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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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ABUSO DELLA MISERICORDIA DI DIO

 

In due modi cerca il demonio d'ingannare l'uomo per farlo perdere; dopo il peccato lo tenta a disperarsi col rigore della divina giustizia; prima però del peccato l'incoraggisce a peccare colla speranza sulla divina misericordia.1 E fa assai più strage d'anime con questo secondo inganno che col primo. "Dio è di misericordia". Ecco la risposta de' peccatori ostinati a chi loro parla di convertirsi. "Dio è di misericordia". Ma come cantò la divina Madre: "Misericordia eius timentibus eum",2 il Signore usa misericordia a chi teme di offenderlo, non già a chi si serve della di lui misericordia per più ingiuriarlo.


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Signore, vi ringrazio della luce che mi date in farmi conoscere la gran pazienza, che avete avuta con me. Ecco io sono uno di costoro, che mi sono avvaluto della vostra bontà per più offendervi.

 

"Dio è di misericordia". Dio è misericordioso, ma ancora è giusto. I peccatori vorrebbero solamente che fosse misericordioso, ma non giusto; ma ciò non è possibile, perché se Dio sempre perdonasse e non castigasse mai, mancherebbe nella giustizia. E per questo appunto, diceva il P. Maestro Avila3 che la pazienza di Dio in soffrire chi si avvale della sua pietà per più oltraggiarlo, non sarebbe pietà, ma mancamento di giustizia. Egli è tenuto a castigare gl'ingrati. Li sopporta sino a un certo segno, e poi l'abbandona4 al castigo.

Signore, io vedo che tal castigo non è giunto ancora per me; se fosse giunto, in questo punto già mi troverei confinato all'inferno, o pure mi troverei ostinato a peccare. Ma no, io voglio mutar vita; non voglio offendervi più; se per lo passato vi ho offeso, me ne dispiace con tutta l'anima mia; per l'avvenire voglio amarvi, e voglio amarvi più degli altri, giacché voi non avete usata con gli altri la pazienza, che avete usata con me.

 

"Deus non irridetur".5 Iddio non si fa burlare; sarebbe un burlare Iddio il voler seguire sempre ad offenderlo e poi andar a goderlo in paradiso. "Quae seminaverit homo, haec et metet" (Galat. 6).6 Chi semina opere buone, raccoglie premi; chi semina peccati, raccoglie castighi. La speranza di coloro che peccano, è perché Dio perdona; ma questa speranza è abbominata da Dio: "Spes illorum abominatio" (Iob. 11).7 Onde questa medesima speranza provoca Dio a più presto castigarli, siccome provocherebbe il suo padrone quel servo, che si animasse a maltrattarlo, perché il padrone è buono.

Gesù mio, così ho fatt'io, perché voi siete così buono, perciò non ho fatto conto de' vostri precetti. Confesso, ho fatto male, detesto tutte l'offese che v'ho8 fatte. Ora v'amo più di me stesso, e non


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voglio più disgustarvi. Povero me, se tornassi a disgustarvi con un peccato mortale! Signor mio, non lo permettete; fatemi prima morire.

O Maria, voi siete la madre della perseveranza, aiutatemi voi.

 




1 [23.] Forse è una citazione implicita di L. BLOSIUS, Paradisus animae fidelis, c. 2, n. 4; Opera, Antverpiae 1632, 5, col. 2: «Diabolus hoc malignitatis dolo fere uti consuevit, ut ei qui peccare statuit, ipsum Dominum clementissimum et misericordissimum esse polliceatur: ubi vero peccato admisso poenitentiam agere voluerit, iam illum, implacabilem, nimiumque severum esse modis omnibus suadeat. Sed audiendus non est impostor».

2 [26.] Luc., I, 50: «Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum».

3 [8.] G. AVILA, Lettere spirituali, p. III, lett. 12; Roma 1668, 64: «Come perdonerà Iddio a chi l'ha offeso, e se ne ride, e non tiene rimorso nel suo cuore d'aver disprezzato il suo padre, Dio e Signore? Non sarebbe questa misericordia, ma un mancamento di giustizia: e cosa molto contra ragione, che a Dio non conviene, le cui opere sono giudizio, peso e misura». Cfr. B. JUAN DE AVILA, Obras completas; I, Epistolario, p. III, carta 167, Madrid 1952, 828.

4 [11.] l'abbandona) li abbandona B B1 B2.

5 [19.] Galat., 6, 7.

6 [21.] Galat., 6, 8.

7 [25.] Iob, 11, 20: «Spes illorum abominatio animae».

8 [30.] v'ho) vi ho B1 B2; v'amo) vi amo B1 B2.




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