Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 127 -


IL PECCATORE COL SUO PECCATO DISONORA DIO

 

"Per praevaricationem legis Deum inhonoras" (Rom. 2. 23). Avverti peccatore, dice l'Apostolo, avverti quel che fai, quando rompi la divina legge, allora tu disonori Dio. Sì, disonora Dio il peccatore, mentre gli perde il rispetto in faccia, e dichiara col fatto non esser1 gran male il disubbidire a Dio, e non far conto della sua legge.

Ecco, mio Dio, a' piedi vostri l'ingrato, che da voi così amato e beneficato vi ha tante volte disonorato rompendo i vostri precetti. Merito mille inferni, ma ricordatevi che voi siete morto per non mandarmi all'inferno.

 

Disonora Dio, mentre pospone la sua grazia a quel gusto miserabile, a quel misero interesse o capriccio, per cui l'offende. Dando il consenso al peccato, dichiara allora tra sé che vale più quel gusto, quell'interesse e quello sfogo, che non vale l'amicizia di Dio. Ecco Dio disonorato e svergognato dal peccatore: mentre da colui viene dichiarato un bene più vile, che non è quella misera soddisfazione, per cui gli volta le spalle.

Ah mio Dio, voi siete un bene infinito, e come io verme miserabile ho potuto posporvi ad un mio gusto, ad un capriccio! Se non sapessi che voi avete promesso di perdonar chi2 si pente, non avrei animo di cercarvi perdono. Mi pento, bontà infinita, di avervi offeso. O piaghe di Gesù, datemi confidenza.

 

Iddio è l'ultimo nostro fine, mentre egli per sé ci ha creati, acciocché lo serviamo ed amiamo in questa vita, e poi lo godiamo nell'altra. Ma quando l'uomo preferisce quel suo piacere alla divina grazia, allora fa che quel suo piacere diventi il suo ultimo fine, fa che diventi suo Dio. Oh qual disonore è questo a Dio, ch'è bene infinito, vedersi cambiato per un benemisero e vile!


- 128 -


Amato mio Redentore, io vi ho offeso, ma voi non volete ch'io3 disperi della vostra misericordia: ancorché mi vedete4 così ingrato, pure mi amate e mi volete salvo. Conosco il male che ho fatto in offendervi, e mi dispiace con tutto il cuore. Propongo prima di morire che mai più disgustarvi. Temo della mia debolezza, ma spero alla5 vostra bontà, che mi darete forza d'esservi6 fedele sino alla morte. Gesù mio, voi siete l'amor mio e la speranza mia.

O Maria, le vostre preghiere mi hanno da salvare.

 




1 [10.] esser) essere B1 B2.

2 [25.] perdonar chi) perdonar a chi B1 B2.

3 [1.] ch'io) che io B1 B2.

4 [2.] vedete) vediate B1 B2.

5 [5.] spero alla) spero nella B1 B2.

6 [6.] d'esservi) di esservi B1 B2.




Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos