lallemand. Altri spiegano, quei della terra abbracceranno la verità, cioè la vera fede; ma la migliore interpretazione sembrami quella di Menochio e Bellarmino: La verità nascerà dalla terra, cioè dalla terra verginale di Maria (come l'intende anche s. Agostino), vestendosi di umana carne in Maria il Verbo, ch'è la stessa verità.

Etenim Dominus dabit benignitatem; et terra nostra dabit fructum suum. Poiché il Signore darà la benignità, cioè per sua benignità manderà il suo Figliuolo a farsi uomo; e la terra nostra, cioè la vergine Maria, darà a noi il suo frutto, cioè Gesù Cristo, che fu chiamato già dall'arcangelo Gabriele frutto del ventre di Maria, giusta quel che predisse Isaia c. 44: Aperiatur terra et germinet salvatorem.

Iustitia ante eum ambulabit; et ponet in via gressus suos. La giustizia camminerà innanzi a lui, cioè ogni sua azione sarà giusta; et ponet in via gressus suos, e porrà in via, cioè nella sua vita, i suoi passi tutti retti e giusti, acciocché gli uomini, seguendolo, giungano alla patria beata.

Salmo 6. (85. del salterio.)

Questo salmo contiene le fervide preghiere che Davide fece a Dio ne' suoi travagli. Per sentimento comune di Davide è l'autore di questo salmo, dove si descrivono gli affetti di Gesù Cristo nel tempo della sua passione e si predice la conversione de' gentili. Giova ad ogni anima afflitta per implorare il divino aiuto nelle tribolazioni.

Inclina, Domine, aurem tuam et exaudi me; quoniam inops et pauper


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sum ego. Signore porgete il vostro orecchio ed esauditemi; poiché io son bisognoso e povero.

Custodi animam meam, quoniam sanctus sum; salvum fac servum tuum, Deus meus, sperantem in te. Quoniam sanctus sum, l'ebreo legge quia benignus sum; Menochio, la siriaca e il salterio di Milano leggono quoniam sanctus es, ma comunemente gl'interpreti leggono sanctus sum, e il Mattei dice che non dobbiamo dipartirci dall'ebreo. Onde si spiega: Conservate la mia vita, perché sono un vostro servo fedele, addetto alla vostra servitù; salvate dunque, mio Dio, il vostro servo che confida in voi.

Miserere mei, Domine, quoniam ad te clamavi tota die; laetifica animam servi tui, quoniam ad te, Domine, animam meam levavi. Signore, abbiate pietà di me; poiché tutto giorno ho gridato a voi, chiedendovi pietà; consolate l'anima del vostro servo: quoniam ad te animam meam levavi; il Calmet spiega, perché con ardore ho desiderato il vostro soccorso; ma meglio spiega il Mattei con dire; perché ho sollevato a voi il mio cuore.

Quoniam tu, Domine, suavis et mitis et multae misericordiae omnibus invocantibus te. Poiché voi siete soave e misericordioso (mitis, volta s. Girolamo propitiabilis) e siete pieno di pietà verso tutti coloro che v'invocano.

Auribus percipe, Domini, orationem meam; et intende voci deprecationis meae. Date orecchio, Signore, alla mia preghiera; e degnatevi di stare a sentire ciò che con quella vi domando.

In die tribulationis meae clamavi ad te: quia exaudisti me. Nel tempo della mia afflizione sono ricorso a voi, perché mi avete esaudito, cioè perché sempre avete voluto esaudirmi; così Bellarmino, Menochio, Sa e Mariana.

Non est similis tui in diis, Domine; et non est secundum opera tua. Tra la turba degli dei che gli uomini adorano non vi è, Signore, chi sia simile a voi; né vi è opera che possa mettersi a confronto delle vostre.

Omnes gentes, quascumque fecisti, venient et adorabunt coram te, Domine; et glorificabunt nomen tuum. Tutte le genti da voi create, o Signore, qualunque elle sieno, verranno (da' loro paesi, non già partendo di , ma abbracciando la fede) e prostrate a' vostri piedi vi adoreranno; ed accresceranno la gloria del vostro nome.

Quoniam magnus es tu et faciens mirabilia; tu es Deus solus. Poiché voi siete veramente grande, che operate maraviglie; voi solo siete il vero Dio.

Deduc me, Domine, in via tua, et ingrediar in veritate tua; laetetur cor meum, ut timeat nomen tuum. Conducetemi, Signore, per la via dei vostri comandamenti e fate ch'io vi entri per camminar in essa senza sdrucciolare: dice il Mattei che la parola veritas presso gli ebrei dinota la perfezione di ciò che si opera: laetetur cor meum, il caldeo legge uni cor meum, idest collige cor meum, spiega il Mattei, e similmente volta s. Girolamo unicum fac cor meum: unite, raccogliete a voi tutti gli affetti del mio cuore, fate che il mio cuore sia solo per voi, acciocché di altro non tema, che di darvi disgusto.

Confitebor tibi, Domine Deus meus, in toto corde meo; et glorificabo nomen tuum in aeternum. E così,


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mio Signore e mio Dio, io con tutto il mio cuore vi loderò; e glorificherò il vostro nome per sempre.

Quia misericordia tua magna est super me; et eruisti animam meam ex inferno inferiori. Io vi loderò perché la misericordia che mi avete usata è stata grande; mentre avete liberata l'anima mia da gran pericoli, ch'erano per me un profondissimo sepolcro: ma meglio è dire dall'inferno più profondo de' dannati, come l'intende Gordone; o pure dall'abisso del peccato, che secondo s. Girolamo è un certo inferno.

Deus, iniqui insurrexerunt super me, et synagoga potentium quaesierunt animam meam; et non proposuerunt te in conspectu suo. Mio Dio, gl'iniqui si son sollevati contro di me; la turba di questi miei potenti nemici (l'ebreo congregatio praepotentium) si son congregati per togliermi la vita; senza mettersi davanti gli occhi voi che proteggete i giusti e punite i rei; come l'intendono Bellarmino e Lallemand con s. Agostino.

Et tu, Domine Deus, miserator et misericors, et multae misericordiae et verax.

Respice in me et miserere mei; da imperium tuum puero tuo; et salvum fac filium ancillae tuae. E voi, Signore Iddio, pietoso e misericordioso, paziente e pieno di misericordia e verace, cioè fedele nelle vostre promesse, volgete gli occhi sopra di me ed abbiate di me pietà; da imperium, il Mattei coll'ebreo da robur, e s. Girolamo da fortitudinem; date forza al vostro servo, e salvate il figliuolo della vostra ancella. Ben si può intendere ancora facilmente di Gesù Cristo, che fu figlio della beata Vergine, la quale si chiamò ancella, Ecce ancilla Domini, come dicono il Mariana, Sa e Rotigni.

Fac meum signum in bonum; ut videant qui oderunt me et confundantur; quoniam tu, Domine, adiuvasti me et consolatus es me. Fate un segno, cioè date un segno di benevolenza verso di me, Bellarmino, Menochio, Malvenda ed altri; acciocché lo veggano quelli che mi odiano e restino confusi nell'intendere che voi, Signore, mi amate, con avermi soccorso e consolato.

Salmo 7. (86. del salterio.)

In questo salmo lodasi Gerusalemme eletta da Dio per sua casa; ed essendo Gerusalemme figura della chiesa, convengono i padri e gl'interpreti che in questo salmo parlisi della chiesa cattolica fondata sui monti santi, cioè sugli apostoli, come spiegano s. Girolamo, s. Agostino, Teodoreto, Eutimio ecc., e come ben anche può ricavarsi da s. Paolo (Eph. 11. 20.): Superaedificati super fundamentum apostolorum etc. Questo salmo, quanto è breve, altrettanto è oscuro.

Fundamenta eius in montibus sanctis; diligit Dominus portas Sion super omnia tabernacula Iacob. I fondamenti di quella, cioè della s. città, ch'io contemplo colla mente (come intendono il Bellarmino, il Mattei ed altri), son posti ne' monti santi di Sionne, sui quali è edificato il tempio, e perciò s. Girolamo volta in montibus sanctuarii. Diligit Dominus etc., Il Signore ama più le porte di Sionne, cioè la città di Gerusalemme, che tutte le abitazioni di Giacobbe, cioè più che tutte le altre città della Giudea; così Bossuet, Mattei, Menochio, Rotigni ed altri.

Gloriosa dicta sunt de te, civitas Dei. Molte cose gloriose, o città di Dio, di te sono state dette, cioè da' profeti; così Menochio, Mariana e Tirino.

Memor ero Rahab et Babylonis; scientium me. Mi ricorderò sempre di Raab, cioè dell'Egitto (l'ebreo legge recordabor superbum, ma gl'interpreti


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col caldeo comunemente intendono l'Egitto) e di Babilonia, i di cui popoli mi conosceranno un giorno per la fede e mi adoreranno; come spiega Menochio, Lallemand e più altri.

Ecce alienigenae et Tyrus et populus Aethiopum, hi fuerunt illic. Ecco vi si vedranno pure i filistei (Lallemand, Mariana e tutti gl'interpreti così l'intendono), i Tiriotti ed i popoli di Etiopia; tutti questi si troveranno ivi. Fuerunt, si traduce in futuro, perché parlasi della profezia che ben si è verificata della chiesa di G. Cristo colla conversione de' gentili, come scrive il Mattei.

Numquid Sion dicet: Homo et homo natus est in ea; et ipse fundavit eam Altissimus? Questo verso è più oscuro degli altri; primieramente il nome Sion non dee prendersi per nominativo, ma per dativo, come legge l'ebreo, Sioni dicetur; Estio con Simmaco dice de Sion autem dicetur; e come volta anche il Pagnini et ipsi Sion dicetur. Inoltre quelle parole Homo et homo, secondo l'idiotismo ebraico (come scrive il Mattei), può prendersi in due sensi, cioè per la moltiplicità degli uomini, come l'ha preso Lallemand; e può prendersi anche per l'eccellenza dell'uomo, come uomo savio, uomo potente e simile; ed in quest'ultimo senso l'intendono s. Agostino, s. Girolamo, Teodoreto, Tertulliano e il Bellarmino con altri. Onde il verso si spiega così: E che? forse mancherà chi dica a Sionne, cioè a Gerusalemme, che nascerà in essa un uomo eccellente, che sarà l'Altissimo, uomo insieme e Dio; che si vedrà fatto uomo in quella che da lui stesso è stata fondata? S. Agostino: In ea factus est homo, et ipse eam fundavit.

Dominus narrabit in scripturis populorum et principum, horum qui fuerunt in ea. Il Signore annunzierà, cioè farà sapere in scripturis populorum, nelle sacre scritture, in cui vengono i popoli ammaestrati, e specialmente negli scritti degli apostoli, che sono i principi, i capi della nuova chiesa. In queste scritture dunque registreransi i nomi di questi uomini insigni, che le metteranno in luce: così Menochio.

Sicut laetantium omnium habitatio est in te. In somma quei che abiteranno in te, o santa città, cioè nella chiesa, saranno tutti ripieni di giubilo per la pace che godranno.

Salmo 8. (87. del salterio.)

In questo salmo sotto la figura di un'anima oppressa da' dolori, obbrobrj e desolazione, la quale prega Dio di esserne sollevata, si cuopre la passione di Gesù Cristo (Domini hic passio prophetatur, s. Aug. in hunc ps. n. 1.), che negli acerbissimi suoi patimenti e nel suo totale abbandono come uomo prega il suo eterno Padre che lo soccorra; così Bellarmino ed altri con s. Girolamo e s. Agostino che scrive (ibid. n. 2): Oravit enim et Dominus non secundum formam Dei, sed secundum formam servi: secundum hanc enim et passus est. Questo salmo è molto proprio ad un'anima desolata per impetrare da Dio il suo sollievo.

Dominus Deus salutis meae; in die clamavi et nocte coram te. Mio Signore e Dio della mia salute (da cui la salute aspetto), io giorno e notte a voi ho alzate le mie grida.

Intret in conspectu tuo oratio mea; inclina aurem tuam ad precem meam. Fate ch'entri la mia orazione nel vostro cospetto; e voi porgete l'orecchio alla mia preghiera.

Quia repleta est malis anima mea; et vita mea inferno appropinquavit. Perché l'anima mia è ripiena di mali, e la mia vita sta prossima a finire. Ciò si uniforma a quel che disse Gesù nell'orto: Tristis est anima mea usque ad mortem1. Così applica s. Agostino.


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Aestimatus sum cum descendentibus in lacum; factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos liber. Son riputato come un uomo che vien calato nel lago, cioè nella sepoltura: factus sum, son divenuto come un defunto destituto di ogni aiuto: inter mortuos liber; qui vi sono diverse interpretazioni della parola liber. S. Agostino, spiegandola in persona di Gesù Cristo, l'intende libero dal peccato, inter peccatores solus sine peccato, a differenza degli altri uomini, morti per cagion del peccato. Inoltre lo stesso s. Agostino, anche a rispetto del Salvatore, le un'altra spiegazione (e questa è abbracciata da Bossuet, Bellarmino e Tirino), dicendo che Gesù Cristo si chiamò libero perché non morì per necessità; ma solo per sua libera volontà. Questa seconda pare a me più adequata secondo la lettera, parlando di Gesù Cristo, figurato sotto la persona di Davide. Ma parlando letteralmente della persona di Davide, scrive il Mattei che liber s'intende separato dagli altri morti, e adduce l'esempio del re Azaria, che, per esser lebbroso, si narra1 che habitabit in domo libera, cioè segregata; e Giuseppe ebreo attesta dello stesso re che, essendo morto, fu seppellito anche in luogo separato: Seorsum solus sepultus est. Onde il Mattei spiega in persona di Davide così: Son riputato come separato anche dagli altri morti, qual indegno di stare tra essi.

Sicut vulnerati dormientes in sepulchris, quorum non es memor amplius; et ipsi de manu tua repulsi sunt. Il caldeo e s. Girolamo leggono Sicut interfecti et dormientes in sepulchro. Son trattato come un di coloro che sono stati uccisi e giacciono nelle sepolture; de' quali voi non avete, mio Dio, più memoria; et ipsi etc., e che sono stati rigettati dalla vostra mano, cioè che sono stati privati di ogni vostro aiuto; Bellarmino e Tirino.

Posuerunt me in lacu inferiori; in tenebrosis et in umbra mortis. L'ebreo e s. Girolamo leggono, in vece di posuerunt, posuisti; onde si spiega così: Avete permesso che i nemici mi avesser posto nella fossa più profonda ed in tenebredense che mi privano di ogni lume: in tenebrosis et in umbra mortis, l'ebreo in tenebris et profunditatibus; dice il Bellarmino che umbra mortis significa propriamente le tenebre della morte, che privano di ogni lume. Il Menochio poi, spiegandolo di Gesù Cristo, dice che può intendersi della sua discesa nel limbo.

Super me confirmatus est furor tuus; et omnes fluctus tuos induxisti super me. Signore, la vostra indignazione (ben dice qui s. Agostino che furor meglio viene spiegato per indignazione, perché secondo la frase latina il furore non suol essere dei sani di mente) si è aggravata sovra di me; poiché sovra di me avete accumulate tutte le onde de' mali.

Longe fecisti notos meos a me; posuerunt me abominationem sibi. Avete allontanati da me i miei amici più familiari; essi mi tengono come un oggetto di abbominio. Ciò ben si avverò in Gesù Cristo; di cui scrive s. Matteo c. 26.: Tunc discipuli omnes, relicto eo, fugerunt. E s. Luca c. 23.: Stabant omnes noti eius a longe.

Traditus sum et non egrediebar; oculi mei languerunt prae inopia. Io sono stato dato in potere de' nemici,


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da' quali non egrediebar, cioè (come spiega il Bellarmino) non volebam egredi, io non volea sottrarmi, stante il decreto del mio Padre ch'io patisca per la salute degli uomini: oculi mei etc., gli occhi miei si sono illanguiditi, cioè debilitati per le lagrime, come spiega Manochio, e secondo quel che scrisse l'apostolo: Qui in diebus carnis suae preces supplicationesque ad eum qui possit illum salvum facere a morte cum clamore valido et lacrymis offerens1.

Clamavi ad te, Domine, tota die; expandi ad te manus meas. Signore, io tutto giorno ho gridato a voi; ed ho stese le mani, domandandovi soccorso.

Numquid mortuis facies mirabilia, aut medici suscitabunt et confitebuntur tibi? Farete voi forse dei miracoli risuscitando i morti? o potranno i medici risuscitarli, sì che questi vi lodino?

Numquid narrabit aliquis in sepulchro misericordiam tuam et veritatem tuam in perditione? Forse alcuno di loro che sta nel sepolcro potrà pubblicare la vostra misericordia e la vostra verità (cioè la vostra fedeltà nelle promesse), in perditione? avendo già perduta la vita?

Numquid cognoscentur in tenebris mirabilia tua; et iustitia tua in terra oblivionis? Forse potranno conoscersi nelle tenebre del sepolcro ed in quel luogo di dimenticanza i prodigj ammirabili della vostra bontà e giustizia?

Et ego ad te, Domine, clamavi; et mane oratio mea praeveniet te. Ma io, Signore, ho gridato a voi, e non lascerò di presentarvi le mie preghiere subito che spunterà il giorno.

Ut quid, Domine, repellis orationem meam? avertis faciem tuam a me? E perché voi, Signore, ributtate la mia orazione e volgete da me lo sguardo? Ciò può intendersi dell'orazione che fe' Gesù Cristo, transeat a me calix iste, e che il Padre non volle esaudire, perché il Salvatore in effetto volea morire per salvare l'uomo; poiché dice il Bellarmino che il Padre certamente l'avrebbe esaudito, se il Figlio assolutamente ne l'avesse pregato.

Pauper sum ego et in laboribus a iuventute mea; exaltatus autem, humiliatus sum et conturbatus. Io son povero, e tale sono stato dalla mia gioventù, vivendo sempre in fatiche e pene; ed appena talvolta ho ricevuto qualche sollievo che subito mi sono veduto umiliato ed oppresso dall'afflizione.

In me transierunt irae tuae; et terrores tui conturbaverunt me. Vedo già che tutta l'ira vostra è passata sovra di me; ed i terrori della vostra giustizia mi hanno oppresso (come volta s. Girolamo oppresserunt me, in vece di conturbaverunt), per lo rigore con cui meritavano di esser puniti tutti i peccati degli uomini.

Circumdederunt me sicut aqua tota die; circumdederunt me simul.

Questi terrori della vostra giustizia mi han circondato a guisa di torrenti tutto il giorno e si sono uniti tutti insieme per affogarmi.

Elongasti a me amicum et proximum, et notos meos a miseria. Voi avete permesso che anche gli amici ed i prossimi si fossero tenuti da me lontani; gli stessi miei familiari ed intrinseci si son fatti lungi dalla mia miseria. A miseria, l'ebreo legge ab obscuritate, a tenebris; onde il Mattei


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con Marco Marino spiegano tenebris se abdunt, ne videantur a me, si nascondono per non essere da me veduti ed obbligati a soccorrermi nella mia miseria.

Salmo 9. (88. del salterio.)

S. Girolamo divide questo salmo in tre parti. Nella prima dice che si parla delle promesse fatte da Dio a Davide di un regno perpetuo nella di lui famiglia. Nella seconda si dichiara che queste promesse non furono in tutto compiute ne' figli carnali di Davide e nel suo regno terreno. Nella terza si sospira la venuta del Messia, in cui doveano perfettamente avverarsi tali promesse, poiché egli solo dovea sollevare il suo popolo dalle afflizioni che soffriva. Pertanto la chiesa se ne vale nell'officio del santo Natale.

Misericordias Domini in aeternum cantabo. Io loderò sempre cantando con giubilo le misericordie del Signore.

In generationem et generationem annuntiabo veritatem tuam in ore meo. Io annunzierò colla mia bocca a tutte le generazioni la vostra verità, cioè la vostra fedeltà nelle promesse secondo l'espressione del testo ebreo: Notam faciam fidem tuam ore meo.

Quoniam dixisti in aeternum; misericordia aedificabitur in coelis; praeparabitur veritas tua in eis. Poiché voi avete detto che la misericordia si edificherà eternamente ne' cieli, cioè sarà per noi ivi un edificio eterno di grazie; ed ivi (praeparabitur, il caldeo legge stabilietur) si stabilirà la vostra fedeltà, cioè l'adempimento delle vostre promesse.

Disposui testamentum electis meis, iuravi David servo meo; usque in aeternum praeparabo semen tuum. Disposui testamentum, s. Girolamo percussi foedus, ho fatto il patto cogli eletti miei (cioè Abramo, Isacco ed altri patriarchi, come l'intendono comunemente gli espositori) e l'ho promesso con giuramento a Davide mio servo, che stabilirò per sempre il mio regno nella sua prosapia; e ciò si è verificato in Gesù Cristo, come dicono s. Girolamo, s. Agostino, Teodoreto ecc. Saggiamente dice il Mattei che il regno di Davide si perpetuò in Gesù Cristo suo discendente, il quale seguì e seguirà in eterno a tenere l'imperio spirituale della chiesa.

Et aedificabo in generationem et generationem sedem tuam. Davide servo mio, io ti stabilirò una sede regale per tutte l'età. Qui ben dice il Bellarmino che ciò propriamente si avverò nel nostro Salvatore, che fu figurato nella persona di Davide.

Confitebuntur coeli mirabilia tua; etenim veritatem tuam in ecclesia sanctorum. I cieli, Signore, predicheranno le vostre opere prodigiose; ed i santi, cioè gli uomini pii, nelle loro adunanze celebreranno la fedeltà vostra nelle promesse fatte.

Quoniam quis in nubibus acquabitur Domino? similis erit Deo in filiis Dei? E chi mai nelle nubi, s'intende ne' cieli, potrà uguagliarsi al Signore? anche tra' figli di Dio (cioè tra gli angeli, come legge il caldeo, inter choros angelorum) sarà simile a Dio?

Deus qui glorificatur in consilio sanctorum, magnus et terribilis super omnes qui in circuitu eius sunt. Iddio ch'è glorificato nel consesso de' santi (cioè degli angeli), è grande e terribile sovra tutti essi che gli fan corteggio d'intorno.

Domine Deus virtutum, quis similis tibi? potens es Domine, et veritas tua in circuitu tuo. Signore e Dio degli eserciti, chi è simile a voi? Voi siete potente, e la vostra fedeltà sempre vi accompagna. Il Mattei l'intende così: Voi siete potente, e perciò promettete molto e siete fedele in adempir le promesse.


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Tu dominaris potestati maris, motum autem fluctuum eius tu mitigas. s. Girolamo volta tu dominaris superbiae maris. Voi date legge e raffrenate la potenza, cioè l'orgoglio del mare; voi reprimete l'impeto delle sue onde.

Tu humiliasti, sicut vulneratum, superbum; in brachio virtutis tuae dispersisti inimicos tuos. Voi umiliaste il superbo (l'ebreo legge Rahab, cioè il re Faraone o pure l'Egitto) come uno mortalmente ferito; la voce ebraica è Chalal, la quale, come scrive Menochio, vulneratum lethaliter significat; in brachio etc., e col vostro potente braccio dissipaste (nel mar rosso, commenta il Bellarmino) i vostri nemici.

Tui sunt coeli et tua est terra; orbem terrae et plenitudinem eius tu fundasti; aquilonem et mare tu creasti. Vostri sono i cieli e vostra è la terra, mentre voi avete formato la loro pienezza, cioè tutto ciò che dentro la sua sfera si contiene: e voi pure avete creato l'aquilone ed il mare; per l'aquilone Menochio, Bellarmino, Lallemand e il Mattei con Simmaco intendono la parte settentrionale, e per lo mare l'australe, cioè il mezzogiorno.

Thabor et Hermon in nomine tuo exultabunt; tuum brachium cum potentia. Il monte Taborre e l'Ermone (cioè l'oriente e l'occidente, come spiega Lallemand) loderanno con allegrezza il vostro nome e la potenza del vostro braccio.

Firmetur manus tua, et exaltatur dextera tua; iustitia et iudicium praeparatio sedis tuae. Si robori e risplenda la fermezza (o sia la robustezza, come volta s. Girolamo roboretur) della vostra mano; la giustizia e il vostro retto giudizio sono la base e la fermezza del vostro trono, praeparatio sedis tuae, l'ebreo legge basis, s. Girolamo, firmamentum throni tui.

Misericordia et veritas praecedent faciem tuam; beatus populus qui scit iubilationem! La misericordia e la fedeltà nelle vostre promesse vanno sempre innanzi alla vostra faccia, cioè vi stanno davanti gli occhi; beato quel popolo che sa e conosce il giubilo che si gusta in lodarvi! così Bossuet, Bellarmino, Menochio e Tirino.

Domine, in lumine vultus tui ambulabunt et in nomine tuo exultabunt tota die; et in iustitia tua exaltabuntur. Signore, questi che vi lodano cammineranno al lume del vostro volto, cioè della vostra grazia, per la via de' vostri precetti ed esulteranno tutto giorno a celebrare il vostro nome; e la vostra giustizia, che ben rimunera i vostri servi, li solleverà a maggior grado di perfezione; Menochio e Bellarmino.

Quoniam gloria virtutis eorum tu es; et in beneplacito tuo exaltabitur cornu nostrum. Poiché voi siete la gloria della loro virtù, mentre tutto il lor vigore viene dalla vostra grazia, non già dalle proprie opere; e per vostro mero beneplacito sarà elevata la nostra fortezza contra i nemici; S. Girolamo volta: In voluntate tua elevabis cornu nostrum; cornu, idest robur, come spiega il caldeo.

Quia Domini est assumptio nostra; et sancti Israel regis nostri. Poiché appartiene al Signore ed al santo d'Israello nostro re di prenderci sotto la sua tutela.

Tunc locutus es in visione sanctis tuis et dixisti: posui adiutorium


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in potente; et exaltavi electum de plebe mea. Parlaste in visione a' vostri santi profeti (l'ebreo legge sancto tuo, che può intendersi il profeta Samuele; ma dicono il Mattei, Malvenda e Lallemand che ben possono intendersi anche gli altri profeti secondo la volgata) e diceste loro: Io ho posto l'aiuto nel potente, o sia in un uomo forte (cioè Davide), ch'io ho eletto dalla plebe e l'ho esaltato nel trono.

Inveni David servum meum; oleo sancto meo unxi eum. Questi che ho ritrovato è Davide mio servo fedele; e costui farò ungere col mio santo olio per re d'Israello; come poi avvenne per mano di Samuele1.

Manus enim mea auxiliabitur ei, et brachium meum confortabit eum. La mia mano sarà sempre apparecchiata a soccorrerlo, e il mio braccio sempre gli darà vigore.

Nihil proficiet inimicus in eo; et filius iniquitatis non apponet nocere ei. Niun profitto avrà mai in esso il nemico; e l'iniquo non otterrà mai di nuocergli.

Et concidam a facie ipsius inimicos eius; et odientes eum in fugam convertam. Io disfarò i suoi nemici davanti gli occhi suoi; e metterò in fuga tutti coloro che lo odiano.

Et veritas mea et misericordia mea cum ipso; et in nomine meo exaltabitur cornu eius. E la mia fedeltà nelle promesse e la mia misericordia saranno sempre con esso; e nel mio nome, cioè col mio aiuto, sarà esaltata la sua potenza. Queste espressioni e le seguenti, dicono gli interpreti che meglio si accordano nella persona di Gesù Cristo.

Et ponam in mari manum eius; et in fluminibus dexteram eius. E metterò la sua mano nel mare e ne' fiumi, cioè gli darò il dominio del mare e de' fiumi. Se questo verso vuol intendersi di Davide, per lo mare può intendersi il pare persico, arabico ed eritreo, ov'erano gli amaleciti, gli arabi e gl'idumei, tributarj di Davide; e per li fiumi l'Eufrate, l'Oronte ed altri soggetti a Davide quando prese la Siria, la Mesopotamia e Damasco. Ma forse meglio intendono Maldonato, Mariana e Menochio il verso di Gesù Cristo (di cui fu figura Davide), al quale Dio sottopose i mari, i fiumi e tutta la terra.

Ipse invocabit me: Pater meus es tu; Deus meus et susceptor salutis meae. Esso m'invocherà, dicendomi: voi siete il mio padre (in quanto alla divinità) e il mio Dio e protettore della mia salute (in quanto all'umanità); così il Bellarmino, e lo stesso dice Menochio.

Et ego primogenitum ponam illum excelsum prae regibus terrae. Ed io, qual mio primogenito, lo innalzerò sopra tutti i re della terra. Così Bellarmino e Menochio; il quale dice che Gesù Cristo, come Dio, è unigenito, come uomo, è primogenito, poiché egli fu il capo de' predestinati. Questo verso altri lo spiegano in persona di Davide; del resto saggiamente dice il Mattei che nel senso spirituale le espressioni del verso solamente in Gesù Cristo si sono appieno verificate.

In aeternum servabo illi misericordiam tuam; et testamentum meum fidele ipsi. S. Agostino spiega quest'altro verso anche in persona di Gesù Cristo, dicendo: Propter ipsum fidele testamentum, cioè che Dio per li meriti di Cristo osservò la promessa di salvare gli uomini. Ma comunemente


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dagli altri si spiega per Davide così: io in eterno gli osserverò la mia misericordia e gli sarò fedele nella promessa che gli ho fatta, cioè di dargli un figlio che sarà Gesù Cristo, per cui il suo regno sarà eterno; così Menochio e Bellarmino. Questa promessa gli fu fatta per lo profeta Natan1.

Et ponam in saeculum saeculi semen eius; et thronum eius sicut dies coeli. Questo verso corrisponde al vangelo2: Dabit ei, cioè a Cristo, Dominus sedem David patris eius; et regnabit in domo Iacob in aeternum, et regni eius non erit finis. E corrisponde anche a quel che prima scrisse Isaia3: Super solium David, et super regnum eius sedebit... usque in sempiternum. Poiché Gesù Cristo dovea regnare sovra Israello e sovra tutta la terra non già col regno temporale ch'egli non volle esercitare, ma collo spirituale, figurato nel regno terreno di Davide. Onde si spiega il verso: ed io conserverò la sua stirpe con dargli il messia per figlio, per cui il suo trono durerà quanto durano i cieli, cioè in eterno. Riflette qui il Gordone che il regno di Davide terminò sotto Geconia; onde dice che tal promessa del regno eterno non può intendersi che di Cristo, figurato da Davide.

Si autem dereliquerint filii eius legem meam et in iudiciis meis non ambulaverint. Se poi i suoi figli (cioè di Davide) abbandoneranno la mia legge e non cammineranno per la via de' miei precetti.

Si iustitias meas profanaverint, et mandata mea non custodierint.

Visitabo in virga iniquitates eorum et in verberibus peccata eorum. Se violeranno i miei ordini e non custodiranno i miei comandamenti, verrò a visitarli colla verga alla mano per punire le loro colpe. Nomina verga e battiture, non già spada e morte, per dinotare che verrà da padre a correggere, non da carnefice a togliere la vita.

Misericordiam autem meam non dispergam ab eo; neque nocebo in veritate mea. Ma non sottrarrò da lui la mia misericordia, cioè per quanto mi offenderanno i posteri di Davide, io nol priverò del promesso messia nella sua famiglia. Neque nocebo in veritate mea. L'ebreo: Non mentiar in veritate mea; non gli verrò meno nella promessa che gli ho fatta.

Neque profanabo testamentum meum; et quae procedunt de labiis meis non faciam irrita. Né violerò il patto con esso convenutoritratterò la parola che gli ho data colle proprie mie labbra.

Semel iuravi in sancto meo, si David mentior; semen eius in aeternum manebit. Ho giurato una volta per la mia santità (dice il Mattei esser questa una solita espressione de' sacri scrittori, come si legge in Amos cap. 4: Iuravit Dominus in sancto suo). Si David mentior: dice lo stesso Mattei che ne' giuramenti imprecatorj gli ebrei taciono la seconda parte; onde si mentior ha forza di non mentiar, come se dicesse: se mentirò, io non sia più Dio. Sicché si spiega: io non mentirò a Davide; semen eius in aeternum manebit, la sua discendenza non mai finirà, poiché Gesù Cristo regnerà in eterno.

Et thronus eius sicut sol in conspectu meo et sicut luna perfecta in aeternum: et testis in coelo fidelis. E il suo trono sussisterà come il sole dinanzi a me per sempre, e come la luna perfetta, cioè quando


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risplende nel plenilunio; et testis etc., e come l'arcobaleno che si vede nel cielo in testimonio fedele della pace che Dio vuol conservare cogli uomini; così Menochio e Bellarmino. Ma Lallemand spiega così: E questo trono collocato in cielo sarà un testimonio fedele della mia promessa per lo figliuolo di Davide.

Tu vero repulisti et despexisti; distulisti Christum tuum. Ma voi, Signore, ci avete rigettati e disprezzati coll'indugiare a mandare il messia promesso. S. Agostino: Ergo Domine, non imples quod promisisti? Ma poi soggiunge il santo: Manet quippe, Deus, quod promisisti; nam Christum tuum non abstulisti, sed distulisti1.

Evertisti testamentum servi tui; profanasti in terra sanctuarium eius. Sembra che abbiate rivocato il patto e la promessa fatta al vostro servo Davide; mentre avete permesso che in terra fosse profanato il vostro santuario (l'ebreo, in vece di sanctuarium, legge diadema), permettendo che la corona passasse in mano di un re gentile, che occupò il regno; come avvenne quando Geconia e Sedecia, discendenti di Davide, furon dal regno discacciati. Ma s. Agostino, Beda, Cassiodoro ed altri applicano questo testo alla distruzione di Gerusalemme al tempo di Tito.

Destruxisti omnes sepes eius; posuisti firmamentum eius formidinem. Avete disposto che fosser rovinate le mura della città, sì ch'ella restasse come una vigna senza siepi; posuisti firmamentum eius formidinem, legge l'ebreo posuisti in munitionibus eius contritionem, e s. Girolamo posuisti munitiones eius pavorem; avete posto lo spavento in luogo delle fortezze del regno, fecisti ut in locum munitionis succederet formido; così Bellarmino e Lallemand.

Diripuerunt eum omnes transeuntes viam; factus est opprobrium vicinis suis. Han posto a sacco il regno tutti i passeggeri; onde è diventato l'obbrobrio de' popoli vicini.

Exaltasti dexteram deprimentium eum; laetificasti omnes inimicos eius. Voi avete accresciuta la forza di coloro che l'opprimeano ed avete rallegrati tutti i suoi nemici.

Avertisti adiutorium gladiis eius; et non es auxiliatus ei in bello. Voi avete tolto l'aiuto alle sue armi e non l'avete soccorso nella guerra. Qui alludendo s. Agostino all'eccidio del popolo ebreo ed alla rovina del loro regno, per aver data morte a Gesù Cristo, esclama: Terram perdidit, pro qua Dominum occidit2.

Destruxisti eum ab emundatione, et sedem eius in terram collisisti. Voi avete distrutta in questo popolo la sua mondezza, cioè l'avete spogliato del suo splendore, come traduce Lallemand, ed avete infranta per terra la sua regia sede. Così avverossi il vaticinio di Giacobbe: Auferetur sceptrum de Iuda3. Ma s. Agostino spiega altrimenti le parole: Destruxisti eum ab emundatione, dicendo che gli ebrei, non credendo in Christum, soluti sunt ab emundatione, poiché la sola fede potea mondare i loro cuori da' peccati.

Minorasti dies temporis eius; perfudisti eum confusione. Avete abbreviati i giorni del suo regno; poiché dice s. Agostino che i giudei putabant se in aeternum regnaturos; e l'avete coperto di confusione.


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Usquequo, Domine, avertis in finem? exardascet sicut ignis ira tua? E sino a quando, o Signore, ci negherete i vostri sguardi favorevoli? in finem? sino forse all'ultima nostra ruina? e sino a quando arderà l'ira vostra come il fuoco che non si spegne finché non abbia ridotto in cenere ogni cosa? Così il Bellarmino e Lallemand.

Memorare quae mea substantia; numquid enim vane constituisti filios hominum? Ricordatevi, Signore, cioè considerate qual sia la mia sostanza, oppure quanto sia breve la vita che mi resta. S. Agostino lo spiega di Gesù Cristo, facendo dire a Davide: Ricordatevi, Signore, qual sia la mia sostanza, cioè che dal mio sangue prenderà la carne il vostro figlio. Numquid etc., forse invano avete creati gli uomini?

Quis est homo qui vivet et non videbit mortem? eruet animam suam de manu inferi? Qual è quell'uomo che vivrà e non vedrà la morte? e che sarà esente dalla sepoltura?

Ubi sunt misericordiae tuae antiquae, Domine, sicut iurasti David in veritate tua? E dove sono le vostre antiche misericordie che giuraste a Davide, secondo la vostra fedeltà?

Memor est, Domine, opprobrii servorum tuorum, quod continui in sinu meo, multarum gentium. Ricordatevi, Signore, dell'obbrobrio che i vostri servi ricevono da molte genti: del quale obbrobrio io tengo pieno il mio seno; comenta il Mattei quibus opprobriis plenus est sinus meus.

Quod exprobraverunt inimici tui, Domine; quod exprobraverunt commutationem Christi tui. Questi vostri nemici, Signore, ci rimproverano, e di che? ci rimproverano che il vostro Cristo, ossia il messia (il caldeo messiae tui) viene zoppicando a passo troppo lento; il testo ebreo, in vece di commutationem, legge exprobraverunt claudicationem, Christi tui. Gli ebrei, insultati da' gentili, rispondeano loro che il messia presto li avrebbe sollevati dalle loro miserie; ma quelli seguivano a rimproverar loro: Che cosa è? il vostro messia è zoppo, ché non arriva mai?

Benedictus Dominus in aeternum; fiat, fiat. Ma sia benedetto in eterno il Signore, che non può mancare alle sue promesse; intanto, vi preghiamo, presto sia fatto, presto sia fatto quel che avete promesso, di mandarci il Salvatore.

Salmo 10. (93. del salterio.)

In questo salmo parlasi della provvidenza di Dio in punire i cattivi ed in premiare i buoni, benché per suo giusto giudizio non di rado sieno prosperati i cattivi ed i buoni tribolati. Dal principio del salmo sino al verso 14. si esprimono i lamenti de' giusti afflitti in vedere la prosperità de' malvagi; indi si rimprovera a' giusti la lor poca fede, e si esortano alla pazienza ed a confidare in Dio.

Deus ultionum Dominus; Deus ultionum libere egit. Il Signore è il Dio delle vendette, cioè il punitore de' delitti; egli li punisce, e non vi è chi possa impedirlo: nell'ebreo sta spiegato il verso in modo imperativo; onde s. Girolamo traduce così: Deus ultionum, Domine, Deus ultionum ostendere; o Dio, Signore delle vendette, fate comparir la vostra potenza col punire i malvagi.

Exaltare qui iudicas terram; redde retributionem superbis. O Dio, che siete il giudice di tutta la terra, esaltate e fate conoscere la vostra potenza: rendete a' superbi la pena che si meritano. Avverte qui s. Agostino: Prophetia est praecedentis, non audacia iubentis.


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Usquequo peccatores, Domine, usquequo peccatores gloriabuntur? E sino a quando, o Signore, sino a quando i peccatori si faran gloria de' loro peccati?

Effabuntur et loquentur iniquitatem; loquentur omnes qui operantur iniustitiam? Sino a quando faran sapere agli altri le loro iniquità; e tutti coloro che commettono ingiustizie avranno ardire di parlare?

Populum tuum, Domine, humiliaverunt; et haereditatem tuam vexaverunt. Essi hanno, Signore, umiliato e consumato il vostro popolo (humiliaverunt, l'ebreo legge attriverunt); hanno maltrattato questo popolo ch'è la vostra eredità.

Viduam et advenam interfecerunt; et pupillos occiderunt. Non han ripugnato di uccidere chi si facea loro innanzi, vedove, pupilli ed anche stranieri che non conosceano.

Et dixerunt: Non videbit Dominus, nec intelliget Deus Iacob. Han detto: il Signore nulla ne vedrà; il Dio di Giacobbe non ci avverte a saper queste cose, come traduce s. Agostino: Deus nec advertit ut sciat.

Intelligite, insipientes in populo; et stulti, aliquando sapite. Intendete voi, ignoranti del popolo, e disingannatevi una volta della vostra stoltezza.

Qui plantavit aurem non audiet? aut qui finxit oculum non considerat? Chi ha formato l'orecchio non udirà? e chi ha fatto l'occhio non potrà vedere?

Qui corripit gentes non arguet? qui docet hominem scientiam? Qui corripit, s. Girolamo volta qui erudit, e dello stesso modo legge s. Agostino; onde si spiega: Quegli che ammaestra le genti non potrà riprendere? e chi all'uomo la cognizione delle cose non le saprà? volta s. Agostino: Ipse non scit qui te fecit scire?

Dominus scit cogitationes hominum, quoniam vanae sunt. Eh che il Signore ben sa tutti i pensieri degli uomini e quanto essi son vani, ovvero malvagi, come intende il Mattei, dicendo che nell'idiotismo della Bibbia la vanità è il peccato.

Beatus homo quem tu erudieris, Domine, et de lege tua docueris eum. Beato l'uomo, o Signore, che da voi è istruito ed ammaestrato della vostra legge.

Ut mitiges ei a diebus malis; donec fodiatur peccatori fovea. Ut mitiges, l'ebreo legge ut quietem des illi; e così anche legge s. Girolamo; onde si spiega: Beato chi viene ammaestrato da voi, per mitigargli la pena in tempo della tribolazione; donec etc., finché si scavi al peccatore la fossa del sepolcro, cioè finché gli giunga la morte; viene a dire che il peccatore, quantunque non tribolato in questa vita, pure ha da morire.

Quia non repellet Dominus plebem suam; et haereditatem suam non derelinquet. No, che il Signore non rigetterà da sé il popolo che gli è fedele; né mai abbandonerà la sua eredità, quale appunto è il suo popolo fedele.

Quoadusque iustitia convertatur in iudicium; et qui iuxta illum omnes qui recto sunt corde. A questo verso molti danno diverse spiegazioni, ma a me par che sia chiara la seguente: Iddio non abbandona i suoi fedeli, finché la giustizia sarà dedotta in giudizio, e secondo quella saranno giudicati tutti quei che sono retti di cuore. E questa parmi esser la spiegazione di s. Girolamo, benché


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con diverso modo, dicendo: Ad iustitiam revertetur iudicium, et sequentur illud omnes recti corde.

Quis consurget mihi adversus malignantes? aut quis stabit mecum adversus operantem iniquitatem? Chi si alzerà in mio favore contra i maligni? e chi sarà dalla mia parte contra gl'iniqui? S. Girolamo: Quis stabit pro me adversus malos?

Nisi quia Dominus adiuvit me; paulo minus habitasset in inferno anima mea. Se non fosse stato il Signore che mi avesse aiutato, poco sarebbe mancato ch'io non abitassi in un sepolcro. Ma s. Agostino intende in inferno per lo vero inferno de' dannati, scrivendo: Properueram in illam fossam quae paratur peccatoribus1.

Si dicebam: Motus est pes meus; misericordia tua, Domine, adiuvabat me. Quando io vi diceva: Signore, il mio piede ha vacillato, cioè mi son veduto in pericolo di soccombere, la vostra misericordia subito mi soccorreva.

Secundum multitudinem dolorum meorum in corde meo; consolationes tuae laetificaverunt animam meam. Secondo i dolori cresceano nel mio cuore, le vostre consolazioni han rallegrata l'anima mia.

Numquid adhaeret tibi sedes iniquitatis; qui fingis laborem in praecepto? E che? forse voi amate di avere il trono simile a quello de' giudici iniqui, che fingete fatica nel precetto, cioè fingete che i vostri precetti non possano adempirsi senza fatica ed afflizione? Estio dice che la voce laborem, secondo l'ebreo, significa afflizione. Così Bellarmino, la cui spiegazione sembra la più propria.

Captabunt in animam iusti; et sanguinem innocentem condemnabunt. Gl'iniqui cospireranno contra la vita del giusto e condanneranno alla morte l'innocente.

Et factus est mihi Dominus in refugium; et Deus meus in adiutorium spei meae. Ma il Signore sarà il mio rifugio; e il mio Dio soccorrerà la mia speranza.

Et reddet illis iniquitatem ipsorum; et in malitia eorum disperdet eos; disperdet illos Dominus Deus noster. E farà rovesciare sovra di essi la loro iniquità, e li dissiperà confusi nella propria malizia; Iddio nostro Signore ben saprà dissiparli.

Salmo 11. (95. del salterio.)

Questo salmo fu composto da Davide (come si ricava dal 1. Paral. c. 16.) in occasione del trasporto dell'arca dalla casa di Obededom al tabernacolo del monte Sion figura della nostra chiesa. In questo salmo furono invitati gli ebrei a lodare Iddio, e specialmente i cristiani ad ossequiar Gesù Cristo. Dice il Bellarmino con s. Girolamo, s. Agostino, s. Ambrogio e colla comune degl'interpreti che l'intenzione principale di Davide fu di predire con questo salmo la venuta del Messia ed il suo regno.

Cantate Domino canticum novum; cantate Domino omnis terra. Cantate al Signore voi tutti che abitate la terra.

Cantate Domino et benedicite nomini eius; annuntiate de die in diem salutare eius. Cantate al Signore e benedite il suo nome; pubblicate di giorno in giorno la salute che egli ci ha recata colla sua redenzione. Salutare ipsius, l'ebreo legge salutem eius, e il caldeo redemptionem eius.

Annuntiate inter gentes gloriam eius; in omnibus populis mirabilia eius. Pubblicate fra le genti la sua gloria ed in tutti i popoli le maraviglie da lui operate a favor nostro.

Quoniam magnus Dominus et laudabilis nimis; terribilis est super omnes deos. Poiché il Signore è grande e troppo degno di esser lodato; e


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così anche è troppo degno di esser temuto sopra tutti gli dei de' gentili.

Quoniam omnes dii gentium daemonia; Dominus autem coelos fecit. Tutti gli dei de' gentili non sono che dei vani, falsi, nihil, come legge l'ebreo; ma il nostro Dio è quel Signore che ha fatti i cieli.

Confessio et pulchritudo in conspectu eius; sanctimonia et magnificentia in sanctificatione eius. Confessio et pulchritudo, legge l'ebreo, gloria, decor coram eo. Dinanzi a Dio tutto è lodevole e tutto è bello (dice il Mattei che nella Bibbia la voce confessio si prende per la lode che si a Dio); la santità e la grandezza risplende in lui stesso, ch'è il santo per essenza: in sanctificatione eius, intende il Mattei in ipso sancto; oppure si può intendere nel suo tempio, ossia tabernacolo, come legge l'ebreo, in sanctuario eius.

Afferte Domino, patria gentium, afferte Domino gloriam et honorem; afferte Domino gloriam nomini eius. Quel patriae gentium dice Estio coll'ebreo che dee leggersi familiae gentium; e così anche dicono Menochio, Tirino ec. con s. Girolamo, il quale traduce familia populorum. Venite, o famiglie de' gentili, venite a dar gloria ed onore al Signore; venite a celebrar la gloria del suo nome.

Tollite hostias et introite in atria eius: adorate Dominum in atrio sancto eius. In vece della voce hostias nell'ebreo si dice Minchab, la qual voce dice Menochio che significa l'ostia senza sangue, e specialmente composta di farina, che indica la s. Eucaristia; e lo stesso dicono Giansenio gandavense, Tirino, Rotigni, Sa ed altri. Onde si spiega: Prendete le ostie ed entrate negli atrj del suo santuario ed ivi adorate il Signore.

Commoveatur a facie eius universa terra; dicite in gentibus quia Dominus regnavit. Commoveatur, s. Girolamo traduce paveat, si atterrisca tutta la terra alla sua presenza; dite alle genti che il Signore ha stabilito il suo regno. S. Giustino, s. Agostino e s. Leone sulla parola regnavit leggono regnavit a ligno; ma la chiesa non ne fa più uso, se non nell'inno Vexilla: Regnavit a ligno Deus.

Etenim correxit orbem terrae, qui non commovebitur; iudicabit populos in aequitate. Per la voce correxit legge l'ebreo e il caldeo firmavit. Poiché egli ha stabilita la terra sì ch'ella non potrà mai essere smossa; giudicherà i popoli con rettitudine.

Laetentur coeli et exultet terra; commoveatur mare et plenitudo eius; gaudebunt campi et omnia quae in eis sunt. Si rallegrino dunque i cieli ed esulti la terra; il mare parimente giubili di allegrezza con tutte le isole, pesci ed altro che in esso si contiene; godranno i campi e tutte le cose che in quelli sono, come le gregge e le piante.

Tunc exultabunt omnia ligna silvarum a facie Domini, quia venit; quoniam venit iudicare terram. Allora esulteranno di gioia anche tutti gli alberi delle selve alla vista del Signore che sarà venuto; poiché verrà a giudicare il mondo.

Iudicabit orbem terrae in aequitate et populos in veritate sua. Egli giudicherà la terra con equità ed i popoli in verità, cioè con giudizio esatto a rispetto de' buoni e de' cattivi.


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Salmo 12. (96. del salterio.)

Scrive il Mattei che i padri han veduta in questo salmo la prima e seconda venuta del Redentore nel mondo; onde dice che il senso spirituale è principalmente in questo salmo.

Dominus regnavit, exultet terra; laetentur insulae multae. Il Signore è già venuto ed ha regnato; esulti dunque di giubilo tutta la terra, e tutte le isole del mare si rallegrino.

Nubes et caligo in circuitu eius; iustitia et iudicium correctio sedis eius. Egli verrà circondato da densa nuvola: per la voce correctio legge l'ebreo firmamentum sedis eius; onde si spiega che la fermezza del di lui tribunale consisterà nella giustizia del giudicare.

Ignis ante ipsum praecedet et inflammabit in circuitu inimicos eius. Il fuoco precederà la di lui venuta (secondo quel che dice s. Pietro: Terra autem et quae in ipsa sunt opera exurentur1); e questo fuoco brucerà i suoi nemici per ogni parte d'intorno.

Illuxerunt fulgura eius orbi terrae; vidit et commota est terra. Si vedranno i fulmini lampeggianti sovra la terra; la quale nel vederli resterà tutta spaventata.

Montes sicut cera fluxerunt a facie Domini; a facie Domini omnis terra. Si vedranno i monti e tutta la terra struggersi come cera alla presenza del Signore.

Annuntiaverunt coeli iustitiam eius; et viderunt omnes populi gloriam eius. I cieli con segni prodigiosi pubblicheranno la sua giustizia, e tutti i popoli vedranno la sua gloria.

Confundantur omnes qui adorant sculptilia; et qui gloriantur in simulacris suis. Allora resteran confusi tutti quelli che adoran gl'idoli; e che si gloriano nella protezione de' loro simulacri.

Adorate eum, omnes angeli eius: audivit et laetata est Sion. Adoratelo voi tutti, angeli suoi; Sionne, cioè il popolo ebreo, nell'udire ciò, tutto si è rallegrato.

Exultaverunt filiae Iudae propter iudicia tua, Domine. E le figliuole di Giuda tripudiarono di gaudio nell'intendere che voi, Signore, dovete giudicare il mondo.

Quoniam tu Dominus altissimus super omnem terram; nimis exaltatus es super omnes deos. Poiché voi siete il Signore supremo sovra tutta la terra e siete troppo superiore a tutti gli dei, cioè a tutti i giudici della terra, come l'intende il Mattei.

Qui diligitis Dominum, odite malum; custodit Dominus animas sanctorum suorum, de manu peccatoris liberabit eos. Voi che amate il Signore, odiate il male; egli custodisce le anime de' suoi servi e li libera dalle mani degli empj. L'ebreo legge de manu impiorum.

Lux orta est iusto et rectis corde laetitia. Al giusto è dato il dono della luce e dell'allegrezza a tutti i retti di cuore.

Laetamini iusti in Domino; et confitemini memoriae sanctificationis eius. O giusti, rallegratevi nel Signore e lodatelo, ricordandovi del dono della santificazione da lui ricevuto.




1 Num. 29. 1.



2 Num. 10.



1 Exod. 17. e Num. 20.



1 Iudic. 7. et 8.



1 Iudic. 2. 5.



1 1. Paral. 9.



1 Hebr. 1. 3.



1 Matth. 26. 38.



1 4. Reg. 15. 5.



1 Hebr. 5. 7.



1 1. Reg. 16. 13.



1 1. Reg. 7.



2 Luc. 1. 32. 33.



3 9. 7.



1 S. Aug. hic, serm. 2. n. 6. et 7.



2 Loc. cit. n. 7.



3 Gen. 49. 10.



1 In hunc ps. n. 21.



1 2. Petr. 3. 10.






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