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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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§. IV. PRATICA PER LA PAZIENZA

 

Dice S. Giacomo che la pazienza è l'opera perfetta d'un'anima: "Patientia autem opus perfectum habet" (Iat. I. 4). La pazienza è quella che ci ottiene il paradiso. Questa terra è luogo di meriti; onde a questo fine Iddio ci fa qui vivere, acciocché colla pazienza ci guadagniamo la gloria del paradiso. Tutti in questo mondo hanno da patire, chi patisce con pazienza, meno patisce e si salva: chi patisce con impazienza, più patisce e si danna. Non ci manda già il Signore le croci per vederci perduti, come dicono alcuni impazienti, ma per vederci salvi e più gloriosi in cielo. I dolori, le traversie e tutte l'altre tribolazioni1 accettate con pazienza, sono le gioie più belle della nostra corona in paradiso. Quando dunque ci vediamo tribolati, consoliamoci


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e ringraziamone Dio, mentr'è segno che Dio ci vuol salvi, castigandoci in questa vita, ove i castighi son leggieri e brevi, per non castigarci nell'altra ove i castighi sono acerbi ed eterni. Povero quel peccatore, ch'è prosperato in questa vita! È segno che Dio gli riserba il castigo eterno.

 

Dicea S. Maria Maddalena de' Pazzi:2 "Ogni gran pena riesce gustosa, quando si mira Gesu-Cristo in croce". E 'l B. Giuseppe Calasanzio soggiungea:3 "Non sa guadagnarsi Gesu-Cristo chi non sa patire per Gesu-Cristo". Chi ama dunque Gesu-Cristo, sopporta con pazienza tutte le croci esterne, infermità, dolori, povertà, disonori, perdite di parenti e di amici: e tutte le croci interne, angustie, tedii, tentazioni e desolazioni di spirito; e tutto soffrisce con pace. All'incontro chi nelle tribolazioni s'impazienta e si adira, che fa? accresce il suo patire e si accumula più pene per l'altra vita. Scrisse S. Teresa:4 "La croce si sente da chi la strascina per forza, ma chi l'abbraccia di buona voglia, non la sente". Onde dicea poi S. Filippo Neri:5 "In questo mondo non v'è purgatorio, o vi è6 paradiso, o inferno: chi sopporta le tribolazioni con pazienza, ha il paradiso, chi no, l'inferno". Veniamo alla pratica.

 

La pazienza dee praticarsi per I. nelle infermità. Nelle infermità si scopre lo spirito delle persone, se sono oro o piombo. Alcuni sono tutti divoti ed allegri, quando stan bene di salute; ma quando poi son visitati da qualche malattia, perdono la pazienza, si lamentano di


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tutti, si abbandonano alla malinconia e fanno mille difetti: ecco l'oro scoverto7 a piombo. Dicea il B. Giuseppe Calasanzio:8 "Se vi fosse pazienza negl'infermi, non vi sarebbero più lamenti". Alcuni si lamentano con dire: "Ma stando così, non posso andar alla chiesa, non comunicarmi, non sentir Messa; in somma non posso far niente". Non potete far niente? fate tutto, quando fate la volontà di Dio. Ditemi, perché volete far queste cose che avete dette? per dar gusto a Dio? e questo è il gusto di Dio che voi abbracciate con pazienza ciò che patite, e lasciate tutte l'altre cose che voleste fare. "Si serve a Dio (scrisse S. Francesco di Sales9) più col patire che coll'operare".

 

Specialmente quando l'infermità è pericolosa di morte, bisogna che l'accettiamo con tutta la pazienza; accettando anche la morte, se mai è giunto il fine di nostra vita. Né stiamo a dire allora: "Ma ora io non mi trovo apparecchiato; vorrei vivere un altro poco, per far penitenza de' miei peccati". E che ne sapete che restando in vita, farete questa penitenza e non cadrete in maggiori peccati? Quanti dopo qualche infermità mortale, sanando, han fatto peggio di prima e si sono dannati? che se forse morivano allora, si sarebbero salvati! Se Dio vuole che ora uscite dal mondo, uniformatevi alla sua santa volontà, ringraziatelo che vi fa morire coll'aiuto de' santi Sagramenti, ed accettate la morte con pace, abbandonandovi nelle braccia della sua misericordia: questa sola accettazione della morte per fare la volontà di Dio, basterà ad assicurarvi la salute eterna.

 

Per 2. accettiamo ancora con pazienza la morte de' parenti e degli amici. Alcuni per la morte d'un parente si rendono inconsolabili, e perciò lasciano l'orazione, i sagramenti10 e tutte le loro divozioni. E taluno giunge ancora a pigliarsela con Dio, dicendo: "Signore, perché l'hai fatto?" Che temerità! Ditemi che ne ricavate da quest'affanno, che vi prendete? pensate forse di dar piacere alla persona defunta? no, dispiacete a lei ed a Dio. Quella desidera che per la sua morte voi più vi uniate con Dio e preghiate per essa, se sta in purgatorio.


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Per 3. accettiamo la "povertà", che Dio ci manda. Quando vi vedete mancare anche il necessario, dite: "Mio Dio, tu solo mi basti". Un atto di questi vi guadagnerà un tesoro in paradiso. Chi ha Dio, ha ogni bene. E così abbracciamo con pazienza le perdite delle robe o delle nostre speranze, o anche delle persone che ci soccorreano. Rassegniamoci allora alla volontà di Dio, e Dio ci soccorrerà; e se non volesse allora soccorrerci, come noi vorremmo, contentiamoci di quel che fa, perché lo farà per esperimentar la nostra pazienza e farci ricchi di maggiori meriti e beni celesti.

 

Per 4. accettiamo con pazienza i "disprezzi" e le "persecuzioni". Voi direte: "Ma che male io ho fatto, che debbo avere questa persecuzione? Perché ho dovuto patire quest'affronto?" Fratello mio, queste parole ditele a Gesu-Cristo Crocifisso, ch'egli vi risponderà: "Ed io che male ho fatto che ho dovuto patire tanti dolori, ignominie e questa morte in croce?" Se dunque Gesu-Cristo ha patito tanto per amor vostro, non è gran cosa che voi patite questo poco per amore di Gesu-Cristo. E specialmente se mai avete commesso in vita alcun peccato grave, pensate che star dovreste nell'inferno, ove assai maggiori disprezzi e persecuzioni si patiscono da' demonii. Se poi patite qualche persecuzione per aver fatto bene, rallegratevi sommamente, udite quel che dice Gesu-Cristo: "Beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam" (Matth. 5. 10). E persuadiamoci di quel che dice l'Apostolo11 che in questo mondo chi vuol vivere unito con Gesu-Cristo, ha da esser perseguitato.

 

Per 5. bisogna che pratichiamo la pazienza anche nelle "desolazioni di spirito", che sono le pene più dure di un'anima, che ama Dio. Ma Dio così pruova l'amore de' suoi diletti. Umiliamoci in tal tempo, e rassegniamoci al volere di Dio, abbandonandoci nelle sue mani. E stiamo attenti allora a non tralasciar niente delle nostre divozioni, orazioni, sagramenti,12 visite, lezioni. Allora, perché facciamo tutto con tedio e pena, ci sembra tutto perduto; ma non è così, allora perseverando operiamo senza gusto nostro, ma con gran gusto di Dio.

 

Per 6. ed ultimo pratichiamo la pazienza nelle "tentazioni". Alcune anime pusillanimi, quando la tentazione è lunga, si avviliscono e giungono


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talvolta a dire: "Dunque Dio mi vuole dannata?" No, Dio permette le tentazioni non per nostro danno, ma per nostro profitto, acciocché in quelle più ci umiliamo e più ci stringiamo con esso, con farci violenza a resistere e con raddoppiar le preghiere, e così acquistiamo più meriti per lo paradiso: "Quia acceptus eras Deo, necesse fuit, ut tentatio probaret te", così fu detto a Tobia (Tob. 12. 13). In ogni tentazione che si vince, si guadagnano nuovi gradi di gloria e maggior fortezza per resistere alle tentazioni future. Né Dio permette mai che siamo tentati oltre le nostre forze: "Fidelis autem Deus est, qui non patietur vos tentari supra id quod potestis, sed faciet etiam cum tentatione proventum" (I Cor. 10. 13).

 

Bisogna bensì pregare il Signore che ci liberi dalle tentazioni; ma poi quando vengono, rassegniamoci al suo santo volere, pregandolo che ci dia forza a resistere. S. Paolo era molestato da tentazioni carnali, e pregava Dio a liberarnelo; ma il Signore gli rispose: "Sufficit tibi gratia mea, nam virtus in infirmitate perficitur" (2 Cor. 12. 9). Nelle tentazioni, e specialmente di senso, il primo rimedio è di allontanarci dalle occasioni quanto si può, e poi subito, diffidando delle proprie forze, ricorrere a Gesu-Cristo e cercare aiuto. E quando la tentazione non cessa, non cessiamo noi di pregare con dire: "Gesù mio aiutatemi, Maria Vergine aiutatemi". L'invocar solamente questi nomi potentissimi di Gesù e di Maria, basterà ad abbattere tutti gli assalti più violenti dell'inferno. Giova molto ancora il segnarsi allora col segno della santa croce sulla fronte, o sopra il cuore. Col segno della croce S. Antonio abbate13 discacciava simili insulti de' demonii. Giova ancora sommamente scoprire le tentazioni al padre spirituale. Dicea S. Filippo Neri:14 "La tentazione scoverta15 è mezza vinta".

 




1 [24.] tribolazioni) tribulazioni B B1 B2.

2 [6.] V. PUCCINI, La vita di S. Maria Madd. de' Pazzi vergine fiorentina, Detti e sentenze, §. 5, n. 25; Venezia 1671, 302: «Ogni più eccessiva sofferenza riesce gloriosa e gustosa, quando si rimira Gesù in croce». 

3 [7.] INNOCENZO DI S. GIUSEPPE, Della storia, della vita, virtù e fatti del ven. p. Giuseppe della Madre di Dio (Calasanzio), l. IV, c. 2; Roma 1734, 218: «E per incoraggirgli all'esercizio di sopportare travagli e disagi dicea ancora: Nescit lucrari Christo, qui nescit pati pro Christo».

4 [14.] S. TERESA, Concetti dell'amor di Dio, c. 2; Op. spirit., II, ed. cit., 157: «Queste anime per lo più di qualunque cosa che si dica loro, restano offese e perturbate, benché sia con verità; non abbracciano queste la croce, ma la portano strascinando, che però le stracca, affanna ed apporta dolore: imperocché se la croce è amata, è soave da portare». Cfr. Obras, IV, 236.

5 [16.] Forse dal Diario spirituale, Pazienza: aprile 25. Cfr. BACCI, op. cit., l. II, c. 20, n. 20; ed. cit., 183: «Di più era solito dire che in questa vita non vi è purgatorio, ma o inferno o paradiso; perché, diceva, a chi serve Dio da vero, ogni travaglio ed infermità torna in consolazione, ed ha il paradiso interiormente in ogni sorte di disagio, ancora in questo mondo».

6 [17.] o vi è) e vi è B B1 B2.

7 [2.] scoverto) scoperto B B1 B2.

8 [2.] TALENTI, Vita beati Iosephi Calasanctii, l. VII, c. 9, n. 19: «Non erit clamor in valetudinario, si patientia fuerit in infirmo, et caritas in infirmario».

9 [10.] G. GALLIZIA, La vita di S. Franc. di Sales, l. VI, c. 1, §. 4; Venezia 1729, 427: «E con pari pazienza soffriva i dolori corporali, ricevendo graziosamente i rimedi, e soffrendo senza inquietudine e lamento la lunghezza dei suoi mali, dicendo che si serve più santamente a Dio col patire che coll'operare».

10 [26.] sagramenti) sacramenti B B1 B2.

11 [22.] II Tim., 3, 12: «Omnes qui pie volunt vivere in Christo Iesu, persecutionem patientur».

12 [30.] sagramenti) sacramenti B B1 B2.

13 [25.] S. ATHANASIUS, Vita sancti Antonii (interprete Evagrio), c. 12; PL 73, 133-34: «Obsignate vos, aiebat, et cum fiducia abscedite, sinitque illos sibi ipsis illudere».



14 [27.] BACCI, op. cit., l. II, c. 13, n. 16; ed. cit., 142: «Oltre a ciò dicea che lo scoprire quanto prima tutti li suoi pensieri con ogni libertà al confessore, e non tenere in se stesso alcuna cosa occulta, era ottimo rimedio per conservare la castità, e che la piaga era guarita, subito che fosse stata scoperta al medico».

15 [27.] scoverta) scoperta B B1 B2.




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