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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MEDITAZIONE 5

 

"Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me" (Gal. 2. 20). Se dunque, Gesù mio, voi per mio amore avete abbracciata una vita penosa ed una morte amara, ben posso dire che mia è la vostra morte, miei sono i vostri dolori, miei i vostri meriti, mio siete ancora voi stesso, mentre per me vi siete abbandonato a tanti patimenti.

Ah Gesù mio, io non ho pena che più m'affligge,1 quanto il pensare che un tempo voi eravate mio, e poi volontariamente tante volte v'ho2 perduto. Perdonatemi e stringetemi con voi, né permettete ch'io v'abbia3 da perdere più. V'amo4 con tutta l'anima mia. Voi volete esser tutto mio, io voglio esser5 tutto vostro.

 

Il Figlio di Dio, essendo vero Dio, è infinitamente felice; e pure, dice S. Tommaso6 ch'egli ha fatto e patito tanto per l'uomo,


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come senza l'uomo non potesse esser felice: "Quasi sine ipso beatus esse non posset". Se Gesu-Cristo avesse dovuto guadagnarsi la sua beatitudine stando su questa7 terra, che più avrebbe potuto fare che di caricarsi di tutte le nostre debolezze ed assumere tutte le nostre infermità, per finire poi la vita con una morte così dura e vituperosa? Ma no, egli era innocente, era santo ed era per se stesso beato: quanto ha fatto e patito, tutto l'ha fatto per guadagnare a noi la divina grazia e 'l paradiso perduto.

Misero chi non v'ama,8 o Gesù mio, e non vive innamorato di tanta bontà.

 

Se Gesu-Cristo ci avesse permesso di domandargli le prove più grandi del suo amore, chi mai avrebbe ardito di cercargli che si facesse fanciullo come noi, che abbracciasse le nostre miserie, anzi che si rendesse fra tutti gli uomini il più povero, il più vilipeso, il più straziato, sino a morire a forza di tormenti sopra d'un legno infame maledetto e abbandonato da tutti, anche dal suo medesimo Padre? Ma quel che non avressimo9 noi ardito neppur di pensare, egli l'ha pensato e l'ha fatto.

Amato mio Redentore, deh su ottenetemi quella grazia, che voi mi avete meritata colla vostra morte. Io v'amo10 e mi dolgo di avervi offeso. Prendete voi l'anima mia; non voglio che più il demonio ne abbia il dominio: voglio ch'ella sia tutta vostra, giacché voi l'avete comprata col vostro sangue. Voi solo mi amate, ed io solo voi voglio amare. Esentatemi dal castigo di vivere senza del vostro amore, e poi castigatemi come volete.

Maria, rifugio mio, la morte di Gesù e la vostra intercessione sono le mie speranze.

 




1 [18.] m'affligge) mi affligge B B1 B2.

2 [20.] v'ho) vi ho B B1 B2.

3 [21.] ch'io v'abbia) che io vi abbia B B1 B2.

4 [21.] v'amo) vi amo B B1 B2.

5 [21-22.] esser... esser) essere... essere B B1 B2.

6 [24.] Ps. THOMAS, Op. 63 De beatitudine, c. 7: «Similiter notabile est quod etiam omnes angelos convocat ad congratulandum, non drachmae, non homini, sed sibi, quasi homo Dei deus esset, et tota salus divina in ipsius inventione dependeret, et quasi sine ipso beatus esse non posset». Cfr. Opera Divi Thomae; XVII, Romae 1570, fol. 102, col. 3. L'opuscolo è spurio come è indicato in Opuscula theologica S. Thomae; I, Taurini 1954, XV.

7 [3.] su questa ) in questa ND V B B1 B2.

8 [9.] v'ama) vi ama B B1 B2.

9 [17.] avressimo) avremmo B B1 B2.

10 [20.] v'amo) vi amo B B1 B2.




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