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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MED. III. Del paradiso. Per la terza festa di pasqua

 

Le bellezze de' santi, le armonie celesti e tutte l'altre delizie del paradiso sono i minori pregi del paradiso. Il bene che fa l'anima appieno beata è il vedere ed amare Dio da faccia a faccia. Dice S. Agostino1 che se Dio facesse vedere la sua bella faccia a' dannati, l'inferno


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con tutte le sue pene diventerebbe per essi un paradiso. Anche in questa terra, quando Dio nell'orazione fa gustare la sua dolce presenza ad un'anima, e con un raggio di luce le scovre2 la sua bontà e l'amore che le porta, è tanto il contento che l'anima si sente liquefare e struggere d'amore; e pure in questa vita noi non possiamo vedere Dio qual'è, lo vediamo all'oscuro, come dietro di un denso velo: che sarà, quando Dio si toglierà davanti il velo e si farà vedere da faccia a faccia alla scoverta?3

Signore, io per avervi voltate le spalle non sarei più degno di vedervi, ma fidato nella vostra bontà spero di vedervi ed amarvi per sempre in paradiso. Parlo così, perché parlo con un Dio, ch'è morto per darmi il paradiso.

 

In questa terra l'anime amanti di Dio sono bensì le più contente, ma non possono godere quaggiù un contento pieno e perfetto: quel timore, che non sanno se sono degne dell'amore o dell'odio del loro amato Signore, le mantiene quasi sempre in pena. Ma in paradiso l'anima è sicura che ama Dio ed è amata da Dio, e vede che quel dolce laccio d'amore, che la tiene unita con Dio, non si scioglierà mai più in eterno. Accrescerà le fiamme il conoscer4 meglio allora, qual amore è stato quello di Dio in essersi fatt'uomo5 ed aver voluto per lei morire: di più in essersi dato a lei nel sagramento dell'Eucaristia. Accrescerà l'amore il vedere allora distintamente le grazie, che le ha fatte per condurla in cielo: vedrà che quelle croci inviatele in vita sono state tutti tiri del suo affetto per renderla beata. Vedrà poi le misericordie, che le ha usate, i lumi e le chiamate a penitenza. Vedrà su da quel mondo beato tante anime dannate già nell'inferno per meno peccati de' suoi, ed ella si vedrà già salva, che possiede Dio, sicura di non poterlo più perdere per tutta l'eternità.

Gesù mio, Gesù mio, quando verrà questo giorno per me troppo felice?

 

Compirà la felicità del beato il sapere con sicurezza che quel Dio che allora gode, l'avrà da godere in eterno. Se ne' beati entrasse timore, che avessero a perdere quel Dio che godono, il paradiso non sarebbe più paradiso. Ma no, il beato è certo, come è certo di Dio, che quel sommo bene che gode, l'ha da godere per sempre. Quel gaudio poi niente mancherà col tempo, egli sarà sempre nuovo. Sarà


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il beato sempre contento e sempre sitibondo di quel contento: sempre all'incontro sitibondo e sempre saziato.

Quando dunque ci vediamo afflitti da' travagli di questa terra alziamo gli occhi al cielo e consoliamoci dicendo: Paradiso, paradiso. Finiranno le pene un giorno, anzi queste medesime diventeranno oggetti di allegrezza. Ci aspettano i santi, ci aspettano gli Angeli, ci aspetta Maria; e Gesù sta colla corona in mano per coronarci, se gli saremo fedeli.

Ah mio Dio, quando sarà quel giorno, che giungerò a possedervi e potrò dirvi: Amor mio, non vi posso perdere più?

O Maria, speranza mia, non lasciate di pregare per me, finché non mi vediate già salvo a' piedi vostri in paradiso.

 




1 [30.] Ps. AUGUST., De triplici tabernaculo, c. 4; PL 40, 995: «Cuius faciem si omnes carcere inferni inclusi viderent, nullam poenam, nullum dolorem, nullamque tristitiam sentirent: cuius praesentia si in inferno cum sanctis habitatoribus appareret, continuo infernus converteretur in amoenum paradisum» (cfr. Glorieux, 28).

2 [3.] scovre) scopre B B1 B2.

3 [8.] scoverta) scoperta B B1 B2.

4 [19.] conoscer) conoscere B B1 B2.

5 [20.] fatt'uomo) fatto uomo B B1 B2.




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