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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MED. VI. Nel giovedì di passione

GESÙ È CORONATO DI SPINE E TRATTATO DA RE DI BURLA

 

Dopo che quei soldati ebbero flagellato Gesu-Cristo, si unirono tutti nel pretorio, e di nuovo spogliandolo delle sue vesti per ischernirlo e renderlo un re di scena, gli posero sopra uno straccio di color rosso in segno di porpora regale, in mano una canna in segno di scettro ed un fascio di spine sulla testa in segno di corona, ma fatto a modo di celata,1 che prendea tutto il sagro capo. "Exuentes eum, clamydem coccineam circumdederunt ei, et plectentes coronam de spinis posuerunt super caput eius, et arundinem in manu eius" (Matth. 27).2 E perché le spine colle sole mani non entravano più dentro a traforare quella divina testa, colla stessa canna gli calcano a tutta forza quella barbara corona. "Et expuentes in eum, acceperunt arundinem, et percutiebant caput eius" (Ibid.).3 O spine ingrate, così voi tormentate il vostro Creatore? Ma che spine, che spine! voi malvagi pensieri miei, voi trafitta avete la testa del mio Redentore.

Detesto, o Gesù mio, ed abborrisco più che la morte quei perversi consensi, con cui tante volte ho amareggiato voi, mio Dio così buono. Ma giacché mi fate conoscere, quanto voi mi avete amato, voi solo io voglio amare, voi solo.

 

Oh Dio che già scorre a rivi il sangue da quel capo trafitto sulla faccia e sul petto di Gesù, e voi mio Salvatore neppur vi lagnate di tante ingiuste crudeltà! Voi siete il Re del cielo e della terra, ma ora Gesù mio siete ridotto a comparire re di scherni e di dolori, fatto il ludibrio di tutta Gerusalemme. Ma dovea avverarsi la predizione di Geremia che dovevate un giorno essere saziato di dolori e d'ignominie: "Dabit percutienti se maxillam, satiabitur opprobriis" (Thren. 3. 30).4 Gesù amor mio, per lo passato io v'ho5 disprezzato, ma ora vi stimo ed amo con tutto il mio cuore, e desidero di morire per vostro amore.

 

Ma no, che non sono già sazii di tormentarvi e schernirvi questi uomini, per cui voi patite; dopo avervi così tormentato e fattovi


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re di burla, vi s'inginocchiano davanti e con derisioni vi dicono: "Ti saluto, o Re de' giudei". E poi con risa e schiamazzi vi danno più guanciate, che raddoppiano lo spasimo della testa, che trovasi già traforata dalle spine. "Et genuflexo ante eum illudebant ei, dicentes, Ave Rex iudaeorum. Et dabant ei alapas" (Matth. 27 et Io. 19).6 Va tu almeno, anima mia, e riconosci Gesù, qual'è per Re dei re e Signore de' signori; e ringrazialo ed amalo, or che lo vedi fatto per amor tuo Re di dolore.

Deh mio Signore, scordatevi dell'amarezze che v'ho7 date. Ora v'amo più di me stesso. Voi solo meritate tutto il mio amore, e perciò voi solo io voglio amare. Temo della mia debolezza, ma voi avete da darmi la forza di eseguirlo.

E voi, o Maria, avete da aiutarmi colle vostre preghiere.

 




1 [8.] Celata = elmo senza cimiero.

2 [10.] Matth., 27, 28-29: leggi «in dextera» invece di «in manu».

3 [14.] Matth., 27, 30.

4 [27.] Thren., 3, 30: leggi «saturabitur» invece di «satiabitur».

5 [28.] v'ho) vi ho B B1 B2.

6 [5.] Matth., 27, 29: «Et genuflesso ante eum illudebant ei, dicentes: Ave, Rex iudaeorum». Io., 19, 3: «Et dabant ei alapas».

7 [9-10.] v'ho... v'amo) vi ho... vi amo B B1 B2.




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