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S. Alfonso Maria de Liguori
La vera Sposa di Gesù Cristo

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Avvertimenti alla procuratrice.

I. Bisogna che voi vi guardiate da due estremi: dalla troppa splendidezza, e dalla troppa strettezza nello spendere. Circa il primo difetto, non fate che per acquistarvi l'affezione delle monache, abbiate a mancare alla giustizia, con far danno al monastero, spendendo più di quel che conviene. Circa poi il secondo difetto, non fate, per contrario, che per la vanità di acquistare il nome di buona economa con lasciar in fine del vostr'officio molto danaro in cassa, abbiate a mancare alla carità con far patire le monache. Per tanto procurate di provvederle come meglio potete. E benché le vostre suore avessero il livello per provvedersi, nondimeno quando a taluna mancasse il necessario, come la veste o i medicamenti stando inferma, vuol la carità religiosa che la comunità la provveda.

II. Guardatevi ancora che per la soverchia sollecitudine di sparambiare le spese, aveste a lasciare tutte le vostre divozioni, e diventar come una donna tutta secolare. È vero che per l'incombenze del vostr'officio di dover trattare co' fattori, di fare i conti, notarli al libro, e cose simili, non potete assistere al coro ed agli altri atti comuni, come fanno l'altre


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monache; nulladimeno attendete a troncare i discorsi inutili, e le faccende che potete comodamente trasportare al domani, trasportatele; frattanto servitevi di quel tempo per farvi l'orazione, la comunione e l'esame di coscienza, ed anche un poco di lettura spirituale. Né Dio né il monastero pretende da voi che, per servir la comunità, abbiate a dissiparvi nello spirito.

III. Guardatevi ben anche di mettervi a contrastare co' secolari circa il prezzo delle robe e delle mercedi a' faticatori. Dovete trattar queste cose non da mercantessa, ma da religiosa che siete. Peggio sarebbe poi se qualche avanzo fatto colla vostra eccessiva parsimonia, l'appropriaste a voi, come frutto della vostra industria. Quanto voi acquistate è del monastero; onde tutto quello che sparambiate, o con difetto o senza difetto, non a voi, ma al monastero s'appartiene.




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