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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MEDITAZIONE 7

 

"Baptismo habeo baptizari, et quomodo coarctor, usquedum perficiatur" (Luc. 12. 50). Potea Gesù salvarci senza patire, ma no, volle abbracciare una vita di dolori e di disprezzi, abbandonata da ogni consolazione terrena, ed una morte tutta amara e desolata, solo per farc'intendere1 l'amore che ci portava e 'l2 desiderio che avea d'essere da noi amato. Egli visse in tutta la sua vita sempre sospirando l'ora della sua morte, ch'egli3 desiderava d'offerire a Dio per ottenere a noi la salute eterna. E questo fu quel desiderio, che gli fece dire "Baptismo habeo baptizari, et quomodo coarctor usquedum perficiatur". Desiderava d'esser4 battezzato col suo medesimo sangue per lavare, non già i suoi, ma i nostri peccati.

O amore infinito, misero chi non vi conosce, e chi conoscendovi5 non v'ama!6

 

Questo stesso desiderio gli fece dire poi nella notte precedente al giorno di sua morte: "Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum" (Luc. 22. 15). Dimostrando con tali parole che l'unico suo desiderio altro non era stato in tutta la sua vita, che di veder giunto


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il tempo della sua passione e della sua morte, per far conoscere così all'uomo l'amore immenso che per lui serbava.

Tanto dunque, o Gesù mio, voi bramate il nostro amore, che per tirarvelo non avete ricusato di morire! Come dunque potrò io negar niente ad un Dio, che per amor mio ha dato il sangue e la vita?

 

Dice S. Bonaventura7 esser maraviglia vedere un Dio patire per amore degli uomini, ma esser maraviglia più grande vedere gli uomini che mirano un Dio tanto patire per essi, tremar di freddo da bambino in una grotta, viver da povero garzone in una bottega, morir da reo in una croce, e che poi non ardono d'amore per questo Dio così amante, anzi giungono a disprezzar quest'amore per li miseri gusti di questa terra. Ma com'è possibile che un Dio sia così innamorato degli uomini, e gli uomini che sono così grati con gli altri, sieno poi così ingrati con Dio!

Ah Gesù mio, che tra questi ingrati misero mi trovo ancor io. Ditemi, come voi poteste tanto patire per me, vedendo già le ingiurie ch'io8 avea da farvi? Ma giacché mi avete sofferto e mi volete salvo, datemi ora un gran dolore de' miei peccati, dolore eguale alla mia ingratitudine. Odio e detesto sommamente, o mio Signore, i disgusti che v'ho dati. Se per lo passato ho disprezzata la vostra grazia, ora la stimo più di tutti i regni della terra. V'amo con tutta l'anima mia, o Dio degno d'infinito amore, e desidero vivere solo per amarvi. Accrescete voi le fiamme e datemi più amore. Ricordatemi sempre l'amore, che m'avete portato, acciocché il mio cuore arda sempre d'amore per voi, come il vostro Cuore arde d'amore per me.

O Cuore ardente di Maria, accendete voi il mio povero cuore di santo amore.

 




1 [18.] farc'intendere) farci intendere B B1 B2.

2 [18.] e 'l ) el ND V; e il B B1 B2.

3 [20.] ch'egli) che egli B B1 B2.

4 [23.] d'esser) d'essere B B1 B2.

5 [25.] conoscendovi, ag. NS.

6 [26.] v'ama!) vi ama? B; vi ama B1 B2.

7 [6.] Ps. BONAVENTURA, Stimulus amoris, p. II, c. 2; Opera S. Bonaventurae, VII, Lugduni 1668, 211: «Quanta fuit ista Dei dignatio, quod post lapsum dignatus est nos quaerere tam benigne, et post eius offensam nos ampius exaltare?... Ut sic ergo exaltares, Deus noster, voluisti parvulus nasci... Taceo vitae tuae processum..., et venio ad alapas et consputa... Quid tibi tantum curae erat de nobis, quod te omni opprobrio supponebas? O cor plus quam lapideum, o cor non cor, cur non accenderis ex amore? Lapis calore solutus vestitur in aes, et tu ad tantum calorem immutabilis perseveras. Utinam ergo lapideum esses, non carneum. Et quid vero mirabilius quam caro cordis lapide durior et insensibilior invenitur?» Probabilmente l'auore dell'opuscolo è Fr. IACOBUS, lector Mediolanensis: vedi Opera S. Bonaventurae, VIII ad Claras Aquas 1898, p. CXI.

8 [17.] ch'io) che io B B1 B2.




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