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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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LA MORTE È UN PASSAGGIO ALL'ETERNITÀ

 

È di fede1 che l'anima mia è eterna e che un giorno, quando meno mel penserò, dovrò lasciare questo mondo. Bisogna dunque, ch'io mi procuri una fortuna, che non finisca colla mia vita, ma che sia eterna, com'eterno son io. Hanno fatta gran fortuna un tempo


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su questa terra un Alessandro Magno, un Cesare Augusto; ma da tanti secoli questa loro fortuna è già finita, ed è cominciata per essi una vita infelice, che non avrà più fine.

Ah mio Dio, e vi2 avessi sempre amato. Che mi ritrovo di tanti anni spesi ne' peccati, se non pene e rimorsi di coscienza? Ma giacché voi mi date tempo da rimediare al male fatto, eccomi Signor mio, ditemi che ho da fare per darvi gusto, ch'io3 tutto voglio farlo. I giorni che mi restano di vita, voglio spenderli tutti in piangere l'amarezze che v'ho date, ed in amarvi con tutte le mie forze mio Dio ed ogni mio bene.

 

Ed a che mi servirebbe l'esser felice in questa vita (se mai potesse darsi vera felicità senza Dio), se poi dovessi esser infelice per tutta l'eternità? Ma qual pazzia sapere di certo che si ha da morire, e che dopo la morte mi ha da toccare o un'eternità di gaudii o un'eternità di tormenti: sapere che dal morir bene dipende l'esser beato o misero per sempre, e non prendere tutti i mezzi per fare una buona morte?

Spirito Santo, datemi luce, datemi forza per l'avvenire di vivere per sempre in grazia vostra sino alla morte. Bontà infinita, conosco il male che ho fatto in offendervi, e lo detesto: conosco che voi solo siete degno d'essere amato, e v'amo sopra ogni cosa.

 

Tutte le fortune in somma di questa vita vanno a finire ad un funerale e ad esser lasciato a marcire in una fossa. L'ombra della morte cuopre ed oscura tutti gli splendori delle grandezze terrene. Beato dunque solamente chi serve a Dio in questa terra, e con servirlo ed amarlo si acquista l'eternità felice.

Gesù mio, mi pento sopra ogni male del poco conto che ho fatto per lo passato del vostro amore. Ora v'amo sopra ogni cosa, e altro non desidero che amarvi. Da ogg'innanzi4 voi solo sarete il mio amore; il mio tutto; e questa sola è la fortuna che spero e vi domando, l'amarvi sempre in questa e nell'altra vita. Per li meriti della vostra passione datemi la santa perseveranza.

Maria, Madre di Dio, voi siete la speranza mia.

 




1 [27.] Concilium Lateranense V: cfr. DENZINGER-SCHÖNMETZER n. 1440; op. cit., 353-54. Vedi Catechismus ex decreto Concil. Trident. ad parochos, p. I, c. 12; Venetiis 1581, 130: «Cum animam plurimis sacrarum litterarum locis immortalem esse constet», etc.

2 [4.] e vi) vi B1 B2.

3 [7.] ch'io) che io B B1 B2.

4 [28.] da ogg'innanzi) d'ogg'innanzi ND V B B1 B2.




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