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S. Alfonso Maria de Liguori
La vera Sposa di Gesù Cristo

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CAPO XXI - Della divozione verso Maria Santissima.

1. Oh la grande speranza che può avere un'anima, la quale confida nell'intercessione di questa gran Madre di Dio!

Qui me invenerit, ecco le parole che dalla santa Chiesa le sono applicate nelle di lei solennità, inveniet vitam et hauriet salutem a Domino (Prov. VIII, 35). Chi trova me, dice Maria, per mezzo d'una sincera divozione, troverà la vita della grazia in questa terra, e la salute eterna nel paradiso. Giunge a dire S. Anselmo, parlando colla divina Madre: Virgo benedictissima, sicut impossibile est ut a te aversus et a te despectus salvetur; ita ad te conversus et a te respectus impossibile est ut pereat (De excell. Virg., c. 4).1 Dice in somma il santo che siccome è impossibile a salvarsi chi non è divoto di Maria e da lei non è protetto, così all'incontro è impossibile che si danni chi a Maria si raccomanda e da lei è mirato con amore. Parimente dice S. Antonino esser necessario che si salvino tutti coloro, che sono difesi da questa gran regina: Necessarium est quod hi ad quos Maria convertit oculos suos, pro eis advocans, salventur et glorificentur (Part. 4, tit. 50).2 Scrive ancora S. Bonaventura che


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coloro che acquistano il patrocinio di Maria, anche stando in questa terra saranno riconosciuti da' beati per loro compagni; e chi porterà l'insegna di servo di Maria, sarà già scritto nel libro della vita: Qui acquirunt gratiam Mariae, cognoscentur a civibus paradisi; et qui habuerit hunc characterem, adnotabitur in libro vitae (S. Bon., in psalter.).3

Sicché l'esser divoto di Maria è un carattere di predestinazione. Dice l'Angelico che Maria si chiama Stella del mare, perché siccome i naviganti son guidati al porto per mezzo della stella, così i Cristiani son guidati al paradiso per mezzo di Maria: Sicut navigantes ad portum diriguntur per stellam, ita Christiani diriguntur ad gloriam per Mariam (Opusc. 7).4

2. Se mai si dannasse un vero divoto di Maria - appresso nonperò spiegheremo quali sieno i veri divoti di Maria - ciò avverrebbe o perché Maria non può aiutarli o perché non vuole aiutarli.5 Ma no, dice S. Bernardo: Nec facultas ei deesse poterit nec voluntas (S. Bern., Hom. 2, in Missus est).6 Non è possibile che un vero e perseverante divoto di Maria si danni, perché a lei non mancapotenzavolontà d'aiutarlo.

Vediamo dunque per prima quanto Maria è potente appresso


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Dio a favore de' suoi divoti. La santa Chiesa, affin d'infonderci confidenza verso questa grande avvocata, ce la fa invocare col nome di vergine potente: Virgo potens, ora pro nobis. Si, perché tale l'ha renduta quel Dio ch'è onnipotente, com'ella stessa cantò: Fecit mihi magna qui potens est (Luc. I, 49). Quindi lasciò scritto S. Teofilo vescovo d'Alessandria: Il Figliuolo gradisce d'esser pregato da sua Madre, perché vuole accordarle quanto ella gli domanda, per così ricompensare il favore da lei ricevuto in avergli data la carne.7 Un giorno S. Brigida (Rev. lib. 1, cap. 4) intese che Gesù, parlando con Maria le disse: Pete quod vis a me, non enim potest esse inanis petitio tua. Madre mia, cercami quel che vuoi; già sai che qualunque tua domanda non può da me non essere esaudita. E poi soggiunse: Quia tu mihi nihil negasti in terris, ego nihil tibi negabo in caelis.8 Voi niente mi avete negato vivendo in terra, conviene ch'io niente vi neghi ora che state meco in cielo.

3. Ma perché mai principalmente le preghiere di Maria sono così potenti appresso Dio? Rispondo: Perché ella è madre.

Dice S. Antonino: Oratio Deiparae habet rationem imperii, unde impossibile est eam non exaudiri (Part. 4, tit. 15, c. 17, § 14).9 Le preghiere di Maria essendo preghiere di madre,


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hanno una certa ragione di comando, e perciò è impossibile ch'ella non sia esaudita quando prega. Onde il B. Alberto Magno, dicendo le parole con cui ci fa pregare la S. Chiesa, Monstra te esse matrem, le prendeva in questo senso: Signora, dimostratevi d'esser madre, comandate al vostro Figlio con autorità di madre che abbia di noi pietà.10 Con lo stesso sentimento giunge a dire S. Pier Damiani che Maria, quando va a chiedere qualche grazia al Figlio per li suoi divoti, in certo modo comanda, non prega, come fosse padrona e non ancella del Signore: Accedit ad aureum illud reconciliationis altare non rogans, sed imperans: domina, non ancilla (Serm. 41, de Nativ.).11 Giunse a dire Cosma Gerosolimitano che la protezione di Maria è onnipotente: Omnipotens auxilium tuum, o Maria.12 Sì, lo conferma Riccardo di S. Lorenzo, Maria è onnipotente,


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perch'è giusto che la madre partecipi della potestà del figlio: Cum autem eadem sit potestas filii et matris, ab omnipotente Filio omnipotens mater facta est (Lib. 4, de laud. B Virg.).13 Il Figlio è onnipotente per natura, la madre è onnipotente per grazia; ciò viene a dire ch'ella ottiene colle sue preghiere quanto vuole.

4. Siasi perduto un peccatore quanto si voglia, dice S. Gregorio Nicomediense, se egli ricorre a Maria, Maria lo salverà colla sua intercessione: Habes vires insuperabiles, ne clementiam tuam superet multitudo peccatorum. Nihil tuae resistit potentiae, tuam enim gloriam Creator existimat esse propriam (Orat. de exitu B. Virg.).14 O madre di Dio, le dice il santo, voi avete forze invincibili, acciocché la vostra clemenza non sia superata da qualunque numero di peccati. Niente può resistere alla vostra potenza, giacché il vostro Creatore stima come propria la gloria di voi che gli siete madre. Voi dunque tutto potete, le dice anche S. Pier Damiani, mentre potete sollevar alla speranza della salute anche i disperati: Nihil tibi impossibile, quae etiam desperatos in spem salutis potes relevare


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(Serm. 1, de nat. B. Virg.).15 Sicché quando il demonio ci tenta di diffidenza, rivolgiamoci a Maria e diciamole con S. Germano: Voi siete, o Maria, onnipotente per salvare i peccatori, e non avete bisogno d'altra raccomandazione appresso Dio, perché siete la madre della vera vita (Serm. 3, in dorm. B. V.).16

5. In secondo luogo vediamo quanto vuole e desidera Maria aiutare i suoi divoti.

Che gioverebbe a noi, dice S. Bonaventura, la gran potenza di Maria, s'ella non avesse cura di noi? Ma no, dice il santo, teniamo per certo che siccome la Vergine appresso Dio è la più potente de' santi, così anche è quella che ha più pensiero della nostra salute.17 E chi mai, le dice S. Germano (Ser. de zona Virg.), Signora nostra, più di voi tiene di noi cura dopo il vostro Figlio? Chi mai cosi ci difende nelle nostre afflizioni? Chi tanto s'affatica in aiuto de' peccatori? O Maria, il vostro patrocinio e maggiore di quello che noi possiamo comprendere.18 S. Andrea d'Avellino chiamava


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Maria la faccendiera del paradiso.19 Ma quali sono queste faccende della Vergine in paradiso? Sono il continuamente pregare per noi, ed impetrarci le grazie che le domandiamo. Diss'ella un giorno a S. Brigida (Rev. lib. 1, cap. 6): Io son chiamata la madre della misericordia, e con verità tale io sono, perché tale m'ha fatta la misericordia di Dio: Ego vocor ab omnibus mater misericordiae, et vere misericordia Dei misericordem me fecit. E chi mai ci ha data questa gran protettrice, se non la misericordia di Dio, perché ci vuol salvi? Ideo, soggiunse Maria, miser erit qui ad misericordem, cum possit, non accedit.20 Misero, disse, e misero in eterno sarà, chi potendo nella presente vita raccomandarsi a me, che sono così pietosa con tutti, infelice non ricorre, e si danna.

6. Dice Riccardo di S. Vittore che Maria è così piena di misericordia, che quando vede miserie, subito sovviene; e non sa vedere il bisogno d'alcuno, e non soccorrerlo: Adeo replentur ubera tua misericordia, ut alterius miseriae notitia tacta lac fundant misericordiae, nec possis miserias scire et non subvenire (Ricc. de S. Vict., In Cant. c. 23).21 Così ella praticava


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sin da che viveva in questa terra, come sappiamo dal fatto avvenuto nelle nozze di Cana di Galilea, allorché, mancando il vino, Maria non aspettò d'esser pregata, ma compatendo l'afflizione e il rossore di quegli sposi cercò al Figlio che li avesse consolati, dicendo: Vinum non habent;22 e già ottenne che il Figlio con un miracolo cangiasse l'acqua in vino. E se la pietà di Maria, dice S. Bonaventura, era così grande verso gli afflitti, mentre stava in questo mondo, molto maggiore è quella che ha di noi, ora che sta nel cielo, donde meglio vede le nostre miserie e più ci compatisce: Magna fuit erga miseros misericordia Mariae adhuc exsulantis in mundo, sed multo maior est regnantis in caelo (In spec. B. V., cap. 8).23

7. Deh non trascuriamo di ricorrere in tutt'i nostri bisogni a questa divina Madre, la quale si fa trovare sempre apparecchiata ad aiutar chi la prega: Invenies, dice Riccardo di S. Lorenzo, semper paratam auxiliari.24 Soggiunge Bernardino da Bustis che quando a lei ricorreremo, la troveremo sempre colle mani piene di misericordie e di grazie: Invenies eam in manibus plena misericordia et liberalitate (Marial. I, Serm. 5, de nom. Mar.).25 Aggiunge Riccardo di S. Vittore che Maria tiene un cuore così pietoso che, scorgendo i bisogni di noi miserabili, previene le nostre suppliche ed anticipa il soccorso


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prima che ce lo domandiamo: Velocius occurrit eius pietas quam invocetur, et causas miserorum anticipat (In Cant. cap. 23).26 Che temiamo dunque, dice S. Bernardo, di non esser consolati ricorrendo a Maria? Ella non è austeramette terrore, ma è tutta dolce e benigna con ognuno che a lei si raccomanda: Quid ad Mariam accedere trepidat humana fragilitas? nihil alterum in ea, nihil terribile, tota suavis est.27

E come mai può non esser cortese con chi la prega, mentr'ella stessa va cercando i miseri per salvarli? Ecco come Maria chiama tutti, con darci animo a sperare ogni bene, se a lei ricorriamo: In me omnis spes vitae et virtutis; transite ad me omnes (Eccli. XXIV, [25], 26). Commenta questo passo il P. Pelbarto: Vocat omnes, iustos et peccatores.28 Il demonio, dice S. Pietro, va sempre in giro, cercando chi divorare: Circuit quaerens quem devoret (I Petr. V, 8): ma questa divina Madre, dice Bernardino da Bustis, va in giro, cercando chi salvare: Ipsa semper circuit, quaerens quem salvet (Marial. p. 3, serm. 3).29 Basta a lei, per salvarci, che noi la preghiamo che ci aiuti. Diceva una persona santa: A Maria basta cercare le grazie per averle.30 Per tanto scrisse S. Bonaventura che Maria ha tanto


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desiderio di farci bene e vederci salvi ch'ella si dichiara offesa non solo da chi le fa qualche positiva ingiuria, ma anche da coloro che non vengono a cercarle grazie: In te, Domina, peccant, non solum qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant (S. Bon., In spec. Virg.).31 Quindi diceva il santo che quando riguardava Maria, tutto si consolava, perché gli parea la stessa misericordia che stendesse le mani per sollevarlo dalle sue miserie: Certe, Domina, cum te aspicio, nihil nisi misericordiam cerno.32 Poiché dicea che questa buona signora non sa né ha saputo mai lasciar di compatire e d'aiutare qualunque miserabile, che a lei è venuto a raccomandarsi: Ipsa enim non misereri ignorat, et miseris non satisfacere numquam scivit.33

Questo è quello che Maria sta facendo continuamente in


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cielo, chiede misericordia per li miserabili. S. Brigida udì una volta Gesù, che disse alla sua santa Madre: Pete, mater, quid vis a me: Madre mia, cercami quel che vuoi. E Maria che rispose? altro non domandò: Misericordiam peto pro miseris (Rev. lib. 1, cap. 46).34 Come dicesse: Figlio, giacché voi m'avete fatta madre di misericordia e avvocata de' miseri, che altro voglio cercarvi, se non che usiate pietà co' miserabili? E perché i più miserabili sono i poveri peccatori, perciò ella anche verso di loro tiene gli occhi rivolti per aiutarli. Dice Davide che gli occhi del Signore stanno rivolti verso de' giusti: Oculi Domini super iustos (Ps. XXXIII, [16]). Ma questa madre di misericordia, scrive Riccardo di S. Lorenzo, volge gli occhi suoi pietosi così sopra de' giusti, come sopra i peccatori. Dice quest'autore ch'ella fa con noi quel che fa una madre col suo fanciullo: la madre sempre tiene gli occhi sopra del suo fanciullo, per evitare ch'egli non cada; e se mai quegli è caduto, acciocché subito corra a sollevarlo: Sed oculi Dominae, sono le sue parole, super iustos et peccatores, sicut oculi matris ad puerum ne cadat; vel si ceciderit, ut sublevet.35 Maria è stata costituita dal Signore per avvocata universale di tutti: Sicut omnium est regina, ita omnium est advocata, dice l'Idiota.36 Anzi più propriamente, dice Dionisio Cartusiano, ella è l'avvocata de' peccatori, perché propriamente i rei, non gl'innocenti, han più bisogno di chi l'aiuti; perciò da Dionisio è chiamata l'avvocata di tutti i scellerati che a lei ricorrono: Advocata omnium iniquorum ad se


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confugientium.37 E prima lo disse S. Giovan Damasceno, chiamandola Civitatem refugii omnibus confugientibus ad eam (De dormit. Virg.).38 Quindi ci fa animo S. Bonaventura: Respirate ad illam, perditi peccatores, et perducet vos ad portum (In psal. 8).39 Poveri peccatori perduti, dice, non vi disperate, alzate gli occhi a Maria e respirate, confidando alla pietà di questa buona madre, perché ella vi libererà dal naufragio fatto, e vi condurrà al porto della salute.

Diciamole dunque con S. Tommaso da Villanova: Eia ergo, advocata nostra, officium tuum imple.40 Via su, o Vergine santa, giacché siete l'avvocata de' miseri, aiutate noi, che siamo più miseri degli altri. Cerchiamo la grazia, parla S. Bernardo, e cerchiamola per mezzo di Maria: Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus (Serm. de Aquaed.).41 Questa grazia da noi perduta ella l'ha ritrovata, dice Riccardo di S. Lorenzo; dunque a lei dobbiamo andare per ricuperarla: Cupientes invenire gratiam, quaeramus inventricem gratiae (Ricc., De laud. Virg.).42 Sappiamo già che quando l'arcangelo


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S. Gabriele annunziò a Maria d'averla eletta Iddio per madre del Verbo, ciò appunto le disse per animarla: Ne timeas, Maria, invenisti... gratiam (Lucae I, 31)). Ma come va questo? Maria non fu mai priva della grazia, anzi ne fu sempre piena: come poi l'angelo potea dirle che avesse ritrovata la grazia? Risponde Ugon cardinale che Maria non ritrovò la grazia per sé, poich'ella sempre l'avea goduta; ma la ritrovò per noi che miseramente l'abbiam perduta; onde dice Ugone che noi per ricuperarla dobbiamo portarci a Maria e dirle: Signora, la roba dee restituirsi a chi l'ha perduta; questa grazia da voi ritrovata non è già vostra, perché voi sempre l'avete posseduta; ella è nostra, noi l'abbiam perduta; a noi dunque renderla dovete. Ecco le parole di Ugone: Currant ergo, currant peccatores ad Virginem; qui gratiam amiserant peccando, secure dicant: Redde nobis rem nostram quam invenisti.43

8. Oh se tutti i peccatori ricorressero a Maria, con animo però di emendarsi, e chi mai si perderebbe! Si perde chi non ricorre a Maria. Un giorno S. Brigida intese che 'l nostro Salvatore diceva alla madre: Etiam diabolo exhiberes misericordiam, si ille humiliter peteret.44 Lucifero il superbo non si


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umilierà mai a far quest'atto di raccomandarsi a Maria; ma se mai si desse il caso ch'egli si umiliasse a questa divina Madre e la pregasse ad aiutarlo, Maria non lo discaccerebbe, e colla sua intercessione ben lo libererebbe dall'inferno! Con ciò volle Gesù darci ad intendere che Maria salva tutti coloro che a lei ricorrono. Perciò S. Basilio la chiama: Publicum valetudinarium, spedale pubblico.45 I pubblici spedali son fatti


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per gl'infermi che son poveri, e chi è più povero ha più ragione d'esservi accolto; e così, secondo S. Basilio, Maria dee accogliere più prontamente i peccatori più grandi che a lei fanno ricorso. Ah che la gran regina non abborrisce, no, qualunque peccatore, per puzzolente che sia di peccati, dice S. Bernardo; se 'l misero a lei ricorre, ella non isdegna di stender la mano e liberarlo dalla sua perdizione: Tu peccatorem quantumcumque foedum non horres; si ad te suspiraverit, tu illum a desperationis barathro pia manu retrahis (S. Bern., Or. panig. ad B. V.).46 Rivelò il Signore a S. Caterina da Siena ch'egli ha destinata Maria per prendere e tirare a sé gli uomini, e specialmente i peccatori: Haec est a me electa tamquam esca dulcissima ad capiendos homines, potissimum peccatores (Apud Blos., Mon. spir.).47 Disse poi Maria stessa a S. Brigida che


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non si trova peccatore così perduto e abbandonato di Dio che, se la chiama in aiuto, non ritorni a Dio e sia perdonato: Nullus est ita abiectus a Deo qui, si me invocaverit, non revertatur ad Deum, et habiturus sit misericordiam (Rev. lib. 1, cap. 6).48 Le disse ancora che siccome la calamità tira a sé il ferro, così ella tira a sé ed a Dio i cuori più duri: Sicut magnes attrahit ferrum, sic ego attraho dura corda (Rebr. lib. 3, cap; 32).49

9. La S. Chiesa vuole che noi chiamiam questa divina Madre la nostra speranza, Spes nostra, salve.50 L'empio Lutero dicea non poter sopportare di veder che la Chiesa c'insegnasse a chiamar Maria la speranza nostra. La speranza nostra dicea che dee esser Dio solo, e che Dio stesso maledice chi mette la sua speranza nella creatura.51 Sì, ma ciò s'intende quando noi confidiamo nelle creature indipendentemente da Dio; ma noi speriamo in Maria, come mediatrice appresso Dio. Tanto più che Dio, dice S. Bernardo, ha posto in mano di Maria tutto il tesoro de' beni che vuol dispensarci: Totius boni plenitudinem, dice il santo, posuit in Maria, ut si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab illa noverimus redundare (Serm. de aquaed.).52 Sicché vuole il Signore che da Maria


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noi riconosciamo ogni nostro bene, perché tutte le grazie ch'egli vuol farci, ha disposto che passino per mano di Maria; e perciò S. Bernardo poi la chiamava la massima sua fiducia e tutta la ragione della sua speranza: Haec maxima mea fiducia, haec tota ratio spei meae (Loc. cit.).53 Collo stesso sentimento S. Bonaventura chiamava Maria la salute di chi la chiama: O salus te invocantium.54 Ond'è che, secondo S. Bonaventura, basta invocar Maria per esser salvo. Quindi diciamole spesso come le diceva il santo, quando ci spaventa il timore di dannarci: In te, Domina, speravi; non confundar in aeternum.55 Signora, in voi ho poste le mie speranze; voi ci avete da pensare a salvarmi e liberarmi dall'inferno. No, dice S. Anselmo, non ci va all'inferno un vero divoto di Maria, per cui una sola volta ella prega e dice al Figlio che lo vuol salvo: Aeternum vae non sentiet, pro quo semel oraverit Maria.56

10. Ho detto che non si danna un vero divoto di Maria. Ma, per evitare gl'inganni, vediamo ora che cosa bisogna per esser noi veri divoti di Maria.

Vi bisogna per prima la buona intenzione di mutar vita e non volere offender più Dio. - Pone finem, scrisse S. Gregorio VII la principessa Metilde, in voluntate peccandi, et invenies Mariam promptiorem matre carnali ad te adiuvandum (Lib. 1, ep. 47):57 Metti termine alla volontà di peccare, ed io


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prometto che troverai pronta Maria più d'ogni madre carnale ad aiutarti con amore. La Vergine medesima disse un giorno a S. Brigida: Quantumcumque homo peccet, statim parata sum recipere revertentem. Nec attendo quantum peccaverit, sed cum quali intentione redit: nam non dedignor eius plagas ungere et sanare, quia vocor et vere sum mater misericordiae (Rev. lib. 2, cap. 23).58 Bell'avviso per dar confidenza a' peccatori. Siasi un peccatore quanto si voglia perduto, disse Maria, se egli torna a me, io sono apparecchiata a riceverlo subito che a me ritorna. Né sto allora ad osservare i peccati che ha fatti, ma solamente l'intenzione colla quale a me viene; se egli viene con volontà di mutar vita, io non isdegno di medicar e sanar le sue piaghe, perché io son chiamata e veramente sono madre di misericordia. Madre di misericordia, viene a dire che la misericordia e la compassione ch'ella ha delle nostre miserie fa che ci ami e ci soccorra più d'ogni madre carnale.

Ma ella si dichiarò con S. Brigida che non è madre se non di coloro che vogliono emendarsi: Ego sum quasi mater volentium se emendare (Rev. lib. 4, c. 138).59 Sicché Maria non è madre de' peccatori ostinati. Almeno se taluno si vede


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ligato da qualche passione, e non ancora sta risoluto di sciogliersi dal peccato, ma desidera di vedersene liberato, preghi egli Maria che l'aiuti a spezzar quella catena d'inferno e procuri almeno di cominciare a resistere ed a togliere l'occasione, perché la buona Signora gli porgerà la mano e lo consolerà. Così intese la medesima S. Brigida dalla bocca di Gesù Cristo che, parlando con Maria, le disse: Conanti surgere ad Deum tribuis auxilium, et neminem relinquis vacuum a tua consolatione:60 A chi si sforza di alzarsi dal peccato per tornare a Dio, voi, madre mia, ben soccorrete e non lasciate partir da voi alcuno sconsolato.

11. In secondo luogo, per esser divoto di Maria, bisogna colle preghiere e cogli ossequi cattivarsi la sua protezione. - È vero ch'ella prega per tutti, ma sempre prega con più efficacia per quei suoi servi che maggiormente l'onorano. E sappiate ch'ella essendo gratissima e liberalissima, suol rendere gran cose ad ogni picciolo ossequio che noi l'offeriamo, come dice S. Andrea Cretense: Cum sit magnificentissima, solet maxima pro minimis reddere (Orat. 2, de dormit. Virg.).61

Vediamo dunque quali ossequi possiamo usare verso questa nostra amantissima Madre.

12. I. Dite ogni mattina e sera, in levarvi e prima di andare a letto, tre Ave alla purità di Maria, soggiungendo: Per la tua pura ed immacolata Concezione, o Maria, fa puro il corpo e santa l'anima mia.62 E mettetevi sotto il suo manto, acciocché


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vi custodisca in quel giorno o in quella notte da' peccati. Inoltre salutate la Vergine coll'Ave Maria, sempre che suona l'orologio, in uscire ed entrare nella cella, quando si passa per avanti le sue immagini, e procurate nel principio e nel fine d'ogni azione spirituale o temporale di salutarla coll'Ave Maria: felici quelle azioni che fra due Ave Maria vengon chiuse! Quando noi salutiamo questa gratissima regina, specialmente con questo saluto dell'Ave, che le è sì caro, ella sempre ci corrisponde con qualche grazia dal cielo.

II. Non lasciate ogni giorno di dire il rosario, almeno di cinque poste. Questa è una divozione praticata ordinariamente da tutti i fedeli, anche da' secolari, ed arricchita da' Sommi Pontefici d'immense indulgenze. Ma avvertite che per guadagnar le indulgenze del rosario bisogna accompagnarlo colla considerazione de' misteri: e bisogna ancora che vi facciate scrivere nel libro del rosario che tengono i PP. Domenicani, e che il rosario sia da essi benedetto. Sogliono alcune religiose aggiungervi anche l'Officio picciolo della Madonna. Almeno voi potreste aggiungervi l'Officio del Nome di Maria ch'è brevissimo, composto di soli cinque salmi. Aggiungete ogni giorno tre Pater ed Ave in onore della SS. Trinità per le grazie fatte a Maria: rivelò la S. Vergine che questa divozione molto la gradisce.63


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III. Praticate il digiuno ne' giorni di sabbato e nelle vigilie delle festività di Maria, e, se vi fidate, in pane ed acqua; almeno fate il digiuno comune, oppure contentatevi d'una sola vivanda o astenetevi da qualche cibo che piace. Fate qualche mortificazione nel sabbato, ch'è giorno dalla Chiesa dedicato ad onorar la divina Madre.

IV. Fate ogni giorno la visita alla vostra Regina in qualche sua immagine a cui avete più divozione; ed allora cercatele la santa perseveranza e l'amore a Gesù Cristo.

V. Non lasciate passar giorno senza leggere qualche libro che parli di Maria, almeno in picciola parte. Di questi libri ve ne sono molti: La vera divozione verso la Beata Vergine del P. Crasset; Affetti scambievoli tra Maria e i suoi divoti del P. Auriemma; Il divoto di Maria del P. Segneri; Affetti a Maria del P. Nierembergh; e ve ne sono molti altri, che potete leggere. Io ancora a questo fine ho data alla luce un'altra opera della Madonna, intitolata: Le Glorie di Maria, la quale è stata ristampata più volte.64

13. VI. Fate con divozione le novene delle festività di Maria. In quei giorni potete praticare le seguenti divozioni. Per 1. una mezz'ora di orazione di più. - Per 2. recitate nove Ave Maria e Gloria Patri in onore della Vergine; metto poche orazioni vocali, perché avrei più a caro che in vece di quelle si facessero più presto molti atti d'amore o di preghiera a Gesù ed a Maria; per esempio: V'amo, Gesù mio; v'amo, Maria, mamma mia; o pure: Maria, madre di Dio, prega Gesù per me. Di questi atti o preghiere ne potete far cento o almeno cinquanta. -


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Per 3. visitate per tre volte qualch'immagine della Vergine, ed ogni volta ripetete i suddetti atti d'amore o preghiere, con dimandarle in fine una grazia particolare per l'anima. - Per 4. procurate nei giorni della novena di comunicarvi più spesso, secondo dirà il confessore. - Per 5. in quei giorni fate qualche mortificazione esterna più particolare di disciplina, catenetta o digiuno, o almeno qualche astinenza nella mensa di frutti o d'altro cibo, e nella vigilia il digiuno in pane,65 se potete.

Vi consiglio poi a far questa bella divozione: Fra le festività di Maria sceglietene una a cui avete più divozione, come della sua Immacolata Concezione o Annunziazione, Assunzione o pure de' suoi Dolori, de' quali tutti debbono essere specialmente divoti, e nel giorno proprio della festa, dopo la comunione, offeritevi con modo particolare a servirla, eleggendola per vostra signora e madre, con cercarle perdono delle negligenze in ossequiarla nell'anno passato, e promettendole di meglio servirla nell'anno seguente. E ben sarebbe, se potete col permesso dell'ubbidienza, far fare nella chiesa una novena pubblica, coll'esposizione del Venerabile, ma senza musica e senza apparati, neppure nel giorno della festa; altrimenti tutto si ridurrà in fine a vanità e disturbi, come per lo più riescono le feste che fanno fare le monache, nelle quali volesse Dio che più non ci perdessero che guadagnassero.

14. VII. ed ultimo. Procurate di raccomandarvi spesso ogni giorno alla protezione di Maria. Sappiate che fra tutte le divozioni, questa di ricorrere spesso a lei e di cercarle grazie, è quella che più gradisce. Beatus homo, le fa dire la S. Chiesa nell'Officio delle sue feste, qui audit me et qui vigilat ad fores meas quotidie (Prov. VIII, 34): Beato chi ogni giorno sta vigilante alla porta della mia misericordia. Maria si chiama madre di misericordia per lo gran desiderio che ha di far bene a noi; onde il maggior gusto che possiamo darle è di raccomandarci a lei, e dimandarle grazie. Ella desidera di aiutarci, ma vuol esser pregata, come le fa dire il beato Alberto Magno: Roganda sum ut velim; quia si volo, necesse est fieri:66 Io debbo esser


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pregata che voglia; perché se voglio, è necessario che si faccia quel che io domando al mio Figlio.

Quindi ci esorta S. Bernardo: In periculis, in angustiis, in rebus dubiis, Mariam invoca (Hom. 2, super Missus):67 Ne' pericoli di peccare, nelle tue afflizioni, ne' dubbi di ciò che dei risolvere, chiama Maria che ti soccorra; e poi siegue a dire S. Bernardo: Non recedat ab ore, non recedat a corde.68 Il suo potente nome non parta mai dalla tua bocca con invocarla, e non mai dal tuo cuore con confidare assai nella sua intercessione. Dice S. Bonaventura che 'l nome di Maria non può nominarsi senza che ne riporti qualche grazia chi lo nomina: Nomen tuum devote nominari non potest, sine nominantis utilitate (Spec. B. V. cap. 8).69 E S. Germano chiama il nome di Maria Respiro della vita. Dice il santo (De zona Virg.): Siccome il respiro in un corpo e segno di vita. così il nome di Maria nella bocca de' suoi servi e segno di vita; mentre questo nome procura insieme e conserva la vita della grazia.70 Per tanto è bene cercare a Dio ogni giorno questa grazia, che ci dia confidenza prima nel sangue di Gesù Cristo e poi nell'intercessione di Maria.

15. E se amate Maria, procurate di farla amare ancora dagli altri. Sempre che potete, insinuate a tutti la divozione alla Madonna, narrando qualche divoto esempio o proponendo qualche ossequio particolare da farle o grazia da cercarle. Ella promette il paradiso a chi l'ama e procura di farla amare anche dagli altri: Qui operantur in me, non peccabunt; qui


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elucidant me, vitam aeternam habebunt (In fest. Concept. B. M. noct. 1).71

Oh come vi consolerà in morte tutto quel che in vita avete fatto per Maria! Riferisce il P. Binetti (Perfez. di N. S., cap. 31) che assistendo egli alla morte d'un divoto di Maria, quegli prima di morire gli disse queste parole: O padre mio, se sapeste qual contento io sento per aver servito alla santissima Madre di Dio! io non saprei spiegare l'allegrezza che sento in questo punto.72

Procurate dunque di star sempre a' piedi di questa cara Madre. E ringraziate sempre il Signore s'egli, fra le misericordie che v'ha usate, specialmente vi ha fatta la grazia di darvi una particolar divozione verso la sua santa Madre, perché questo è un gran segno che Dio vi vuol salva. Dite dunque a Maria, quando le raccomandate la vostra salute eterna, ditele con S. Giovan Damasceno: O Madre di Dio, s'io metto la mia confidenza in voi, sarò salvo. S'io sono sotto la vostra protezione nulla ho a temere, perché l'esser vostro divoto, e l'avere un'arme di salute che Dio non concede se non a quei che vuole salvi (S. Damasc., Serm. de Nat. cap. 4).73




1 «Sicut  enim, o beatissima, omnis a te aversus et a te despectus necesse est ut intereat, ita omnis a (leggi ad) te conversus et a te respectus impossibile est ut pereat.» S. ANSELMUS, Orationes, Oratio 52 (al. 51) ad sanctam Virginem Mariam. ML 158-956.- E' cosa evidente che si deve leggere: ad te conversus: lo esige il senso, e la corrispondenza colla prima parte del periodo: a te aversus. Eadmero (De IV virtutibus B. Mariae, cap. 8, ML 159.586), così avvezzo ad usare le stesse parole che il suo maestro S. Anselmo, scrive: «Impossibile est ut aliquis homo ad eam conversus et ab ea respectus damnetur.»



2 «Ut enim dicit Anselmus: impossibile est quod illi, a quibus Virgo Maria oculos misericordiae suae avertit, salventur; ita necessarium quod hi ad quos convertit oculos suos, pro eis advocans, iustificentur et glorificentur.» S. ANTONINUS, O. P., Summa Theol., pars 4, tit. 15 (de dono pietatis), cap. 14 (de nomine Virginis,!, § 7.



3 «Qui acquirit gratiam eius agnoscetur a civibus paradisi; et qui habuerit characterem nominis eius, adnotabitur in libro vitae.» Psalterium B. M. V., Ps. 91. Inter Opera S. Bonaventurae, VI, Lugduni, 1668, p. 485.- Di pio ma incerto autore. Baronio ne difende l' ortodossia contro le calunnie degli eretici. Sospetta il Bonelli (Benedictus a Cavalesio)- Prodromus ad Opera S. Bonaventurae. Bassani, 1767, col. 686.- che l' autore potrebbe essere quel medesimo «Contradus Saxon Holzingarius» a cui viene già attribuito lo «Speculum B. Mariae Virginis».



4 «Sicut per stellam maris navigantes diriguntur ad portum, ita Christiani diriguntur per Mariam ad gloriam.» S. THOMAS: Opuscula, Opusculum 8, Devotissima expositio super Salutatione angelica. Opera, XVII, Romae, 1570.



5 Remondini ha erroneamente nella 1a ediz.: non può amarli; nelle susseguenti: non può amarlo.



6 «Pretiosum hodie munus terra nostra direxit in caelum, ut dando et accipiendo felici amicitiarum foedere copulentur humana divinis, terrena caelestibus, ima summis. Illo enim asendit fructus terrae sublimis, unde data optima et dona perfecta descendunt. Ascendens ergo in altum Virgo beata, dabit ipsa quoque dona hominibus. Quidni daret? Siquidem nec facultas ei deesse poterit, nec voluntas. Regina caelorum est, misericors est; denique mater est unigeniti Filii Dei. Nihil enim sic potest potestatis eius seu pietatis magnitudinem commendare: nisi forte aut non creditur Dei Filius honorare matrm; aut dubitare quis potest omnino in affectum caritatis transisse Mariae viscera, in quibus ipsa quae ex Deo est Caritas novem mensibus corporaliter requievit.» S. BERNARDUS, In Assumptione B. V. M. sermo 1, n. 2. ML 183-415, 416.



7 «Gaudet Filius orante Matre, quia omnia, quae nobis precibus suae Genitricis evictus donat, ipsi Matri se donare putat, et acceptae ab illa sine patre humanitatis vices reddere.» Theophilus Alexandrinus, in libro de Incarnatione Verbi.» Così il Salazar, Expositio in Proverbia Salomonis, in cap. VIII, 18: col. 615.- Teofilo (+412), patriarca di Alessandria, non ha il titolo di Santo.- Di lui non abbiamo alcun trattato de Incarnatione Verbi. Però dice Ceillier, Histoire générale des auteurs ecclésiastiques, VII, Paris, 1861, pag. 447: «Le cardinal Maï a publiè dans le tome VII des Ecrivains anciens quelques fragments de Théophile. Il y en a un sur l' Incarnation du Verbe.



8 «Respondit Filius: «.... Tu vere misericordiae Mater praedicaris, et es, quia miserias omnium consideras, et me ad misericordiam flectis: pete ergo quod vis, non enim inanis potest esse caritas et petitio tua.» Revelationes S. BIRGITTAE, a Card. Turrecremata recognitae, lib. 6, cap. 23.- «Deinde (Pater) ad matrem Filii ait: «Deinde (Pater) ad matrem Filii ait: «Quia tu mihi nihil negasti in terra, ideo ego tibi nihil negabo in caelo: voluntas tua complebitur.» Id. op., lib. 1, cap. 24.



9 «Oratio quidem sanctorum non innititur alicui iuri ex parte sui, sed tantum misericordiae ex parte Dei: oratio autem Virginis innititur gratiae Dei, iuri naturali et iustitiae evangelii. Nam filius non tantum tenetur audire matrem, sed et obedire; iuxta illud Apostoli: Filii, obedite parentibus vestris; quod etiam est de iure naturae. Quod ipsa videtur innuere in modo orandi: non enim usa est obsecratione simplici, sed insinuatione, dicens: Vinum non habent (Io. II, 3); dicit autem Hugo de Sancto Victore quod nobilissima species orationis est insinuatio: exemplificans in dicto verbo. Vinum non habent. Et sic oratio eius erat nobilissimus modus orandi: tum quia habebat ratinem iussionis et imperii, tum quia impossibile erat eam non exaudiri, iuxta illud quod, in figuram huius, dixit Salomon matri suae Bethsabee, cum aliquid petere vellet: Pete, inquit, mater mea; neque enim fas ut avertam faciem meam (tuam) (III Reg. II, 20).» S. ANTONINUS, Summa Theol., pars 4, titulus 15 (de dono pietatis), cap. 17 (de gratia virtuali beatae Virginis), § 4 (de virtutibus cardinalibus).



10 De laudibus B. Mariae Virginis libri XII: lib. 2, cap. 1 (de quadraginta specialibus causis quare Mariae serviendum). «Decimanona (causa): quia, pro salute famulantium sibi, non solum potest Filio supplicare sicut alii sancti, sed etiam potest auctoritate materna eidem imperare. Unde sic oramus eam: Monstra te esse matrem. Quasi imperiose et materna auctoritate supplica pro nobis Filio.» B. Alberti Magni Opera, Lugduni, 1651 (curante Jammy, O. P.), tom. 20, pag. 39 (non di tutto il volume: dopo il «Mariale, sive Quaestiones super Evangelium Missus est,» comincia da capo la paginazione). Edizione deficiente in quanto alla critica.- Questa opera viene citata da S. Alfonso sotto il nome ora di S. Alberto Magno, ora- e più spesso e con più ragione - di RICCARDO di SAN LORENZO, a cui viene dai critici attribuita- S. Alberto Magno neppure per umiltà avrebbe potuto scrivere quanto dice l' autore alla fine del secondo Prologo (op. cit., pag. 2): «Nomen vero meum malui subticere, ne tractatus forte vilesceret cognito tractatore.» Però Riccardo presen on poche cose da S. Alberto Magno.



11 «Accedis... ante illud aureum humanae reconciliationis altare, non solum rogans, sed imperans, domina, non ancilla.» S. Petrus Damianus, Sermo 44, primus in Navitate B. V. Mariae. ML 144-170.- Questo Sermone ivenne attribuito a S. Pier Damiani dal suo primo editore, «D. Constantinus Caietanus O. S.B.»; però è uno dei diciannove Sermoni (17 attribuiti a S. Pier Damiani, 2 a S. Bernardo) che debbono restituirsi al loro vero autore «Nicolaus, monachus Claraevallensis, quondam S. Bernardi notarius (infidelis).» Vedi ML 144-10, 11.



12 «Quae non confundit, o Deipara, spem tuam habens, salvus ero; patrocinium tuum obtinens, o immaculatissima, non timebo; persequar inimicos meos et in fugam convertam, solam retinens veluti thoracem protectionem tuam, tuumque omnipotens auxilium.» COSMAS Hierosolymitanus, Hymni, hymnus VI, pro magna quinta feria. MG 98-482.- Questo Cosma, preso dai Saraceni, fu riscattato dal padre di S. Giovanni Damasceno, il quale lo fece educare col proprio figlio. «Vir omnino musicam harmoniam spirans», dice il Suida.



13 «Omnia potest, ex dono Filii sui, a quo omnipotente omnipotens est effecta... Eadem (est) potestas, et communis, Matris et Filii, quae ab omnipotente Dilio omnipotens est effecta.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. Mariae Virginis, lib. 4, cap. 9. Inter Opera.S. Alberti Magni, XX, Lugduni, 1651, pag. 146.- Qui, e il più delle volte, S. Alfonso restituisce questa opera al suo vero autore: vedi sopra, nota 10.



14 «Habes ut Mater indeprecabilem ac nesciam repulsae apud Filium fiduciam; habes insuperabilem potentiam, habes vim inexpugnabilem. Ne, rogo, multa nostra peccata immensam tuae miserationis vim superent; ne absona nostra opera, incomparabilem misericordiam tuam impedierin. Quanta enim libet multitudine delicta increverint, facile dissolventur dum tantum ipsa velis. Nihil enim resistit tuae potentiae, nihil repugnat tuae virtuti; cedunt omnia iussioni tuae... imperanti omnia serviunt. Te Filius tuus... universis praeposuit creatis, tuaeque illi praelationi, ex iis quae mirabiliter operatur, fidem astruit. Nullus tibi labor ut haec consequaris; nullo pro his medio Deum Creatorem alloqueris: placet ei petitio, intercessio delectat, non recusat implere; quippe suam ipse, tuam existimat gloriam; eaque tamquam Filius exsultans, postulata ceu debitor implet.» GEORGIUS (non già Gregorio, nè santo), Nicomediensis Metropolita, Oratio 6, in SS. Deiparae ingressum in templum. MG 100-1440.



15 «Nil tibi impossibile, cui possibile est desperatos in spem beatitudinis relevare.» S. Petrus Damianus, Sermo 44, primus in Nativitate B. V. Mariae, ML 144-170.- Da restituirsi al suo autore, «Nicolaus Claraevallensis»: vedi sopra, nota 11.



16 «Peccatores per te Deum exquisierunt et salvi facti sunt (Ps. XXXIII, 3)... Potens igitur ad salutem auxilium tuum, o Deipara, nec alterius cuiusquam apud Deum commendationem requirens. Tu enim revera verae es Vitae parens: tu fermentum reformationis Adae: tu opprobriorum Evae liberatio. Illa pulveris Vitam et ad vitam rediisti, vitamque, post etiam mortem, hominibus conciliare potuisti.» S. GERMANUS, Patriarcha Constantinopolitanus (+740), In beatam SS. Deiparae dormitionem sermo 2. MG 98-347, 350.



17 «Quid tanta Mariae potentia podesset nobis, si ipsa nihil curaret de nobis? Propter hoc, carissimi, sciamus indubitanter.... quia, sicut ipsa apud Deum omnibus sanctis est potentior, ita quoque pro nobis apud Deum omnibus sanctis est sollicitior.» Speculum B. Mariae V., lectio 6. Inter Opera S. Bonaventurae, VI, Lugduni, 1668, pag. 439. «Auctor est, teste Ioanne de Turrecremata, Fr. CONRADUS SAXON, cognomento Holzingario.» Opera S. Bonaventurae, ad Claras Aquas, VIII, pag. CXI, n. 10.



18 «Quis sicut tu, secundum unum Filium tuum, humani generis curam gerit? Quis ita in nostris aerumnis nos defendit? Quis tam celeriter praeveniens a tentationibus ingruentibus nos eruit? Quis pro peccatoribus supplicando, sic et tu, enititur? Quis sic expromittens pro eis excusat, quorum nulla spes emendationis? Quae enim materna polleas fiducia ac potestate erga Filium tuum, peccatis praedamnatos ac qui nec in caelum sursum suspicere audeamus, supplicationibus tuis ac intercessionibus servas, ac ab aeterno supplicio liberas.... Omnia tua, Dei Genitrix, incredibilia miraque sunt; cuncta naturam excedunt, cuncta rationem et potentiam. Quocirca etiam protectio tua, intelligentiae vim omnem superat.» S. GERMANUS, Patriarcha CP., Oratio in S. Mariae zonam (in Encaenia venerabilis aedis SS. D. N. Dei Genitricis, inque sanctas fascias D. N. Iesu Christi, et in adorationem zonae eiusdem sanctae Deiparae). MG 98-379, 382.



19 Soleva dire «esser Maria la nostra procuratrice e la faccendiera del cielo, stando lassù di continuo occupata ed affaccendata per i nostri interessi...» Se ciascuno il richiedeva a far orazione per qualche urgente bisogno, soleva rispondergli: «Ricorriamo alla faccendiera del cielo, speranza sicura de' nostri desiderii, che ne resteremo consolati.» G. MAGENSIS, Vita, cap. 7, appendice storica.- «Frequentius ad illam (nempe ad Mariam) perfugium: cumque curas illam Orbis volvere, communi hominum saluti excubare, accurare generis humani commoda atque opportunitates assiduo depraedicaret, appellare consueverat Negotiatricem... Si quid ipse impetrare a Deo vellet, Negotiatricem suam urgebat, a qua professus aliquando est nihil umquam petiisse se, quod non impetrasset.» Ios. SILOS Bituntinus, Historiarum Clericorum Regularium pars altera, lib. 5, an. 1608, pag. 233- Romae, 1655.



20 «Ego vocor ab omnibus Mater misericordiae: vere, filiua, misericordia Filii mei fecit me misericordem, et misericordia eius visa, compatientem. Ideo miser erit qui ad misericordia, cum possit, non accedit.» Revelationes S. BIRGITTAE, a Card. Turrecremata recognitae, lib. 2, cap. 23.



21 «Ubicumque fuerit miseria, tua et currit et succurrit misericordia. A Deo (lege: adeo) pietate replentur ubera tua, ut alicuius miseriae notitia tacta lac fundant misericordiae, nec possis miserias scire et non subvenire. Et quid mirum si misericordia affluis, quae ipsam misericordiam peperisti? Carnalia in te Christus ubera suxit, ut per te nobis spiritualia fluerent.» (In illud: Duo ubera tua sicut duo hinnuli capreae gemelli qui pascuntur in liliis. Cant. IV, 5.) RICHARDUS A S. VICTORE, canonicus et Prior S. Victoris Parisiensis, Explicatio in Cantica Canticorum, cap. 23. ML 196-475.



22 Io. II, 3.



23 «Magna enim erga miseros fuit misericordia Mariae adhuc exsulantis in mundo; sed multo maior erga miseros est misericordia eius iam regnantis in caelo.» Speculum B. Mariae V., lectio 10. Inter Opera S. Bonaventurae, VI, Lugduni, 1668, pag. 444, col. 2. Ma l' autore è «Fr. CONRADUS SAXON, cognomento Holzingario.»



24 «Qui de luce vigilaverit ad illam, non laborabit diu vel in vacuum. Assidentem enim illam foribus suis inveniet, semper paratam auxiliari et pulsantem ut intret.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. Mariae V., lib. 2, cap. 1 (de XL specialibus causis quare Mariae serviendum), causa 7. Inter Opera S. Alberti Magni, XX, Lugduni, 1651, pag. 34 (dell' opera, non del volume).



25 «O igitur peccator, bonum novum! o peccatrix, optimum novum! non diffidas, non desperes, etiamsi commisisti omnia pecacta enormia; sed confidenter et secure ad istam gloriosissimam Dominam recurras. Invenies enim eam in manibus plenam curialitate, pietate, misericordia, gratiositate et largitate.» BERNARDINUS DE BUSTI (al. Bustis) «Ordinis Minorum minimus», Mariale de excellentiis Reginae caeli, (impressum Mediolani, 1493), pars 2 (in qua tractatur de sacratissima Virginis Mariae nativitate: haec autem pars... liber vitae nuncupatur); sermo 5 (de electissimae sponsae Dei conditionibus); de septima condicione sponsae caelestis, quae dicitur copiositatis (post medium).



26 «Merito ergo misericordia eius cursui hinnulorum comparatur, per mundum currit, mundum irrigat et infundit. Hinnulorum velocitati comparatur, quia velocius occurrit eius pietas quam invocetur, et causas miserorum anticipat; hinnulis vero comparatur, quia dulcedinem bonitatis quam impendit, ipsa desuper sugit.» RICHARDUS A SANCTO VICTORE. Explicatio in Cantica Canticorum, cap. 23 (in Cant. IV, 5). ML 196-475.



27 «Quid a Mariam accedere trepidet humana fragilitas? Nihil austerum in ea, nihil terribile: tota suavis est, omnibus offerens lac et lanam.» S. BERNARDUS, Dominica infra octavam Assumptionis B. V. Mariae, Sermo de XII praerogastivis B. V. Mariae, ex verbis Apoc. XII, 1: Signum magnum apparuit in caelo, etc., n. 2. ML 183-430.



28 «Transite, inquit (Maria), ad me omnes. Nullum excipit: sed omnes, iustos et peccatores, viros et mulieres, parvulos et magnus, dulciter beata Virgo invitat ad se honorandum, ad se salutandum, et eius patrocinia implorandum.» PELBARTUS DE THEMESWAR, Ord. Min. de Observantia, Stellarium coronae gloriosissimae Virginis, lib. 1, pars 4, art. 1, quarto. Venetiis, 1586, fol. 19, a tergo.



29 «Ipsa semper circuit, quaerens quem salvet, more bonorum medicorum qui circuunt (sic) civitatem curando aegros, ex quo appellantur circuitores.» BERNARDINUS DE BUSTIS, Mariale, ecc. come sopra, nota 23; pars 3 (in qua tractatur de gloriosae Matris Dei nominatione; haec autem pars... mare magnuum beatae Virginis nuncupatur), sermo 1 (in illud Lucae: Nomen virginis Maria(.



30 «Sì alto concetto avea della confidenza nella Vergine che «basta- diceva rivolto a Maria Santissima- basta confidare in voi per ottenere tutto da voi.» Gregorio PISTELLI, Vita, del servo di Dio Mons. Giovanni De Vita, beneventano, vescovo di Rieti, pag. 124, Rieti, 1831.- Varie coincidenze c' inducono a ritenere che la «persona santa», a cui allude S. Alfonso, sia appunto il De Vita. Nato in Benevento il 7 giugno 1708, studiò diritto in Napoli sotto i famosi giureconsulti D. Bruno e D. Caravita; nel 2 febbraio 1735, ascese al sacerdozio, lasciando il foro. Nel 1764, fu eletto vescovo di Rieti, ove morì il primo aprile 1774. Avrà egli conosciuto S. Alfonso in Napoli fin dagli anni giovanili? Si può congetturare. Il certo è, che, nel 1757, pubblicando egli la sua «Istituzione de' Chierici», ristampò in Appendice ad essa, il «Regolamento per li Seminari», composto poco prima da S. Alfonso, corredandolo di utili note. Egli si cooperò per la fondazione liguorina in S. Angelo a Cupolo essendo amico dell' arciprete locale De Simone. Conobbe personalmente S. Alfonso nella missione predicata in Benevento dal grande missionario nell' autunno del 1755. Il De Vita attestava commosso: «Da molto tempo non si eran veduti a Benevento uomini veramente apostolici; non si pensava nemmeno ciò che la grazia di Dio può operare nelle anime per mezzo dei suoi ministri; ma la venuta di Alfonso rivelò tutto in una volta che cos' è un apostolo e che cosa può operare la grazia. Questo sant' uomo era lo zelo personificato; al solo suono della sua voce i cuori più duri si liquefacevano come cera. L' età e la fatica ne hanno, è vero, indebolito il tuono e la chiarezza, ma solo a vederlo in pulpito, ci si sente nel cuore il pentimento e l' odio al peccato.». Cf. BERTHE, S. Alfonso M. de' Liguori, lib. 3, cap. 8, vol. 1, pag. 535.



31 Salazar, in Proverbia, cap. 8, v. 6, Parisiis 1619, pag. 725, num. margin. 456: «Verba sunt Bonaventurae in Speculo: «Non solum in te peccant, o Domina, qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant.» Però, nè in quella opera- la quale per altro non è di S. Bonaventura, ma di «Fr. Conradus Saxon»- nè in altra, o di S. Bonaventura, o a lui attribuita, abbiamo ritrovato questa sentenza.



32 Stimulus amoris, pars 3, cap. 19. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, Lugduni, 1668, pag. 231.- «Opusculum compilatum ex variis libris, praesertim S. Bonaventurae et Fr. David ab Augusta. Auctor videtur esse quidam Fr. IACOBUS, Lector Mediolanensis, Ord. Min.» Opera S. Bonaventurae, ad Claras Aquas, VIII, pag. CXI, n. 3.



33 Id. op., pars 3, cap. 13, pag. 226.



34 «Respondit Matri Filius: «.... Quia per dulcissima verba oris tui trahis misericordiam a me, pete quodcumque vis, et dabitur tibi.» Respondit Mater: «Fili mi, quia misericordiam ego a te consecuta sum, ideo misericordiam et auxilium peto miseris.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 1, cap. 50.



35 «Oculi Domini super iustos, oculi dominae super peccatores et iustos, sicuti oculi bonae matris super puerum ne cadat, vel si ceciderit, ut eum relevet.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. Mariae V., lib. 2, cap. 2, n. 5. Inter Opera S. Alberti Magni, XX, pag. 47.



36 «Ceteri enim sancti, iure quodam patronatus, sibi commissis plus possunt prodesse in curia Altissimi quam alienis. Beata Virgo, sicut est omnium regina, sic est omnium patrona et advocata, et cura est sibi de omnibus.» RAYMUNDUS IORDANUS, dictus Idiota, ex praeposito Uticensi abbas Cellensium apud Biturigas, e per questo detto pure Abbas Cellensis, Piae lectiones seu contemplationes de Beata Virgine, seu Contemplationes super vita et laudibus gloriosae Virginis Mariae, Prooemium; presso il Migne, Summa aurea de laudibus B. V. Mariae, tom. 4, col. 852.



37 «Regnum misericordiae ei commissum est. Unde ipsa est singulare ac potentissimum refugium perditorum, spes miserorum, advocata et reconciliatrix omnium iniquorum ad eam confugientium.» D. DIONYSIUS CARTUSIANUS, De dignitate et laudibus B. V. Mariae, lib. 2, art. 3. Opera omnia, tom. 36, Tornaci, 1908, pag. 99, col. 2.



38 Il Damasceno fa parlare, non già Maria SS., ma il suo sepolcro; il quale, interrogato che abbia fatto del sacro deposito affidatogli, risponde: «Quid eam in sepulcro quaeritis, quae ad caelestia tabernacula elata est? quid custodiae rationem a me exposcitis? non eae meae vires, ut divinis iussis relucter. Relicta sindone, sacrum illud et sanctum corpus quod sanctitatem mecum communicavit, meque unguento et suavissimo odore implevit, ac divinum delubrum effecit: abreptum hinc sursum abiit, stipantibus angelis et archangelis, omnibusque caelorum virtutibus. Nunc me angeli observant. Nunc in me divina gratia habitat. Ego officina medicinae aegrotantibus evasi. Ego fons sanitatum perennis. Ego daemonum profligatio. Ego iis qui ad me confugiunt, civitas refugii. Accedite, populi, cum fide, et gratiarum dona affluentissime haurite.» S. IOANNES DAMASCENUS, Sermo secundus in gloriosam dormitionem sanctissimae Dei Genitricis ac perpetuae virginis Mariae, n. 17. MG 96-746.



39 «Respirate ad illam, perditi peccatores; et perducet vos ad indulgentiae portum.» Psalterium B. Mariae V., Ps. 18. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, Lugduni, 1668, pag. 480. Autore probabile: «Conradus Saxon Holzingarius, Minorita.»



40 «Eia ergo, advocata nostra, illas tuos misericordes oculos ad nos converte. Ad te non nostris necessitatibus accurrimus, tuum officium imple, tuum opus exerce.» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Nativitatis B. V. Mariae, concio 3, n. 8. Opera, II, Mediolani, 1760, col. 406.



41 S. BERNARDUS, In Nativitate B. V. Mariae, Sermo de aquaeductu, n. 8. ML 183-441, 442.



42 «Et hoc est quod docet beatus Bernardus: Cupientes invenire gratiam quaeramus inventricem gratiae Mariam: quae, quia semper invenit, frustrare (lege: frustrari) non poterit: exaudietur enim pro sua reverentia.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. Mariae V., lib. 2, cap. 5, n. 3. pag. 70. Inter Opera S. Alberti Magni, XX.- Le parole di S. BERNARDO son prese da due differenti discorsi. «Per te accessum habeamus ad Filium, o benedicta inventrix gratiae.» De adventu Domini, sermo 2, n. 5. ML 183-43. «Nec dubius dixerim, ex-audietur et ipsa pro reverentia sua... Invenisti, ait Angelus, gratiam apud Deum. Feliciter semper haec inveniet gratiam... Quid nos alia concupiscimus, fratres? Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus; quia quod quaerit, invenit, et frustrari non potest.» In Nativitate B. V. Mariae, Sermo de aquaeductu, nn. 7, 8. ML 183-441, 442.



43 «Nec dicit Angelus: Habes gratiam apud Deum; sed: Invenisti; quia res habita ut propria custoditur, res inventa restituitur illis qui amiserant. Quia igitur non sibi soli retentura erat gratiam, sed omnibus, qui eam amiserunt, restitutura, ideo dixit Angelus: «Invenisti,» q. d. (quod est dicere): Non debes tibi abscondere, quia non est tua, sed in aperto in communi ponere, ut, cuiuscumque fuerit, rem suam possideat, sicut iustum est. Ideo plena gratia dicta est supra, quia gratiam omnium invenit. Currant igitur peccatores ad Virginem, qui gratiam amiserunt peccando, et eam invenient apud eam, humiliter salutando, et secure dicant: Redde nobis rem nostram, quam invenisti. Nec negare poterit se invenisse, quia hoc Angelus attestatur.» UGO DE SANCTO CHARO, O. P. Cardinalis primus, In Evangelium secundum Lucam, cap. I, 30. Opera, VI, Venetiis, 1703, p. 133.



44 «Respondit Filius: «.... Tu merito plena caritate et misericordia diceris, quia omnium caritas per te floruit, et omnes inveniunt per me (manifesto errore di stampa; il contesto richiede per te) misericordiam, quia in te conclusisti fontem misericordiae, ex cuius abundantia etiam pessimo inimico tuo, id est diabolo, exhiberes misericordiam, si humiliter peteret.» Revelationes S. BIRGITTAE, a Turrecremata recognitae: Revelationes extravagantes (sc. sepositae extra librorum ordinem, ad Alphonso quondam episcopo Giennensi et postea eremita institutum), cap. 50.



45 A quale Basilio ed a qual testo si appelli S. Alfonso, si può dubitare.- BASILIO DI SELEUCIA (+dopo il 458, e non annoverato tra i Santi nè dai Greci nè dai Latini, a causa delle sue titubanze nella controversia Eutichiana, malgrado il pentimento e i grandi meriti), dice (Oratio 25, MG 85-287) di Nostro Signore che non fece come Mosè, il quale preparò gli animi degli Ebrei alla fede coi portentosi castighi inflitti agli Egiziani: egli prese i suoi discepoli come per mano, e li condusse alla conoscenza di Dio per mexxo dei suoi benefici (filantropici, dice Basilio) miracoli, «commune valetudinarium aperiens». E' certissima l' analogia tra Cristo e Maria; e giustamente scrisse l' Auriemma (Affetti scambievoli, parte 1, cap. 1, pag. 13), tanto più che parla ivi dell' aiuto dato da Maria a varie cittù in tempo di contagio: «Possiamo dir della Madre quel che del Figlio disse San Basilio di Seleucia (Oratio 25): Humanitatis suae fontes patefaciens, commune valetudinarium aperit miraculorum vi.» Si noti che, tanto di Gesù quanto di Maria, dicesi che abbiamo aperto «commune valetudinarium», non già che lo siano essi stessi.- Trattandosi ad ogni modo di testo adattato, ci pare trovarlo più adattabile presso S. Basilio Magno, con  questo triplice vantaggio: che è di S. Basilio Magno, - come vuole S. Alfonso- che si tratta delle malattie non del corpo, ma dell' anima- e di una denominazine applicata all' oggetto o alla persona di cui si parla. Due volte S. BASILIO MAGNO (Homilia in Ps. I, n. 1, MG 29-210: Epistolarum classis 1, Epistola 2, n. 3, MG 32-227) usa una espressione simile: «communis animarum curandarum officina», «communis quaedam medicinae officina»; espressione identica, nel testo greco, a quella di Basilio di Seleucia:?. E' vero che S. Basilio parla, non di Maria SS:, ma della Scrittura. Ma anche qui c' è l' analogia: se la Chiesa applica a Maria i testi sacri che riguardano l' eterna Sapienza, molto più le convengono gli elogi dati al parto di quella Sapienza, che è la Scrittura. Certamente però S. Alfonso non avrebbe fatto avvertitaemnte quella adattazione senza avvisarne il lettore: ma ha potuto avere questo testo di seconda mano, o prenderlo nelle proprie note, dove avesse segnato l' uso- legittimo per altro- che intendeva di farne, non il senso primitivo dell' autore.- Chi poi volesse trovare quella sentenza presso qualche Padre antico e santo, la cerchi presso quel coetaneo ed amico di S. Basilio, S. EFREM, il primo tra i Padri il quale, diffusamente, abbia parlato di Maria ed a Maria con quella divozione più espansiva riservata dalla Provvidenza ai secoli seguenti. Egli dice: «Gaude (Io stesso che Ave), inopum ditissima susceptio.» E poco più oltre, chiama Maria «infirmitatis robur, nuditatis operimentum, paupertatis opulentia, immedicabilium vulnerum sanatio». Opera omnia, VI, Opera graece et latine, III, Romae, 1746, pag. 535: Oratio (quinta) ad Dei Matrem.



46 «Tu peccatorem, quantumlibet fetidum, non horres, non despicis; si ad te suspiraverit.... tu illum a desperationis barathro pia manu retrahis, spei medicamen aspiras; foces, nec deseris, quousque horrendo Iudici miserum reconcilies.» Ad B. V. Mariam sermo pranegyricus (al. Ad gloriosam Virginem Mariam deprecatio et laus elegantissima), n. 2. ML 184-1010.- Questo opuscolo non è di S. Bernardo. Secondo Riccardo di San Lorenzo, l' autore sarebbe «Ekkebertus (al. Eckbertus, Ecbertus, Egbertus), abbas Schonaugiensis», fratello germano di quella S. Elisabetta (+ 1165), che visse e morì nel monastero di monache dello stesso luogo, e di cui scrisse la Vita, la quale, con altri suoi opuscoli, però non questo, si trova in ML 195-9 e seg.- Si leggono pure le stessissime parole, solo con qualche indifferente variazione nella punteggiatura, presso Paolo Diacono: Paulus Diaconus, Homiliarius, Homilia 52: ML 95-1515.



47 «Deus Pater virgini Catharinae dixit: «... Haec enim est a me electa, parata et posita tamquam esca dulcissima ad capiendos homines, et praecipue animas peccatorum.» Lud. BLOSIUS, Conclave animae fidelis, pars 2 sive Moclave animae fidelis, pars 2 sive Monile spirituale, cap. 1, n. 16.- «Vuogli ti mostri, figliuola, quanto el mondo è ingannato de' misteri miei? Or' apre l' occhio dell' intelletto, e raguarda in me, e mirando vedrai nel caso particulare, del quale io ti dissi che ti narrarei...».... Allora Dio eterno dimostrava la dannatione di colui per cui era avvenuto el caso, dicendo: «Io voglio che tu sappia che per camparlo di questa eterna dannatione, nella quale tu vedi ch' egli era, io permisi questo caso, acciochè col sangue suo, nel Sangue della mia Verità Unigenito mio Figliuolo avesse vita. Perochè non avevo dimenticato la reverentia e amore ch' egli aveva alla dolcissima Madre Maria dell' Unigenito mio Figliuolo, alla quale è dato questo per reverentia del Verbo dalla mia bontà: cioè che qualunque sarà colui, o giusto o peccatore, che l' abbi in debita reverentia, non sarà tolto nè divorato dal dimonio infernale. Ella è come una esca posta dalla mia bontà a pigliare le creature ch' anno in loro ragione.» S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, trattato 3, cap. 139. Opere, IV, Siena, 1707.



48 «Ego sum Regina caeli. Ego Mater misericordiae. Ego iustorum gaudium, et aditus peccatorum ad Deum. Nulla etiam poena est in purgatorii igne, quae propter me non remissior erit et lenior ad ferendum, quam aliter esset. Nullus est adeo maledictus, qui quamdiu vivit, careat misericordia mea, quia propter me levius tentatur a daemonibus, quam aliter tentaretur. Nullus ita alienatus est de Deo, nisi omnino fuerit maledictus, qui si me invocaverit, non revertatur ad Deum, et habebit misericordiam.» Revelationes, S. BIRGITTAE, lib. 6, cap. 10.



49 «Quidam quaerens lapidem, reperit magnetem, quem elevans manu propria custodivit in thesauro suo, et per eum deduxit navem ad portum suum. Sic Filius meus multos quaerens lapides Sanctorum, me specialiter elegit in Matrem sibi, ut per me homines reducerentur ad portum caeli. Ergo sicut magnes attrahit sibi ferrum, sic ego attraho Deo dura corda.» Id. op., lib. 3, cap. 32.



50 Nell' antifona Salve, Regina.



51 S. Alfonso, nelle Glorie di Maria, parte I, cap. V, più espressamente riferisce le parole di Lutero: «Ferre nequeo ut Maria dicatur spes et vita mea.» Crediamo che alluda S. Alfonso a questo passo della Postilla Maior, Evang. in Nativ. B. Mariae: «Libenter volo Mariam orare pro me, sed ipsam consolationem meam et vitam meam esse, hoc nolo.» Opera LUTHERI, ed. Heyder, Erlangen, 1828, tomulus 15, pag. 450, § de Salve Regina et Regina caeli: ed. Frankfurt, 1870, tom. 15, pag. 451.



52 «Altius ergo intueamini quanto devotionis affectu a nobis eam voluerit honorari, qui totius boni plenitudinem posuit in Maria: ut proinde si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab ea noverimus redundare, quae ascendit deliciis affluens.» S. BERNARDUS, In Nativitate B. V. M., sermo de aquaeductu, n. 6.ML 183-441.



53 «Exaudiet utique Matrem Filius, et exaudiet Filium Pater. Filioli, haec peccatorum scala, haec mea maxima fiducia est, haec tota ratio spei meae.» IDEM, ibid., n. 7. ML 183-441.



54 «Tu salus te invocantium.» Hymnus, instar hymni Te Deum, in fine Psalterii B. Mariae V. Inter Opera S. Bonaventurae, VI, Lugduni, 1668, pag. 480 (inter pag. 490 et 491: sic). - Autore probabile: «Fr. Conradus Saxon Holzingarius, Ord. Min.»



55 Id. Op., l. c.



56 Non abbiamo trovato queste parole presso S. Anselmo.- GOFFRIDUS (Geoffroi), Abbas Vindocinensis (Vendôme), S. Priscae Cardinalis (+1132), Sermo 8, In omni festivitate B. Mariae Matris Domini, ML 157-268: «Beata autem Maria, mater virgo, et sponsa intacta, ibi (nempe in extremo iudicio) piissima apud piissimum Filium suum obtinebit ut nemo illorum pereat, pro quibus vel semel oraverit.»



57 «De Matre vero Domini, cui te principaliter commisi et committo, et numquam committere, quousque illam videamus ut cupimus, omittam, quid tibi dicam, quam caelum et terra laudare, licet ut meretur nequeant, non cessant? Hoc tamen procul dubio teneas, quia, quanto altior et melior ac sanctior est omni matre, tanto clementior et dulcior circa conversos peccatores et peccatrices. Pone itaque finem in voluntate peccandi, et prostrata coram illa ex corde contrito et humiliato lacrimas effunde. Invenies illam, indubitanter promitto, promptiorem carnali matre ac mitiorem in tui dilectione.» Registrum S. GREGORII PP. VII, lib. 1, epistola 47, ad Comitissam Mathildem. ML 148-328.



58 «Quantumcumque homo peccat, si ec toto corde et vera emendatione ad me reversus fuerit, statim parata sum recipere revertentem. Nec attendo quantum peccaverit, sed cum quali intentione et voluntate redit. Ego vocor ab omnibus Mater misericordiae; vere, filia, misericordia Filii mei fecit me misericordem, et misericordia eius visa, compatientem.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 2, vap. 23.- «Maria loquitur: «Nullus est tantus peccator, nec in tam vili opere positus, quin, si invocaverit me in adiutorium, ego iuvabo eum. Quod enim opus est vilius quam curare caput scabiosum? Si quis invocat me, ministrabo adiutorium ut mundetur. Quid vero vilius instrumento illo, aut sordidius, quo crassitudo terrae eiicitur de stabulo super currum? Si quis invocaverit me, ego iuvabo eum. Quid vero vilius quam lavare plagas leprosi? Quicumque invocaverit me, ego non dedignor tangere, et ungere, et sanare plagas suas.» Id. op. lib. 6, cap. 117.



59 «Ego sum Mater Dei... Ego etiam sum Mater omnium qui sunt in superno gaudio... Sum etiam Mater omnium qui sunt in purgatorio... Ego sum Mater totius iustitiae quae est in mundo... Ego etiam quasi sum Mater omnium peccatorum se volentium emendare, et habentium voluntatem in Deum amplius non peccare, et sum voluntaria ipsum peccatorem in meam defensionem accipere, sicut caritativa mater, dum videret filium, nudum ab inimicis acutos gladios habentibus sibi occurrentem. Nonne tunc ipsa opponeret se periculis viriliter, et filium suum de manibus inimicorum suorum liberaret et eriperet, et in sinu suo gaudenter conservaret? Ita facio et faciam ego omnibus peccatoribus, misericordiam meam a Filio meo petentibus, sub vera contritione et divina dilectione.» Id. op., lib. 4, cap. 138.



60 «Tu, dilecta Mter omnium, conanti surgere ad Deum tribuis auxilium, et neminem relinquis vacuum a consolatione tua.» Id op., lib. 4, cap. 19.



61 «Satis vero, pro virili, sermonis debito defunctus sum, nullo, ut arbitror, omisso, eorum quae spectant ad praesentis diei festum... Porro bene novi: hunc quoque brevissimum sermonem, Sermonis (Verbi) Mater illa susceptura est, dabitque haud quidem forte si quae petimus; omnino autem si quae digni simus accipere. Libens enim Sanctissima, cum munifica sit, pro minutissimis maiora retribuit.» S. ANDREAS, patria Damascenus, monachatu Hiersolymitanus, diaconatu Constantinopolitanus, archiepiscopus Cretensis (septimo saeculo), Oratio 14, in Sanctissimae D. N. Deiparae dormitionem tertia. MG 97-1102.



62 «Pius PP. X, Ad perpetuam rei memoriam.- S. Alfonsus Maria de Ligorio non solum strenuus exstitit defensor Immaculatae Conceptionis B. M. V., sed etiam fuit promotor indefessus cultus erga Beatissimam Virginem sine labe conceptam, et praesertim promovit inter fideles praxim quotidie recitandi mane et vespere ter Salutationem Angelicam addebdo cuique earum hanc invocationem: «Per tuam Immaculatam Conceptionem, o Maria, redde purum corpus meum et sanctam animam meam», asserens huiusmodi exercitationem efficacem esse ad castitatem servandam contra diabolicos incursus. Iamvero quinquagesimo imminente anno, ex quo Pius IX Praedecessor Noster rec. mem. Beatissimam Deiparam ab originali labe immunem declaravit, peropportunum existimavimus laudabilem Alfonsi praxim christiano populo commendare, atque ut inde uberiores fructus percipiantur, caelestes etiam Ecclesiae thesauros.... reserare statuimus.» Quindi si concede l' indulgenza di 300 giorni, applicabile alle anime del purgatorio, da guadagnarsi tanto la mattina quanto la sera, da chi reciterà tre Ave Maria, aggiungendo a ciascuna la suddetta invocazione. «Datum Romae... die 5 decembris 1904....» Acta Sanctae Sedis, vol 37, pag. 369, 370.



63 Alla B. Emilia Bicchieri (+1278) domenicana, fondatrice del monastero di S. Margherita di Vercelli, promise nostro Signore che, chi avesse recitato, verso il mezzo giorno, tre Pater Noster e tre Ave Maria in memoria delle tre dolorosissime ore di sua agonia sulla croce, avrebbe ricevuto da lui aumento notabile delle tre virtù teologali.- Alla stessa Beata rivelò Maria SS. esser sommamente grato al suo Figlio che si dicano divotamente tre Pater Noster e tre Ave Maria in onore e memoria delle sue tre lunghe orazioni e del sudore di sangue nell' orto di Getsemani, pregando insieme per gli agonizzanti.- Cf. MARCHESE, Diario Sagro Domenicano, 3 maggio.- S. METILDE poi (Libro della spiritual grazia, lib. 1, cap. 56), mentre pregava Maria SS. di esserle presente nell' ora della morte, ne ebbe questa risposta: «Io questo sono certamente per fare: ma tu ancora leggimi tre volte l' Ave Maria. Alla prima, fa orazione, che, siccome Iddio Padre... sublimò l' anima mia... acciocchè io sia potentissima in cielo ed in terra, così ancora (io) sia a te presente nell' ora della morte, confortandoti e cacciando da te ogni contraria potestà. Alla seconda Ave Maria, fa orazione, che, siccome il Figliuolo di Dio... mi ha illustrata tutta con tanta chiarezza ch' io come sole... illumino tutto il cielo, così nell' ora della morte tua io sparga col lume della fede e della cognizione l' anima tua, acciocchè la tua fede... non sia tentata. Alla terza Ave Maria, fa orazione, che siccome lo Spirito Santo sparse dentro a me pienamente la soavitò del suo amore e mi fece... soavissima e mansuetissima... così io ti sia presente nell' ora della morte, spargendo dentro all' anima tua la soavità del divino amore, il quale tanto prevalga in te, che ogni pena ed amarezza della morte sia a te per forza d' amore tutta soavissima.»



64 S. Alfonso stampò Le Glorie di Maria nel 1750 (Napoli, Pellecchia). I volumi VI e VII della presente Edizione comprendono questo filiale capolavoro del Dottore zelantissimo.



65 Evidentemente la frase non è completa, mentre nel numero antecedente è detto: Digiuno in pane ed acqua.



66 «Roganda est autem Maria ut velit: quia, si vult, necesse est fieri, sicut dicit Augustinus de Domino.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. Mariae V., lib. 2, cap. 1, causa 37 (quare Mariae serviendum). Inter Opera S. Alberti Magni, XX, Lugduni, 1651, pag. 45.



67 «In periculis, in angustiis, in rebus dubiis, Mariam cogita, Mariam invoca.» S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, super verba Evangelii: Missus est..., hom. 2, n. 17. ML 183-70.



68 IDEM, loc. cit.



69 «O celeberrimi nominis Maria, quomodo posset nomen tuum non esse celebre, quae etiam devote nominari non potes sine nominantis utilitate?» Speculum B. Mariae V., lectio 9 (verso la fine). Inter Opera S. Bonaventurae, VI, Lugduni, 1668, pag. 444. Auctor: «FR. CONRADUS SAXON, Holzingarius».



70 «Si enim abs te relicti fuerimus, quo vero etiam confugiemus? Quid de nobis fiet, o Sanctissima Deipara, quae Christianorum respiratio exsistit et vita? Quemadmodum enim corpus nostrum hoc certum habet vitalis actus iudicium quod spiritum ducat, sic et tuum sanctissimum nomen indesinenter servorum tuorum ore in omni occasione et loco et tempore prolatum, vitae et iucunditatis et auxilii non solum iudicium est, sed causa efficitur.» S. GERMANUS, Patriarcha Constantinopolitanus, Oratio in S. Mariae zonam (in Encaenia venerabilis aedis SS. D. N. Deiparae, inque sanctas fascias D. N. Iesu Christi, et in adorationem zonae eiusdem S. Deiparae.) MG 98-378-379.



71 Eccli. XXIV, 30, 31.- Anticamente: in festo Conceptionis B. M. V., nocturno 1.



72 «Mon Dieu, le beau mot que dit ce Père (le P. Jean des Champs, S. I.) étant à l' agonie! Comme on lui demandait en quelle disposition il se trouvait sur le point de remettre son esprit à son Créateur, il répondit: «O mon Père, si vous saviez quel contentement on sent en son cœur d' avoir essyé de bien servir la très sainte Mère de Dieu durant le cours de sa vie, que vous seriez étonné et consolé! Je ne saurais vous exprimer la joie que je ressens intérieurement à l' heure où vous me voyez.» Et parmi ces joies cordiales, il rendit son âme dans le sein de sa très bonne Mère, comme on le croit pieusement.» Etienne BINET, S. I., Marie chef-d' œuvre de Dieu, partie 3, ch. 5. Paris (édition nouvelle), 1864, pag. 387.



73 Queste parole del Damasceno, le riferisce pure, nella stessa forma che S. Alfonso, il Crasset: La vera divozione verso Maria Vergine, parte 1, trattato 1, questione 6, seconda prova, Venezia, 1762, pag. 95. Nè si può dire che S. Alfonso le abbia prese dal Crasset, mentre indicano, come fonte, Sermoni diversi: Crasset, De dormitione Deiparae: S. Alfonso, De Nativitate, cap. 4. Son rimaste vane le ricerche nei discorsi del Damasceno, tanto in De Nativitate quanto in De dormitione.- Si noti che, alla fine del Carmen in festum Annuntiationis Beatissimae Dei Genitricis, del Damasceno, MG 96-851, manca la consueta srofa in onore di Maria SS,; e pur si ritrova nell' edizione antica delle Opere del Damasceno- Parisiis, 1577, cura Iacobi Billii- ed è questa: «Invituperabilem, Deipara, spem tuam habens, servabor (i. e. salvus ero), defensionem tuam possidens, per quam, o pura, non timebo: persequar inimicos meos et in fugam vertam, solam habns ut thoracem protectionem tuam et omnipotens auxilium tuum; et deprecor, clamans tibi: Domina, salva me intercessionibus tuis, et eleva me e tenebroso sommo ad tuam glorificationem potentia ex te incarnati Dei.» Op. cit., fol. 403 a tergo. Di questa strofa, abbiamo riportato sopra la maggior parte, nella nota 12, «Quae non confundit, etc.» dalla MG 98-482: ma ivi, come presso S. Alfonso, l. c., viene attribuita al condiscepolo del Damasceno, «Cosmas Hierosolymitanus».- Sull' efficacia e la necessità della divozione a Maria, riferiamo queste parole del DAMASCENO, dal Sermone in Nativitatem B. V. M., n. 4, MG 96-667: n. 11, col. 679: «Si quis sanclam Virginem non confitetur Deiparam, alienus est a Deitate. Non meus est hic sermo, etsi etiam meus: hanc enim divinissimam hereditatem a Theologo patre Gregorio accepi... Qui te Dei Genitricem confitentur, hi benedicti sunt: qui inficiantur, maledicti.»

 






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