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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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DEL FUOCO DELL'INFERNO1

 

È certo che l'inferno è una fossa di fuoco, nel quale sono e saranno per sempre tormentati i miseri dannati. Anche in questa terra la pena del fuoco fra tutte le pene è la più terribile e più acerba; ma nell'inferno il fuoco avrà altra maggior forza di tormentare, mentre il fuoco dell'inferno è creato a posta da Dio per esser il carnefice de' suoi ribelli. "Andate maledetti al fuoco eterno".2 Questa sarà la condanna de' reprobi. Se in questa condanna fra tutte le pene specialmente è nominato il fuoco, bisogna dire che fra tutti i tormenti con cui sarà afflitto il senso del dannato, questo del fuoco sia il maggiore.

Ah mio Dio, e da quanti anni io ho meritato di ardere in questo fuoco! ma voi mi avete aspettato per vedermi ardere non di questo fuoco infelice, ma del fuoco beato del vostro santo amore. Sì che v'amo, mio sommo bene, e voglio amarvi in eterno.

 

In questa terra il fuoco tormenta il corpo fuori, ma non di dentro: nell'inferno il fuoco entra anche da dentro a tormentare il dannato. "Pone eos ut clibanum ignis" (Psal. 20. 10).3 Ogni dannato diventerà come una fornace di fuoco, sì che gli brucerà il cuore entro del petto, le viscere entro del ventre, le cervella entro la testa, brucerà


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il sangue entro le vene, anche le midolla bruceranno entro dell'ossa. Che dite, o peccatori, di questo fuoco? voi che non potete soffrire4 una scintilla, che a caso sfavilla dalla candela, non una stanza troppo calda, non un raggio di sole che vi offende la testa, come potrete stare immersi in un mare di fuoco, dove patirete una continua morte, ma senza mai morire?

Ah mio Redentore, non sia per me perduto il sangue, che per amor mio avete sparso. Datemi dolore de' miei peccati, datemi il vostro santo amore.

 

"Quis poterit (dimanda il Profeta) habitare de vobis cum igne devorante?" (Isa. 33. 15). Come una fiera divora un capretto, così il fuoco dell'inferno divorerà continuamente il misero dannato, ma senza farlo morire. Esclama quindi S. Pier Damiano:5 Siegui peccatore, siegui disonesto a contentar la tua carne; verrà un giorno che le tue impudicizie diventeranno tutta pece nelle tue viscere a far più grande la fiamma, che ti brucerà nell'inferno per tutta l'eternità: "Libido tua vertetur in picem, qua se nutriat perpetuus ignis in tuis visceribus" (Epist. 6).

Oh mio Dio da me disprezzato e perduto, perdonatemi e non permettete che io vi perda più. Mi pento sopra ogni male di avervi offeso. Ricevetemi nella vostra grazia, mentre io vi prometto di volervi amare e di non amare altro che voi.

Maria santissima, liberatemi dall'inferno.

 




1 [14.] La meditazione riecheggia in certo modo una simile del p. C. A. CATTANEO, Esercizi spirituali, med. III dell'inferno; Venetia 1735, 100-111.

2 [20.] Matth., 25, 41: «Discedite a me, maledicti, in ignem aeternum».

3 [30.] Nel Salmo letteralmente si parla di Dio che stende il suo braccio contro i suoi nemici; al tocco del medesimo essi divampano come un forno ardente.

4 [2.] soffrire) sofferire V NS: forma disusata.

5 [13.] Segui. S. PETRUS DAMIANUS, Op. 17 De caelibatu sacerdotum, c. 3; PL 145, 385: «Veniet, veniet profecto dies, imo nox, quando libido ista tua vertatur in picem, qua se perpetuus ignis in tuis visceribus inextinguibilitet nutriat, et medullas tuas, simul et ossa indefectiva conflagratione depascat».




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