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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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GIUDIZIO PARTICOLARE

 

"Statutum est hominibus semel mori et post hoc iudicium" (Hebr. 9. 27). È di fede1 che dopo la morte dovremo esser subito giudicati secondo l'opere da noi fatte in vita. Ed è ancor di fede che da questo giudizio dipende la nostra salvazione o perdizione eterna. Figuratevi dunque di ritrovarvi agonizzando, sicché poco vi resti di vita. Pensate come tra breve doveste2 comparire innanzi a Gesu-Cristo a render conto di tutta la vostra vita. Oimè che allora non vi sarà cosa che più vi spaventa3 che la vista de' peccati fatti.

Ah mio Redentore, perdonatemi prima che avete4 a giudicarmi. Già so che più volte mi ho meritata la sentenza della morte eterna. No, che non voglio presentarmi reo avanti a voi, voglio presentarmi pentito e perdonato. Mi pento, o sommo bene, d'avervi5 offeso.


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Oh Dio, qual pena avrà un'anima la prima volta che vedrà Gesu-Cristo da giudice e lo vedrà sdegnato! Vedrà allora quant'egli ha patito per amor di lei: vedrà le tante misericordie che le ha usate, i gran mezzi che le ha dati per salvarsi: vedrà insieme allora la grandezza de' beni eterni e la viltà de' piaceri di terra, per cui si sarà perduta: vedrà allora tutte queste cose, ma senza frutto, perché allora non è più tempo di riparare gli errori; quel ch'è fatto, è fatto. Nel giudizio poi non si pesa già la nobiltà, le dignità6 o le ricchezze possedute; si pesano le sole opere fatte in vita.

Ah Gesù mio, fate ch'io vi miri placato la prima volta che vi vedrò, e perciò datemi la grazia di piangere nella vita che mi resta il torto che v'ho7 fatto in voltarvi le spalle per soddisfare i miei capricci. No che non voglio sdegnarvi più. Io v'amo,8 e voglio sempre amarvi.

 

Qual contento sentirà in morte chi ha lasciato il mondo, per darsi a Dio, chi ha negato a' suoi sensi i piaceri vietati; e se mai qualche volta ha mancato, almeno ha saputo appresso farne penitenza. All'incontro qual pena sentirà chi sempre è ricaduto negli stessi vizi, e finalmente si troverà ridotto in punto di morte, in cui dirà: Oimè tra pochi momenti ho da comparire avanti di Cristo giudice, e non ancora ho mutata vita! Ho promesso tante volte di farlo, ma non l'ho fatto, ed ora che ne sarà di me tra breve tempo!

Ah Gesù mio e giudice mio, vi ringrazio della pazienza, che avete avuta in aspettarmi. Quante volte io stesso mi ho scritta la condanna dell'inferno! Giacché mi avete aspettato per perdonarmi, non mi discacciate da' vostri piedi. Ricevetemi nella vostra grazia per li meriti della vostra passione. Mi pento, o sommo bene, di avervi disprezzato. V'amo sopra ogni cosa. Caro mio Dio, non voglio lasciarvi più.

O Maria, raccomandatemi a Gesù vostro Figlio, e non mi abbandonate.

 




1 [13.] Si riferisce al Concilium Lugdunense II, vedi DENZINGER-SCHÖNMETZER, Enchiridion Symbolorum, Definitionum et Declarationum de rebus fidei et morum, nn. 856-59. Romae, Herder, 1965, ed. XXXIII, 276; Catechismus ex decreto Conc. Tridentini ad parochos, p. I, c. 8; Venetiis 1581, 87-88: «Primum est cum unusquisque nostrum migrat e vita, nam statim ad Dei tribunal sistitur ibique de omnibus iustissima quaestio habetur, quaecumque aut egerit aut dixerit aut cogitaverit unquam. Atque hoc privatum iudicium vocatur». THEOPH. RAYNAUDUS, De Attributis Christi, sect. IV, c. 8, n. 644; II, Lugduni 1665, 309: «Cum primum enim abrumpitur vitta aurea, et anima corpori conseri desinit, quod fit in momento vitae hominis extrinseco, illico anima subit hoc iudicium, etiam priusquam e corpore abscedat: quod non fit nisi in tempore, cum fiat per motum localem». Cfr. Ibid., n. 648, p. 313.

2 [17.] doveste) dovete B2.

3 [19.] spaventa) spaventi B B1 B2.

4 [20.] avete) abbiate B1 B2.

5 [23.] d'avervi) di avervi B1 B2.

6 [8.] le dignità) la dignità NS.

7 [12.] v'ho) vi ho B1 B2.

8 [13.] v'amo) vi amo B1 B2.




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