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S. Alfonso Maria de Liguori
La vera Sposa di Gesù Cristo

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§ 2 - Pratica per l'orazione mentale.

1. Avendo veduto dunque di sopra quanto sia necessaria ad una religiosa l'orazione mentale, e quanti beni da quella può ritrarne, consideriamone ora la pratica in quanto al luogo, al tempo ed al modo.

E per prima in quanto al luogo, il luogo dee esser solitario. - Disse il nostro Salvatore: Tu autem cum oraveris, intra in cubiculum tuum, et clauso ostio, ora Patrem tuum (Matth. VI, 6): Quando vuoi fare orazione, chiuditi nella tua stanza, e così prega il Padre tuo. Dice S. Bernardo che lo stesso silenzio e quiete da ogni romore, quasi forza l'anima a pensare a' beni del cielo: Silentium et a strepitu quies cogit caelestia meditari.1 Per far orazione è buono, come si è detto, quello della


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propria stanza; ma per le religiose è miglior poi quello del coro, alla presenza del SS. Sacramento. Diceva il P. M. Avila ch'egli non sapea desiderare luogo e santuario più divoto che una chiesa, ove stava Gesù Cristo nel SS. Sacramento.2

In oltre poi, per bene orare, al silenzio esterno bisogna unire anche l'interno, cioè il distacco dagli affetti terreni. Disse un giorno il Signore a S. Teresa, parlando di certe persone attaccate al mondo: Io vorrei lor parlare, ma le creature fan tanto romore nelle loro orecchie, che non mi lasciano un momento da potermi fare da esse ascoltare.3 - Ma di tal punto ne parleremo meglio nel capo seguente al § 2., parlando della solitudine del cuore.


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2. In quanto al tempo di far l'orazione, dicea S. Isidoro che il tempo più proprio dell'orazione, regolarmente parlando, è la mattina e la sera: Mane et vespere tempus orationis opportunum (S. Isid., de summo bono, cap. 7).4 Ma specialmente la mattina, dice S. Gregorio, è il tempo più opportuno ad orare; poiché, dice il santo, quando l'orazione precede gli affari, i peccati non troveranno entrata nell'anima: Si oratio negotio praecesserit, peccatum aditum non inveniet.5 Dicea anche a tal proposito il Ven. P. D. Carlo Carafa, fondatore della Congregazione de' Pii Operari, che un atto fervoroso d'amore fatto la mattina nell'orazione, basta a mantener l'anima in fervore per tutta la giornata.6 Nella sera poi anche è necessaria l'orazione, come scrisse S. Girolamo: Non prius corpus quiescat, quam anima vescatur (Ep. 22, ad Eustoch.):7 Non si metta a riposar il corpo, prima che l'anima non siasi ristorata coll'orazione, ch'è appunto il cibo dell'anima. Del resto in ogni tempo ed in ogni luogo possono le religiose orare, anche lavorando, passeggiando; basta allora alzar la mente a Dio e far atti buoni, mentre in ciò consiste l'orazione.

3. In quanto poi al tempo che dee durar l'orazione, la regola de' santi è stata d'impiegarvi tutte quell'ore che hanno avute libere dall'altre occupazioni convenienti alla vita umana.


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S. Francesco Borgia v'impiegava otto ore, perché da' superiori non gli era concesso maggior tempo; e pure quando terminavano quelle otto ore, cercava per carità il permesso di trattenervisi un altro poco, dicendo: Per carità, un altro quarticello.8 S. Filippo Neri v'impiegava le notti intiere.9 S. Antonio abbate stava tutta la notte in orazione, e quando usciva il sole - ch'era il termine che si era assegnato - si lamentava col sole perché uscisse così presto.10 Diceva il P. Baldassarre Alvarez che un'anima amante di Dio, quando sta fuori dell'orazione, dee stare come una pietra fuori del centro, in uno stato violento:11 poiché in questa vita dobbiamo imitare per quanto


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si può la vita de' beati, che stanno continuamente a contemplare Iddio.

Si avverta di più in quanto al sito, il sito proprio nel far orazione è inginocchioni; ma quando poi la scomodità del sito apportasse molta distrazione alla persona per la pena che vi sente, si faccia l'orazione, come dice S. Giovanni della Croce, sedendo modestamente.12

4. Ma veniamo al particolare: parlando d'una religiosa che attende alla perfezione, quanto tempo d'orazione dovrebbe fare? Il P. Torres assegnava alle religiose sue penitenti un'ora d'orazione la mattina, un'altra il giorno e mezz'ora la notte, sempre che non fossero impedite da infermità o da altro affare di ubbidienza.13 Se ciò a voi sembra troppo, almeno vi consiglio di fare un'altr'ora di orazione, oltre di quella della comunità. Talvolta poi vuole il Signore che lasciamo l'orazione per attendere a qualche opera di carità verso del prossimo; ma bisogna notare quel che dice S. Lorenzo Giustiniani: Cum caritas urget, se exponit proximo, sic tamen ut continue anhelet ad cubilis sponsi reditum (De casto coniug, cap. 11, n. 7):14 Quando la carità lo richiede, la sposa di Gesù va a servire il prossimo; ma in tal modo che anche in quel tempo continuamente sospiri di ritornare a conversar col suo sposo in solitudine nella sua cella. Il P. Vincenzo Carafa, che


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fu generale della Compagnia di Gesù, rubava tutti i minuzzoli di tempo che poteva, e li dava all'orazione.15

5. L'orazione tedia la religiosa che sta attaccata al mondo, ma non tedio a chi non ama altro che Dio. Ma come può dirsi che una religiosa non ami altro che Dio, vedendo ch'ella non si tedia di stare a parlare due ore con un parente o altra persona che non è parente alla grata, e poi non si fida16 di fare un'ora di orazione, oltre quella della comunità? Eh che la conversazione con Dio non apporta amarezzatedio a chi veramente l'ama: Non enim habet amaritudinem conversatio illius, nec taedium convictus illius, sed laetitiam et gaudium (Sap. VIII, 16). E che altro è l'orazione, dice S. Giovanni Climaco, che una familiar conversazione ed unione con Dio? Oratio est familiaris conversatio et coniunctio cum Deo (Gradu 28).17 Nell'orazione questo si fa, come dice il Grisostomo, l'anima parla con Dio e Dio coll'anima.18 No, che


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non è vita amara la vita delle religiose sante, che amano l'orazione e fuggono i divertimenti della terra. Se voi non lo credete, gustate et videte, quoniam suavis est Dominus (Psal. XXXIII, 9). Fatene la pruova e vedrete quanto è soave Dio a chi lascia tutto per farsela con lui solo. Del resto, il fine che noi dobbiam prefiggerci nel porci in orazione, come di sopra più volte si è detto, non ha da essere la nostra consolazione, ma l'intendere dal Signore quel ch'egli vuole da noi, spogliandoci d'ogni nostro amor proprio. Ad praeparandum te ad orationem, dice S. Climaco, exue voluntates tuas (Grad. 28).19 Per ben apparecchiarci a far l'orazione, dobbiam rinunziare a' nostri voleri, e dire a Dio: Loquere, Domine, quia audit servus tuus (I Reg. III, 10): Ditemi, Signore, quel che volete da me, ch'io tutto voglio farlo. E bisogna dirlo con animo risoluto, altrimenti, senza questa disposizione, il Signore non ci parlerà.

6. In quanto al modo poi di far l'orazione mentale, voglio supponere che voi già ne siate istruita; nulladimeno diciamone qui in breve le cose più principali, per alcuna giovane principiante a cui capitasse questo mio libro.

L'orazione contiene tre parti: preparazione, meditazione e conclusione. - La preparazione comprende tre atti, cioè di fede della presenza di Dio, coll'atto di adorazione; di umiltà, col pentimento de' peccati; e di domanda di luce. E potrà dirsi così: per 1. Dio mio, vi credo a me presente e vi adoro con tutto il cuore. - Si procuri di far quest'atto con viva fede, perché la memoria viva della presenza di Dio molto giova a liberarci dalle distrazioni. Diceva il gran Servo di Dio il cardinal D. Innico Caracciolo, vescovo d'Aversa, che quando alcuno sta distratto, è segno che non ha fatto bene l'atto di


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fede.20 - Per 2. Signore, io dovrei a quest'ora star nell'inferno per l'offese che v'ho fatte; me ne pento con tutto il cuore. abbiate pietà di me. Per 3. Eterno Padre, per amore di Gesù e di Maria, datemi luce in questa orazione, acciocch'io ne cavi profitto. Indi bisogna raccomandarsi a Maria SS. con un'Ave, a S. Giuseppe, all'angiolo Custode ed al S. Avvocato. Questi atti, dice S. Francesco di Sales, debbono farsi con fervore, ma debbono esser brevi, per passar subito alla meditazione.21

7. In entrar poi alla meditazione, bisogna licenziare tutti i pensieri estranei, dicendo con S. Bernardo: Exspectate hic, cogitationes meae:22 Pensieri miei, aspettate qui, dopo l'orazione parleremo delle altre cose che occorrono. Stiasi pertanto con attenzione ad impedir che la mente scorra per dove vuole; ma all'incontro, se mai entra qualche distrazione, non dobbiamo


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inquietarcisforzarci a discacciarla con violenza ed impazienza; discacciamola con soavità, e ritorniamo a Dio. Avvertiamo che 'l demonio molto si affatica a metterci distrazioni in tempo dell'orazione, affinché noi lasciamo di farla; chi lascia dunque l'orazione per le distrazioni, sappia che gusto al demonio. È impossibile, dice Cassiano, che la nostra mente nell'orazione non abbia alcuna distrazione.23 Pertanto non lasciamo mai l'orazione, per quante distrazioni ci avessimo. Dice S. Francesco di Sales che se nell'orazione non facessimo altro che discacciare e tornare a discacciar distrazioni e tentazioni, pure l'orazione è ben fatta.24 E prima lo scrisse S. Agostino dicendo che le distrazioni involontarie non ci tolgono il frutto dell'orazione: Evagatio mentis quae fit praeter propositum, orationis fructum non tollit (S. Aug., In Reg. 3).25 Quando poi avvertissimo d'esserci distratti volontariamente, togliamo il difetto, discacciamo la distrazione, ma non lasciamo l'orazione.


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8. In quanto poi allo sceglier la materia dell'orazione, la buona regola si è di metterci a meditare quelle verità e que' misteri dove l'anima trova più pascolo e sentimento. Ma sopra tutto la materia più propria per meditare, ad una religiosa amante della perfezione, per lo più dee essere la Passione di Gesù Cristo. Scrive Blosio che il Signore rivelò a più sante donne, come a S. Gertrude, a S. Brigida, a S. Metilde ed a S. Caterina da Siena, essergli molto caro che l'anime meditino la sua Passione.26 Diceva S. Francesco di Sales che la Passione del nostro Redentore dee esser la meditazione ordinaria d'ogni cristiano;27 or quanto più lo dee essere d'una sposa di Gesù Cristo? Oh che bel libro è la Passione di Gesù! Ivi, meglio che in qualunque altro libro, s'intende la malizia del peccato, ed insieme la misericordia e l'amore d'un Dio verso dell'uomo. Che perciò ho deliberato di metter nella fine di quest'Opera alcune divote Riflessioni sopra quel che hanno scritto i sagri Vangelisti della Passione del nostro Salvatore.28

Io rifletto che Gesù Cristo anche a tal fine volle patire tante pene diverse di flagellazione, coronazione di spine, crocifissione, ecc., acciocché noi, avendo avanti gli occhi tanti diversi misteri dolorosi, avessimo diverse materie da meditare della sua Passione, dalle quali potessimo ricavare diversi sentimenti di gratitudine e d'amore.

Quando poi la religiosa sta sola, è bene che faccia l'orazione sempre con leggere prima qualche libro divoto. S. Teresa per


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diciassette anni fece orazione col libro, un poco leggendo ed un poco meditando;29 e così giova fare, a guisa della colomba che prima bee e poi alza gli occhi in alto.

9. Avvertasi nonperò che 'l profitto dell'orazione mentale non tanto consiste nel meditare, quanto nel fare affetti, preghiere e risoluzioni: questi sono i tre frutti principali della meditazione. Dice S. Teresa: Il profitto dell'anima non consiste in pensar molto a Dio, ma in molto amarlo, e questo amore se acquista in determinarsi ad operar molto per lui.30 Dicono pertanto i maestri di spirito, parlando dell'orazione, che la meditazione è come l'ago, passato il quale, dee succedere il filo d'oro che vien composto dagli affetti, dalle risoluzioni e dalle preghiere, come sopra si è detto. Dopo dunque che avete meditato il punto e vi sentite mossa da qualche buon sentimento, alzate il cuore a Dio ed offeritegli atti buoni d'umiltà o di confidenza o di ringraziamento; ma sopra tutto replicate nell'orazione atti di contrizione e d'amore.


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L'atto d'amore - come anche è l'atto di contrizione - è quella catena d'oro che stringe l'anima con Dio. Un atto d'amore perfetto basta a farci rimettere tutti i nostri peccati: Caritas operit multitudinem peccatorum (I Petr. IV, 8). Il Signore s'è dichiarato che non sa odiare chi l'ama: Ego diligentes me diligo (Prov. VIII, 17). La Ven. Suor Maria Crocifissa (Vit., cap. 10) vide una volta un globo di fuoco, ove poste alcune paglie, subito le mirò consumate; con ciò le fu dato ad intendere che, facendo l'anima un vero atto d'amore, le vengono perdonate tutte le colpe commesse.31 In oltre insegna l'Angelico che ogni atto d'amore ci fa acquistare un nuovo grado di gloria: Quilibet actus caritatis meretur vitam aeternam.32

Atti d'amore sono il dire per esempio: Dio mio, vi stimo sopra ogni cosa. - V'amo con tutto il cuore. - Mi compiaccio della vostra felicità. - Vorrei vedervi amato da tutti. - Voglio solo quel che volete voi. - Fatemi conoscere quel che volete da me, ch'io tutto voglio farlo. - Disponete di me e delle cose mie, come vi piace. Specialmente quest'ultimo atto d'offerta è molto caro a Dio; S. Teresa almeno cinquanta volte il giorno si offeriva così a Dio.33


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Si avverta ch'io parlo qui dell'orazione ordinaria, perché se mai qualche volta l'anima si sentisse unita a Dio con raccoglimento soprannaturale o sia infuso, senza alcun pensiero particolare di qualche verità eterna o pure di alcun mistero divino, allora non dee ella affaticarsi a fare altri atti, se non quelli a cui dolcemente si sente da Dio tirata; basta che solamente attenda allora con attenzione amorosa a stare unita con Dio, senza impedir l'operazione divina con isforzarsi a far discorsi ed atti. Ma ciò sempre s'intende quando il Signore chiamasse egli l'anima a questa orazione soprannaturale; del resto sin tanto che non abbiamo questa chiamata, non dobbiamo partirci dal modo ordinario di orare, servendoci, come si è detto, della meditazione e degli affetti; benché per le persone abituate nell'orazione, sia meglio l'applicarsi e stendersi negli affetti che ne' discorsi.

10. In oltre nell'orazione giova sommamente, e forse più d'ogni altra cosa, il replicar le preghiere, domandando a Dio con umiltà e confidenza le sue grazie, cioè la sua luce, la rassegnazione, la perseveranza e simili, ma sovra tutto il dono del suo santo amore. Dicea S. Francesco di Sales che ottenendosi il divino amore, si ottengono tutte le grazie;34 poiché in fatti un'anima che veramente ama Dio con tutto il cuore, senza che altri glielo dica, da sé sfuggirà di dargli qualunque minimo disgusto e procurerà di compiacerlo quanto può.

Quando poi voi vi trovaste arida e in oscurità, talmente che vi sentiste quasi incapace di fare atti buoni, basta che gli dite: Gesù mio, misericordia; Signore, per pietà, aiutatemi; e questa orazione riuscirà per voi forse la più utile e fruttuosa. - Diceva il Ven. P. Paolo Segneri che sino che studiò Teologia, si era trattenuto nell'orazione in far riflessioni ed affetti: ma Iddio, son sue parole, appresso mi aprì gli occhi, e d'allora in poi ho procurato di trattenermi in pregare; e se qualche bene e in me, lo riconosco da questo esercizio di raccomandarmi a Dio.35 Fate lo stesso ancor voi, cercategli le


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grazie in nome di Gesù Cristo, ed avrete quanto desiderate. Non può mancar la promessa che di ciò il medesimo nostro Salvatore ci fece: Amen, amen dico vobis: si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis (Io. XVI, 23).

In somma tutta l'orazione dee consistere, in quanto tocca a voi, in fare atti e preghiere. Siccome appunto dichiarò stando in estasi la Ven. Suor Maria Crocifissa, dicendo che l'orazione e il respiro dell'anima;36 poiché siccome quando si respira, l'aere or si attrae, or si ridona, così l'anima colle preghiere prende da Dio, e cogli atti buoni di offerta e di amore dona se stessa a Dio.

11. Nel terminar poi l'orazione, bisogna far la risoluzione particolare, come di fuggir qualche difetto in cui la persona, più spesso è inciampata, o di meglio praticar qualche virtù,


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per esempio, di soffrir la molestia di alcuna sorella, di ubbidir più esattamente a qualche religiosa, di mortificarsi nella tal cosa. E la stessa risoluzione dee replicarsi più volte, finché ci vediamo liberi da quel difetto o ci troviamo acquistata quella virtù. Indi, finita l'orazione, bisogna procurare di mettere in pratica le risoluzioni fatte, subito che si presenterà l'occasione.

In oltre prima di finir l'orazione, è bene ancora rinnovare i voti fatti nella professione: questa è cosa di sommo gusto a Dio, mentre coi voti religiosi la persona si dona tutta a Dio; che però, secondo la dottrina di S. Tommaso, la religiosa nel giorno della professione, per ragione della donazione che fa di tutta se stessa a Dio per mezzo de' voti, con cui gli consagra quanto ha, le robe, il corpo e la volontà, resta assoluta da tutt'i suoi peccati.37 E lo stesso favore par che si ottenga da colei che con vero spirito di spogliamento rinnova i suoi voti religiosi. E pertanto vi consiglio di rinnovarli spesso così nell'orazione comune, come nella comunione, nella visita al Sagramento, in levarvi la mattina ed in andare a letto la sera.

12. La conclusione poi dell'orazione consiste 1. in ringraziar Dio de' lumi ricevuti; 2. in proponere di eseguir le risoluzioni fatte; 3. in domandar all'Eterno Padre per amore di Gesù e di Maria l'aiuto affin di essergli fedele. E non si lasci in fine dell'orazione di raccomandargli sempre l'anime del purgatorio ed i peccatori. Dice S. Gio. Grisostomo che non vi è cosa che più dichiari l'amor di un'anima verso Gesù Cristo, quando il zelo ch'ella ha di raccomandargli i suoi fratelli:


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Nihil declarat quis sit amans Christi, quam si fratrum curam aget (Chrysost., Hom. 3).38

Di più avverte S. Francesco di Sales che l'anima in uscir dall'orazione si porti il mazzolino di fiori per odorarli nel resto della giornata, cioè una o due cose, dov'ella ha ritrovato maggior sentimento di divozione, per infiammarsi con quelle nel resto della giornata.39 Le giaculatorie più care a Dio son quelle d'amore, di rassegnazione, e di offerta di se stessa. E procuriamo di non fare alcun'azione senza prima offerirla a Dio; e di più di non far passare al più un quarto d'ora, in qualunque occupazione che ci troviamo, senza alzar la mente al Signore con qualche atto buono. Di più nel tempo vacuo di affari, come quando stiamo aspettando qualche persona o passeggiamo per lo giardino o stiamo a letto infermi, procuriamo, per quanto si può, di unirci a Dio. Di più bisogna, col tener silenzio e cercar la solitudine, per quanto è possibile, e colla memoria della presenza di Dio, conservare il sentimento degli


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affetti concepiti nell'orazione. Ma di ciò nel capo seguente ne parleremo più a lungo.

13. Per ultimo qui soggiungo esser necessario, acciocché la religiosa sia anima di orazione, che usi fortezza a non lasciarla in tempo di aridità. Troppo son belli i documenti che su questo punto ci lasciò scritti la nostra maestra S. Teresa. In un luogo dice: Sa il demonio che l'anima, che con perseveranza attende all'orazione, egli l'ha perduta.40 In altro luogo dice: Chi persevera nell'orazione, per quanti peccati opponga il demonio, tengo per certo che finalmente il Signore lo condurrà al porto della salute.41 In altro luogo dice: Chi nel cammino dell'orazione non si ferma, benché tardi, pure arriva.42 In altro luogo ci avverte così: Non consiste l'amore di Dio in tenerezze, ma in servirlo con fortezza ed umiltà.43 In altro luogo finalmente conchiude dicendo: Con aridità e tentazioni fa prova il Signore de' suoi amanti. Benché tutta


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la vita duri l'aridità, non lasci l'anima l'orazione; tempo verrà che tutto le sarà pagato molto bene.44

Dice l'Angelico maestro che la vera divozione non consiste nel senso, ma nel desiderio e risoluzione di abbracciare prontamente tutto ciò che Dio vuole.45 Questa fu l'orazione che Gesù Cristo fece nell'orto, la quale fu tutta arida e piena di tedio, e pure fu la più divota e meritoria che siasi mai fatta nel mondo; ella fu: Non quod ego volo, sed quod tu (Marc. XIV, 36). Per tanto, sorella benedetta, in tempo di aridità non lasciate mai l'orazione. Se qualche volta è troppo il tedio che vi assalisce, almeno dividetela in più volte: ed in quella per lo più esercitatevi in pregare, ancorché vi sembri di pregar senza confidenza e senza frutto. Basterà che dite e replicate: Gesù mio, misericordia: Signore, abbiate pietà di me. Pregate, e non dubitate, che ben Dio vi sente e vi esaudisce.

E sempre che andate all'orazione, non mai vi prefiggete per fine il gusto e soddisfazione vostra, ma solamente quel ch'egli vuole da voi; e perciò pregate sempre che vi faccia conoscere la sua volontà e vi dia forza di eseguirla: questo è quel tutto che dobbiamo andar cercando nell'orazione, l'aver luce di sapere e forza di adempire ciò che vuole il Signore da noi.

Preghiera.

Ah Gesù mio, voi, per farvi amare dagli uomini, par che non avete saputo più che fare. Basta sapere che avete voluto farvi uomo, viene a dire farvi verme, come siamo noi: avete voluto menare una vita stentata tra dolori ed ignominie per 33 anni, sino finalmente a consumarla su d'un patibolo infame:


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avete voluto anche porvi sotto le specie di pane, per rendervi così cibo dell'anime nostre.

E come poi avete potuto incontrare tanta sconoscenza anche appresso i Cristiani, che credono già queste verità, e con tutto ciò così poco v'amano? Misera, che fra costoro per lo passato sono stata ancor io ingrata: ho atteso solamente a soddisfarmi, scordata di voi e del vostro amore. Ora conosco il male che ho fatto, ma me ne pento con tutta l'anima mia: Gesù mio, perdonatemi.

Ora v'amo e v'amo tanto che prima eleggo la morte e mille morti che lasciare d'amarvi. Vi ringrazio della luce che voi mi date. Datemi forza, o Dio dell'anima mia, di crescere sempre più nel vostro amore. Accettate ad amarvi questo mio povero cuore. È vero ch'egli un tempo v'ha disprezzato, ma ora s'è innamorato della vostra bontà, e v'ama, ed altro non desidera che amarvi.

O Maria, o Madre di Dio, aiutatemi: nella vostra intercessione tutta confido.




1 «Iuge quippe silentium, et ab omni strepitu saecularium perpetua quies, cogit caelestia meditari.» S. BERNARDUS, Epistola 78, ad Sugerium Abbatem Sancti Dionysii, n. 4. ML 182-193.- Fu questi l' illustre Abbate Sugerio, primo ministro, anzi governatore del regno mentre il re Luigi VII stava alla Crociata. Egli edificò la magnifica basilica, per molti secoli sepoltura dei reali di Francia. In questa lettera, S. Berardo loda Sugerio di aver ridotto se stesso ed il suo monastero, dallo splendore e fasto mondano, alla modestia religiosa ed alla disciplina monacale; anzi di aver sorpassato ogni speranza: «Quis nempe te crederet, saltu, ut ita dicam, repentino, summa occupare virtutum, sublimia meritorum attingere?» Lascia intendere S. Bernardo che, nelle doglianze sullo stato anteriore, vi abbia potuto essere qualche esagerazione, mentre ha riferito ed ora ricorda «quod audivimus, non quod vidimus». Ormai, la «guerra» contro Clunì -guerra breve, ispirata da vera carità, e feconda in risultati salutari- non ha più motivo. L' Apologia a Guglielmo, in cui S. Bernardo tanto inveì contro gli abusi introdotti in certi monasteri, prendendo specialmente di mira, come lo rivela questa lettera, l' Abbazia di San Dionigi, è anteriore. La lettera a Sugerio è un vero trattato di pace. Si noti che la riforma fu intrapresa da Sugerio fin dai primordi della sua prelatura. Dopo 24 anni di perfetta concordia e d' amichevole collaborazione, S. Bernardo scrive all' amico malato (a. 1151, Epistola 266, ML 182.470 et seq.) una lettera commovente, per animarlo a morir, com' era vissuto, da forte, da santo. Esprime il «veemente» desiderio di rivederlo, «ut benedictio morituri veniat super me... Forte veniam, forte non veniam. Sed quodlibet horum sit, dilexi a principio, diligam sine fine.» Morì Sugerio l' anno seguente, e sulla sua tomba s' iscrisse: «Hic iacet Sugerius Abbas.» Bastava il nome come elogio.



2 «Dixit forte ei e familiaribus unus: «Domine, utinam a Christianis urbs Hierusalem possideretur, ut paulatim eo commigrare liceret, sanctisque illis locis emori, ubi Christus nostram operatus est salutem.» Audita re, solita animi pausa reposuit: «Nonne habes sacrosanctum Altaris Sacramentum? Eius dum mihi venit in mentem, quaecumque in terris sunt fastidio.» LUDOVICUS GRANATENSIS, O. P., Opera, III, Coloniae Agrippinae, 1626: Vita Magistri Ioannis Avilae, lib. 2, § Quam deditus Eucharistiae Sacramento fuerit.



3 «Dijome: «¡Ay, hija, què pocos me aman con verdad! què si me amasen, no les encubriria uo mis secretos. ¿Sabes què es amarme con verdad? Entender que todo es mentira lo que no es agradable a mi. Con claridad veràs esto que ahora no entiendes en lo que aprovecha a tu alma.» S. TERESA. Libro de la Vida, cap. 40. Obras, I, 359, 360.- Vedi quel che abbiamo detto su questo argomento nel vol. I, Appendice, 69.



4 «S. Isidoro, De summo bono, cap. 7», dice S. Alfonso. I tre libri delle Sentenze di S. Isidoro (ML 83) portano anche questo nome. Il capitolo 7 del primo libro è intitolato De temporibus (ML 83-548); ma è brevissimo, e non contiene altro che nozioni assai generali sul tempo. Il cap. 7 del terzo libro è intitolato De oratione, ma non vi si trova la sentenza qui riferita da S. Alfonso, la quale sembra si debba restituire allo Speculum disciplinae («scriptum a Fr. BERNARDO A BESSA, sed saltem iubente et dirigente et fortasse non pauca subministrante S. Bonaventura»), pars 1, cap. 12, n. 4: «Ceterum mane et vespere tempus est orationis opportunum, quod penitus peculiari vacuum oratione, si vacat, culpabiliter praetermittitur.» Opera S. Bonaventurae, ad Claras Aquas, VIII, 1898, pag. 594.



5 «Peccati nulla alia causa est, quam quod ad ea quae in manibus habent et studiose tractant negotia, divinum etiam auxilium homines non simul adhibent et assumunt. Quod si oratio negotium praecesserit, peccatum adversus animam aditum non inveniet.» S. GREGORIUS NYSSENUS, De oratione dominica, Oratio 1. MG 44-1121, 1122.



6 «Ammaestrato egli da quello che in se stesso sperimentava, solea ne' ragionamenti famigliari grandemente raccomandare a' suoi l' esercitarsi in atti d' amore di Dio nell' orazione della mattina, poichè, come attestava, un solo atto di esso basta a mantenere l' anima nel santo fervore per tutto il resto della giornata.» GISOLFI, Vita, cap. 32.



7 «Nec prius corpusculum requiescat, quam anima pascatur.» S. HIERONYMUS, Epistola 22, ad Eustochium, n. 37. ML 22-421.



8 «Cinque, sei, sette ore.... ognidì dava alla meditazione.» BARTOLI, Vita, lib. 4, cap. 4. «Tutto il suo gusto era nell' orazione... nella quale durando cinque e sei ore, non parea a lui di durare per un quarto d' ora... Alle volte s' ingolfava tanto in esso... che il fratello Marco- per tema che non gli facesse danno alla sanità- con tirargli la veste lo scoteva e lo destava, e gli ordinava che finisse, e il Padre gli rispondea: «Ancora un poco più, fratello Marco, ancor un poco più». CEPARI, Ristretto della Vita, Roma, 1624, p. 178.- («Gli ordinò santo Ignazio che, in quello che spettava alla sua santità, obbedisse al suo compagno, che era un fratello chiamato Michele Marcos, e fu cosa di meraviglia la sua obbedienza verso di quello.» La stessa opera, pag. 166).- Cf. RIBADINEIRA, Vita, cap. 14, inter Acta SS. Bollandiana, die 10 octobris, n. 227 (et 221). «Plusculum temporis da, Marce frater, mox adero.»- Cf. BARTOLI, Vita, lib. 4, cap. 11.



9 BACCI, Vita, lib. 1, cap. 5, n. 2-5; cap. 8, n. 2-4; lib. 2, cap. 5, n. 4, 8, 9.- «Talvolta a qualcuno che l' aveva veduto andar a letto tardi, e poi lo trovava levato di buon' ora, il santo quasi scherzando dicea: «Io ho dormito pochissimo questa notte: che vuol dire? che vuol dire?» e rispondendogli quel tale: «Padre, avete fatta orazione», il santo replicava: «Non è tempo di dormire, perchè il paradiso non è da poltroni»; e cose simili. Quando nel giorno era impedito, scontava poi la notte.... e molte volte soleva dire: «Questa notte non ho mai dormito; ieri fui impedito, mi è bisognato supplire questa notte;» e se talvolta la natura era oppressa da necessità di riposo, si tratteneva di notte con annodare e snodare una corda per vegliare.» Op. cit., lib. 2, cap. 5, n. 8.



10 «Pernoctabat in oratione saepissime.» Vita, auctore S. ATHANASIO, cap. 6: De Vitis Patrum, lib. 1, ML 73.130.- «(Antonium) ita nonnumquam in oratione novimus perstitisse, ut, eodem in excessu mentis frequenter orante, cum solis ortus coepisset infundi, audierimus eum in fervore spiritus proclamantem: «Quid me impedis, sol, qui ad hoc iam oriris, ut me ab huius veri luminis abstrahas claritate.» Abbas Isaac, apud CASSIANUM: Collatio IX, cap. 31, ML 49-807, 808.



11 «Ogni tempo gli parea poco... in applicarsi a questo santo esercizio; onde, compiendo le altre obbligazioni distrattive, tornava subito a questa, e in lei spendeva que' ritagli di tempo che gli avanzavano, dicendo che il buon religioso, in quest' infelice esilio, tutto il tempo che non dimora col suo Dio, dovea essere come il sasso fuori del suo centro, che quivi sta con violenza, e come, alla sua maniera, patendo, mentre il trattengono, ma, togliendogli l' impedimento, incontamente comincia a precipitarsi verso il suo centro.» Ven. Lod. DA PONTE, Vita, cap. 2, § 1.



12 Sembrerà forse alquanto ardita la supposizione che S. Alfonso, ingannato, nelle proprie note, dalla somiglianza dei nomi abbreviati, abbia scambiato S. Giovanni della Croce con S. Giovanni Grisostomo, come, qualche altra rara volta, il Grisostomo col Crisologo. Dice S. Gio. Grisostomo: «Ubicumque enim fueris, potes erigere altare, si sobriam modo voluntatem afferas, nec te aut locus aut tempus impedit, sed etiamsi nec genua flectas, nec manus ad caelum tendas, si mentem solum afferas fervidam, nihil tibi ad precationem deerit.» S. IO. CHRYSOSTOMUS, De Anna, Sermo 4, num. 6. MG 54-668.



13 «Procurerai imitar l' orazione di Gesù, il quale non mai perdè la memoria dell' Eterno suo Padre... Non lascerai di fare due ore d' orazione almeno ogni di, una la mattina ed un' altra la sera, e non impedita dalla salute, mezz' altra la notte.» Antonio de TORRES, Pio Operaio, Gesù povero e disprezzato. Napoli, 1729, (postuma) (Avvertimenti spirituali).



14 «(Anima sponsa Verbi) laudabili discretionis moderamine sic secum agit, ut nec pro commodis proximorum contemplationem deserat, neque pro amore contemplationis aliorum curam funditus derelinquat... Cum licet, vacat sibi: cum caritas urget, se exponit proximo, sic tamen ut continuo anhelet ad cubile Sponsi secreti reditum, de quo fraternae caritatis accensa zelo egressa est.» S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, De casto connubio Verbi et animae, caput 12 (verso la fine). Opera, Venetiis, 1721, pag. 139, col. 2.



15 «Essendosi una volta letto in tavola d' un certo religioso della Compagnia, che non so quante migliaia di volte al dì faceva atti interni or d' una, or d' un' altra virtù, e massimamente d' amor di Dio, ad un padre, che ne mostrò maraviglia, rivolto, e pensando che ognun facesse almeno altrettanto, domandò di che si maravigliasse, e soggiunse ch' egli, ch' era sì tiepido di cuore, pur aveva molte volte trapassato quel numero. Ed erano i suoi, secondo le forme che ne ho vedute in alcuni suoi manoscritti spirituali, la più parte atti di finissima carità... Nell' andare per la città, che solo era dove alcun bisogno in aiuto delle anime o alcun debito del suo ufficio il chiamava, aveva certi rosarii di sua privata divozione, uno della Beatissima Trinità, un altro del Divin Sacramento, della Reina del cielo, degli Angioli, e simili, e li recitava, framezzandoli a certi luoghi con atti puramente interni. In somma, fin quando era chiamato dalla camera alla porta, aveva certe sue orazioni determinate alla misura di quello spazio e di quel tempo, acciocchè non gli andasse un passo, e con esso un momento, senza Dio.» BARTOLI, Vita, Roma, 1651, lib. 2, capo 11, pag. 210.



16 Non ha forza.



17 «Oratio, si ipsius naturam seu qualitatem spectes, est familiaris conversatio et coniunctio hominis cum Deo; si autem vim seu efficaciam, mundi conservatio. Dei reconciliatio, mater lacrimarum et iterum filia, propitiatio peccatorum, pons tentationum, propugnaculum adversus impetum afflictionum, bellorum oppressio et exstinctio, officium angelorum, omnium spirituum alimentum, futura laetitia, actio sempiterna, virtutum scaturigo, gratiarum divinarum conciliatrix, profectus spiritualis, nutrimentum animae, mentis illustratio, securis desperationis, spei demonstratio, tristitiae solutio, divitiae monachorum, thesaurus solitariorum, irae diminutio, speculum religiosi profectus, dimensionum index, status declaratio, futurorum significatio, gloriae futurae indicium.» S. IO. CLIMACUS, Scala paradisi, gradus 28 (in principio). MG 88-1130.



18 «(Homines Deus) precatione ac sua consuetudine dignatur.... Cum Deo revera precationis tempore colloquimur.... (Mortale genus, precationis ope) assiduo Dei congressu perfruitur... (Qui orat) cum Deo familiariter versatur.» S. IO. CHRYSOSTOMUS, De precatione, oratio 1. MG 50-775.



19 «Omnes quidem, sine exceptione, sed illi potissimum qui ad Regem obtinendae peccatorum veniae causa accedunt, summa indigent contritione. Dum adhuc in carcere sumus, audiamus eum qui dixit Petro: Accingere linteo obedientiae, et exue voluntates tuas, et nudus accede ad Dominum in oratione tua. Si enim ipsius unius voluntatem imploraveris, suscipies Dominum qui gubernaculum animae tuae reget, et te sine ullo periculo diriget.» S. IO. CLIMACUS, Scala Paradisi, gradus 28. MG 88-1134.



20 «Anzi tanto era fissa la sua mente in Dio, che credea non potersi distrarre la persona nell' orazione, dopo aver premesso l' atto di fede. Solea egli esaminare gli Ordinandi anche nella pratica dell' orazione- cosa di somma lode e degna di essere imitata da' Vescovi- e sul frutto che ne ricavavano. In uno di questi esami, avendo un chierico del seminario detto che, per frutto dell' orazione, avea presa la risoluzione di procurare di non distrarsi più in essa, il Cardinale, volendo far giudizio degli altri da ciò che avveniva a se stesso, rivoltatosi a me, secretamente mi disse: «Quando si è fatto l' atto di fede della presenza di Dio, come può la persona distrarsi?» E avendo io risposto che, anche dopo fatto quest' atto di fede, l' uomo resta uomo, non angelo, egli altro non replicò se non queste parole: «E' segno che l' atto non fu fatto da vero e con viva fede, altrimenti mi pare impossibile.» Michele SAGLIOCCO, Canonico della Cattedrale di Aversa, Compendio delle virtù del Card. Innico Caracciolo, già Vescovo d' Aversa. Napoli, 1760, seconda edizione, pag. 22.- Il Cardinale Caracciolo (1642-1730) fu uno dei più insigni penitenti del P. Torres: Lod. SABBATINI d' Anfora, Vita del P. D. Antonio de Torres, lib. 6, cap. 3, § 1, pag. 448-451.



21 «Vous userez donc de l' un de ces quatre moyens pour mettre votre âme en la présence de Dieu avant l' oraison: et ne faut pas les vouloir employer tous ensemblement, mais seulement un à la fois, et cela brièvement et simplement.» S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 2, chap. 2. Œuvres, III. 76.- «Que si vous le voulez, vous pourrez user de quelques paroles courtes et enfiammées....» Même ouvruge, ch. 3. Œuvres, III, 77.



22 «Intentiones, cogitationes, voluntates, affectiones, et omnia interiora mea, venite, ascendamus in montem... Curae, sollicitudines, anxietates, labores, poenae, servitutes, exspectate me hic, cum asino, corpore isto: donec.... postquam adoraverinus, revertamur ad vos Revertemur enim, et eheu! revertemur quam citissime... Abdicare et abiurare vos non patitur veritas caritatis»- GUILLELMUS, ex Abbate S. Theoderici monachus Signiacensis (amico e primo biografo di S. Bernardo), De contemplando Deo, cap. 1. Inter Opera S. Bernardi, ML 184-367.



23 «Quis nostrum... non illo etiam momento quo Deo supplicans ad sublimia erigit mentem, quodam stupore collapsus, etiam per id vel invitus offendat, per quod sperabat veniam delictorum? Quis, inquam, tam exercitus (al. exertus) ac vigilans est, ut dum psalmum Deo canit, numquam a Scripturae sensu eius animus abducatur?» IO. CASSIANUS, Collatio 23, cap. 7. ML 49-1253, 1254.



24 «Quand votre cœur s' égarera ou se distraira, ramenez.le tout doucement à son point, remettez-le tendrement auprès de son Maître; et quand vous ne feriez autre chose, tout au long de votre heure, que de reprendre tout bellement votre cœur et le remettre auprès de Notre-Seigneur, et qu' autant de fois que vous l' y remettrez il s' en dètournerait, votre heure serait très bien employée, et ferez un exercice fort agréable à votre cher Epoux.» S. FRANÇOIS DE SALES, Lettre 1325, à Madame Louise de Ballon, religieuse de l' Abbaye de Sainte-Catherine (juin 1617?). Œuvres, XVIII. 37.- «Qunat aux distractions, pourvu qu' elle ait le désir de prier un peu ardent, elles cesseront petit à petit: et si elles ne cessent pas, l' oraison en sera d' autant meilleure, comme faite sans goût ni intérêt, pour le pur amour de plaire à l' Epoux.» Lettre 1090, 20 juin 1615, à Madame de la Fiéchère, Œuvres, XVII, 9. - «Pour ce qui est de l' oraison, elel ne nous est pas moins utile ni moins agréable à Dieu pour y avoir beaucoup de distractions; ains elle nous sera peut-être plus utile que si nous y avions beaucoup de consolations, parce qu' il y a plus de travail, pourvu néanmoins que nous ayons la fidélité de nous retirer de ces distractions et n' y laissons point arrêter notre esprit volontairement.» Entretien IX. Œuvres, VI, 149.



25 E' sentenza, non di S. Agostino, ma di S. TOMMASO (II-II, qu, 83, a. 13, ad 3): «Si quis ex proposito in oratione mente evagetur, hoc peccatum est et impedit orationis fructum. Et contra hoc Augustinus dicit in Regula (Regula ad servos Dei, n. 3: ML 32-1379, Epistola 211, ad monachas, n. 7. ML 33-960): «Psalmis et hymnis cum oratis Deum, hoc versetur in corde quod profertur in ore.» Continua poi S. Tommaso: «Evagatio vero mentis quae fit praeter propositum, orationis fructum non tollit.»



26 «Frequentissime Dominus revelavit carissimis sponsis suis Gertrudi, Birgittae, Mechtildi, Catharinae, quam sit et sibi acceptum et homini fructuosum recolere Passionem Christi pia, humili et sincera attentione vel devotione.» Lud. BLOSIUS, Conclave animae fidelis, pars 2 sive Monile spirituale, cap. 2. Opera, Antwerpiae, 1632, pag. 592.



27 «Mais surtout je vous conseille (l' oraison) mentale et cordiale, et particulièrement celle qui se fait autour de la Vie et Passion de Notre-Seigneur: en le regardant souvent par la méditation, toute votre âme se remplira de lui; vous apprendrez ses contenances, et formerez vos actions au modèle des siennes.... Il faut s' arrêter là. Philothée, et croyez-moi, nous ne saurions aller à Dieu le Père que par cette porte.» S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 2, ch. 1. Œuvres, III 70.- «Le plus ordinaire séjour de l' âme doit être autour de la Croix, et le pain quotidien de la religion, la méditation de la Passion.» Lettre 2075, à la Mère de Chantal, Œuvres, XXI, 158.



28 Le Considerazioni ed Affetti sovra la Passione di Gesù Cristo esposta semplicemente come la descrivono i sagri Vangelisti, si trovano nel vol. V, pag. 135-179.



29 «No me diò Dios talento de dicurrir con el entendimiento, ni de aprovecharme con la imaginacion... Ahora me parece que proveyò el Señor que yo no hallase quien me enseñase, porque fuera imposible, me parece, perseverar deciocho años que pasé este trabajo, y en estas grandes sequedades, por no poder, como digo, discurrir. En todos estos, si no era acabando de comulgar, jamàs osaba comenzar a tener oraciòn sin un libro; que tanto temia mia alma estar sin él en oraciòn, come si con mucha gente fuera a pelear. Con este remedio, que era como una compañia u escudo en que habia de recibir los golpes de los muchos pensamientos, andaba consolada. Porque la sequedad no era lo ordinario; mas era siempre cuando me faltaba libro, que era luego disbaratada el elma; y los pensamientos perdidos con esto los comenzaba a recoger, y como por halago llevaba el alma. Y muchas veces en habiendo el libro, no era menester màs. Otras leia poco, otras mucho, conforme a la merced que el Señor me hacia» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 4. Obras, I, 23, 24, 25.- S. Teresa conta 18 anni; S. Alfonso, 17: forse togliedo quell' anno in cui la Santa Madre lasciò l' orazione: «Estuve un año, y màs, sin tener oraciòn, pareciéndome màs humildad.» Libro de la Vida, cap. 7. Obras, I, 46.



30 «El aprovechamiento del alma no està en pensar mucho, sino en amar mucho. ¿ Còmo se adquirirà este amor? Determinàndose a obrar y padecer, y hacerlo cuando se ofreciere.» S. TERESA, Las Fundaciones, cap. 5 (a principio). Obras, V, 38.- «Sòlo quiero qu estéis advertidas que, para aprovechar mucho en este camino y subir a las moradas que deseamos, no està la cosa en pensar mucho, sino en amar mucho; y ansi, lo que màs os despertare a amar, eso haced. Quizà no sabemos què es amar, y no me espantarè mucho; porque no està en el mayor gusto, sino en la mayor determinaciòn de desear contentar en todo a Dios, y procurar, en cuanto pudiéremos, no le ofender, y rogarle que vaya siempre adelante la honra y gloria de su Hijo y el aumento de la Ilesia Cathòlica. Estas son las señales del amor.» Cuartas moradas, cap. 1. Obras, IV, 48, 49.



31 Essendo novizia presa in refettorio da un insussistente ma pur tormentoso scrupolo per timore di aver da commettere, nella perplessità della sua coscienza, una benchè leggerissima colpa cadé tramortita per improviso deliquio in veduta delle religiose commensali. Questa fu l'occasione opportuna di vedere stesa al suo soccorso la mano divina. imperochè nella maggiore fievolezza del corpo, levandole in alto lo spirito, le fè vedere come gran carbone vivamente acceso, in cui infocatesi molte minutissime pagliuzze, vi si consumavano sopra, fino al non distinguersi da quel medesimo fuoco, nel quale perdeano l' essere. Fu accompagnato il sentimento con queste due parole, che udì proferirsi nell' anima: Nosce et quiesce. E in fatti, conobbe il significato di quella misteriosa rappresentazione, penetrando con quanta facilità un vero atto di amor di Dio, qual fuoco ardente incenerisca le aride foglie delle umane imperfezioni, le quali restano sempre, con eccesso infinito, superate dalla divina Misericordia. Si quietò altresì, setimolata a respirare in seno alla stessa Misericordia di Dio.» Girolamo TURANO, Vita, Venezia, 1709, lib. 1, cap. 10. pag. 41.



32 «Quilibet actus caritatis meretur vitam aeternam, non quidem statim exhibendam, sed suo tempore. Similiter etiam quilibet actus caritatis meretur caritatis augumentum; non tamen statim augetur, sed quando aliquis conatur ad huiusmodi augmentum.» S. THOMAS, Sum. Theol., II-II, qu. 24, art. 6, ad 1.- «Quilibet actus caritatis meretur absolute vitam aeternam; sed per peccatum sequens ponitur impedimentum praecedenti merito, ut non sortiatur effectum.» Sum. Theol., I-II, qu. 114, art. 7, ad 3.



33 «Haga cada dia cincuenta ofrecimientos a Dios de si, y est ohaga con grande fervor y deseo de Dios.» S. TERESA, Avisos, 30. Obras, VI, 51.



34 «O ma fille, quand je dis qu' il ne faut rien demander ni rien désirer, j' entends pour les choses de la terre; car, pour ce qui est des vertus, nous les pouvons demander; et demandant l' amour de Dieu, nous les y comprenons, car il les contient toutes.» S. FRANÇOIS DE SALES, Entretien XXI. Œuvres, VI, 384.



35 (Il P. Segneri iuniore così racconta di suo zio): «Il P. Segneri di felice memoria disse piangendo ad un religioso: «Non fate come me, che sino a che studiai Teologia, passava il tempo della mia orazine in considerare, e fare altri affetti, e pochissimo in raccomandarmi a Dio. Finalmente il Signore si degnò di aprirmi gli occhi, ed il d' allora in poi ho procurato più che ho potuto di passar quel tempo in raccomandarmi a lui. E se ho fatto nulla di bene o in me o negli altri, tutto mi pare di doverlo riconoscere da questo santo esercizio di raccomandarsi a Dio.» Lod. Antonio MURATORI, Vita del Padre Paolo Segneri iuniore, Venezia, 1743, pag. 460. (Istruzione data dal P. Paolo Segneri iuniore ad una religiosa: «Modo di raccomandarsi a Dio»).- Cf. Giuseppe MASSEI, Breve ragguaglio della vita del P. Paolo Segneri (seniore), n. 51.



36 Era stata da Dio ridotta Crocifissa correndo l' anno vigesimo quarto dell' età sua, allo stato di bambina di tre o quattro anni. Credutosi esser una malattia, si adoperarono, per ordine del duca suo padre, medicine anche violente, senza profitto. La voleva il Signore in tale stato per renderla libera da ogni ufficio «d' alcuna, benchè minima, onoranza», e per toglierle il vigore, e, nella sua fanciullesca semplicità, persino la voglia di sottrarsi alle divine attrazioni o di nasconderle. Nei suoi rapimenti, le monache notavano in cara ciò che proferiva.- «Lei presente, venne a farsi discorso intorno all' orazione, e udirono la già bambina Crocifissa così spiegarsi in parole latine: «Oratio est aspiratio animae, et anima sine aspiratione vivere non potest, et ideo oportet semper orare.» Ciò detto, rosseggiante la faccia, sorridente la bocca, e luminosi gli occhi, componendosi alla bellezza d' un angelo, parea che accompagnasse il godimento di altre anime, che a lei si davano a conoscere congiunte a Dio in grado di altissima orazione, proferendo con somma grazia: «Corrono, corrono dormendo. Dormono, dormono correndo.... Il riflesso di Dio a sè le congiunge... Magnificate, caeli.... Te Deum laudamus... Cantate, laudate, canite, canite Dominum.» Al rivenire poi dall' estasi, sclamò: «Eheu quam mihi sordet tellus, cum caelum aspicio;» e postosi agli occhi un fazzoletto, pretese Suor Maria Serafica (sua sorella maggiore) farglielo levare: ma fu da essa risospinta, con gentile e fanciullesca maniera, e così anche le disse: «Lasciami star alquanto così. Non sai che il passar da un luogo luminoso ad un oscuro toglie il vedere degli occhi, se prima non si ritengono serrati?» Girolamo TURANO, Vita, Venezia, 1709, lib. 2, cap. 4, pa. 107-110.



37 «Rationabiliter dici potest quod... per ingressum religionis aliquis consequatur remissionem omnium peccatorum. Si enim aliquibus eleemosynis factis, homo potest statim satisfacere de peccatis suis (Dan. IV, 24)... multo magis in satisfactionem pro omnibus peccatis sufficit quod aliquis se totaliter divinis obsequiis mancipet per religionis ingressum, quae excedit omne genus satisfactionis, etiam publicae poenitentiae, ut habetu in Decret. 33 (quaest. 1, cap. Admonere); sicut etiam holocaustum excedit sacrificium, ut Gregorius dicit (in Ezech. hom. 20). Unde in Vitis Patrum (lib. 6, libell. 1. n. 9: ML 73-994) legitur quod eamdem gratiam consequuntur religionem ingredientes quam consequuntur baptizati.- Si tamen non absolventur per hoc ab omni reatu poenae, nihilominus ingressus religionis utilior est quam peregrinatio Terrae Sanctae quantum ad promotionem in bonum: quae praeponderat absolutioni a poena.» S. THOMAS, Sum. Theol., II-II, qu. 189, a. 3, ad 2.



38 «Paulus ait: Imitatores mei estote, sicut et ego Christi (I Cor. IV, 16). Quomodo factus es Christi imitator? Omnibus per omnia placens, non quaerens meam utilitatem, sed multorum, ut salvi fierent (I Cor. X, 33). Rursis alio loco (Rom. XV, 3) dicit: Etenim Christus non sibi ipsi placuit, sed multis; neque prorsus alia res est quae perinde declaret doceatque quis sit fidelis et amans Christi, quam si fratrum curam agat illorumque saluti prospiciat.» S. IO. CHRYSOSTOMUS, De beato Philogonio, n. 2. MG 48-752.- Questa omilia- detta pure «contra Anomaeos sexta»- nelle antiche edizioni di Venezia e di Parigi, una almeno delle quali servì a S. Alfonso, si trova nel tomo terzo, verso la fine: Opera, III, Venetiis, 1574, fol. 337, col. 4. La nota di S. Alfonso deve leggersi «tom. 3», non già «hom. 3».- Altrove (In Epist. I ad Cor., hom 25, nn. 2, 3, MG 61-208, 209), il GRISOSTOMO dice: «Sicut et ego per omnia omnibus placeo, non quaerens quod mihi utile est, sed quod multis, ut salvi fiant. Imitatores mei estote sicut et ego Christi (I Cor. X, 33; XI, 1). Hoc est regula perfectissimi christianismi, hoc accurata definitio, hoc summum fastigium, quae in commune conferunt quaerere: quod et ipse declarans subiunxit, sicut et ego Christi. Nihil enim ita potest imitatorem Christi facere, ut curam proximi gerere. Sed etiamnsi ieiunaveris, humi cubueris, si te, ut ita dicam, strangulaveris, proximi autem coram non geras, nihil magni fecisti, sed adhuc longe abes ab hac imagine haec faciens.»



39 «J' ai ajoutè qu' il fallait cueillir un petit bouquet de dévotion; et voici ce que je veux dire. Ceux qui se sont promenés en un beau jardin n' en sortent pas volontiers sans prendre en leur main quatre ou cinq fleurs pour les odorer et tenir le long de la journè: ainsi notre esprit ayant discouru sur quelque mystére par la méditation, nous devons choisir un ou deux ou trois points que nous aurons trouvés plus à notre goût, et plus propres à notre avancement, pour nous en ressouvenir le reste de la journée et les odorer spirituellement.» S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 2, ch. 7. Œuvres, III, 82.



40 «¡Oh, vàlame Dios, qué ceguedad tan grande (cioè di lasciare l' orazione sotto il pretesto di umiltà)! ¡Y qué bien acierta el demonio, para su proposito, en cargar aqui la mano! Sabe el traidor, que alma que tenga con perseverancia oraciòn, la tiene perdida, y que todas las caidas que la hace dar, la ayudan por la bondad de Dios, a dar después mayor salto en lo que es su servicio: algo le va en ella.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 19. Obras, I, 139.



41 «Pues para lo que he tanto contado... para que se entienda el gran bien que hace Dios a un alma que la dispone para tener oraciòn con voluntad, aunque no esté tan dispuesta como es menester, y còmo, si en ella persevera, por pecados, y tentaciones y caidas de mil maneras que ponga el demonio, en fin, tengo por cierto la saca el Señor a puerto de salvaciòn.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 8. Obras, I, 56.- «De lo que yo tengo expiriencia puedo decir, y es que por males que haga quien la ha comenzado (la oraciòn), no la deje; pues es el medio por donde puede tornarse a remediar, y sin ella serà muy màs dificultoso.» Ibid., 57.- «Digo que no desmaye nadie de los que han comenzado a tener oraciòn con decir: si torno a ser malo, es peor ir adelante con el ejercicio de ella. Yo lo creo si se deja la oraciòn y no se enmienda de el mal; mas si no la deja, crea que le sacarà a puerto de luz.» Libro de la Vida, cap. 19. Obras, I, 139.



42 «Comencé a tornar en mi, aunque no dejaba de hacer ofensas a el Señor; mas como no habia perdido el camino, aunque poco a poco, cayendo y levantando, iba por él: y el que no deja de andar y ir adelante, aunque tarde, llega. No parece es otra cosa perder el camino sino dejar la oraciòn. Dios nos libre por quien El es.» Libro de la Vida, cap. 19. Obras, I, 143.



43 «Si, que no està el amor de Dios en tener làgrimas, ni estos gustos y ternura que por la mayor parte los deseamos y consolamos con ellos; sino en servir con justicia y fortaleza de animo y humildad. Recibir, màs me parece a mi eso, que no dar nosotros nada.» Libro de la vida, cap. 11. Obras, I, 81.



44 «Y ansi se deternime, aunque para toda la vida le dure esta sequedad, no dejar a Cristo caer con la cruz; tiempo vernà que se lo pague por junta. No haya miedo que se pierda el trabajo, a buen amo sirve, miràndole està.... Su precio se tienen estos trabajos... Sè que son grandisimos.... Mas he visto claro que no deja. Dios sin gran premio, aum en esta vida... Tengo para mi, que quiere el Señor dar muchas veces a el principio, y otras a la postre, estos tormentos, y otras muchas tentaciones, que se ofrecen, para probar a sus amadores y saber si prodràn beber el càliz y ayudarle a llevar la cruz, antes que ponga en ellos grandes tesoros.» Libro de la Vida, cap. 11. Obras, I, 79, 80.



45 «Devotio nihil aliud esse videtur quam voluntas quaedam prompte tradendi se ad ea quae pertinent ad Dei famulatum.» S. THOMAS, Sum. Theol., II-II, qu. 82, a. 1, c.

 






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