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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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CECITÀ DI CHI DICE: SE MI DANNO, NON SARÒ SOLO

 

Pazzo che dici? dici che se vai all'inferno, non sarai solo? e che forse la compagnia de' dannati è sollievo nell'inferno? Ogni dannato nell'inferno piange e dice: Almeno, giacché ho da patire per sempre in questa fossa di fuoco, almeno fossi solo a patire. Quell'infelice compagnia accrescerà la pena co' pianti ed urli, che ciascuno manderà gridando da disperato. Che pena è il sentire un cane, che abbaia per una notte intera,1 o un bambino che piange per quattro o cinque ore, e non ti fa dormire! Che sarà il dover patire le grida e gli urli di tanti disperati, che si tormenteranno insieme col lor gridare, non per una, non per due notti, non per dieci, ma per tutta l'eternità!

 

Accrescerà la pena quella compagnia colla puzza, che manderanno da' loro corpi. "De cadaveribus eorum ascendet faetor" (Isa. 34. 3). Si chiamano cadaveri, non perché siano morti, poiché i miseri son vivi alla pena, ma cadaveri per la puzza che mandano. Di più la lor compagnia accrescerà la pena colla strettezza, mentre in quella fossa staranno come uve spremute sotto del torchio dell'ira di Dio. "Et ipse calcat torcular vini furoris irae Dei" (Apoc. 19. 15). Dalla quale strettezza poi ne succederà la pena dell'immobilità; in modo tale che siccome il dannato caderà nell'inferno nel giorno del giudizio, o di fianco, o alla supina, o colla testa di sotto, così dovrà restar inchiodato nello stesso sito, senza poter più muovere né un piede, né una mano, per mentre Dio sarà Dio.

 

Peccato maledetto, e come può accecare uomini ragionevoli! Questi medesimi peccatori che disprezzano la loro dannazione, quanto sono attenti poi a conservarsi i loro beni, i loro posti, la loro sanità! Perché non dicono: Se perdo le robe, il posto, la sanità non sarò solo a perderli? E poi quando si tratta d'anima, dicono: "Se mi danno, non sarò solo a dannarmi!" Chi perde le cose di questa terra e salva l'anima, troverà il compenso a tutto ciò che ha perduto; ma chi perde l'anima, qual cosa può compensare una tal perdita? "Quam dabit homo commutationem pro anima sua?" (Matth. 16. 26).

Ah mio Dio, datemi luce e non mi abbandonate. Quante volte io ho venduta l'anima mia al demonio, ed ho cambiata la grazia vostra con un gusto miserabile e passeggiero! Mi pento, Dio mio, di aver


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così disonorato la vostra maestà infinita. Mio Dio, io v'amo, non permettete ch'io vi perda più.

O Maria, Madre di Dio, liberatemi dall'inferno, e prima liberatemi dal peccato.

 




1 [8.] intera) intiera ND V B1 B2.




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