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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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CAPO I - MEZZI PER CONSERVARSI IN GRAZIA DI DIO

 

Bisogna persuadersi che per conseguire la salute eterna non basta il voler salvarsi, ma bisogna prendere i mezzi, che ci ha lasciati Gesu-Cristo. Altrimenti, se cadiamo ne' peccati, non ci gioverà la scusa nel giorno del giudizio che le tentazioni sono state grandi, e noi eravamo deboli; perché Dio ci ha dati i mezzi per vincere colla sua grazia tutti gli assalti de' nemici; se poi non vogliamo avvalercene e restiamo vinti, la colpa è nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma perché trascurano di adoperare i mezzi della salute, peccano e si perdono.

 

Il primo mezzo è di "fuggir l'occasione". Chi non procura di fuggir le occasioni di peccare, specialmente in materia di diletti sensuali, sarà impossibile che non cada in peccati. Dicea S. Filippo Neri:1 "Alla guerra del senso vincono i poltroni, che fuggono". L'occasione è come una benda, che si mette avanti gli occhi e non ci fa veder più niente, né Dio, né inferno, né propositi santi. Dice la Scrittura essere impossibile camminar sulle brace e non bruciarsi: "Numquid potest homo ambulare super prunas, ut non comburantur plantae eius?" (Prov. 6. 28).2


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E così è moralmente impossibile mettersi volontariamente all'occasione e non cadere, benché siansi fatti mille propositi e mille promesse a Dio. Ciò lo dimostra ogni giorno la disgrazia di tante povere anime precipitate, per non aver fuggite le occasioni. E chi ha avuto il mal abito ne' peccati d'impudicizia, sappia che non gli basterà per contenersi il fuggir solamente le occasioni totalmente prossime: se egli non fuggirà ancora quelle, che non sono totalmente prossime, facilmente tornerà a cadere. Né ci facciamo ingannar dal demonio, pensando che la persona verso cui siamo tentati, è santa; spesso accade3 che quanto più quella persona è divota, la tentazione è più forte. Scrive S. Tommaso4 d'Aquino che le persone più sante, più allettano. La tentazione comincerà collo spirito e terminerà colla carne. Dicea il gran servo di Dio il p. Sertorio Caputo della Compagnia di Gesù5 che il demonio prima induce ad amar la virtù, dipoi ad amar la persona, e poi accieca e precipita. Bisogna ancora fuggire i mali compagni: noi siamo troppo deboli, il demonio continuamente ci tenta, il senso ci tira al male, la spinta d'un mal compagno senza meno ci farà cadere. Sicché la prima cosa che dobbiamo fare per salvarci è di allontanarci dalle male occasioni e da' cattivi compagni. Ed in ciò bisogna che ci facciamo forza e risolutamente vinciamo ogni rispetto umano. Chi non si fa forza, non si salva. È vero che non dobbiamo metter confidenza alle nostre forze, ma solamente al divino aiuto; ma vuole Dio che anche noi


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ci mettiamo la parte nostra di farci violenza, quanto bisogna per guadagnarci il paradiso. "Violenti rapiunt illud" (Matt. 11. 12).

 

Il secondo mezzo è l'"orazione mentale". Senza questa difficilmente l'anima durerà molto tempo in grazia di Dio. Dice lo Spirito Santo: "Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis" (Eccli. 7. 40). Chi medita spesso i novissimi, cioè la morte, il giudizio e l'eternità dell'inferno e del paradiso, non cadrà in peccato; ma queste verità non si vedono cogli occhi, solamente si vedono colla mente; se non si considerano, elle spariscono dalla mente, e presentandosi poi i piaceri di senso, facilmente si appiglia a quelli chi non tiene innanzi le verità eterne; e perciò tanti si abbandonano ne' vizi e si dannano. Tutti i cristiani sanno e credono che si ha da morire e che abbiamo da esser giudicati; ma perché non ci pensano, vivono lontani da Dio. Senza orazione mentale non ci è luce, si cammina all'oscuro, e camminando all'oscuro, non si vedono i pericoli, non si pigliano i mezzi, non si prega Dio di aiutarci, e così ci perdiamo.

 

Senza orazione non ci è luce, e non ci è forza di camminare avanti nella via di Dio; perché senza orazione non si prega Dio a darci il suo aiuto, e non pregando, certamente si cade. Perciò diceva il Cardinale Bellarmino6 che un cristiano, il quale non medita le massime eterne, è moralmente impossibile che perseveri in grazia di Dio. All'incontro chi ogni giorno fa la sua meditazione, difficilmente cadrà in peccato; e se mai per disgrazia cada7 in qualche occasione, seguitando l'orazione, subito ritornerà a Dio. Diceva un servo di Dio:8 "Orazione mentale


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e peccato mortale non possono stare insieme". Proponete dunque di fare ogni giorno, o la mattina, o la sera, ma meglio è la mattina, mezz'ora di orazione. Vedete nel §. seguente, ivi troverete spiegato brevemente il modo facile di fare quest'orazione. Del resto, basta che in quel tempo vi trattenete a leggere qualche libro di meditazioni, o questo o altro di tanti che ve ne sono, e poi da quando in quando fate qualche affetto buono o qualche preghiera, siccome troverete notato nel §. seguente. Sopra tutto vi prego a non lasciar mai questa orazione, almeno una volta al giorno, benché vi trovaste9 in grande aridità, e vi sentiste un gran tedio a farla. Se non la lasciate, certamente vi salverete.

 

Insieme coll'orazione giova molto il far la "lezione spirituale" a parte di qualche libro, che parla della vita di alcun santo, o pure delle virtù cristiane, per mezz'ora, o almeno un quarto d'ora. Quanti con leggere un libro divoto hanno mutata vita e si son fatti santi! un S. Giovanni Colombino,10 un S. Ignazio di Loyola11 e tanti altri. Sarebbe cosa poi utilissima che ogni anno vi faceste gli esercizi spirituali chiuso in qualche casa religiosa. Ma almeno non lasciate la vostra meditazione ogni giorno.

 

Il terzo mezzo è la "frequenza de' sagramenti della confessione e comunione". Colla confessione si mantiene purgata l'anima, e con essa non solo si ottiene la remissione delle colpe, ma ancora l'aiuto maggiore per resistere alle tentazioni. Ed a tal fine tenete il vostro direttore; ed a questo confessatevi sempre e con lui consigliate gli affari di maggior peso, anche temporali; e ubbiditelo in tutto, specialmente se mai siete angustiato dagli scrupoli. Chi ubbidisce al confessore, non ha timore di errare. "Qui vos audit, me audit" (Luc. 10. 16). Voce del confessore, voce di Dio.

 

La comunione poi si chiama pane celeste, perché siccome il pane terreno conserva la vita del corpo, così la comunione conserva la vita dell'anima. "Nisi manducaveritis carnem Filii hominis... non habebitis vitam in vobis" (Io. 6. 54). All'incontro a chi spesso mangia questo pane, sta promessa la vita eterna: "Si quis manducaverit ex hoc pane,


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vivet in aeternum" (Ibid. v. 52). Perciò il Concilio di Trento (Sess. 13. c. 2.)12 chiama la comunione "Medicina che ci libera da' peccati veniali e ci preserva da' mortali". Stabilite voi dunque di far la comunione almeno ogni otto giorni, con proposito di non lasciarla mai per qualunque affare di mondo; non vi è affare più importante che la salute eterna. Anzi, tanto più che state nel mondo, avete maggior bisogno d'aiuto, perché avete maggior tentazione. Un certo sacerdote erudito13 avend'io scritto che ben può concedersi la comunione d'ogni otto giorni ad uno, che vuol conservarsi in grazia di Dio, benché non sia purificato dall'affetto a' peccati veniali, mi si è opposto con tre libri. Prego il mio lettore a leggere su ciò l'ultima mia risposta, che sta nella mia "Istruzione morale" ultimamente stampata (al Tomo III, Append. I. §. IV. in fin.).14 Per ben fare poi così la confessione come la comunione, vedete nel §. seguente, ove troverete ancora notati gli atti, che si possono fare prima e dopo la confessione e la comunione, per apparecchio e ringraziamento.

 

Il quarto mezzo è di "sentir la Messa" ogni mattina. Quando noi assistiamo alla Messa, diamo più onore a Dio che non gli danno tutti gli Angeli e santi in cielo, perché questo è onore di creature, ma nella Messa noi offeriamo a Dio Gesu-Cristo, che gli un onore infinito. Leggete nel §. seguente, ove troverete anche il modo di assistere alla Messa con molto profitto.

 

Il quinto mezzo è di far la "visita ogni giorno al SS. Sagramento" in qualche chiesa, ed "alla divina Madre" in qualche immagine divota. Gesu-Cristo fa la sua dimora sugli altari in tante chiese, per far grazie a tutti che vengono a visitarlo; e perciò l'anime che praticano questa bella divozione, ne ricevono innumerabili beneficii. Nel §. seguente troverete in ultimo luogo l'orazione, che potete fare nel visitare il


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SS. Sagramento e l'orazione da farsi nella visita alla divina Madre. Le grazie che principalmente in tali visite dovete cercare così a Gesù come a Maria, sono l'amore a Dio e la santa perseveranza sino alla morte.

 

Il sesto mezzo, che sopra tutto vi raccomando di mettere in pratica, è la "santa preghiera". È certo che senza il divino aiuto non possiamo fare niente di bene per l'anima. All'incontro Dio si protesta che non concede grazie, se non a chi le domanda: "Petite, et dabitur vobis" (Matth. 7. 7). Cercate e vi sarà dato; dunque (dice S. Teresa15) chi non cerca, non riceve. Quindi è sentenza comune de' SS. Padri e Teologi con S. Tommaso (I. 2. q. 109. a. 10)16 che senza pregare è impossibile il perseverare in grazia di Dio e salvarsi. Ma chi prega è sicuro dell'aiuto di Dio; vi è la sua parola, che non può mancare, replicata tante volte ne' sagri Vangeli: "Omnia quaecumque orantes petitis, credite quia accipietis, et evenient vobis" (Marc. II. 24). "Omnis qui petit, accipit" (Luc. 11. 10). "Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis" (Io. 16. 26). Iddio tutto quel che se gli cerca in nome di Gesu-Cristo. Se vogliamo dunque salvarci, bisogna pregare, pregando con umiltà e con confidenza, e sopra tutto con perseveranza. E perciò tanto giova l'orazione mentale, perché ivi ci ricordiamo di pregare, altrimenti ce ne scordiamo e così ci perdiamo. S. Teresa17 scrive ch'ella per desiderio di veder tutti salvi, avrebbe voluto salire sopra d'un monte e di farsi sentire da tutti gli uomini, dicendo questa sola parola: "Pregate, pregate". I Padri antichi de' deserti18 nelle loro conferenze conclusero non esservi miglior mezzo per salvarsi che replicar continuamente l'orazione di Davide:19 "Deus in


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adiutorium meum intende, Domine ad adiuvandum me festina". Dio mio, aiutatemi. Signore, aiutatemi presto. E così cerchiamo ancor noi di dire. O pure diciamo la bella giaculatoria del ven. P. Leonardo da Porto-Maurizio,20 "Gesù mio, misericordia". E le due grazie principali che dobbiamo sempre cercare (come di sopra ho accennato) sono l'amore a Dio e la santa perseveranza. E le stesse grazie dobbiamo sempre chiedere a Maria SS., la quale si chiama la dispensiera di tutte le grazie divine; e quando noi la preghiamo, ella certamente ce le ottiene da Dio. Onde S. Bernardo esorta tutti:21 "Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus; quia quod quaerit, invenit, e frustrari non potest". Ogni grazia cerchiamola per mezzo di Maria, che ottiene quanto domanda a Dio, poiché le sue domande non possono patir ripulsa.

 




1 [18.] BACCI, Vita di S. Filippo Neri fiorentino, l. II, c. 13, n. 18; Bologna 1686, 144: «E sopra tutto ricordava del continuo a' suoi quella dottrina tanto inculcata da' santi, che dove altre tentazioni si vincono combattendo, altre disprezzando, questo sol vizio vien superato fuggendo; che però il santo era solito dire: Alla guerra del senso vincono i poltroni».

2 [23.] Prov., 6, 28: «Aut ambulare super prunas», etc. Proviene dal vers. 27: «Numquid potest homo».

3 [9.] accade) accadde NS: errore tipografico.

4 [10.] PS. THOMAS, Opusc. 64, De modo confitendi et de puritate conscientiae, paragr. 24: Opera, XVII, Romae 1570, f. 104, col. 4 ss.: «Noverint ipsi (spirituales), licet carnalis affectio sit omnibus periculosa et damnosa, eis tamen perniciosa est magis, maxime quando conversantur cum persona quae spiritualis videtur: nam quamvis eorum principium videatur esse purum, frequens tamen familiaritas domesticum est periculum... In brevi deveniunt, ut iam non velut angelos sicut coeperunt, se invicem colloquantur et videant, sed tamquam carne vestitos se mutuo intueantur!... Beatus Augustinus dicit: Sermo brevis et rigidus cum mulieribus est habendus. Nec tamen quia sanctiores fuerint, ideo minus cavendae: quo enim sanctiores fuerint, eo magis alliciunt». Cfr. Opuscula theologica S. Thomae, I, Taurini 1954, XV.



5 [13.] A. BARONE, Vita del p. Sertorio Caputo, l. III, c. 8; Napoli 1691, 331: «Diceva esser costume dello spirito della lussuria di non combatter da principio l'anima con tentazioni impure, perché con ciò la sgomenterebbe ed ella facilmente ne ritrarrebbe il piè. Prima l'impegna in qualche libertà di conversare, e sa ben egli farlo, senza che la misera se n'avvegga. Indi la combatte sicuro di vincerla, perché prima d'esser combattuta è mezzo vinta». Forse il concetto è del ven. B. Alvarez; vedi LUDOV. DA PONTE, Vita del ven. Baldas. Alvarez, c. 5, paragr. 1; Roma 1692, 43.



6 [20.] Probabilmente da (G. SARNELLI), La via facile e sicura del paradiso, p. I, necessità dell'orazione mentale; I, Napoli 1738, 33: «Similmente il Card. Bellarmino teologo insigne asserisce essere come impossibile che si possa salvare chi non considera spesso le massime eterne». Vedi G. FULIGATTI, Vita del ven. Card. Rob. Bellarmino, c. 35; Roma 1644, ed. II, 292: «E questa meditazione stimò egli tanto necessaria a qualsivoglia fedele, che una volta alla sua corte, disse, come non credeva esser alcun cristiano, che non ci spendesse almeno un quarto d'ora, non parendogli che si potessero ben ordinare l'azioni senza l'invocazione del favor divino».

7 [23.] cada) cadesse ND.

8 [24.] Il servo di Dio pare che sia il missionario redentorista Gennaro Sarnelli, morto nel 1744 a Napoli, che nella suddetta op. citata; I, Napoli 1738, 59 scrive: «Di grazia riflettete seriamente a questa importantissima verità: Limosine e peccato, recitar preci a memoria e peccato, digiuni e peccato possono e bene spesso sogliono stare insieme in un cuore, ma orazione mentale e peccato mortale non sanno mai stare a lungo in una medesima anima: per necessità lorazione ave a scacciare il peccato».



9 [9.] trovaste in) trovaste e in B1 B2.

10 [16.] Cfr. FEO BELCARI, Vita del B. G. Colombini da Siena, c. 2; Roma 1659, 3-4.



11 [16.] Cfr. RIBADENEIRA, Vita del P. Ignazio Loiola, l. I, c. 2; Venezia 1686, 6-7.



12 [2.] Concil. Trident., Sessio XIII, Decretum de SS. Eucharist. sacramento, c. 2: «Sumi autem voluit sacramentum hoc tamquam spiritualem animarum cibum... et tamquam antidotum, quo liberemur a culpis quotidianis, et a peccatis mortalibus praeservemur».

13 [7.] S. Alfonso allude alla questione della comunione frequente contro cui scrisse il sacerdote napoletano Cipriano Aristasio, alias don Gennaro Andolfi; vedi G. CACCIATORE, S. Alfonso de Liguori e il Giansenismo, VII la disciplina sacramentale, la comunione frequente; Firenze 1944, 470 ss.; O. GREGORIO, Un manoscritto teologico inedito del p. A. Di Meo, in Spicil. hist. C. SS. R., 15 (Roma 1967) 113 ss. 

14 [13.] Nella ed. VI della Istruzione e pratica per i confessori (Napoli 1765), in appendice del III tomo, sant'Alfonso pose la Breve aggiunta sulla materia della comunione frequente contro don Cirpiano Aristasio.

15 [9.] S. TERESA, Lettere con annotazioni di Mons. G. Palafox, lett. VIII sull'orazione; I, Venezia 1739, 35. Cfr. S. TERESA, Cammino di perfezione, c. 23; Op. spirit., I, Venezia 1678, 195. Cfr. Obras, III, 111; Vida, c. 8; Obras, I, 57, 59.

16 [11.] S. THOMAS, Summa theol., I-II, q. 109, a. 10, c.: «Et ideo, postquam aliquis est iustificatus per gratiam, necesse habet a Deo petere praedictum perseverantiae donum, ut scilicet custodiatur a malo usque ad finem vitae: multis enim datur gratia, quibus non datur perseverare in gratia». Cfr. S. ALFONSO, Del gran mezzo della preghiera, p. I, c. 1; Op. ascetiche, II, Roma 1962, 11 ss.

17 [22.] È una citazione a senso: vedi S. TERESA, Vita, c. 8; Op. spirit., I, Venezia 1678, 29 ss. Cfr. Obras, I, 161.

18 [24.] IOAN. CASSIANUS, Collationes, coll. 10, c. 10; PL 49, 832: «Erit itaque ad perpetuam Dei memoriam possidendam, haec inseparabiliter proposita vobis formula pietatis: Deus, in adiutorium meum intende: Domine, ad adiuvandum me festina. Hic namque versiculus non immerito de toto Scripturarum excerptus est instrumento».

19 [26.] Ps., 49, 2.

20 [3-4.] S. LEONARDO DA PORTO MAUR., Manuale sacro, p. I, Agenda, n. 12; Roma 1734, 34: «Acciò vi si renda facile il mezzo più necessario per arricchirvi di meriti ed assicurarvi il grand'affare dell'eterna salute, vi suggerirò una giaculatoria amorosissima, che dovrà essere il vostro pane quotidiano... Eccola: Gesù mio, misericordia». Vedi pure op. cit., p. II, paragr. 23, p. 228.

21 [9.] S. BERNARDUS, In Nativit. B. M. V., ser. de aquaeductu, n. 8; PL 183, 441-42.






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