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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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PENA DEL DANNO NELL'INFERNO

 

La pena più grande dell'inferno non è il fuoco, non sono le tenebre, la puzza e tutti gli altri tormenti, che vi sono in quella carcere di disperati: la pena che propriamente fa l'inferno è la pena del danno, cioè la pena di aver perduto Dio. L'anima è creata per esser sempre unita con Dio, e per godere la vista della sua bella faccia. Iddio è l'ultimo suo fine, l'unico suo bene, in modo tale che senza Dio non possono contentarla tutti gli altri piaceri e beni della terra e del cielo. Quindi è che se il dannato nell'inferno possedesse ed amasse Dio, l'inferno con tutte le sue pene diverrebbe per esso un paradiso. Ma questa sarà la sua somma pena, che lo farà per sempre immensamente infelice, l'esser privo di Dio in eterno, senza speranza di poterlo più vedereamare.

Gesù mio Redentore, per me trafitto in croce, voi siete la speranza mia; oh fossi morto prima, e non vi avessi mai offeso!

 

L'anima ch'è creata per Dio, ha un istinto naturale di unirsi col sommo bene ch'è Dio; ma unita al corpo, quando ella s'infanga ne' vizi, resta talmente ottenebrata dagli oggetti creati, che allettano i sensi, che perde la luce e poco più conosce Iddio, perdendo anche il desiderio d'essergli unita. Ma quando sarà ella sciolta dal corpo e separata da questi oggetti sensibili, allora conoscerà che solo Dio è quel bene, che può renderla felice; onde subito che sarà spirata, si sentirà tirata con violenza ad abbracciarsi con Dio; ma uscendo da questa vita in disgrazia di Dio, si sentirà dal suo peccato come da una catena, non solo trattenuta, ma tirata all'inferno a star sempre ivi lontana e divisa da Dio. Conoscerà la misera in quella fossa eterna, quanto è bello Dio, ma non potrà più vederlo. Conoscerà quanto è amabile Dio, ma non potrà più amarlo; anzi si troverà forzata dal suo peccato a odiarlo; e questo sarà l'inferno del suo inferno, l'intendere ch'ella odia un Dio ch'è infinitamente amabile. Vorrebbe, se potesse, distruggere Dio, dal quale è odiata, e vorrebbe nello stesso tempo distruggere se stessa, che odia questo Dio; e questa sarà l'occupazione eterna di quest'anima infelice.

Signore, abbiate pietà di me.

 

Accrescerà immensamente poi una tal pena la cognizione delle grazie, che Iddio le ha fatte in vita, e l'amore che l'ha1 portato.


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Conoscerà specialmente l'amore, che l'ha portato Gesu-Cristo2 in dar il sangue e la vita per salvarla ma ella ingrata per non perdere le sue misere soddisfazioni,3 ha voluto perdere Dio suo sommo bene e vedrà che per essa non v'è4 più speranza di ricuperarlo.

Ah mio Dio, se stessi nell'inferno, non potrei più amarvi, né pentirmi de' miei peccati; ma giacché ora posso pentirmi ed amarvi, io mi pento con tutta l'anima di avervi offeso, e v'amo5 sopra ogni cosa. Deh ricordatemi sempre, o Signore, l'inferno da me meritato, acciò io v'ami6 con più ardore.

O Maria, rifugio de' peccatori, non mi abbandonate.

 




1 [36.] l'ha) gli ha B B1; le ha B2.

2 [1.] Gesu-Cristo) Gesù Cristo V B1 B2: ci atteniamo alla norma data dall'autore: non ripeteremo in seguito la variante.

3 [3.] soddisfazioni) sodisfazioni ND V NS: adottiamo qui e appresso la doppia «dd» senza indicazione ulteriore.

4 [4.] v'è) vi è B1 B2.

5 [7.] v'amo) vi amo B1 B2.

6 [9.] v'ami) vi ami B1 B2.




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