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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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IL TEMPO DELLA MORTE È TEMPO DI CONFUSIONE

 

"Et vos estote parati, quia qua hora non putatis, Filius hominis veniet" (Luc. 12. 40). "Estote parati": non dice il Signore che ci apparecchiamo quando ci arriva la morte, ma che per allora1 ci troviamo apparecchiati; poiché il tempo della morte è tempo di confusione, in cui è moralmente impossibile il bene apparecchiarsi per comparire al


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giudizio e ottener la sentenza favorevole. Dice S. Agostino2 esser giusto castigo per colui, che potendo non ha voluto fare il bene come poteva, non poterlo poi fare quando vorrebbe.

No, mio Dio, non voglio aspettare quel tempo per mutar vita. Detesto la vita passata, e voglio ubbidirvi. Ditemi che ho da fare per compiacervi, ch'io3 tutto voglio farlo senza riserba.

 

Il tempo della morte è tempo di notte, in cui non si può fare più niente. "Venit nox in qua nemo potest operari" (Io. 9. 4). La nuova funesta dell'infermità ch'è mortale, i dolori e gli affanni che l'accompagnano, lo stordimento della testa, e sopra tutto i rimorsi della coscienza metteranno il povero infermo in tal angustia e confusione, che non saprà che farsi. Vorrebbe trovare il modo di rimediare alla sua dannazione ma non lo troverà, poiché allora sarà giunto il tempo del castigo. "Et ego retribuam in tempore, ut labatur pes eorum" (Deut. 32. 35).

Dio mio, vi ringrazio che mi date tempo di rimediare, or ch'è tempo di misericordia e non di castigo. Voglio prima perdere ogni cosa, che la grazia vostra. Mio sommo bene, v'amo4 sopra ogni bene.

 

Immaginatevi voi di trovarvi in mare in tempo di tempesta e dentro una nave, che già rotta fra scogli sta per affondarsi; pensate in qual confusione vi trovereste allora, non sapendo che farvi per evitare la morte. E così pensate, qual sarà la condizione di un peccatore, che in morte si ritrova in male stato di coscienza. Testamento, parenti, ultimi Sacramenti, scrupoli di restituzione, chiamate di Dio disprezzate, oh qual tempesta moveranno nel cuore del povero moribondo! Va allora, va ed aggiusta una coscienza imbrogliata!

Ah mio Dio, non sia perduto per me il sangue che avete sparso. Voi avete promesso di perdonar chi5 si pente, io mi dolgo con tutto il cuore di quante offese vi ho fatte. V'amo,6 Signor mio, sopra ogni cosa, e non voglio offendervi più. Come dopo tante misericordie che mi avete usate, potrò pensare ad offendervi di nuovo? No, mio Dio, prima la morte.


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O madre mia Maria, pregate il vostro Figlio a non permettere ch'io più l'offenda.

 




1 [24.] per allora) allora B1 B2.

2 [1.] S. AUGUST., De lib. arbitrio, l. III, c. 18, n. 52, PL 32, 1296: «Illa est enim peccati poena iustissima, ut amittat quisque quo bene uti noluit, cum sine ulla posset difficultate, si vellet... et qui recte facere, cum posset, noluit, amittat posse cum velit». CSEL 74, 132-33.

3 [6.] ch'io) che io B1 B2.

4 [18.] v'amo) vi amo B1 B2.

5 [28.] perdonar chi) perdonar a chi B1 B2.

6 [29.] v'amo) vi amo B1 B2.




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