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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MED. V.1 DELL'UNIONE CHE SI FA DELL'ANIMA CON GESÙ NELLA SANTA COMUNIONE

 

Dice S. Dionigi Areopagita2 che l'effetto principale dell'amore è di tendere all'unione. A questo fine appunto Gesù istituì la santa Comunione, per unirsi tutto all'anime nostre. Erasi egli donato a noi in maestro, in esempio ed in vittima; restava di darsi in cibo, per farsi una stessa cosa con noi, siccome il cibo si fa la stessa cosa con chi lo mangia, e ciò fece istituendo questo Sagramento d'amore: "Ultimus gradus amoris est (dice S. Bernardino da Siena)3 cum se dedit nobis in cibum, quia dedit se ad omnimodam unionem, sicut cibus et cibans invicem se uniuntur". Sicché non fu contento Gesu-Cristo di unirsi alla nostra natura umana, volle con questo Sagramento trovare il modo di unirsi ancora ad ognuno di noi, per farsi tutto d'ognuno che lo riceve. Quindi scrisse S. Francesco di Sales:4 "In niun'altra azione può considerarsi il


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Salvatore né più tenero, né più amoroso, che in questa, nella quale si annichila, per così dire, e si riduce in cibo, per penetrare l'anime nostre ed unirsi al cuore de' suoi fedeli". Perché Gesù ardentemente ci amava, perciò volle unirsi con noi nell'Eucaristia, acciocché noi fossimo la stessa cosa con esso: così parla il Grisostomo:5 "Semetipsum nobis immiscuit, ut unum quid simus, ardenter enim amantium hoc est". Voleste in somma, o Dio d'amore, che del nostro cuore col vostro se ne formasse un solo cuore: "Voluisti, ut tecum unum cor haberemus", S. Lorenzo Giustiniani.6 E ciò lo disse Gesù medesimo: "Qui manducat meam carnem, in me manet, et ego in illo" (Io. 6. 17). Chi Si comunica dunque sta in Gesù, e Gesù sta in esso; e quest'unione non è di mero affetto, ma è unione vera e reale. Siccome due cere liquefatte, dice S. Cirillo Alessandrino,7 si uniscono insieme, così chi si comunica, diventa una cosa con Gesu-Cristo. Figuriamoci dunque, quando ci comunichiamo, che Gesu-Cristo ci dica quel che disse un giorno ad una sua cara serva, Margarita d'Ipres:8 "Vedi figlia mia, la bella unione fra me e te; orsù amami, e stiamoci sempre uniti in amore, e non ci separiamo più".


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Affetti e preghiere

 

Ah Gesù mio, questo è quello ch'io9 vi cerco, e voglio sempre cercarvi nella santa Comunione: "Stiamoci sempre uniti, e non ci separiamo più". Io so che voi non vi separerete da me, s'io non sono il primo a separarmi da voi. Ma questo è il mio timore che avessi per l'avvenire a dividermi da voi col peccato, come ho fatto per lo passato. Deh non lo permettete, amato mio Redentore. "Ne permittas me separari a te".10 Sino alla morte sto in questo pericolo; deh per li meriti della vostra morte vi prego, fatemi morire, prima ch'io11 avessi a rinnovarvi questa grande ingiuria. Lo replico, datemi la grazia di sempre replicarlo: "Ne permittas me separari a te; ne permittas me separari a te". O Dio dell'anima mia, io v'amo,12 io v'amo e voglio sempre amarvi, e solo voi voglio amare. Mi protesto innanzi al cielo ed alla terra ch'io13 solo voi voglio, e niente più. Gesù mio uditemi, voi solo voglio, e niente più.

 

O madre di misericordia Maria, pregate in questo punto per me, ed ottenetemi ch'io14 non mi separi più da Gesù, e non ami altro che Gesù.

 




1 [5.] Remondini (edd. 1766, 1773, 1784) ripete l'errore di enumerazione mettendo «medit. VI» dopo la IV: quindi 2 volte «medit. VI».

2 [7.] Da S. BINETTI, L'attrattive onnipotenti dell'amore di G. Cristo, p. III, c. 7; Roma 1643, 140: «S'appone pur bene San Dionisio in dicendo: Amor unionem facit et extasim, et transfert amantem in amatum». Cfr. Ps. DIONYSIUS AREOPAG., De divinis nominibus, c. 4, paragr. 15: PG 3, 714: «Amorem sive divinum, sive angelicum, sive spiritualem, sive animalem, sive naturalem dixerimus, vim quamdam sive potestatem copulantem et commiscentem intelligamus».

3 [13.] S. BERNARDIN. SEN., Quadrages. de Evang. aeterno, ser. 54, a. 4, c. 1; Opera, II, Venetiis 1745, 335: «Ultimus gradus amoris est, cum Christus se dedit nobis in cibum, qui dedit se nobis ad omnimodam unionem et transformationem... Nam datur nobis ut homo fiat deiformis. Nam sicut cibus et cibans invicem uniuntur, sic digne illum suscipiens in ipsum per ardentissimum amorem totaliter transformatur et deiformis efficitur». Cfr. Opera omnia, V, ad Claras Aquas 1956, 28-29.



4 [18.] S. FRANC. DI SALES, Introd. alla vita devota, p. II, c. 2; Op. spirit., I, Venezia 1735, 45. In questa versione si legge «unirsi infinitamente al cuore»: sant'Alfonso ha tralasciato l'avverbio. Nel testo critico sta «s'unir intimement»: cfr. Oeuvres, III, Annecy 1893, 121.

5 [5.] CHRYSOST., Homil. 61 ad popul. Antioch.; Opera, V, Venetiis 1576»: Propterea semetipsum nobis immiscuit, et corpus suum in nos contemperavit ut unum quid efficiamur, tamquam corpus capiti coaptatum: ardenter enim amantium hoc est». Cfr. PG 59, 260, In Ioannem, hom. 46 (al. 45), nn. 2-3: la traduzione ivi è poco differente: «Nam ardentis amoris hoc est indicium».

6 [9.] S. LAURENT. IUSTINIANUS, De incendio divini amoris, c. 5; Opera, Lugduni 1628, 740: «O quam mirabilis est dilectio tua, Domine Iesu, qui... dimisisti homini potestatem ut te qui velit, habeat in altari et tuo corpori taliter nos incorporare voluisti et sanguine potare pretioso, ut sic, tuo inebriati amore, tecum unum cor et unam animam haberemus inseparabiliter colligatam».

7 [13.] S. CYRILLUS ALEX., In Ioannis Evang., l. IV, c. 2; PG 73, 583: «Quemadmodum enim si quis ceram cerae coniunxerit, utique alteram in altera esse videbit: eodem quoque, opinor, modo, qui Salvatoris nostri carnem suscipit et bibit eius pretiosum sanguinem, ut ipse ait, unum quiddam cum eo reperitur, commistus quodammodo et immistus ei per illam participationem, ita ut in Christo quidem ipse reperiatur, et vicissim Christus in ipso».

8 [16.] Forse da (G. SARNELLI, m. 1744), La via facile e sicura del paradiso; II, Napoli 1738, 59: «Immaginati, anima mia, che Gesù dica a te ciocché disse un giorno a Margarita d'Ipres: Vedi, figliuola, che bella unione abbiamo fatta fra me e te: orsù stiamo sempre uniti insieme in amore, e non ci separiamo mai più». Margherita d'Ipres del III Ordine Domenicano morì il 20 luglio 1297: cfr. D. MARCHESE, Sagro diario domenicano; IV, Napoli 1676, 146 ss.

9 [2.] ch'io) che io B B1 B2.

10 [9.] Anima Christi: cfr. DREVES, Stimmen ans Maria-Laach, V (1898) 493; P. LETURIA, Libros de Horas, Anima Christi y Ejercicios espirituales de S. Ignacio, in Archiv. histor. S. I., XVII (Roma 1948), 3 ss.

11 [10.] ch'io) che io B B1 B2.

12 [13.] v'amo) vi amo B B1 B2.

13 [15.] ch'io) che io B B1 B2.

14 [18.] ch'io) che io B B1 B2.




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