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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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PREZZO DEL TEMPO

 

Il tempo è un tesoro, che non ha prezzo, poiché in ogni momento di tempo possiamo acquistare tesori di grazie e di gloria eterna. Nell'inferno questo è il pianto de' dannati, il pensare che non v'è più tempo di rimediare alla loro eterna miseria. Quanto pagherebbero un'ora di tempo, in cui potessero con un atto di dolore dar riparo alla loro dannazione! Nel cielo poi non si piange, ma se potessero piangere i beati, questo solo sarebbe il loro pianto, l'aver perduto tanto tempo in questa vita, in cui potevano acquistarsi maggior gloria, e che questo tempo non possono più averlo.

Dio mio, vi ringrazio che mi date tempo di piangere i miei peccati e di compensare col mio amore l'offese, che vi ho fatte.

 

Dunque non v'è cosa più preziosa del tempo; ma come poi dagli uomini non v'è cosa più disprezzata del tempo? Quegli si trattiene cinque o sei ore a giocare,1 quell'altro se ne sta ad una finestra o in mezzo ad una via per molto tempo a guardare chi passa; se dimandate loro che fanno? rispondono che ne fanno passare il tempo. O tempo disprezzato, tu sarai la cosa più desiderata da costoro in morte.

Quanto pagherebbero una sola ora di tanto tempo perduto! ma più non l'avranno, quando a ciascuno di loro sarà detto: "Proficiscere anima christiana, de hoc mundo".2 Presto partitevi, perché non v'è


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tempo. Onde diranno piangendo: O vita mia perduta! ho avuto tanti anni, in cui potea farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. Ma a che giovano allora questi lamenti, quando già sta il moribondo vicino a quel gran momento, da cui dipende l'eternità?

 

"Ambulate, dum lucem habetis" (Io. 12. 35). Il tempo di morte è tempo di notte, in cui non si vede più e non si può fare più niente. "Venit nox, in qua nemo potest operari".3 Perciò ne avvisa lo Spirito Santo a camminar nella via del Signore, or che abbiamo la luce, e ancora è giorno. Pensiamo che s'accosta già il tempo, in cui ha da decidersi la causa della nostra salute eterna, e perdiamo tempo! Presto, teniamo apparecchiati i conti, perché quando meno ce 'l pensiamo, verrà Gesu-Cristo a giudicarci. "Qua hora non putatis, Filius hominis veniet".4

Presto dunque, Gesù mio, perdonatemi presto. E che aspetto? aspetto forse di giungere a quella carcere eterna, ove cogli altri dannati avrò per sempre a piangere dicendo: "Finita est aestas, et nos salvati non sumus?"5 No, mio Signore, non voglio più resistere alle vostre voci amorose. Chi sa, se questa meditazione che ho letta, è l'ultima chiamata per me! Mi pento, o sommo bene, d'avervi offeso; tutto consagro a voi il tempo di vita che mi resta; e vi prego a darmi la santa perseveranza. Io non voglio più disgustarvi, e voglio sempre amarvi.

O rifugio de' peccatori Maria, in voi confido.

 




1 [26.] giocare) giuocare B2.

2 [32.] Rituale Romanum, tit. VI, v. 7, Ordo commendationis animae.

3 [8.] Io., 9, 4: «Venit nox, quando nemo potest operari».

4 [14.] Luc., 12, 40.

5 [18.] Ier., 8, 20. Nel senso letterale il testo si riferisce all'esilio previsto dal profeta: il verso 20 è una locuzione proverbiale per descrivere la miseria causata dall'invasione dell'esercito assiro.




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